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LEONIDA
E come vedi...non è un tema questo che sollecita l' interesse di molti qui....e prima o poi si dovrà tenere conto di questo dato che è politico . (parlo per me naturalmente)
Parliamo di lavoro ed intervengono i soliti, parliamo di pensioni ed intervengono i soliti, parliamo di fonti energetiche ed intervengono i soliti, parliamo di fisco ed intervengono i soliti....i soliti 4 gatti.
Caro Leonida, non c'è bisogno di tenerne conto: si vedono i risultati sia intermini elettorali che di reclutamento.
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Originariamente Scritto da
Paul Atreides
Il punto è che la ristrutturazione capitalista del lavoro non parte dal neoliberismo. Il neoliberismo è solo la risposta, sinora vincente, alla crisi degli anni settanta che pose fine ai ''trent'anni gloriosi'' del welfare efficiente, della piena occupazione e della crescita economica. L'Autonomia l'aveva capito perfettamente, visto che già Bifo parlava di post-fordismo nel '78-'79. La weberiana ''gabbia di ferro'' capitalista non è ''rigida''. Weber non l'intendeva così, ma la intendeva come inoltrepassabile, in quanto il capitalismo è in grado di plasmarsi a seconda dei contesti, cioè di ristrutturarsi.
Concordo sugli aspetti economici e sociologici del problema, ma le soluzioni latitano. Per ovviare alla ''brasilianizzazione'' dell'Europa, ad es. Beck non va oltre un ''lavoro d'impegno civile'' che è una ridicola astrazione. Oppure, emergono tesi sul ''reddito di cittadinanza'' puramente utopiche a fronte delle limitate capacità di spesa dei governi. Insomma, mancano le risposte, a meno di non sognare improbabili ritorni alla situazione pre-crisi anni settanta.
Improbabili ma non impossibili.....le soluzioni vi sarebbero ma non all'interno dell'attuale sistema. O meglio: anche all'interno dell'attuale sistema purchè vi fosse un soggetto economico forte, capace di reggere l'urto, che decidesse di invertire alcuni punti cardine del sistema stesso. Ad esempio io ribadisco la soluzione dell'imposizione di dazi sulle merci provenienti da Paesi a bassissima sindacalizzazione che presentano una legislazione a favore del lavoratore praticamente nulla. dazi, naturalmente, da mantenere fino a quando quegli stati non si saranno adeguati agli standard occidentali.
Andrebbe contro i principi fondamentali del liberismo più sfrenato, ma otterebbe due risultati importanti: migliorare le condizioni di vita di quei popoli e ridurre i flussi immigratori.
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Originariamente Scritto da
Massimiliano71
Improbabili ma non impossibili.....le soluzioni vi sarebbero ma non all'interno dell'attuale sistema. O meglio: anche all'interno dell'attuale sistema purchè vi fosse un soggetto economico forte, capace di reggere l'urto, che decidesse di invertire alcuni punti cardine del sistema stesso. Ad esempio io ribadisco la soluzione dell'imposizione di dazi sulle merci provenienti da Paesi a bassissima sindacalizzazione che presentano una legislazione a favore del lavoratore praticamente nulla. dazi, naturalmente, da mantenere fino a quando quegli stati non si saranno adeguati agli standard occidentali.
Andrebbe contro i principi fondamentali del liberismo più sfrenato, ma otterebbe due risultati importanti: migliorare le condizioni di vita di quei popoli e ridurre i flussi immigratori.
Impossibili ovviamente no, altrimenti sarebbe una resa totale all'esistente.
Concordo sulla necessità di cercare soluzione ''intra-sistemiche'', invece di sognare di prendere domani il ''palazzo d'inverno''. Attualmente credo che solo la ''decrescita'' si muova in termini davvero ''sovversivi''. Ma è un progetto talmente ancora in abbozzo da aver bisogno di tempi lunghi.
