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Discussione: Alienazione oggi

  1. #1
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    Predefinito Alienazione oggi

    Vorrei porre una questione che a mio avviso oggi non viene praticamente mai toccata, nonostante abbia una certa importanza.
    1. Il concetto di alienazione è ancora un concetto importante?
    2. una rivoluzione deve avere ancora anche lo scopo di eliminare l'alienazione?
    3. Le caratteristiche che portano all'alienazione sono ancora quelle marxiste? o di feuerbach? o possiamo riattualizzarle e arricchirle?
    vi dico la mia:
    1. sì, l'alienazione è fondamentale, perchè da alienati (cioè da persone che hanno accettato la forma mentis borghese) non potrebbe che scaturire una rivoluzione alienante, e quindi, inutile. Se non elimini la sete di potere e autorità (in senso lato e anche letterale) da dentro di te la tua rivoluzione creerà solo uno schifo diverso dal capitale, ma pur sempre uno schifo.
    2. Sì. è il suo scopo finale. realizzare l'individuo in sè stesso e nel suo contesto culturale. Il rivoluzionario però deve essere già il più possibile dis-alienato per essere davvero rivoluzionario.
    3. Credo che, sotto certi aspetti, siano incomplete. Sento che manca qualcosa, ma in testa non ho la chiarezza concettuale per venirne fuori. Dunque chiedo a voi.
    (non so quanto successo avrà questo post, di solito il concetto di alienazione non lo si sente mai nominare)
    P.S. per un pò non reinterverrrò sul forum perchè sto cercando casa a firenze e sono un po inguaiato, voi rispondete pure perfavore, appena torno vado a ripescarmi il tema e risponderò e ringrazierò chi si è disturbato.
    Saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Lao-Tse Visualizza Messaggio
    Vorrei porre una questione che a mio avviso oggi non viene praticamente mai toccata, nonostante abbia una certa importanza.
    1. Il concetto di alienazione è ancora un concetto importante?
    2. una rivoluzione deve avere ancora anche lo scopo di eliminare l'alienazione?
    3. Le caratteristiche che portano all'alienazione sono ancora quelle marxiste? o di feuerbach? o possiamo riattualizzarle e arricchirle?
    vi dico la mia:
    1. sì, l'alienazione è fondamentale, perchè da alienati (cioè da persone che hanno accettato la forma mentis borghese) non potrebbe che scaturire una rivoluzione alienante, e quindi, inutile. Se non elimini la sete di potere e autorità (in senso lato e anche letterale) da dentro di te la tua rivoluzione creerà solo uno schifo diverso dal capitale, ma pur sempre uno schifo.
    2. Sì. è il suo scopo finale. realizzare l'individuo in sè stesso e nel suo contesto culturale. Il rivoluzionario però deve essere già il più possibile dis-alienato per essere davvero rivoluzionario.
    3. Credo che, sotto certi aspetti, siano incomplete. Sento che manca qualcosa, ma in testa non ho la chiarezza concettuale per venirne fuori. Dunque chiedo a voi.
    (non so quanto successo avrà questo post, di solito il concetto di alienazione non lo si sente mai nominare)
    P.S. per un pò non reinterverrrò sul forum perchè sto cercando casa a firenze e sono un po inguaiato, voi rispondete pure perfavore, appena torno vado a ripescarmi il tema e risponderò e ringrazierò chi si è disturbato.
    Saluti

