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Risultati da 1 a 6 di 6

Discussione: Jules Bonnot

  1. #1
    Barbudo
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    Predefinito Jules Bonnot

    Ciao a tutti/e
    sto leggendo il romanzo 'In ogni caso nessu rimorso' che tratta la storia di Jules Bonnot, anarchico individualista francese che visse a cavallo tra 800 e 900 e scelse la via 'illegalista' per ostentare il suo ripugno verso la società.
    Trovo, indipendentemente dal fatto che non concordo con l'illegalismo, che sia una figura radical-romantica e interessante per il suo anti-capitalismo e distacco per la morale borghese, essendo anche più stirneriano che filo-comunista.



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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbudo Visualizza Messaggio
    Ciao a tutti/e
    sto leggendo il romanzo 'In ogni caso nessu rimorso' che tratta la storia di Jules Bonnot, anarchico individualista francese che visse a cavallo tra 800 e 900 e scelse la via 'illegalista' per ostentare il suo ripugno verso la società.
    Trovo, indipendentemente dal fatto che non concordo con l'illegalismo, che sia una figura radical-romantica e interessante per il suo anti-capitalismo e distacco per la morale borghese, essendo anche più stirneriano che filo-comunista.


    Preferisco altre forme di anarchismo come quello zapatista o quello machnovista. Jules Bonnot è una figura dell'anarchismo individuale sicuramente di grande fascino che da decenni affascina ed attrae per il romanticismo della sua vita. Famosa è l'opera teatrale di Boris Vian: Sangue vero dedicata proprio a Bonnot e alla sua banda. Operaio, autista, anarchico e poi bandito. Siamo nel cuore della Belle Époque, poco prima che inizi la terribile mattanza della Grande Guerra, in una società dove è troppo difficile ottenere giustizia e rispetto. In tutta Europa gli anarchici hanno lanciato bombe contro tribunali e parlamenti, ucciso re, principi e presidenti. Il principe Kropotkin spiega che l’azione violenta è «la propaganda del fatto». Bum!
    L’anarchico «illegalista» Bonnot si mette a capo di una banda che compie una serie di colpi clamorosi. Si scatena una feroce caccia all’uomo, la latitanza dura diversi mesi. Bonnot è un abile meccanico, la gang ruba auto di lusso con cui compiere azioni sempre più audaci. Ben presto il cerchio si stringe, uno dopo l’altro i suoi compagni vengono catturati o ammazzati dalle forze dell’ordine. Bonnot si nasconde presso amici e comunità anarchiche. Per fermarlo, davanti a ventimila parigini accorsi per godersi l’assalto finale, tra giornalisti e fotografi, arriveranno cinquecento soldati. A finirlo, dopo le fucilate e la dinamite dei poliziotti, saranno le sassate della folla.
    Anche se lascia dietro di sé una scia di omicidi e rapine, questo fuorilegge idealista e feroce, violento e romantico, entra subito nella leggenda: ha depredato gli esattori delle tasse e terrorizzato i possidenti, è stato protagonista della prima rapina di una banca con l’automobile, ma anche del primo inseguimento di banditi in auto. Non è facile, nel suo caso, districare la politica dalla criminalità, la ribellione dal furto, la lotta contro l’ingiustizia dall’istantaneo e violento miglioramento della propria situazione personale.
    Jules Bonnot ha lavorato per sir Arthur Conan Doyle, il creatore del più celebre detective letterario, Sherlock Holmes.
    Aldilà del simbolismo della sua opera non credo possa avere un peso sostanziale nell'ambito del dibattito anarchico contemporaneo. Sicuramente rimane una figura mitologica anarchica a cavallo dei due secoli.

    A luta continua

  3. #3
    Barbudo
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Preferisco altre forme di anarchismo come quello zapatista o quello machnovista. Jules Bonnot è una figura dell'anarchismo individuale sicuramente di grande fascino che da decenni affascina ed attrae per il romanticismo della sua vita. Famosa è l'opera teatrale di Boris Vian: Sangue vero dedicata proprio a Bonnot e alla sua banda. Operaio, autista, anarchico e poi bandito. Siamo nel cuore della Belle Époque, poco prima che inizi la terribile mattanza della Grande Guerra, in una società dove è troppo difficile ottenere giustizia e rispetto. In tutta Europa gli anarchici hanno lanciato bombe contro tribunali e parlamenti, ucciso re, principi e presidenti. Il principe Kropotkin spiega che l’azione violenta è «la propaganda del fatto». Bum!
    L’anarchico «illegalista» Bonnot si mette a capo di una banda che compie una serie di colpi clamorosi. Si scatena una feroce caccia all’uomo, la latitanza dura diversi mesi. Bonnot è un abile meccanico, la gang ruba auto di lusso con cui compiere azioni sempre più audaci. Ben presto il cerchio si stringe, uno dopo l’altro i suoi compagni vengono catturati o ammazzati dalle forze dell’ordine. Bonnot si nasconde presso amici e comunità anarchiche. Per fermarlo, davanti a ventimila parigini accorsi per godersi l’assalto finale, tra giornalisti e fotografi, arriveranno cinquecento soldati. A finirlo, dopo le fucilate e la dinamite dei poliziotti, saranno le sassate della folla.
    Anche se lascia dietro di sé una scia di omicidi e rapine, questo fuorilegge idealista e feroce, violento e romantico, entra subito nella leggenda: ha depredato gli esattori delle tasse e terrorizzato i possidenti, è stato protagonista della prima rapina di una banca con l’automobile, ma anche del primo inseguimento di banditi in auto. Non è facile, nel suo caso, districare la politica dalla criminalità, la ribellione dal furto, la lotta contro l’ingiustizia dall’istantaneo e violento miglioramento della propria situazione personale.
    Jules Bonnot ha lavorato per sir Arthur Conan Doyle, il creatore del più celebre detective letterario, Sherlock Holmes.
    Aldilà del simbolismo della sua opera non credo possa avere un peso sostanziale nell'ambito del dibattito anarchico contemporaneo. Sicuramente rimane una figura mitologica anarchica a cavallo dei due secoli.

