Della Prima Repubblica si è detto tutto il male possibile.
Tuttavia su una cosa il repubblicano nazionaleuropeo e sociale si trova d' accordo: che lo Stato nella Prima Repubblica poteva anche essere "sociale" e pensare al Bene Comune dei suoi cittadini. Donde le nazionalizzazioni (radici delle associazioni di stampo mazziniano) come quella dell' Enel, che costituirono eventi epocali.
Ma proprio sulla negazione di questa dimensione si è dato vita alla Seconda Repubblica, aprendo l' era infelicissima delle privatizzazioni, cioè della desocializzazione dello Stato attraverso il progressivo trasferimento della produzione di beni e servizi ai "privati". Lo Stato ci viene dipinto come un mostro inumano e criminogeno. Il lavoro cessa di essere protagonista per diventare merce, anzi strumento. Si comincia a parlare dell' Inps come di ua cassa di cui i privati si devono appropriare.
Con la precarizzazione del lavoro siamo ormai avviati alla Terza Repubblica, non più fondata sul lavoro e quindi sulla figura del lavoratore (art. 1), ma sull' impresa affaristica, ovvero apertamente sugli uomini di affari e sulle banche.




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