    Concordo con te su tutti e tre i punti. Per quanto riguarda l'ultimo punto trovo assolutamente normale che Marx e Feuerbach abbiano espreso concetti e iter di alienazione insoddisfacenti oggi in quanto non va mai dimenticato che le teorie filosofico-politiche vanno necessariamente ad inserirsi nel contesto storico in cui sono state partorite.
    Logico quindi che con il passare del tempo le definizioni marxiane e feuerbachiane di alienazione sono diventate incomplete ed hanno abbracciato solo una parte minima del fenomeno di riferimento.
    A questo riguardo a parer mio un contributo importante per guardare al problema dell'alienazione con lenti contemporanee lo ha dato ancora una volta la scuola di Francoforte con la teoria marcusiana dell'"uomo ad una dimensione" e psicanaliticamente da Fromm con la teoria dell'"avere o essere".
    Per il momento voglio concentarmi su Marcuse e l'uomo ad una dimensione libro uscito nel 1964 e perciò molto più vicino a noi.
    L'uomo ad una dimensione è l'uomo che vive in una società ad una dimensione, società coperta e giustificata da una filosofia ad una dimensione.
    La società ad una dmensione è una società senza opposizione, vale a dire una società che ha paralizzato la critica attraverso la creazione di un controllo totale.
    La filosofia ad una dimensione è la filosofia della razionalità tecnologica e della logica del dominio; è la negazione del pensiero critico, della "logica della protesta"; è la filosofia "positivistica" che giustifica la "razionalità tecnologica".
    Nella società tecnologica avanzata "l'apparato produttivo tende a diventare totalitario nella misura in cui determina non soltanto le occupazioni, le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma a cnhe i bisogni e le aspirazioni individuali". E, come universo tecnologico, la società industriale "avanzata è un universo politico, l'ultimo stadio della realizzazione di un progetto storico specifico, vale a dire l'esperienza, la trasformazione, l'organizzazione della natura come un mero oggetto di dominio". Tale progetto prese il suo avvio con le libertà di pensiero, di parola, di coscienza e di libera iniziativa. Senonchè, "una volta istituzionalizzati, questi diritti e libertà condivisero il fato della società di cui erano divenuti parte integrante. La realizzazione elimina le premesse".
    E' infatti realtà incontestabile che la società industriale, con i suoi tratti "dello stato del benessere e dello stato belligerante", è una società che è "organizzata per conseguire un dominio sempre più efficace sull'uomo e sulla natura, per utilizzare in modo sempre più efficace le proprie risorse. Essa raggiunge la più alta produttività e la usa per perpetuare il lavoro e la fatica, in essa l'industrializzazione più efficente può servire a limitare e a manipolare i bisogni. Ebbene, " quando si raggiunge questo punto, scrive Marcuse, la dominazione (sotto specie di opulenza e di libertà) si estende a tutte le sfere dell'esistenza privata e pubblica, integra ogni opposizione genuina, assorbe in sè ogni alternativa".
    In breve: la società tecnologica avanzata crea un vero universo totalitario; " in una società matura, mente e corpo sono tenuti in uno stato di mobilitazione permanente per la difesa di questo stesso universo".
    Questa società, dice Marcuse, è capace di reprimere ogni mutamento qualitativo per il tempo che vuole e le sue raffinate tecnich di controllo danno all'uomo l'illusione della libertà:"Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà". Ed ecco dunque l'alienazione creata dalla schizofrenia inconscia e inconsapevole tra ciò che la realtà mostra e ciò che l'uomo unidimensionale in realtà ha perso da tempo.

    A luta continua

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Lao-Tse Visualizza Messaggio
    Il concetto di alienazione è ancora un concetto importante?

    sì, l'alienazione è fondamentale, perchè da alienati (cioè da persone che hanno accettato la forma mentis borghese) non potrebbe che scaturire una rivoluzione alienante, e quindi, inutile. Se non elimini la sete di potere e autorità (in senso lato e anche letterale) da dentro di te la tua rivoluzione creerà solo uno schifo diverso dal capitale, ma pur sempre uno schifo.
    Ritengo anch'io che l'alienazione sia un concetto fondamentale, perché lo Stato iper-capitalista ti porta ad essere alienato, soprattutto quando hai una coscienza "politicizzata", che si rende conto della realtà circostante.
    Sono perfettamente d'accordo con te sulla parte che ho evidenziato in neretto.

    una rivoluzione deve avere ancora anche lo scopo di eliminare l'alienazione?