Sui dazi sono d'accordo, ma resta difficile un'opzione del genere. Ad es. è davvero possibile imporre dazi alla Cina, quando al contempo si chiudono con la stessa contratti per miliardi di dollari, quando la stessa ha in mano una grossa fetta del debito americano e quando funge da polo d'attrazione del capitale mondiale?
Inoltre, nella ristrutturazione del lavoro va tenuto conto non solo della ''terzomondizzazione'' del lavoro qui da noi, ma anche di nuove forme di lavoro ''immateriali'' [mi rifaccio soprattutto alle analisi di Gorz] che si prestano benissimo alla precarizzazione.
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Originariamente Scritto da
Paul Atreides
Impossibili ovviamente no, altrimenti sarebbe una resa totale all'esistente.
Concordo sulla necessità di cercare soluzione ''intra-sistemiche'', invece di sognare di prendere domani il ''palazzo d'inverno''. Attualmente credo che solo la ''decrescita'' si muova in termini davvero ''sovversivi''. Ma è un progetto talmente ancora in abbozzo da aver bisogno di tempi lunghi.
Sui dazi sono d'accordo, ma resta difficile un'opzione del genere. Ad es. è davvero possibile imporre dazi alla Cina, quando al contempo si chiudono con la stessa contratti per miliardi di dollari, quando la stessa ha in mano una grossa fetta del debito americano e quando funge da polo d'attrazione del capitale mondiale?
Inoltre, nella ristrutturazione del lavoro va tenuto conto non solo della ''terzomondizzazione'' del lavoro qui da noi, ma anche di nuove forme di lavoro ''immateriali'' [mi rifaccio soprattutto alle analisi di Gorz] che si prestano benissimo alla precarizzazione.
In effetti ha ragione, purtroppo i settori maggiormente colpiti dalle importazioni asiatiche sono settori che in ambito confindustriale contano veramente poco: tessile e calzaturiero in primis. Mentre sull'altro piatto della bilancia possiamo trovare Montezemolo in persona non tanto come capo degli industriali ma come presidente della FIAT.
Sicuramente non possiamo attenderci che la soluzione intra-sistema venga dalle imprese: sono i soggetti meno interessati ad un cambiamento.
Caso mai dovrebbe essere canalizzata la protesta dei lavoratori, una volta resi realmente coscienti di ciò che sta accadendo loro....una canalizzazione però che dovrebbe trovare sbocco in nuove forme di associazionismo che esulino dai sindacati attuali (compresi gli autonomi).
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Originariamente Scritto da
Massimiliano71
Improbabili ma non impossibili.....le soluzioni vi sarebbero ma non all'interno dell'attuale sistema. O meglio: anche all'interno dell'attuale sistema purchè vi fosse un soggetto economico forte, capace di reggere l'urto, che decidesse di invertire alcuni punti cardine del sistema stesso. Ad esempio io ribadisco la soluzione dell'imposizione di dazi sulle merci provenienti da Paesi a bassissima sindacalizzazione che presentano una legislazione a favore del lavoratore praticamente nulla. dazi, naturalmente, da mantenere fino a quando quegli stati non si saranno adeguati agli standard occidentali.
Andrebbe contro i principi fondamentali del liberismo più sfrenato, ma otterebbe due risultati importanti: migliorare le condizioni di vita di quei popoli e ridurre i flussi immigratori.
Contemporaneamente sarebbero necessari dei provvedimenti atti ad ostacolare la sempre più frequente delocalizzazione, altra piaga moderna. Oltre alle barriere all'entrata, sono necessarie barriere all'uscita.
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Massimiliano71
...
Così si trovano quarantenni ancora in casa con i genitori perchè l'acquisto della casa è un sogno e tale resterà per tutta la vita.
...
e i soliti giornalisti conniventi, incompetenti e servi di regime poi scrivono articoli su articoli sul fatto che i giovani italiani "sono mammoni" ....:fru( mica si chiedono il perchè a 40 anni la gente è costretta a stare ancora con i genitori ).
