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Discussione: Lucio: ancora tu?

  1. #1
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    Predefinito Lucio: ancora tu?


    Tra il 9 settembre, data della sua de-funzione vitale (1998) e il 28 (sempre) di settembre di una sua immortale, celebro il memento di...


    TUTTO UN ALTRO BATTISTI



    E mo’ nun me venite a dì’ che ne scrivo perché, in fondo in fondo, lo sanno tutti che Lucio Battisti era fascista, perché sennò ve sparo (metaforicamente parlando, s’intende…). A me, personalmente, nun me ne pò fregà’ de meno se Battisti era o non era fascista, se era o non era di destra… Io mi sono innamorato della di lui (della di loro…) musica-e-parole prima ancora di capire che c’erano una destra e una sinistra; se c’era e qual era lo sfondo culturale di riferimento alla sue note e ai versi del più noto dei suoi (tre successivi…) parolieri: Mogol…

    Ma non è di lui che vi voglio parlare. O meglio: non voglio parlare del cosiddetto “primo Battisti”, quello che, all’epoca, c’ha invaghiti tutti: dichiarati e non dichiarati… Troppo facile, troppo comodo far leva su “Emozioni” (1970) dei nostri begli anni andati… Parliamo invece del “secondo Battisti” (che poi è il terzo…). Quello che (ri)parte dall’interruzione del sodalizio con il grande Mogol. Quello, soprattutto, che spinge alle estreme conseguenze la sua linea di ricerca musicale, (pur tenendo conto che “Anima Latina” (1974) anticipava già altre d-istanze). Quello che spudoratamente dichiara di “non voler più emozionare”. Ahi, ahi, ahi… quante defezioni si possono contare allora nei ranghi dei suoi aficionados. E quante incomprensioni…

    Incomprensioni? Oh, sì! Proprio dalla dismessa Battisti&Mogol Corporation, la cifra della produzione del reatino diventa epifenomeno della rottura del canale di comprensione con il pubblico… Perché, un conto è portare avanti la ricerca nel solco della tradizione melodica, un conto è cercare un altro punto di origine… Oh! allora, l’incomprensione non è solo giusto metterla nel conto, è giusto, invece, praticarla con tutti i rischi d’incomunicabilità debitamente annessi. Chi è che diceva (cito a memoria): “Ci si trova più spesso d’accordo con chi si capisce quando, invece, bisognerebbe fare l’esatto contrario”? Nietzsche, forse? Mi sembra di sì… Perché è lì, nel punto di non-comprensione, che cominciano a muoversi le rotelle dell’intelligenza spinta in avanti… Se poi uno preferisce lasciarsi cullare dal buon senso antico che si rinnova sui suoi soliti fasti, beh! legittimo farlo, perché no? Il non lecito è bollare a priori di fallimento le altrettanto giuste pretese dell’artista a non restarne schiavo… O pensate che per non disturbare il vostro buon gusto, e non tradire le attese, si debba adattare all’infinito alla ripetizione della stessa identica formula? D’altronde, “Una giornata uggiosa” (1980), l’album che conclude la collaborazione storica con Mogol, non è forse il meno memorabile della loro produzione? La parabola volgeva a termine comunque. Il primo a capirlo fu, forse, proprio Battisti. Che andò oltre…

    Tradizione, tradire - si diceva sopra - non hanno forse una stessa identica radice etimologica? Claro que sì… Ma, allora, tradirsi non è una particella logico elementare del nostro stare al mondo, senza la paura di verificarsi fuori dai limiti di una tradizione che viene spesso confusa con l’abitudine e il convenzionale? Essere fedeli a se stessi pretende la verifica del confermarsi essere esattamente quelli che siamo: altrimenti, a quale me stesso dovrei essere fedele? Allo specchio che mi rimanda l’immagine mattutina del mio me indiscusso e indiscutibile? E che altro si può fare, a tal fine, se non tradirsi? Solo nel punto in cui sperimento nella mia anima l’altro da me, posso confermarmi d’essere esattamente quello che sono… O scoprirmi un altro che non conoscevo. Restandogli fedele… Bene, allora: se Battisti trasumanando dal suo primo manifestarsi, transitando nell’interregno della mediocrità, “E già” (1982, con i testi improponibili della moglie…), s’andò poi a ricostituire nel lessico del poeta romano Pasquale Panella; se trasumanando - dicevo - s’è tradito, il proposito, conscio o inconscio, era quello di andare a ritrovarsi al di là del se stesso dato. Forse, finanche, al di là di avanguardia e tradizione. O, meglio: dove avanguardia e tradizione si coniugano all’infinito del verbo essere… E fu ancora poesia…

    Mettetela un po’ come vi pare, ma: “Don Giovanni” (1986), l’album che inaugura il terzo, ultimo sodalizio di Battisti, con il beneficio del Panella di cui si fa parola, è un superlativo di ciò che la cosiddetta musica leggera può esprimere… Agli estremi frutti, “ma più dolci e più rossi”, del Battisti finale fa, ora, il controcanto la vivacità di chi non si accontenta di far marciare le parole su contenuti acquisiti e pretende, piuttosto, di celebrare innanzi tutto la forma e il suo enigma… Il risultato? Ascoltate bene il testo più sperimentale di quel lavoro: “Equivoci amici”… Roba da non sfigurare a fianco di un Bartezzaghi, di un Bergonzoni e di tutti i fini dicitori della parolibera, del non-sense, del calembour, della paratassi spinta a concetto, tra segrete strategie grammaticali e sfrontate sin-tattiche d’assalto: da Marinetti a Petrolini; da Totò a Carmelo Bene; da Joyce, a Lewis Carroll, a Cacciatore...

