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Discussione: l'isola incantata

  1. #1
    Gaeta resiste ancora!
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    Predefinito l'isola incantata

    ANNO XI NUMERO 182 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO GIOVEDÌ 3 AGOSTO 2006
    Francesco Agnoli
    L’isola incantata
    Com’è possibile che in Sicilia tutto ciò che c’è di grande, di bello e di ricco è di prima dell’Unità?
    Ogni estate si presenta la piacevole incombenza di organizzare le ferie, se possibile al mare. Le agenzie sono traboccanti di pubblicità e di offerte, quasi tutte per l’estero. L’Italia è più costosa, meno organizzata, non fa tendenza. Non è chiaro come gli italiani non abbiano capito di abitare nel più bel paese del mondo.
    Per questo con mia moglie si decide di fare turismo patriottico, e andare in Sicilia. Per gli amici, e per capire come si possano preferire tante località senza storia e senz’arte, all’isola che piacque a Greci, Fenici, Arabi, Normanni, Francesi, Spagnoli e, purtroppo, anche ai Savoia.
    In un attimo siamo sotto Roma: però da Salerno a Reggio Calabria, per circa 500 chilometri, non esiste una strada seria, ma una mulattiera impraticabile, sfiancante, che rende la Sicilia irraggiungibile, quasi fosse l’isola incantata, la terra che si dice che ci sia, ma che nessuno ha mai raggiunto.
    Non servirebbe altro per capire i problemi del Mezzogiorno, per contemplare la totale assenza dello stato, per intuire quali subdole manovre abbiano portato per decenni i governanti liberali e anticlericali del nord a sacrificare il sud, conquistandolo, prima, e isolandolo dal resto del paese, poi. Serviva, dopo l’Unità, che il Mezzogiorno comprasse le merci del nord, ma nessuno provvide a rendere possibile l’esportazione, da sud, di tante ricchezze naturali.
    Eppure ancor oggi, per parlar male di uno stato, si usa l’aggettivo “borbonico”: ma coi Borboni, prima dell’Unità, non si emigrava; coi Borboni il Meridione esportava vino, olio, agrumi, in giro per l’Europa.
    Oggi mancano le strade, e le arance siciliane marciscono a quintali, perché regole assurde ne vietano la commercializzazione.
    Mi chiedo come mai un aggettivo simile, “borbonico”, con una tale accezione, abbia fatta tanta carriera: ne trovo giustificazione in un libro di Carlo Alianello, “La conquista del sud” (commercializzato, assieme a tanti altri testi interessanti sul Meridione, dall’Editoriale Il Giglio e da Controcorrente).
    Tutto nacque da un conflitto tra il Regno di Napoli e Lord Gladstone, e da una lettera di quest’ultimo, nel 1851, fortemente pubblicizzata da carbonari, piemontesi e murattiani, in cui il Regno delle Due Sicilie veniva definito “la negazione di Dio, la sovversione d’ogni idea morale e sociale eretta a sistema di governo”.
    In verità tutto traeva origine da un contrasto tra i due paesi, perché il re di Napoli non voleva concedere all’Inghilterra “il monopolio degli zolfi di Sicilia, industria che allora fruttava molto, essendo la Sicilia l’unica (o quasi) terra conosciuta che giacesse su quella maleodorante coltre, della quale il progresso, allora ai primi passi, voleva e doveva giovarsi”.
    Della definizione di Gladstone si sarebbero serviti i Piemontesi, una volta al sud, come alibi per mettere le mani su ogni cosa, per bruciare senza scrupoli interi villaggi, e per poter classificare come “briganti”, da fucilare senza pietà, tutti coloro che si ribellavano alle nuove tasse, alla leva obbligatoria, al “Dittatore perpetuo” Garibaldi, e ai “redentori” garibaldini dai cognomi un po’ strani, per un siciliano: Bixio, Eber, Erbhardt, Rustow, Peard, Teloki, Dunn, Milbitz, Pogan…
    Torniamo alle vacanze
    Abbiamo visitato la Sicilia sud-occidentale, Noto, Modica, Ragusa, Siracusa, scoprendo città splendide, in cui la conquista piemontese ha lasciato segni pesantissimi.
    Tutte le vie e i corsi sono impestati dai nomi dei protagonisti dell’Unità, e in particolare da quello di Vittorio Emanuele, il conquistatore, cugino del re di Napoli Francesco II, quello che aveva abbandonato Napoli in mano agli aggressori per risparmiare ai napoletani la guerra di difesa e alla città la distruzione. Questa presenza ossessiva di nomi risorgimentali è una vera e propria occupazione della memoria.
    Ma oltre a targhe, lapidi, e ingombri retorici di tale tipo? Nulla.
    Tutto ciò che c’è di grande, di bello, di ricco, in Sicilia, è di prima dell’Unità, spesso di epoca spagnola. Penso ai palazzi settecenteschi e alle cattedrali barocche che impreziosiscono paesini sconosciuti come Scicli, città come Modica e Noto, e mi chiedo quanti centri del nord possono vantare simili bellezze.
    Dappertutto chiese e palazzi stupendi e sfarzosi, che furono costruiti in pochissimo tempo, dopo il grande terremoto del 1693, tra questa data e i primi dell’Ottocento. Dopo il 1861 più nulla, solo queste stesse chiese e questi stessi palazzi spesso chiusi, lasciati andare in rovina, e l’idea assurda che il sud sia sempre stato, in fondo, una terra più arretrata delle altre.