    A luta continua
    Grande descrizione la tua, precisa e lineare.
    Effettivamente mi ha affascinato non poco la figura romantica e ribelle di quel personaggio. E' accostabile alla figura di Arsenè Lupen.
    La scelta 'illegalista' non è sicuramente, nè quella piu' efficace, nè quella migliore in quanto la fine che Bonnot ha fatto è eloquente di come il sistema prima o poi ti 'pinza'.
    Però il romanticismo, il radicalismo, l'antiborghesismo e la sete di vendetta contro ogni ingiustizia che attraversano il personaggio lo rendono unico anche a me che anarchico non sono.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbudo Visualizza Messaggio
    Grande descrizione la tua, precisa e lineare.
    Effettivamente mi ha affascinato non poco la figura romantica e ribelle di quel personaggio. E' accostabile alla figura di Arsenè Lupen.
    La scelta 'illegalista' non è sicuramente, nè quella piu' efficace, nè quella migliore in quanto la fine che Bonnot ha fatto è eloquente di come il sistema prima o poi ti 'pinza'.
    Però il romanticismo, il radicalismo, l'antiborghesismo e la sete di vendetta contro ogni ingiustizia che attraversano il personaggio lo rendono unico anche a me che anarchico non sono.
    Grazie per il complimento. Non mi considero anarchico nemmeno io come sai bene ma certe forme di democrazia diretta come quella zapatista e quella machnovista o quella di Porto Alegre mi sono sempre interessate. Jules Bonnot è una figura sicuramente affascinante da inserire in un certo spontaneismo individuale tardo ottocentesco che potrebbe essere assorbito all'interno del blanquismo. La vicenda Bonnot ha dimostrato che lo spontaneismo alla lunga porta sempre in un vicolo cieco.
    Comunque debbo dire che con questa discussione mi è venuta volgia di leggere questo libro di Cacucci. Me lo procurerò.

    A luta continua

  5. #5
    Barbudo
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Grazie per il complimento. Non mi considero anarchico nemmeno io come sai bene ma certe forme di democrazia diretta come quella zapatista e quella machnovista o quella di Porto Alegre mi sono sempre interessate. Jules Bonnot è una figura sicuramente affascinante da inserire in un certo spontaneismo individuale tardo ottocentesco che potrebbe essere assorbito all'interno del blanquismo. La vicenda Bonnot ha dimostrato che lo spontaneismo alla lunga porta sempre in un vicolo cieco.
    Comunque debbo dire che con questa discussione mi è venuta volgia di leggere questo libro di Cacucci. Me lo procurerò.

    A luta continua
    Te lo consiglio perchè è davvero molto bello, dopo 'Trattato del ribelle' di Junger, è il mio libro preferito. A parte il non condividere la via 'illegalista' di Bonnot - che comunque rimane una strada 'romantica' ed efficace rispetto al pacifismo tout-court - è una storia ed una visione dell'anarchismo individuale che mi hanno colpito molto. Più che al blanquismo io ascriverei Bonnot all'individualismo stirneriano (che per altro è citato nel libro). Pure io, che come te, propriamente anarchico non sono, nel senso che non lo sono come lo si intenderebbe comunemente, trovo che sia un libro adatto a chiunque abbia spirito ribelle e rifiuti le imposizioni di qualunque genere esse siano.

  6. #6
    Guardo il Nulla.
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    Citazione Originariamente Scritto da Barbudo Visualizza Messaggio
    Te lo consiglio perchè è davvero molto bello, dopo 'Trattato del ribelle' di Junger, è il mio libro preferito. A parte il non condividere la via 'illegalista' di Bonnot - che comunque rimane una strada 'romantica' ed efficace rispetto al pacifismo tout-court - è una storia ed una visione dell'anarchismo individuale che mi hanno colpito molto. Più che al blanquismo io ascriverei Bonnot all'individualismo stirneriano (che per altro è citato nel libro). Pure io, che come te, propriamente anarchico non sono, nel senso che non lo sono come lo si intenderebbe comunemente, trovo che sia un libro adatto a chiunque abbia spirito ribelle e rifiuti le imposizioni di qualunque genere esse siano.
    come puoi ammirare Bonnot e deprecarne la via 'illegalista'? è proprio quello che lo rende un personaggio fantastico. se combatti questo Sistema borghese di merda, non ha alcun senso rispettarne le regole. ricordati che Junger, da te citato, ha detto che "meglio delinquente che borghese", frase che sottoscrivo in pieno.

 

 

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