Il vero scopo della politica espansionista americana è quello di dominare il continente euroasiatico, dov’è i fenomeni secessionisti, che esplodono apparentemente in nome del principio di autodeterminazione dei popoli o di una specificità religiosa, hanno dato e danno un senso alla cosiddetta ingerenza umanitaria ed al presidio militare dei governi di Washington e di Londra e pongono inoltre le premesse per la definizione di un nuovo diritto internazionale, che sancirebbe la sovranità dello pseudo-impero americano. Il controllo del continente euroasiatico impone alle amministrazioni di Washington la ridefinizione degli assetti geopolitici nel Vicino Oriente (rientra in questo piano la normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Israele) ed in Oriente. Per quanto concerne l’area del Vicino Oriente, il riequilibrio geopolitico deve tener conto delle privilegiate relazioni che esistono tra il regime sionista e gli Usa, e risolvere dapprima l’annosa questione dell’Iraq.
Per l’area orientale invece i think tank del Pentagono già prevedono, per il 2012, secondo Edward N. Luttwak, il risveglio del Drago cinese. Il prossimo nemico dell’Occidente sarà dunque, verosimilmente, la Cina. Il nemico principale e la trappola del falso obiettivo per chi propugna una politica di liberazione continentale, gli anglo-americani sono e rimangono quindi il nemico principale. Un nemico principale che adotta strategie diversificate, che strumentalizza situazioni critiche irrisolte da anni, che tende a provocare fossati tra popoli di diversa cultura e civiltà. Che basa la sua strategia pseudo-imperiale sulla teoria dello scontro delle civiltà, una caricaturale ripresa dell’antica prassi romana del “divide et impera”. Teorizzatore dello scontro delle civiltà è Samuel P. Huntington, già membro del Consiglio della Sicurezza Nazionale e attualmente in forza al Centro per gli affari internazionali dell’Università di Harvard. In realtà quello che l’autore del fortunato saggio, lo scontro della civiltà e il cambiamento dell’ordine miodiale, teorizza più che uno scontro di civiltà è uno scontro tribale.
C’è chi ha subito il fascino delle teorie di Huntington e invece di considerarle per quello che sono, vale a dire la giustificazione della aggressiva politica anglo-americana verso le aree geografiche ove risiedono popolazioni non occidentali, le reinterpreta alla luce di un fenomeno sociale interno all’Europa, non politico quindi, come l’immigrazione. È il caso di Del Valle, Faye e Steuckers. Costoro prospettano uno scenario geopolitico ove lo sviluppo di un espansionismo islamico attenterebbe al continente europeo. Ne sarebbero coinvolti principalmente i paesi dell’Europa occidentale e, dopo l’11 settembre, gli stessi Stati Uniti. Sarebbe dunque auspicabile … un’alleanza euro-americana contro i popoli islamici, una alleanza che ricorda quella euro-atlantica contro l’orso sovietico. Tale scenario assegna all’Europa un ruolo di vassallaggio ben peggiore di quello che subiamo attualmente, in quanto le conseguenze immediate sarebbero lo scontro diretto con popolazioni a noi geograficamente vicinissime e con le quali abbiamo sempre mantenuto rapporti di amicizia, nonostante il passato colonialista di alcuni paesi europei come la Francia e l’Italia.
Come si può notare, la soluzione euro-americana, proposta da autori come Del Valle, è strettamente connessa alla strategia USA per la conquista dell’Eurasia: giustifica infatti, da parte “europea”, ulteriormente la funzione di testa di ponte che gli strateghi statunitensi hanno assegnato ai paesi dell’Europa occidentale e ribadisce gli “stretti legami transatlantici” (Brzezinski) necessari e finora insostituibili alla politica di predominio mondiale vagheggiata dalla iperpotenza d’oltreoceano. L’Europa, se cadesse in questa trappola, commetterebbe un vero e proprio suicidio, in quanto andrebbe a spezzare quel continuum geopolitico di cui è parte costituente e che le ha assicurato, da sempre, la sua stessa esistenza, culturale, politica ed economica.
Dal punto di vista atlantico uno scontro permanente tra le nazioni europee e il mondo islamico ridurrebbe la forza economica dell’Europa a sicuro vantaggio degli Usa che, data la fragilità intrinseca del Vecchio Continente, si potranno imporre come defensores Europae, analogamente a come fecero, oltre cinquanta anni fa, quando si imposero come liberators nella crociata contro il nazismo e il fascismo.
(Radio Teheran)


Rispondi Citando
