di Anna Bono (da Ragion Politica)

31 agosto 2006 - Secondo l'agenzia di stampa italiana AsiaNews, specializzata nel fornire notizie sul continente asiatico, il Bangladesh è il Paese islamico che ha offerto il maggior numero di uomini -2.000 - per la missione Onu in Libano. Non è la prima volta che succede e in generale nei Paesi in via di sviluppo i militari non vedono l'ora di indossare i caschi blu per via dell'elevata retribuzione. La novità, sempre riportata dall'agenzia AsiaNews, consiste nel fatto che il 24 agosto due associazioni - la Asian Human Rights Commission e l'Asian Legal Resource Centre, con sede a Hong Kong - hanno pubblicato un rapporto intitolato «L'applicazione illegale della legge e la parodia del sistema giudiziario in Bangladesh» nel quale si dimostra come i militari e le forze dell'ordine bengalesi violino sistematicamente i diritti umani macchiandosi di omicidi e torture e quindi non abbiano i requisiti necessari a partecipare né alla missione libanese né a qualsiasi altra. Le due associazioni chiedono infatti alle Nazioni Unite di ritirare gli oltre 10.000 soldati bengalesi attualmente impegnati in operazioni di peacekeeping e d'interposizione, di fermare le nuove assunzioni e infine di espellere il Bangladesh dal Consiglio Onu per i diritti umani che da qualche mese sostituisce l'omonima Commissione. Le autorità di Dhaka hanno immediatamente respinto ogni accusa, forti dell'apprezzamento e della gratitudine da poco espressi nei loro confronti, proprio a proposito delle operazioni di peacekeeping, dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ma le denunce contenute nel dossier lungo 140 pagine sono dettagliate e impressionanti. In particolare sarebbero gli uomini del Rab, il battaglione per le azioni rapide costituito nel 2004 per fronteggiare l'emergenza terrorismo, i maggiori responsabili insieme alle forze di polizia di omicidi, torture, stupri, intimidazioni e altri abusi: «il Rab opera nella più completa illegalità», sostengono i responsabili dell'Asian Human Rights Commission, «agiscono nella certezza dell'impunità, con licenza di uccidere»; impiegati in missioni estere rappresentano non una garanzia, ma una minaccia per la popolazione civile. Ed è proprio tra i ranghi del Rab che invece vengono scelti gran parte dei militari bengalesi destinati alle missioni Onu. Che i caschi blu commettano ogni genere di abusi è comunque, e purtroppo, una realtà ormai denunciata da anni e ovunque: da Haiti alla Repubblica Democratica del Congo, dalla Liberia al Burundi. Prevalgono le violenze e gli abusi sessuali, ma la gamma dei reati commessi è vasta e scandalosa: va dal furto di carburante, magari per rivenderlo alle milizie locali che la missione d'interposizione dovrebbe controllare, al saccheggio dei beni delle popolazioni che si dovrebbero proteggere. Nella Repubblica Democratica del Congo, dove tuttora opera la Monuc, una delle missioni più importanti con le sue 17.500 unità, dei caschi blu sono stati addirittura sorpresi a depredare una chiesa portando via come bottino anche le ostie e il vino consacrato. Fu in seguito al susseguirsi delle denunce di violazione dei diritti umani che nel settembre 2003 Amnesty International espresse l'auspicio che al personale della MONUC venisse impartita «un'adeguata preparazione sugli standard internazionali dei diritti umani». Tornando al Bangladesh, le autorità politiche giustificano il comportamento «rustico» dei loro militari spiegando che il paese è minacciato dal terrorismo che mira a destabilizzarlo. Gli si potrebbe credere se non fosse che il premier Khaleda Zia, sempre più sensibile alle richieste della componente integralista del paese man mano che si avvicina la data delle prossime elezioni, si sta dimostrando assai poco intransigente su altri fronti della lotta al terrorismo. Ancora AsiaNews (29 agosto 2006) ci informa che, cedendo alle pressioni dell'estremismo islamico, il governo bengalese ha accettato di parificare agli altri istituti superiori le madrasse, le scuole coraniche, benchè questi istituti rifiutino ogni controllo amministrativo e relativo agli studi impartiti. Non è un mistero che le agenzie di intelligence ritengano le madrasse, almeno quelle più radicali, dei centri di reclutamento e addestramento dell'estremismo e del terrorismo islamico. Nel 1986 in Bangladesh le madrasse erano 4.100, adesso sono circa 64.000: sono finanziate dall'Arabia Saudita e da altri governi islamici conservatori che vogliono ricondurre la popolazione bengalese all'ortodossia e nel giro di pochi anni sforneranno circa 20 milioni di giovani fondamentalisti.