"Solo nella comunità diventa dunque possibile la libertà personale" Marx-Engels
SINTESI INCHIESTA OPERAIA ALL’EX-EUTELIA
a cura del Collettivo Inchiesta Operaia *
“Inchiesta Operaia” è un collettivo di giovani sociologi: studenti, precari della ricerca, disoccupati che viene da diversi percorsi di militanza politica e studentesca ed è accomunato dall’interesse per una scienza sociale critica, che confida nel recupero del metodo dell’inchiesta lanciato da alcune esperienze del movimento operaio per proporre, attraverso il punto di vista dei lavoratori, una prospettiva sindacale e politica più avanzata.
La ricerca si è tenuta presso le sedi di Roma, Pregnana e Bari, con la partecipazione determinante dei lavoratori con l’intento di non limitarsi ad interrogativi di ricerca predefiniti, ma per indagare in prima istanza ciò che è di interesse e di aiuto alle lotte. Una lotta che porta in sé elementi innovativi nel panorama dell’attuale conflitto lavorativo in cui si è posta come elemento di riferimento.
L’inchiesta ha toccato vari nodi, sia dal lato oggettivo delle nuove condizioni di riproduzione della forza lavoro, normative e di mercato che dominano il settore informatico oggi in Italia, sia dal lato soggettivo della percezione da parte del lavoratore del proprio posto all’interno di questi meccanismi e nella propria lotta.
Introduciamo volendo mettere in risalto il fatto che l’azienda è un pezzo tipico dell’informatica italiana. Una grande azienda, caratterizzata -ed è forse questa la sua specificità più grossa- dalla presenza di alte professionalità provenienti dalla storia dell’informatica italiana (chi Olivetti, chi Bull, chi per vie traverse da Ibm), finita a lavorare prevalentemente sul servizio per la pubblica amministrazione al centro sud e per i servizi alle imprese nel nord.
Una bassa produttività del lavoro nei servizi, legata ad al basso costo delle commesse, ha portato di fatto al tracollo del settore informatico durante l’attuale crisi.
Anche i dati dell’Assinform parlano chiaro, infatti si registra il 6% in meno di profitto solo nell’ultimo anno, in un trend in discesa che parte da lontano.
Lontano significa da quando il mercato dell’informatica si è abbandonato alla gestione dei servizi senza più progettare e produrre hardware ne software.
Questo ha portato alla dequalificazione di lavoratori ad alta qualifica (il 77% ha più di 10 anni di anzianità) senza che ci sia mai stato un vero piano di rilancio e riutilizzo delle competenze.
In più l’atomizzazione in piccole aziende (indice dell’incapacità delle grandi aziende di allargarsi) catalizza ribasso costi, creando una crescita occupazione precaria giovani.
In tutto questo si è inserita la gestione speculativa dell’ultima amministrazione di Eutelia.
Riportiamo adesso in maniera schematica, solo per esigenze di sinteticità, alcuni dei temi studiati.
SITUAZIONE OGGETTIVA
-organizzazione del lavoro: nella maggioranza dei casi la mansione è non solo individuale ma individualizzata dai premi di risultato che sono l’unica parte significativa del salario variabile. Il secondo è che il lavoro si svolge inoltre fisicamente in diverse sedi di servizio, che possono corrispondere alla sede del committente il servizio. Qualcuno ha addotto anche come motivo della mancata partecipazione di una parte dei lavoratori il fatto che alcuni committenti che fornivano attrezzature e ambienti ai lavoratori hanno continuato ad usufruire regolarmente delle commesse con la possibilità di assorbire direttamente la forza lavoro nell’organico aziendale. Questi elementi frenano una propensione naturale all’unità di classe.
-partecipazione alla lotta: siamo comunque a Roma e Milano su tassi di partecipazione che anche considerando la gravità della vertenza sono sopra la media (a Roma la quantità di persone che “girava” al presidio era almeno del 30% della forza lavoro).