    Ma l’ancora più bello accade dopo… Perché, sapete? l’appetito viene spesso mangiando… E se fino a “Don Giovanni” il musicista si era conferito il ruolo d’ispiratore dei suoi parolieri, con atto d’umiltà e di sfida (a se stesso - penso - più che agli altri), concepì l’inversione del metodo: dammi i tuoi testi e io li metto in musica… Oddio! Anche qui niente di nuovo. Ma il nuovo non è, forse, un’invenzione antica? E vi risulta che Verdi componesse prima di aver scelto il libretto dell’opera? Così nascono e sono realizzati gli album autunnali e invernali del sempreverde: “L’apparenza” (1988), “La sposa occidentale” (1990), “Csar” (1992), “Hegel” (1994)… Un florilegio che distrugge la forma-canzone tradizionale. E restituisce alla musica il suo parterre di poesia… Andatevi a sentire quella che, a sorpresa, gl’irriducibili fan’s club web considerano la sua migliore canzone di sempre: “I ritorni” (ne “La sposa occidentale”)… Non ne avete voglia? Va beh! nessun problema: c’è sempre un Jovanotti che vi sollazzerà “Tanto, tanto, tanto, tanto, tanto…”.



    miro renzaglia

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  2. #2
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    Ho ricevuto due ore fa il tuo cd. Subito dopo la notizia dello spostamento dell'esame di Sistemi giuridici comparati a giovedì.

    INSOMMA, OGGI E' UN GRAN GIORNO!!!

    p.s. lo spettacolo è davvero fantastico. Complimenti!!

  3. #3
    Marco-Torino
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    grnade miro...
    che è sta storia delle cassette?
    e io????

  4. #4
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    è la storia di un regalo che ho fatto a MSFT Palermo: il CD di "radiografia di uno sfacelo"...

    ogni promessa è un debito...

    e io ho saldato con piacere...

  5. #5
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    I ritorni
    (Battisti-Panella)

    E da quel punto in poi
    sentimmo sotto di noi
    svolgersi il sentimento,
    largo e intento
    ad una tutta sua meditazione,
    non curante
    che sopra la sua pelle si ballasse.
    Le foglie coi barattoli, le casse
    con i tronchi senza cuore.
    E lo scandaglio calava dalle prore,
    poi ritornava su
    chiedendosi "Perché, perché il ritorno?".
    È sempre per prova che
    sulle labbra torna
    la parola "amore",
    per prove d'esercizio
    perché si sa che poi non si sa mai
    che potrebbe tornare utile.
    Tornare, per raccontare
    il furore e il gelo
    delle notti aurore.
    Bianca e assai provata,
    scampata per un pelo per poter ritornare,
    come dalle crociate, a un futile
    sopravvissuto a tutto,
    che ritorna più utile che vivo,
    quindi innamorato ancora.
    E torna, torna, lei gli ha detto torna
    ed era una bambina, finalmente,
    e gli diceva torna.
    Abbiamo un solo limite:
    l'amore che ci divide.
    Come la ragione,
    perché con la ragione
    si sopravvive a tutto,
    si distrugge il distrutto,
    ricostruendo a intarsi la copia fedele
    dell'innamorarsi,
    e un tassello alla fine
    o è dell'uno o è dell'altro.
    E i sogni si allontanano
    come i cavalli scossi,
    caduti i sognatori;
    bocconi tra le fragole, ma
    più dolci e più rossi,
    ridotti a dolenti spifferi.
    E docili incompetenti
    nella lotta incerta
    tra il ridire e il fare
    l'amore colloquiale.
    E lei continua a dirsi:
    "Si sopravvive a tutto per innamorarsi".
    Amarsi è questo: escludere
    d'essere i soli al mondo,
    i soli ad esser soli amando,
    sterminandola l'invincibile armata.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco-Torino Visualizza Messaggio
    grnade miro...
    che è sta storia delle cassette?
    e io????
    E tu che cosa hai fatto?

    quando mi preoccupavo di organizzare la serata a Torino cosa hai fatto si mi hai dato una pseudo mano a fare il manifestino, ma per il resto ti sei ben guardato dal darmi una mano...

    Tant'è che la serata non è stata fatta.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da ZioBenny Visualizza Messaggio
    E tu che cosa hai fatto?

    quando mi preoccupavo di organizzare la serata a Torino cosa hai fatto si mi hai dato una pseudo mano a fare il manifestino, ma per il resto ti sei ben guardato dal darmi una mano...

    Tant'è che la serata non è stata fatta.
    la tua disponibilità di allora merita l'invio immediato del cd

    mandami in pvt il tuo indirizzo...

    un abbraccio...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da miro renzaglia Visualizza Messaggio
    la tua disponibilità di allora merita l'invio immediato del cd

    mandami in pvt il tuo indirizzo...

    un abbraccio...
    So che lo fai col cuore, ed è per questo che non mi sento di dirti; non importa lascia stare. Quando faccio le cose le faccio col cuore e non mi aspetto niente in cambio, a differenza di qualcuno che le cose le fa solo se c'è un tornaconto. Purtroppo per il tuo spettacolo Miro io non faccio cassetta

  9. #9
    Marco-Torino
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da ZioBenny Visualizza Messaggio
    E tu che cosa hai fatto?

    quando mi preoccupavo di organizzare la serata a Torino cosa hai fatto si mi hai dato una pseudo mano a fare il manifestino, ma per il resto ti sei ben guardato dal darmi una mano...

    Tant'è che la serata non è stata fatta.
    non è colpa mia...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Marco-Torino Visualizza Messaggio
    non è colpa mia...

    No è colpa dei tuoi padroni

 

 
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