Per l’Islam torinese è il giorno del salto di qualità: l’inaugurazione, stasera dalle 18,30 alle 20, della nuova moschea del Centro Culturale Islamico «Delle Alpi» segna una tappa sulla via dell’abbandono di un’immagine che identifica i luoghi di culto musulmani con il disordine, i commerci informali (se non proprio illegali), il viavai che infastidisce il vicinato. Del déjà-vu resta la collocazione - un basso fabbricato in un cortile poco lontano da Porta Palazzo - ma tutto il resto è diverso, all’insegna della pulizia e di una certa ricercatezza.
La sala di via Chivasso 12 - che di volta in volta accoglierà la preghiera, ma anche conferenze e incontri - con i suoi 700 metri quadrati è la più grande moschea del Piemonte. Un record imbattibile davvero se si pensa poi che con la vicina sede del Centro (sulla via, al numero civico 10) si arriva a 1.300 metri di aule, saloni e uffici.
«I nostri vicini, da quando abbiamo aperto l’associazione, non si sono mai lamentati. Anzi...», racconta il presidente Abderrahim Braidih che ha invitato tutti stasera, insieme con il sindaco Chiamparino e l’assessore all’Integrazione Ilda Curti (che ha confermato la partecipazione), per un buffet a base di couscous, prelibatezze salate e dolci, tè alla menta e bibite. Nel 2001, quando il Centro doveva essere aperto, si erano levati cori di protesta. I residenti temevano che la via degenerasse.
Invece, fin dall’inaugurazione - alla quale come oggi tutti erano stati chiamati -, il clima era cambiato. La fiducia, poi, si è costruita nel tempo. Braidih aggiunge: «La struttura che abbiamo affittato è stata abbandonata per lungo tempo: dava rifugio ai tossicodipenti, c’erano problemi e paure. Adesso il cortile è pulito e abbiamo installato due telecamere, una novità che ha fatto piacere alla gente. Abbiamo lavorato per rendere l’ambiente piacevole e vivibile per tutti». Accanto all’ingresso della «Taiba» - così è stata battezzata la sala di culto, con un nome che evoca i luoghi sacri dell’Arabia Saudita - un’aiuola sopraelevata impreziosita da piccole palme è il segno della cura dedicata anche agli interni.
Nel salone, che sarà presto coperto da giganteschi tappeti, la parete di fronte alla quale starà chi guiderà la preghiera è stata decorata con fregi, colonne, archi ed è sovrastata dalla frase, in arabo, «Riempiono le moschee coloro che credono nel Profeta». Due pareti sono occupate da finestre e porte, sulla quarta si aprono aule e uffici. Il Centro «Delle Alpi» organizza infatti corsi di arabo (con laboratorio linguistico) per musulmani albanesi, senegalesi, nigeriani, non in grado di leggere il Corano, per analfabeti e bambini.
«Abbiamo fatto fare da alcune ditte l’impianto elettrico, il riscaldamento e le pareti in cartongesso. Il resto - i decori, gli arredi in legno, le colonne - è stato realizzato da una ventina di nostri soci», spiega il presidente del Centro aderente al movimento «Giustizia e spiritualità» che in Italia ha a Torino il nucleo di aderenti più consistente e si ispira agli insegnamenti del fondatore, Cheikh Abdessalam Yassine.
Tra i centri di culto musulmani, l’associazione «Delle Alpi» è quella che mostrato nel tempo di essere tra le meglio organizzate e desiderose di dialogare con la società torinese. Un anno fa aveva organizzato una donazione di sangue all’Avis cui parteciparono oltre un centinaio di persone. Nella scorsa primavera ha celebrato la nascita del Profeta con una serata di musica e conferenze (e film per i bambini) al Teatro Nuovo. Nei mesi scorsi, poi, per protestare contro un’ondata di arresti e intrusioni nelle case degli aderenti al movimento in Marocco, ha organizzato una manifestazione davanti al Consolato del Regno del Marocco di via Belfiore con centinaia di persone.


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