    Sì. è il suo scopo finale. realizzare l'individuo in sè stesso e nel suo contesto culturale. Il rivoluzionario però deve essere già il più possibile dis-alienato per essere davvero rivoluzionario.
    Hai toccato due punti importantissimi qui. Lo scopo, concordo, è la fine dell'alienzazione, va bene. Ma tu non hai inserito l'individuo nel contesto comunitario di cui noi parliamo sempre: qui sta l'errore, secondo me... Se gli individui non costruiscono la società solidale non potranno mai conoscere alcun beneficio.

    Per quel che riguarda il rivoluzionario, è difficle che riesca ad emanciparsi dall'alienazione, perché vive nello stesso contesto in cui vivono gli altri... Però, è vero, se non lavora su se stesso in questo senso, è impossibile che diventi un soggetto rivoluzionario, ma, al massimo, una parodia dello stesso...

    Le caratteristiche che portano all'alienazione sono ancora quelle marxiste? o di feuerbach? o possiamo riattualizzarle e arricchirle?

    Credo che, sotto certi aspetti, siano incomplete. Sento che manca qualcosa, ma in testa non ho la chiarezza concettuale per venirne fuori. Dunque chiedo a voi.
    Il sentore che le ricerche marxiane siano insufficenti per i nostri giorni ce l'ho pure io...ma non è un buon motivo per prescinderne. Sto leggendo Marx da non molto e vedo che aveva capito moltissimo... Però non poteva prevedere il futuro e le previsioni che ha fatto non si sono realizzate... Ora, non credo che sia intelligente abbandonarlo e metterlo nel cassetto, ma riattualizzarlo, come dice il nostro buon Preve.

    Dobbiamo sicuramente studiare i motivi della alienazione contemporanea, ma credo che non si possa prescindere dalle "scienze" moderne, quali la sociologia, l'antropologia e, ahimè, la psicologia...

    Detto questo, spero che intervengano gli altri, che, sul tema, sono sicuramente più ferrati di me...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    le teorie filosofico-politiche vanno necessariamente ad inserirsi nel contesto storico in cui sono state partorite
    Ola per te! frase da scolpire a caratteri cubitali!

    A questo riguardo a parer mio un contributo importante per guardare al problema dell'alienazione con lenti contemporanee lo ha dato ancora una volta la scuola di Francoforte con la teoria marcusiana dell'"uomo ad una dimensione" e psicanaliticamente da Fromm con la teoria dell'"avere o essere".
    Per il momento voglio concentarmi su Marcuse e l'uomo ad una dimensione libro uscito nel 1964 e perciò molto più vicino a noi.
    L'uomo ad una dimensione è l'uomo che vive in una società ad una dimensione, società coperta e giustificata da una filosofia ad una dimensione.
    La società ad una dmensione è una società senza opposizione, vale a dire una società che ha paralizzato la critica attraverso la creazione di un controllo totale.
    La filosofia ad una dimensione è la filosofia della razionalità tecnologica e della logica del dominio; è la negazione del pensiero critico, della "logica della protesta"; è la filosofia "positivistica" che giustifica la "razionalità tecnologica".
    Nella società tecnologica avanzata "l'apparato produttivo tende a diventare totalitario nella misura in cui determina non soltanto le occupazioni, le abilità e gli atteggiamenti socialmente richiesti, ma a cnhe i bisogni e le aspirazioni individuali". E, come universo tecnologico, la società industriale "avanzata è un universo politico, l'ultimo stadio della realizzazione di un progetto storico specifico, vale a dire l'esperienza, la trasformazione, l'organizzazione della natura come un mero oggetto di dominio". Tale progetto prese il suo avvio con le libertà di pensiero, di parola, di coscienza e di libera iniziativa. Senonchè, "una volta istituzionalizzati, questi diritti e libertà condivisero il fato della società di cui erano divenuti parte integrante. La realizzazione elimina le premesse".
    E' infatti realtà incontestabile che la società industriale, con i suoi tratti "dello stato del benessere e dello stato belligerante", è una società che è "organizzata per conseguire un dominio sempre più efficace sull'uomo e sulla natura, per utilizzare in modo sempre più efficace le proprie risorse. Essa raggiunge la più alta produttività e la usa per perpetuare il lavoro e la fatica, in essa l'industrializzazione più efficente può servire a limitare e a manipolare i bisogni. Ebbene, " quando si raggiunge questo punto, scrive Marcuse, la dominazione (sotto specie di opulenza e di libertà) si estende a tutte le sfere dell'esistenza privata e pubblica, integra ogni opposizione genuina, assorbe in sè ogni alternativa".
    In breve: la società tecnologica avanzata crea un vero universo totalitario; " in una società matura, mente e corpo sono tenuti in uno stato di mobilitazione permanente per la difesa di questo stesso universo".
    Questa società, dice Marcuse, è capace di reprimere ogni mutamento qualitativo per il tempo che vuole e le sue raffinate tecnich di controllo danno all'uomo l'illusione della libertà:"Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà". Ed ecco dunque l'alienazione creata dalla schizofrenia inconscia e inconsapevole tra ciò che la realtà mostra e ciò che l'uomo unidimensionale in realtà ha perso da tempo.
    ti costruiamo una statua...

