
Originariamente Scritto da
tolomeo
IL LOGOS, IL PROFETA E IL PROFESSORE
La chiesa si mostra tutt’altro che vile, esprime il suo rammarico, si adopera per “placare gli animi”, ma invita
i musulmani a un dialogo “franco e sincero”. Le classi dirigenti euro-occidentali non capiscono che è in gioco
la tolleranza e il rispetto dell’altro di cui straparlano ogni giorno. I conti con l’islamismo politico ci toccano
Non è stata una catastrofe, come si poteva
temere, e la chiesa cattolica si mostra
tutt’altro che vile, come dimostrano anche
le battagliere prese di posizione, ieri,
del vicario del vicario, il cardinale Camillo
Ruini. Per “placare gli animi” di quella parte
della comunità musulmana che ha accolto
con toni incendiari, con incendi e violenza
anche assassina un discorso da umanista
tenuto dal Papa a Regensburg, e per invitare
i credenti musulmani e le loro sparse autorità
a un dialogo, ma “franco e sincero”,
Benedetto XVI ha espresso il suo rammarico
per come sono state interpretate le sue
parole e ha preso una misurata distanza da
Manuele II Paleologo, un imperatore bizantino
di cui sapevamo nulla ma che ci sta
simpatico per il suo dialogo “franco e sincero”
con un dotto musulmano alla fine del
XIV secolo. Niente di drammatico. Chiamatele
scuse, se volete, ma non è un elegante
petit bleu diplomatico che può cancellare il
colossale discorso papale a Ratisbona, un
canone per noi atei devoti (la definizione è
autoironica, detto per gli sciamannati).
Adriano Sofri su Repubblica e Gian Enrico
Rusconi sulla Stampa hanno colto la
questione con sensibilità, al di là delle loro
tesi generali, diverse dalle nostre e, diciamo
così, insufficientemente papiste (ironia, per
gli sciamannati). Da oggi in poi il dialogo tra
mondo cristiano o giudaico e cristiano oppure
occidentale e greco e umanistico, insomma
tra noi figli di un Dio-Logos, intriso
di ragione, e i figli di un Dio tutto volontà e
trascendenza, si fa su altre basi, su basi serie,
non nella pomposità dello sfoggio multiculturale
e nella insincerità delle buone
intenzioni ireniste. Una questione filosofica
e teologica, ed è un bel progresso per l’umanità
immiserita di recente nella più abissale
noncuranza verso il sapere, decostruito
con modi cialtroneschi a ogni angolo di strada,
diventa un caso politico di primissima
grandezza. Un intellettuale laico sottile e
coltivato, che di mestiere fa il Papa, ha detto
l’indicibile, cioè che il nostro Dio è diverso
da Allah, nonostante le simiglianze monoteiste,
e che il privilegio di una grande
cultura fondata sull’alleanza di fede e ragione
dobbiamo difenderlo nel dialogo con le
altre culture, con le unghie e con i denti.
Su questo tema pubblicheremo giovedì
(segnatevelo, ve ne prego) un saggio che ci
ha inviato il filosofo americano Lee Harris,
un manuale di precisione chirurgica, di
chiarezza esemplare e di grande bellezza
che spiega a fondo, in tutti i suoi risvolti filosofici
e politici, il colossale discorso di Regensburg.
Sono 36.000 battute, due pagine di
giornale, ma preparatevi a inforcare gli occhiali
e a trovare il tempo di leggerlo, se
non volete perdere una straordinaria guida
alla comprensione del mondo in cui vivete,
viviamo.
Per il resto, quanto cioè al risvolto concreto
del dramma che stiamo tragicamente
recitando, tutto procede come da copione,
tutto come previsto dai Bernard Lewis e da
altri pochi vecchi saggi della nostra epoca.
L’ayatollah Ali Khamenei sputa fuoco contro
il Grande Satana, così definisce laicamente
gli Stati Uniti, che sarebbe alle origini
della cospirazione sionista e crociata di
cui fa parte il Papa. Una suora è stata assassinata,
con un martirio così pietoso e a suo
modo santo e lieto, ma così diverso dal martirio
jihadista compiuto sulla pelle degli innocenti.
Seguiamo sbigottiti, cercando di restare
lucidi, le cronache della viltà politica e intellettuale
delle classi dirigenti euro-occidentali,
incapaci di capire che la tolleranza
e il rispetto per le altre culture, di cui
straparlano ogni giorno con toni melensi,
sono l’oggetto di questa grande partita cominciata
a Regensburg. Incapaci di capire
(con notevoli eccezioni tra le quali a sorpresa,
in Italia, il nostro scavezzacollo preferito,
l’ex presidente del Consiglio Silvio
B.) che di fronte all’aggressione funesta
contro il ragionare del Papa, l’isolamento
di Benedetto XVI da parte delle cancellerie
europee e dei sapienti, è una sorta di
abiura ai sacri principi di libertà del pensiero
e di tolleranza e di laicità della politica
e della cultura. L’islam ha una sua gloria
politica e spirituale, come tutte le grandi
religioni universali, e non è il solo credo
che abbia impugnato la spada nella storia,
ma i conti con l’islamismo politico ci toccano,
libertà e reciprocità vanno conquistate,
e il Papa ha cominciato da solo il lavoro.
Chi si volta dall’altra parte è in
ogni senso
Giuliano Ferrara