“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, questa la frase che Tommasi di Lampedusa fa dire a Tancredi, nipote di don Fabrizio, nel Gattopardo.
“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto rimanga come è.” Questa è invece quello che il telegenico Loiero e i partiti del centrosinistra che lo appoggiano, sembra abbiano usato come motto per la compilazione della nuova giunta regionale.
Ma si sa in Calabria non si và per il sottile e non si ama correre rischi, soprattutto non vale la pena correrli. Non vale la pena, perché oggi i politici di quella regione non hanno più bisogno nemmeno di finte rivoluzioni poltronare per fare contenti (e fessi) i Calabresi.
Buona parte del popolo calabrese è oramai rassegnato, un'altra parte consistente gode di pratiche clientelari e assistenziali diffuse ed è quindi colluso al sistema e certamente non vuole cambiarlo, un'altra parte ancora si fa imbambolare dalle apparizioni in televisione affianco a Gattuso, piuttosto che dalle ospitate a Ballarò o nel Tg Regionale.
Ed è così che in Calabria, dopo il caso Fortugno/Crea, il caso Pacenza e il caso Adamo e soprattutto dopo la totale inerzia ed inoperatività che ha contraddistinto l’operato della prima giunta Loiero, invece di trovarci di fronte ad un atto di umiltà e di rispetto verso i Calabresi, che doveva necessariamente sfociare nelle dimissioni del Telgenico, della sua giunta e nello scioglimento del consiglio regionale con conseguenti elezioni anticipate per far tornare il popolo a decidere, ci troviamo di fronte ad un Loiero-bis, che non presenta niente di nuovo oltre l’appellativo di Bis.
Tutti gli assessori vengono riconfermati, le uniche novità sono l’ingresso del tecnico Vincenzo Spaziente, qualche cambio di delega e il passaggio dell’assessore Tripodi dai Trasporti alle Attività Produttive, I trasporti in particolare rimangono come delega a Loiero in attesa che la Margherità decida di entrare in giunta. Anche Adamo, seppur destinatario di un avviso di garanzia nelle scorse settimane, viene confermato come vice presidente con l’incarico di coordinatore politico e addetto al Marketing territoriale e un paio di deleghe al turismo e ai beni culturali.
Questo è quanto succede in Calabria, dove una giunta regionale, e i partiti che l’ appoggiano, dopo tutto quanto è successo e dopo un mese di ignobile teatrino spartizionista, non riesce a partorire altro che copia di se stessa abbellita da nuovi termini e retoriche affermazioni. Il tutto avviene nella quasi totale indifferenza di quei calabresi, e dei loro figli, che tra il Luglio del ‘70 e il Febbraio del ‘71 alzavano le barricate e lottavano per la loro dignità e la dignità della loro terra.
Scrivere questo mentre in televisione scorrono le immagini dei giovani di Budapest mette una strana tristezza.




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