

Come avrete sicuramente notato, quello di questo mese è un Cinghiale assolutamente NUOVO E speciale. A partire dal formato si contano notevoli variazioni grafiche e di contenuto, ambito nel quale si è deciso di privilegiare la politica internazionale e la pressante questione del conflitto Israelo-libenese. Poiché, come già anticipato, si parlerà molto di questa guerra all’interno della rivista mi premeva in questa sede accennare solo al motivo per cui si è scelto di dedicare la copertina al "Partito di Dio", gli Hezbollah. Penso sempre con un sorriso amaro allo strano periodo storico in cui viviamo, periodo in cui domina lo strapotere economico e politico degli Stati Uniti (nazione nata dai reietti allontanati da una madre patria che già allora era la vergogna d’Europa) asservito però, da decenni, ai capricci di papà Israele. Per capire da dove nasca questo rapporto non serve nient’altro che un serio studio storico e la lettura di qualche giornalista STUDIOSO (MEGLIO) che, come Maurizio Blondet, da anni nei suoi articoli smaschera a più riprese la bestia sionista nascosta in seno agli States senza aver paura di portare prove e nomi. Non posso però non accorgermi di tutta quella moltitudine di persone che guarda con favore agli Usa e a Israele ma, sinceramente, non riesco proprio a capacitarmene. Gli Usa ci stanno distruggendo dal punto di vista culturale imponendoci quel loro dannato modello unico globalizzato, quel melting pot orgiastico che stà letteralmente tagliando le radici di una seria identità europea. Gentilmente non mancano di esportare anche il loro modello economico (e via privatizzazioni sia da destra che da sinistra) il tutto condito da un bel guinzaglio politico con cui legare il parlamento europeo e l’ONU alla loro volontà. Ovviamente Israele e i suoi “agenti” presenti ai vertici delle carche politiche ed economiche americane sfruttano questa poderosa macchina per irrobustire ed espandere il loro stato fino al compimento del progetto “Grande Israele”, una grande nazione che va dall’Eufrate sino al Nilo (e loro dovrebbero essere le vittime…). Che senso ha allora difendere e parteggiare per uno stato che contribuisce con i suoi folli progetti di superiorità politica, spirituale e razziale (eh già, i veri razzisti sono proprio loro) a destabilizzare il Medio Oriente? Ci difendono dal terrorismo islamico, direte voi. Peccato che è tutto da dimostrare che un Bin Laden (notoriamente all’epoca “creato” e foraggiato dagli USA, come Saddam) agisca di proprio conto e non sia invece una pedina in mano ad Israele creata apposta per ottenere continui pretesti per future invasioni (leggete Osama Bin Mossad di Maurizio Blondet). Non è però mia intenzione dilungarmi troppo sull’argomento anche se mi sarebbe piaciuto parlare ancora della pericolosità del sionismo in ambito culturale e del loro odio nei confronti di noi cristiani (leggete qualcosa riguardante il fenomeno del neo-marranesimo per farvene un’idea). Insomma, io e quelli che la pensano come me, vedono nell’Islam (fiero avversario per secoli) e, nel caso specifico, in Hezbollah un valido alleato per combattere chi veramente minaccia la nostra cultura, identità, autonomia politica e religione. Una vignetta trovata su internet raffigurava una donna coperta un pesante burqua a stelle e strisce e più sotto la didascalia recitava più o meno così ”Il burqua più pericoloso è quello che non sai di indossare”… ai posteri l’ardua sentenza.
Luca Fumagalli
PS Complimenti ancora a tutti i libanesi che hanno combattuto Israele per la difesa della propria nazione. Grazie di averci dimostrato che si può ancora sperare.






Per Luca: dove posso trovare tutto il giornale?


Lo stiamo digitalizzando: presto questo numero sarà online.![]()
G. Faye, in un'intervista di qualche settimana fa si definiva "né sionista né antisionista"; per poi sostenere comunque le "ragioni" dei sionisti affermando che loro... "si difendono". Testuale: "Ils se défendent de leur côté, nous nous défendons du nôtre."
FONTE: http://fr.novopress.info/?p=5682