
Originariamente Scritto da
Sandinista
Preferisco altre forme di anarchismo come quello zapatista o quello machnovista. Jules Bonnot è una figura dell'anarchismo individuale sicuramente di grande fascino che da decenni affascina ed attrae per il romanticismo della sua vita. Famosa è l'opera teatrale di Boris Vian: Sangue vero dedicata proprio a Bonnot e alla sua banda. Operaio, autista, anarchico e poi bandito. Siamo nel cuore della Belle Époque, poco prima che inizi la terribile mattanza della Grande Guerra, in una società dove è troppo difficile ottenere giustizia e rispetto. In tutta Europa gli anarchici hanno lanciato bombe contro tribunali e parlamenti, ucciso re, principi e presidenti. Il principe Kropotkin spiega che l’azione violenta è «la propaganda del fatto». Bum!
L’anarchico «illegalista» Bonnot si mette a capo di una banda che compie una serie di colpi clamorosi. Si scatena una feroce caccia all’uomo, la latitanza dura diversi mesi. Bonnot è un abile meccanico, la gang ruba auto di lusso con cui compiere azioni sempre più audaci. Ben presto il cerchio si stringe, uno dopo l’altro i suoi compagni vengono catturati o ammazzati dalle forze dell’ordine. Bonnot si nasconde presso amici e comunità anarchiche. Per fermarlo, davanti a ventimila parigini accorsi per godersi l’assalto finale, tra giornalisti e fotografi, arriveranno cinquecento soldati. A finirlo, dopo le fucilate e la dinamite dei poliziotti, saranno le sassate della folla.
Anche se lascia dietro di sé una scia di omicidi e rapine, questo fuorilegge idealista e feroce, violento e romantico, entra subito nella leggenda: ha depredato gli esattori delle tasse e terrorizzato i possidenti, è stato protagonista della prima rapina di una banca con l’automobile, ma anche del primo inseguimento di banditi in auto. Non è facile, nel suo caso, districare la politica dalla criminalità, la ribellione dal furto, la lotta contro l’ingiustizia dall’istantaneo e violento miglioramento della propria situazione personale.
Jules Bonnot ha lavorato per sir Arthur Conan Doyle, il creatore del più celebre detective letterario, Sherlock Holmes.
Aldilà del simbolismo della sua opera non credo possa avere un peso sostanziale nell'ambito del dibattito anarchico contemporaneo. Sicuramente rimane una figura mitologica anarchica a cavallo dei due secoli.
A luta continua