    A parte gli scherzi, dopo aver letto questo pezzo, ripiego sulla mia ignoranza e mi eclisso dal 3d...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Ola per te! frase da scolpire a caratteri cubitali!


    ti costruiamo una statua...

    A parte gli scherzi, dopo aver letto questo pezzo, ripiego sulla mia ignoranza e mi eclisso dal 3d...
    Ma quale ignoranza che sei un futuro intellettuale con tutti trenta e lode ed una capacità critica che non tutti hanno. Mistificatore di te stesso .

    Comunque sono pronto per diventare oggetto di culto.

    Passiamo alle cose serie.

    Citazione Originariamente Scritto da Outis
    Hai toccato due punti importantissimi qui. Lo scopo, concordo, è la fine dell'alienzazione, va bene. Ma tu non hai inserito l'individuo nel contesto comunitario di cui noi parliamo sempre: qui sta l'errore, secondo me... Se gli individui non costruiscono la società solidale non potranno mai conoscere alcun beneficio.

    Per quel che riguarda il rivoluzionario, è difficle che riesca ad emanciparsi dall'alienazione, perché vive nello stesso contesto in cui vivono gli altri... Però, è vero, se non lavora su se stesso in questo senso, è impossibile che diventi un soggetto rivoluzionario, ma, al massimo, una parodia dello stesso...
    Io concordo totalmente con te a questo riguardo e se ci fai caso parti dalle stesse posizioni di critica di Marcuse. In questo senso la visione comunitaria diventa necessaria non solo auspicabile altrimenti come dici tu ci si ritrova ingabbiati in un processo solipsistico e solitario di rivoluzione che facilmente verrà inglobato nel sistema totalizzante unidimensionale marcusiano.

    A luta continua

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Ma quale ignoranza che sei un futuro intellettuale con tutti trenta e lode ed una capacità critica che non tutti hanno.


    Mistificatore di te stesso .


    Comunque sono pronto per diventare oggetto di culto.


    Io concordo totalmente con te a questo riguardo e se ci fai caso parti dalle stesse posizioni di critica di Marcuse. In questo senso la visione comunitaria diventa necessaria non solo auspicabile altrimenti come dici tu ci si ritrova ingabbiati in un processo solipsistico e solitario di rivoluzione che facilmente verrà inglobato nel sistema totalizzante unidimensionale marcusiano.
    Benissimo!

 

 

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