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Fenris
Contemporaneamente sarebbero necessari dei provvedimenti atti ad ostacolare la sempre più frequente delocalizzazione, altra piaga moderna. Oltre alle barriere all'entrata, sono necessarie barriere all'uscita.
Facile a dirsi caro Fenris, ma le barriere all'uscita si potranno avere solo quando un soggetto capace di reggere l'urto deciderà di creare anche quelle all'entrata.
Purtroppo il nuovo Dio è il "mercato" e la nuova Dea è "l'impresa": sono loro a comandare anche perchè non stanno più trovando poteri forti che si contrappongano ad essi. L'unico contro-potere potrebbe essere quello dei lavoratori, ma ci pensano gli stessi sindacati ad imbrigliare la protesta ed il malumore.
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Originariamente Scritto da
Massimiliano71
Facile a dirsi caro Fenris, ma le barriere all'uscita si potranno avere solo quando un soggetto capace di reggere l'urto deciderà di creare anche quelle all'entrata.
Purtroppo il nuovo Dio è il "mercato" e la nuova Dea è "l'impresa": sono loro a comandare anche perchè non stanno più trovando poteri forti che si contrappongano ad essi. L'unico contro-potere potrebbe essere quello dei lavoratori, ma ci pensano gli stessi sindacati ad imbrigliare la protesta ed il malumore.
Ah bè, la mia era ovviamente un'idea ipotetica, per ora non si parla nemmeno di quelle all'entrata. I poteri forti non si contrappongono all'impresa perchè sono quelli che la detengono, è palese.
Inutile fidarsi dei sindacati, come ben dici. Se i lavoratori avessero rappresentanza diretta in parlamento, invece... :rolleyes:
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Originariamente Scritto da
Massimiliano71
In effetti ha ragione, purtroppo i settori maggiormente colpiti dalle importazioni asiatiche sono settori che in ambito confindustriale contano veramente poco: tessile e calzaturiero in primis. Mentre sull'altro piatto della bilancia possiamo trovare Montezemolo in persona non tanto come capo degli industriali ma come presidente della FIAT.
Sicuramente non possiamo attenderci che la soluzione intra-sistema venga dalle imprese: sono i soggetti meno interessati ad un cambiamento.
Caso mai dovrebbe essere canalizzata la protesta dei lavoratori, una volta resi realmente coscienti di ciò che sta accadendo loro....una canalizzazione però che dovrebbe trovare sbocco in nuove forme di associazionismo che esulino dai sindacati attuali (compresi gli autonomi).
Mi sa che hai toccato due punti importanti: promuovere un nuovo associazionismo dei lavoratori dal basso, fuori dalle rappresentanze ''istituzionalizzate'' e trasversale rispetto all'asse dx-sx e cominciare a capire che certo ''popolo delle partite iva'' è anch'esso penalizzato dal neoliberismo. Ma anche qui purtroppo ho e vedo poche risposte. Piuttosto, sarebbe già un enorme passo in avanti studiare in modo serio il problema, visto che tu stesso hai giustamente notato come questi temi non vengono quasi mai trattati.
E qui apro un piccolo OT per Leonida. D'accordo nel citare Sennett, Bauman, ecc., autori che anch'io apprezzo da anni. Ma cerchiamo anche di valorizzare/discutere/diffondere i contributi seri provenienti dall'area. Ad es., proprio in relazione al nesso economia/politica, c'è il bellissimo capitolo finale dell'ottimo testo di Carlo Gambescia, ''Il migliore dei mondi possibili'', Settimo Sigillo, intitolato, guarda caso, ''il cittadino introvabile''.
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Originariamente Scritto da
Paul Atreides
capire che certo ''popolo delle partite iva'' è anch'esso penalizzato dal neoliberismo.
Ma non sai quanto, te lo dico io che ne faccio parte.