  2. #2
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    Bellissimo articolo. Da applausi.

    Mi fa venire in mente che Guglielmo il Conquistatore, per invadere l'Inghilterra, si fece dare il beneplacito dal Papa (che già allora, ben prima di Enrico VIII, aveva perso il controllo della Chiesa d'Inghilterra, baluardo di libertà): la sua invasione ebbe il crisma di "crociata" contri i "traditori della fede". Analogamente, i piemontesi contro di noi (ma anche prima, durante il Vespro, il papato ci mise lo zampino contro i legittimi pretendenti al trono di Sicilia, soprattutto contro Federico III...).

    E riguardo alla presunta "assenza dello Stato": nel senso inteso dall'autore del pezzo è vera, ma qui lo Stato è ben presente: come sempre, nelle sue vesti di colonizzatore ed oppressore.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Nicheja Visualizza Messaggio
    Bellissimo articolo. Da applausi.

    Mi fa venire in mente che Guglielmo il Conquistatore, per invadere l'Inghilterra, si fece dare il beneplacito dal Papa (che già allora, ben prima di Enrico VIII, aveva perso il controllo della Chiesa d'Inghilterra, baluardo di libertà): la sua invasione ebbe il crisma di "crociata" contri i "traditori della fede". Analogamente, i piemontesi contro di noi (ma anche prima, durante il Vespro, il papato ci mise lo zampino contro i legittimi pretendenti al trono di Sicilia, soprattutto contro Federico III...).

    E riguardo alla presunta "assenza dello Stato": nel senso inteso dall'autore del pezzo è vera, ma qui lo Stato è ben presente: come sempre, nelle sue vesti di colonizzatore ed oppressore.
    Cmq alll'epoca della conquista piemontese (o meglio tosco-padana) il Papa era dalla nostra parte... era la controchiesa ad essere contro di noi !
    Peccato che solo pochi leetti leggeranno questo articoli e articoli simili.
    Abbiamo la libertà di stampa, grazie gentilissimi (subito dopo la conquista si andava in galera a scivere certe cose), ma poi in quanti ci leggono?

  4. #4
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    Ciao a tutti, stavo leggendo un libro del 1850 (in realtà è un diario) sulla rivoluzione siciliana del '48
    Da quello che ho capito non si tratta altro se non il tentativo di quello che riuscì nel 1860.
    Inoltre quella del "Re Bomba" è solo una leggenda, non ci fu nessun bombardamento indiscriminato della città di Messina.

    saluti
    Gonzalo

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Gonzalo Visualizza Messaggio
    Ciao a tutti, stavo leggendo un libro del 1850 (in realtà è un diario) sulla rivoluzione siciliana del '48
    Da quello che ho capito non si tratta altro se non il tentativo di quello che riuscì nel 1860.
    Inoltre quella del "Re Bomba" è solo una leggenda, non ci fu nessun bombardamento indiscriminato della città di Messina.

    saluti
    Gonzalo
    Uhm... non fidarti mai di una fonte sola. I bombardamenti (cannoneggiamenti dal mare), soprattutto su Palermo e dintorni, ci furono e durissimi. E, onestamente, non credo che lo Statuto del 1848 ("La Sicilia sarà sempre stato indipendente", recita all'art.2) potesse considerarsi il prodromo dell'invasione sabauda. Sei un patriota ben attento ed acuto per farti fregare dai libri della propaganda italiota (ho il libro a cui ti riferisci...un gran cagata piena di balle). Permettimi di consigliarti due testi:

    "L'essenza della Questione Siciliana" di Natale Turco

    "I primi Secessionisti" di Mario Spataro

    Sono fuori catalogo, se vuoi posso provare a procurarteli io (soprattutto il primo, il secondo... Princ.Citeriore sa quali sono le difficoltà legate a questo testo...).

