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E Richard Sennett descrivendo la situazione nelle imprese americane registra che il livello di conflittualità nei confronti dell' impresa è maggiore nei lavoratori ultra quarantenni che nei giovani ; questo per la perdita di fiducia. Si è completamente persa la fiducia 'formale' (quella che si ha quando due parti stipulano un contratto e ciascuna parte crede che l' altra lo rispetterà ) e quella 'informale' (che dipende dal fatto di conoscere l' altro e di sapere che si può contare su di lui, soprattutto quando il gruppo è sotto pressione, un tipo di fiducia questa che ha evidentemente bisogno di molto tempo per sediemntarsi, tempo che in epoca di massima flessibilità non c' è ). Le condizioni che permettono alla elite dominante di prosperare sono le stesse che venendo imposte agli 'altri' -la stragrande maggioranza del genere umano - generano insicurezza, ansia e perdita totale della fiducia, perdita che è causata dalla mancanza di controllo sulla propria esistenza. Detto in altre parole è questo il problema : questa flessibilità fà perdere alle persone la sensazione d' essere padrona della propria vita e le fà sentire in balia del destino cieco. In queste condizioni come pensare a soluzioni collettive ? Cioè alla politica ?
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Originariamente Scritto da
LEONIDA
E Richard Sennett descrivendo la situazione nelle imprese americane registra che il livello di conflittualità nei confronti dell' impresa è maggiore nei lavoratori ultra quarantenni che nei giovani ; questo per la perdita di fiducia. Si è completamente persa la fiducia 'formale' (quella che si ha quando due parti stipulano un contratto e ciascuna parte crede che l' altra lo rispetterà ) e quella 'informale' (che dipende dal fatto di conoscere l' altro e di sapere che si può contare su di lui, soprattutto quando il gruppo è sotto pressione, un tipo di fiducia questa che ha evidentemente bisogno di molto tempo per sediemntarsi, tempo che in epoca di massima flessibilità non c' è ). Le condizioni che permettono alla elite dominante di prosperare sono le stesse che venendo imposte agli 'altri' -la stragrande maggioranza del genere umano - generano insicurezza, ansia e perdita totale della fiducia, perdita che è causata dalla mancanza di controllo sulla propria esistenza. Detto in altre parole è questo il problema : questa flessibilità fà perdere alle persone la sensazione d' essere padrona della propria vita e le fà sentire in balia del destino cieco. In queste condizioni come pensare a soluzioni collettive ? Cioè alla politica ?
Purtroppo, per fare seguito alle tue parole, questa mancanza di fiducia nel mondo del lavoro e questa apatia dei giovani che si vedono defraudati di una buona parte dei loro sacrosanti diritti è lo specchio della gioventù odierna: ragazzi inebetiti, indifferenti a tutto ciò che avviene nel mondo, omologati a certe parole d'ordine e impauriti davanti a concetti quali "ribellione", "antagonismo", "alternativa"....al massimo per loro può andare bene il concetto di "trasgressione" che poi si esprime in sbronze e pippate.
E' normale che non combattano...non credono in niente.
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" (.....) la disponibilità a correre rischi (..) oggi non viene considerata territorio esclusivo dei capitalisti d' assalto o degli individui straordinariamente avventurosi. IL RISCHIO STA PER DIVENTARE UNA NECESSITA' QUOTIDIANA DI MASSA (....) VIVERE IN UN CONTINUO STATO DI VULNERABILITA' (..) Richard Sennett " L' uomo flessibile "
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Massimiliano71
Purtroppo, per fare seguito alle tue parole, questa mancanza di fiducia nel mondo del lavoro e questa apatia dei giovani che si vedono defraudati di una buona parte dei loro sacrosanti diritti è lo specchio della gioventù odierna: ragazzi inebetiti, indifferenti a tutto ciò che avviene nel mondo, omologati a certe parole d'ordine e impauriti davanti a concetti quali "ribellione", "antagonismo", "alternativa"....al massimo per loro può andare bene il concetto di "trasgressione" che poi si esprime in sbronze e pippate.
E' normale che non combattano...non credono in niente.
A volte sono irritanti, certamente, ma non si può non considerare che vivono in una condizione assolutamente nuova : vedi prova a pensare alla loro esperienza esistenziale, non si può negare che ovunque guardino, qiello che percepiscono contraddice l' affermazione ad esempio che esista ancora una 'società' che siano possibili sforzi di lunga durata, quando è proprio la prospettiva della 'durata' ad essere collassata. Tutto è centrato sul breve, brevissimo termine, vivono in un eterno presente, e tutto quello che vedono li conferma in questa convizione.