-condizioni della riproduzione della forza lavoro: La gran parte dei lavoratori è sposata e con figli a carico (per lo più in età di istruzione secondaria). Il carico familiare però non è quasi mai affrontato unicamente dal capofamiglia, ma vi è una seconda entrata in casa il cui tenore è appena meno significativo del salario Eutelia, o di eguale portata, secondo quindi modelli familiari metropolitani mentre la stragrande maggioranza degli intervistati viene da un modello familiare con la donna inattiva confinata al lavoro di cura. La situazione abitativa vede la maggior parte dei lavoratori sgravati dai costi abitativi in quanto proprietari. E’ però una maggioranza strettissima, al contrario di ciò che troppo spesso si assume nella retorica governativa (“siamo tutti proprietari”), e i costi abitativi gravano comunque su più di un terzo dei rispondenti. I salari dato il livello di inquadramento e la parte variabile sono più alti della
media e in alcuni casi (quelli dei lavoratori più anziani) assai più alti, e consentono livelli di riproduzione che sono decisamente fuori dalla portata del lavoratore dipendente dei segmenti secondari del mercato del lavoro. Ovviamente non va derivata da questo alcuna considerazione moralistica, né collegamenti troppo meccanici con i livelli di coscienza ma va ricordato che la percezione della drammaticità dell’assenza di stipendio è data dalla ristrutturazione di quel livello di riproduzione, non dallo scivolamento nella povertà assoluta, anche se non vi è dubbio che le parti più deboli della forza lavoro su cui ancora gravano i costi abitativi arrivano a rischiare quantomeno la caduta nella povertà relativa. La polarizzazione del livello dei consumi è infatti abbastanza alta nello stile dei “mercati del lavoro interni duali” di tutte le grandi aziende. I più giovani prendono notevolmente di meno e su di loro solitamente gravano anche
i costi abitativi. Si può quindi passare da 770€ di consumi mensili a più del triplo.
SITUAZIONE SOGGETTIVA
-evoluzione della lotta: La forma di protesta sicuramente inusuale per il settore lavorativo in questione è stata sostanzialmente dovuta alla forte spinta soggettiva dei delegati e dei responsabili territoriali FIOM, che facenti parte dei settori più avanzati del sindacato hanno subito identificato nell’enormità della situazione la possibilità di rendere la vertenza visibile nazionalmente. Del resto a questa intuizione “politica” si è sommata l’esigenza reale di un intervento interessato degli enti pubblici affinché non dismettessero le commesse, che era indubbiamente più facile ottenere attraverso la visibilità della vertenza a livello nazionale.
-percezione sindacato: la percezione del sindacato parte da una distanza rispetto alle strutture confederali nazionali (si registra un commento di impegno inefficace), fino ad una vicinanza col proprio delegato e della struttura di categoria di riferimento (si registra un ruolo di indispensabilità nella lotta).
Questo si evince anche nella valutazione del livello di partecipazione agli accordi sindacali negli ultimi anni (molto basso o nullo), e al livello decisionale della mobilitazione (livello medio).
-percezione della politica: la percezione della politica rientra nella tendenza attuale, infatti si registra una percezione di inefficacia e di assenza dei partiti rispetto alla vertenza e un po meno degli enti locali, mentre risulta anche dannoso il ruolo del ministero preposto. Il ruolo del governo invece risulta assente, ma da un’altra domanda si evince una propensione a fare affidamento al ruolo del governo come risolutore della vertenza, una contraddizione che si accosta anche al ruolo negativo che ha avuto la politica ha avuto al declino dell’industrializzazione del paese. Una piccola conclusione in merito fa emergere la mancanza di un intreccio con il declino degli altri colossi di servizio anche di altri settori (Telecom, Alitalia etc.) e la dequalificazione complessiva del settore informatico in Italia. Molti infatti addebitano la vicenda Eutelia come una deviazione imprenditoriale (cosa che sicuramente è, ma secondo noi non genitrice).
-mobilità sociale: dopo aver letto i dati sopracitati non stupisce che le aspettative di mobilità sociale e di ricollocazione occupazionale siano molto alte. Il dato parla da solo. La prima generazione di lavoratori Eutelia è quella che ha usufruito di una reale mobilità ascendente e la seconda generazione che già oggi fruisce di molto meno, in realtà non ha affatto subito una ristrutturazione delle aspettative, della portata che sarebbe lecito attendersi.
