MILANO DA DIMENTICARE
di Fabio Greggio
da www.politikon.it
Milano è una città governata ormai da moltissimo tempo da giunte di destra.
E' una città che ha conosciuto il più grande degrado urbano e umano degli ultimi 50 anni.
Le giunte di destra hanno allontanato la cittadinanza dai problemi urbani applicano la regola berlusconiana:
"Va tutto a gonfie vele, non c'è problema".
Una regola che va bene per un pò di tempo e magari in campagna elettorale.
Quando diventa la regola, il cittadino è confuso e non ha più in mano il polso della città.
I cittadini milanesi non si sentono più parte integrante di un tessuto sociale coeso.
Sembriamo ospiti di strutture in mano a pochi miliardari o politici, spesso entrambe le cose, che determinano scelte, decisioni, ordini.
Nessun sconvolgente avvenimento culturale, nessuna imbeccata architettonica, nessuna rivoluzione etica dopo Mani Pulite, ha visto protagonista Milano, uno dei punti di riferimento di tutta l'Europa.
Così, mentre a Londra si costruivano edifici capaci di modificare lo skyline della metropoli,
mentre Parigi da Mitterand in poi sconvolgeva la piazza del Louvre, costruiva la Defence,
mentre Barcellona diventa il punto di riferimento architettonico e culturale dell'inizio millenio,
la Milano Albertina produce cose come il riassetto urbanistico di Piazza della Scala, su cui si affacia oltre alla Scala anche la sede di Mediobanca e Palazzo Marino sede del Comune, la Galleria.
Un arredo architettonico quello di Piazza della Scala che potrebbe essere quello della piazza del mercato di Busto Garolfo:
tre piante di prugnette, due panchine prese a in un Brico di un Centro Commerciale, un banale lastricato chiaro così i cewingum si notano meglio.
Peggio è andata con Piazza S. Babila dove troneggia una pseudofontana che sembra più una mega supposta di granito ocra che un allegra fonte di zampilli.
E' lo spirito della destra Milanese, tutta molto berlusconiana, molto leghista, moltissimo AN: ricordiamoci che qui c'è La Russa, Decorato, e soprattutto Prosperini, uno che va in Tv e urla minacciando in puro stile postfascista, magari ricordando che occorre aiutare la colonia primogenita: l'Eritrea....
La destra milanese ha un solo scopo maniancale: far quadrare i conti e i bilanci.
Per fare questo si sono tagliati aiuti sociali, opere, avvenimenti acc.
Non è stata capace di coaugulare l'interesse dei grandi capitale come era nella tipica tradizione meneghina quando le famiglie Borletti o Pirelli finanziavano, per orgoglio, opere di bene pubblico.
Uno disastro.
Un tessuto urbano alla deriva, una città che non sa organizzare il flusso migratorio che ha ormai raggiunto oltre il 10% della popolazione con punte in certi quartieri di oltre il 30%.
Una classe politica che sa solo disprezzare, accusare, incazzarsi, criminalizzare, distribuire colpe.
Ma che non sa proporre cose che vadano oltre la repressione, affrontando in modo organizzato tutti quei problemi tipici di tutte le aree metropolitane occidentali.
Con i soli fondi della campagna elettorale di Formigoni e Maiolo che hanno tappezzato la città in modo vergognoso, trasformando, con sapienti foto, attempate politiche trasformiste che ricordano fisicamente Magoo, in squinzie supergnocche, si sarebbe potuto costruire ospizii, centri per aggregazione giovanile, o ristrutturare le fatiscenti zone della periferia sud che da Rozzano a Corsico ricordano la periferia di Lima.
Manca un'intera classe politica, perchè la sinistra non sa proporre alternative e non sa produrre quella diversità motivante che raccoglieva i consensi popolari nei decenni passati.
Una sinistra inesistente, una destra orribile fatta di uomini arrivisti e mediocri, sgomitatori e in cerca di riflettori più che di fare del bene alla città.
E intanto la mia Milano muore, fra Piazza Duomo che sembra sempre più un suk arabo e una fontana ultramoderna da quattro soldi davanti al Castello.
Tra un Parco Sempione, ghetto di eroinomani e linee di metropolitana dove se ti trovi solo a Famagosta o a Romolo la sera, fra valanghe di carte e unto spalmato in ogni dove, preferisci andare in S. Babila a piedi.
Una cosa ha funzionto a Milano: i superattici degli ultimi piani:
Milano è totalmente giardinizzata, con megaforeste su ogni palazzo.
Come la foresta tropicale di D&G dalle parti di via S. Damiano.
Ecco i miliardari si sono presi la città: stilisti, industriali, ecc.
Si sono chiusi in blindati appartamenti, non partecipano ad eventi culturali se non c'è la TV e costituiscono la più orribile, mediocre, inutile superborghesia che Milano abbia mai avuto.
Un insieme di ignoranti miliardari con la spocchia di chi crede che "danè è intelligenza".
La mia amica Milly Moratty mi spiegava lo scempio in via Largo dei Servi dove ha la sua associazione Chiamamilano.
Una chiesetta antica circondata da edifici in vetro e acciaio.
Ecco lei è l'esempio ultimo di borghesia milanese a cui sta a cuore la città.
Nel suo Chiamamilano lei offre gratis servizi sul monitoraggio dei gas da inquinamento con strutture che non ha nemmeno il comune, letture di giornali gratis, informazioni su eventi culturali.
Lei è presidente di Emergency di Gino Strada.
Ma non a caso lei fa parte di quella borghesia milanese in via di estinzione che fa dell'onestà un valore supremo.
E non è un caso che la squadra di calcio di cui i Moratti sono proprietari, è l'unica a non essere risultata corrotta.
Lei si aggira in bicicletta in centro fra mandrie di modelli in cerca di fortuna,ragazzotte inghirlandate come alberi di natale che la Metro vomita dalle remote periferie degradate e gay snob piantati negli enturage degli stilisti che vedi aggirarsi in metrò con frasi tipo " che puzza", devastati da improbabili piercing e tatuati fino al midollo.
Fra superficialità e disimpegno, tra futilità e desolazione intellettuale.
Milly, miliardaria, a casa sua cucina lei, fa politiche coraggiose, finanzia associazioni umanitarie, si sposta in bici.
Come Dolce e Gabbana.
Uguale.
Sono le due anime di una Milano tutta da ricostruire.
Oggi governano i Dolce e Gabbana.
O meglio quell'umus deculturalizzato che ha prodotto i Paninari degli anni 80, brodo primordiale del Berlusconismo e della cultura del disimpegno.
Perchè la maggioranza di Milano è Dolce e Gabbana.
Si vede.
Fabio Greggio





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