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Originariamente Scritto da
LEONIDA
A volte sono irritanti, certamente, ma non si può non considerare che vivono in una condizione assolutamente nuova : vedi prova a pensare alla loro esperienza esistenziale, non si può negare che ovunque guardino, qiello che percepiscono contraddice l' affermazione ad esempio che esista ancora una 'società' che siano possibili sforzi di lunga durata, quando è proprio la prospettiva della 'durata' ad essere collassata. Tutto è centrato sul breve, brevissimo termine, vivono in un eterno presente, e tutto quello che vedono li conferma in questa convizione.
Non do loro la colpa, ma in definitiva tra me e loro c'è solo 10 anni di differenza...eppure anche qui a lavoro sono io, pur non essendo iscritto ad alcun sindacato, che mi è toccato fare da avanguardia per una causa di lavoro collettiva. Tutti i più giovani, gente laureata pure in giurisprudenza, non hanno mosso solo un dito nell'attesa che qualcuno (nella fattispecie il sottoscritto) togliesse loro le castagne dal fuoco....
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..tu come me sei evidentemente il 'prodotto' di un altra epoca ( Debord diceva che siamo tutti figli del nostro tempo più di quanto lo siamo dei nostri padri) ...oggi si ricercano "soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche", cioè le contrddizioni continuano ad essere prodotte a livello 'sistemico', ma le soluzioni ora vengono cercate a livello individuale ; è su questo che si regge la società dei consumi, che ha posto appunto un' esperienza altamente, squisitamente individuale come quella del consumo al vertice delle esperienze esistenziali.
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E come vedi...non è un tema questo che sollecita l' interesse di molti qui....e prima o poi si dovrà tenere conto di questo dato che è politico . (parlo per me naturalmente)
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Complimenti. E' uno dei thread più interessanti mai postati.
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Originariamente Scritto da
LEONIDA
..tu come me sei evidentemente il 'prodotto' di un altra epoca ( Debord diceva che siamo tutti figli del nostro tempo più di quanto lo siamo dei nostri padri) ...oggi si ricercano "soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche", cioè le contrddizioni continuano ad essere prodotte a livello 'sistemico', ma le soluzioni ora vengono cercate a livello individuale ; è su questo che si regge la società dei consumi, che ha posto appunto un' esperienza altamente, squisitamente individuale come quella del consumo al vertice delle esperienze esistenziali.
Hai ragione...ormai il modello economico sta spingendo i giovani verso l'individualismo più sfrenato, ma è anche vero che i giovani hanno sempre bisogno di valori forti in cui credere ed identificarsi. Purtroppo attualmente trovano dei succedanei di tali valori come può essere quello di riconoscersi sotto una bandiera di una squadra di calcio, oppure sentendosi socialmente accettati se vestono e si comportano come gli amici di maria de Filippi...il fatto è che se venisse offerto loro da parte della nostra area un modello alternativo di pensare, agire e comportarsi i giovani accorrerebbero. Il problema è che pensare pensano in pochi, l'azione è spesso fine a se stessa (senza parlare delle modalità della stessa), il comportamento poi è tipico di un ambiente privo di gerarchia, quindi.....
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Il punto è che la ristrutturazione capitalista del lavoro non parte dal neoliberismo. Il neoliberismo è solo la risposta, sinora vincente, alla crisi degli anni settanta che pose fine ai ''trent'anni gloriosi'' del welfare efficiente, della piena occupazione e della crescita economica. L'Autonomia l'aveva capito perfettamente, visto che già Bifo parlava di post-fordismo nel '78-'79. La weberiana ''gabbia di ferro'' capitalista non è ''rigida''. Weber non l'intendeva così, ma la intendeva come inoltrepassabile, in quanto il capitalismo è in grado di plasmarsi a seconda dei contesti, cioè di ristrutturarsi.
Concordo sugli aspetti economici e sociologici del problema, ma le soluzioni latitano. Per ovviare alla ''brasilianizzazione'' dell'Europa, ad es. Beck non va oltre un ''lavoro d'impegno civile'' che è una ridicola astrazione. Oppure, emergono tesi sul ''reddito di cittadinanza'' puramente utopiche a fronte delle limitate capacità di spesa dei governi. Insomma, mancano le risposte, a meno di non sognare improbabili ritorni alla situazione pre-crisi anni settanta.