-partecipazione alla protesta: la motivazione primaria sulla mobilitazione se si sommano le due opzioni riguardanti la giustizia generale e la difesa del lavoro, è sicuramente “politica”. Su questo è indicativa la distanza tra i lavoratori di Roma e quelli delle altre città. Pur dovendo assumere che in entrambi i casi chi si presta ad un’inchiesta del genere sta svolgendo un ruolo nella mobilitazione, i lavoratori delle altre città sono molto di più mossi dal bisogno. Su questo gioca evidentemente un più basso livello d’inquadramento e/o di remunerazione individuale, ma soprattutto la diversa condizione del mercato del lavoro delle sedi di Bari, Palermo, Napoli.
-auto-collocazione sociale e politica: guardando il dato della motivazione politica si evince che questo non ha però molto a che vedere con l’auto-collocazione sociale, e a sua volta l’auto-collocazione sociale non è strettamente intrecciata alla collocazione politica. Quei pochi che si definiscono di centro o di centro destra non sono per questo più propensi a definirsi ceto medio. Quelli che si definiscono classe lavoratrice non presuppongono affatto in questo termine una visione bipolare degli interessi sociali. Se prendiamo come direbbero i sociologi come indicatori sintetici della consapevolezza di classe effettiva le domande sul salario, l’individualizzazione salariale e la detassazione del salario come via agli aumenti non solo sono largamente maggioritarie, ma sono trasversali ai vari gruppi di auto collocazione politica e sociale. Una piccola conferma che nella realtà la tenuta di certe categorie è molto indebolita.
RIFLESSIONI E PROPOSTE
-soluzioni alla crisi del mercato informatico da parte dei lavoratori: le soluzioni si polarizzano essenzialmente in una posizione maggioritaria che vede nell’intervento pubblico una strada risolutiva, mentre per una parte minoritaria necessità un cambiamento della cultura imprenditoriale e politica. All’intervento pubblico sono addebitate due strade che registrano la stessa quantità consenso: una di tipo “protezionistica e corporativa” che spazia dal controllo del mercato, alla costituzione di albi professionali, gare non al ribasso e regolate per livello stabile profitto ed altro di simile; l’altra strada invece predilige gli investimenti in ricerca e sviluppo. Sempre addebitati all’intervento pubblico, ma in misura minoritaria, risultano varie misure: investimenti mirati (detassazione, gare non al ribasso per prediligere qualità), riorganizzazione produttiva e formativa, informatizzazione del pubblico e del privato, garanzie nel mercato
del lavoro, creazione polo informatico italiano e/o nazionalizzazione.
Le nostre riflessioni non sono ancora compiute, evidenziamo però delle tracce di intervento rispetto al rilancio del settore informatico:
-Una ristrutturazione del mercato dei servizi informatici che serva, se non a nazionalizzare, quantomeno a mettere sotto stretto controllo pubblico i flussi di risorse che vanno verso le aziende informatiche, che devono essere costrette ad investimenti di prospettiva e ad un progressivo orientamento sulla produzione
-La legislazione italiana in apparenza protettiva quantomeno con il settore centrale del mercato del lavoro, è in realtà sistematicamente aggirata grazie alla dismissione di ramo d’azienda già applicata e contestata in vertenze degli anni ’90, e dopo la vicenda Alitalia assunta a vero e proprio protocollo d’azione per i Capitalisti straccioni nostrani. Su questa facilità d’uso conta la regolazione entrata in vigore nel 2003 con i decreti attuativi della legge 30. E’ urgente quindi riprendere una campagna per abolizione di quei decreti attuativi, che di fatto aggirano l’articolo 18.
* Queste sono in sintesi alcuni dei punti analizzati dall’inchiesta, un maggiore approfondimento e i relativi dati e grafici, li potete trovare entro la metà del mese di febbraio nel nostro sito Inchiesta Operaia - Home Page (in via di ultimazione) chiunque voglia prendere contatto ci può scrivere alla mail info@inchiestaoperaia.org
28 gennaio 2010
collettivo Inchiesta Operaia




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