  6. #6
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    Ciao Nicheja,
    dimmi pure il titolo, magari parliamo dello stesso libro.
    A dire la verità fino ad adesso ho letto solo le fonti sabaude/rivoluzionarie, cercando di scoprire la verità tra le righe, questo è il primo libro che leggo dall'altra parte della barricata.
    La rivoluzione del '48 scoppiata in varie parti d'Italia contemporaneamente, il che gia indica come ci fosse un coordinamento dietro, per cui l'indipendenza siciliana era solo una scusa dei "settari", difatti dove passavano loro innalzavano "tricolori vessili" e già programmavano di offrire il trono siciliano ad un "principe italiano"
    Inoltre le cannonate che partivano dalla Cittadella e dal mare erano dirette esclusivamente alle barricate ed ai fortini occupati dai "settari" mazziniani in risposta alle loro cannonate.

    saluti
    Gonzalo



    Citazione Originariamente Scritto da Nicheja Visualizza Messaggio
    Uhm... non fidarti mai di una fonte sola. I bombardamenti (cannoneggiamenti dal mare), soprattutto su Palermo e dintorni, ci furono e durissimi. E, onestamente, non credo che lo Statuto del 1848 ("La Sicilia sarà sempre stato indipendente", recita all'art.2) potesse considerarsi il prodromo dell'invasione sabauda. Sei un patriota ben attento ed acuto per farti fregare dai libri della propaganda italiota (ho il libro a cui ti riferisci...un gran cagata piena di balle). Permettimi di consigliarti due testi:

    "L'essenza della Questione Siciliana" di Natale Turco

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    Sono fuori catalogo, se vuoi posso provare a procurarteli io (soprattutto il primo, il secondo... Princ.Citeriore sa quali sono le difficoltà legate a questo testo...).

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    Citazione Originariamente Scritto da Nicheja Visualizza Messaggio
    Uhm... non fidarti mai di una fonte sola. I bombardamenti (cannoneggiamenti dal mare), soprattutto su Palermo e dintorni, ci furono e durissimi. E, onestamente, non credo che lo Statuto del 1848 ("La Sicilia sarà sempre stato indipendente", recita all'art.2) potesse considerarsi il prodromo dell'invasione sabauda. Sei un patriota ben attento ed acuto per farti fregare dai libri della propaganda italiota (ho il libro a cui ti riferisci...un gran cagata piena di balle). Permettimi di consigliarti due testi:

    "L'essenza della Questione Siciliana" di Natale Turco

    "I primi Secessionisti" di Mario Spataro

    Sono fuori catalogo, se vuoi posso provare a procurarteli io (soprattutto il primo, il secondo... Princ.Citeriore sa quali sono le difficoltà legate a questo testo...).
    Mi sembra inverosimile che la propaganda italiota parli bene di Ferdinando II.
    Qui nel continente fece casino (qst è il termine giusto) nel 1848 gli stessi farabutti che si vendettero nel '60, gente che non aveva per nulla a cuore i problemi della "plebe" da loro da sempre disprezzata e usata. Allora come oggi.
    Poi sappiamo il grande siciliano CRISPI cosa ha combinato qnd è succeso ciò che desiderava da giovane !

  8. #8
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    Sono dell'opinione che la Rivoluzione del 1848 non possa essere giudicata solo in un senso o nell'altro. Che fu controversa, e animata da alcuni personaggi equivoci, lo si sa bene. Ma mi piace ricordare la figura di Ruggero Settimo, che rifiutò la Presidenza del Senato Italiano (e la nomina stessa a sanatore), in quanto egli aveva lottato per la Sicilia Indipendente.

    Thread chiuso, ma non polemicamente: si è parlato un po' troppo del 1848 ultimamente, mi piacerebbe vedere maggiore attenzione da parte dei validissimi frequentatori del forum anche e soprattutto sui problemi attuali.

 

 

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