Dal Sole24 ore
Alitalia in picchiata a Piazza Affari dopo la semestrale in rosso presentata martedì: il titolo della compagnia aerea di bandiera cedeva mercoledì mattina l'11,28% a 0,80 euro e gli scambi si aggiravano attorno al 3% del capitale, quando è stato congelato per eccesso di ribasso.
Pochi minuti e poi nuovo via alle contrattazioni, con una leggera risalita: 0,833 euro e -8,08% alle 12,30. In chiusura è andata ancora peggio, con una nuova caduta e la sospensione a cinque minuti dal termine: 0,8121 euro (dato che valorizza il gruppo guidato da Giancarlo Cimoli 1,255 miliardi) e -10,38 per cento con oltre 111 milioni di pezzi scambiati, l'8% del capitale. Le azioni Alitalia hanno perso in un anno il 59,05%, peggiore performance dell'S&P/Mib.
Voli verso il caos, Cimoli sotto tiro. Un diluvio di critiche si è abbattuto sia dal fronte dei sindacati (confederali e Sult compatti per lo sciopero del 18 settembre) e dell'Unione Piloti, che hanno annunciato «a partire dalle prossime ore la normale operatività dell'impresa, che non rispettando gli impegni presi dà dimostrazione di non avere in alcun conto i soggetti con cui tali impegni sono stati sottoscritti». I piloti hanno anche parlato di «scelte strategiche sbagliate sotto gli occhi di tutti; gestione finanziaria fallimentare non più nascondibile; disastro operativo del tutto evidente; quotazione in Borsa ormai in caduta libera;retribuzioni e premi elargiti per fantomatici obiettivi mai raggiunti». Morale: «I vertici vanno rimossi».
Concordi gli operatori finanziari: «Doveva essere l'anno della svolta - spiega il responsabile di una sala operativa - ma il problema è che la svolta non si vede. Riguardo all'ipotesi di unione con Air France, sembra poi che ci voglia del tempo e questo non aiuta il titolo di una società che perde 200 milioni di euro al trimestre». Secondo un altro operatore, peraltro, «con questi dati non è escluso che il discorso delle alleanze internazionali possa subire un ulteriore rallentamento». Infine, da un'altra Sim si mostra forte scetticismo sulle capacità di Cimoli: «è alla guida da diverso tempo, eppure non si vede ancora nulla nonostante le intese sindacali e le forti aspettative».
Nella relazione allagata alla semestrale, Cimoli, che sarà ascoltato nei prossimi giorni dalla commissione Trasporti della Camera, ha chiesto che «l'alto numero delle organizzazioni sindacali proceda in modo uniforme e responsabile a consentire l'individuazione, a mezzo anche di inevitabili rinunce a concessioni non più sostenibili nel nuovo corso del trasporto aereo né ritraibili da altri vettori concorrenti, di misure che permettano di realizzare quanto fondamentale e doveroso» per consentire all'Italia di avere una compagnia di riferimento all'altezza. Nel documento Cimoli ha proposto ai sindacati di negoziare «un nuovo patto» per il rilancio. Ma per il Sult «serviva e serve un concreto progetto che definisca una missione industriale innovativa. Servono idee nuove che facciano interagire turismo, industria, commercio e trasporto aereo. Serve un impegno del governo come soggetto di regolazione del mercato. Serve tornare indietro su alcuni aspetti che vanno anche oltre la liberalizzazione e che disegnano uno scenario senza alcuna regola, dove soggetti spesso estranei al trasporto aereo si cimentano in operazioni di pura speculazione.
Perdite per 221 milioni nel semestre. Nel primo semestre 2006 i ricavi del traffico di Alitalia sono stati pari a 2.043 milioni di euro con un aumento di 55 milioni (+2,8%) rispetto al precedente esercizio. I ricavi netti consolidati del primo semestre 2006 sono stati pari a 2.239 milioni di euro in calo di circa 36 milioni di euro (-1,6%) principalmente a causa del deconsolidamento dei ricavi di Alitalia Servizi (nel semestre gli altri ricavi operativi sono infatti diminuiti di circa 91 milioni di cui circa 61 riferibili direttamente all’attività di handling e manutenzione svolta per clienti terzi nel 2005 e oggi deconsolidata con Alitalia Servizi). La perdita operativa è stata pari a 132 milioni di euro superiore alla perdita del primo semestre 2005 (pari a 84 milioni di euro) anche a causa dei suddetti effetti dell’incremento del costo del carburante (+107 milioni di euro, con il barile di Brent salito a 66 dollari di media nella prima metà dell'anno, +32% sul 2005) e degli scioperi avvenuti nel primo trimestre dell’anno (che hanno comportato un appesantimento dei conti nell’ordine di 40 milioni). Il forte innalzamento del prezzo del carburante (incremento di oltre 107 milioni di euro nel semestre rispetto allo scorso anno), la maggiore pressione competitiva delle compagnie low cost e gli impatti negativi degli scioperi dello scorso gennaio hanno portato ad un risultato netto del semestre negativo per 221 milioni (peggioramento di 97 milioni circa rispetto al precedente esercizio). La posizione finanziaria netta al 30 giugno 2006 ha toccato i 791 milioni con forte un peggioramento rispetto al 31 dicembre del 2005 (circa 37 milioni di euro).
Ma si, che problema c'è? Aumentiamo di 5 centesimi la benza e voilà, ecco i milioni per AZ!!!!!




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