Pagina 8 di 13 PrimaPrima ... 789 ... UltimaUltima
Risultati da 71 a 80 di 121

Discussione: È il mio orgoglio.

  1. #71
    Registered User
    Data Registrazione
    03 Sep 2006
    Messaggi
    2,285
     Likes dati
    0
     Like avuti
    1
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Non ti preoccupare. Non hai divagato affatto. Questa storia dell'immigrazione è ormai una storia centrale per la "destra radicale" o comunque per quelle forze che sono venute dopo e che oggi non vogliono definirsi destra radicale.
    La questione dell'immigrazione, dunque, è nella mia storia.
    Però permettimi di essere franco. Australia? Svizzera? Io vedo solo che dopo aver buttato giù il muro di Berlino le più forti democrazie tentano di costruirne altri. In Israele per le ragioni che sappiamo, ma anche in America per contrastare l'emigrazione messicana. È stata stanziata una cifra astronomica per erigere un muro supertecnologizzato e super protetto. Quello che già ora c'è non ce la fa a contenere. L'Australia in mezzo all'Oceano e la Svizzera non ancorata ai trattati della Comunità europea dunque non sono esempi calzanti come lo è invece quello degli USA. Solo che gli USA hanno un problema solo a sud e comunque sono già una società multirazziale per quanto dominata da una "casta". Noi abbiamo ben altri problemi. A cominciare dal denatalità e dal fatto che alcune nazioni sono già multietniche o multirazziali. La Francia ha una situazione irreversibile. L'Inghilterra grazie alla sua tradizione coloniale idem. Olanda non parliamone. La Germania i guai se li è andati a cercare con il lanternino. Ormai è vero: ci sono mpiù minareti che camini a Berlino.
    Si è creata una dinamica tale ove ogni cosa è incastrata dentro l'altra per cui è difficile stabilire qual'è il bandolo della matassa. Figuriamoci trovarlo.
    Può anche essere che tra 10, 20 30 anni quel che sarà rimasto delle genti europee troverà il modo di reagire, ma nel frattempo?. Guarda, io faccio una previsione. Sai quando verranno fatte buone leggi contro l'immigrazione e trovata una soluzione al problema? Quando parte degli immigrati europei saranno in Europa classe politica con poteri. Saranno loro ad avere il coraggio di fermare le successive ondate migratorie. Come il famoso Ministro di polizia francese: chi meglio di un ex delinquente per fermare i delinquenti?
    Il problema è che COMUNQUE non ci sarà nulla nell'immediato a livello di azione politica efficace e di contenimento. Quasiasi idea si abbia del problema. Ma la "destra radicale" avrebbe vie alternative da percorrere. Per esempio il concetto di INTEGRAZIONE non è sinonimo di ASSIMILAZIONE. Per l'assimiliazione, come è naturale che sia, sono i "sinistri" e i "capitalisti". Già su questo punto ci sarebbe molto da lavorare. L'assimilazione è irreversibile, l'integrazione no. E non solo: l'integrazione è contro l'ideale mondialista. Riflettete, fratelli, riflettete prima di prendermi a cannonate per questa affermazione.
    Tuttavia io penso ad un'integrazione che sia una sorta di "nazionalizzazione" e su questo probabilmente non la pensiamo identicamente, anche se comune è il modo di guardare al problema ed il rifiuto dell'atteggiamento infantile, impossibile ed utopistico del "rifiuto incondizionato".
    Mi spiego meglio: Roma, che ebbe sempre nella sua Tradizione la leggenda di esser stata fondata da stranieri (e non penso che importasse il colore della loro pelle...) dimostrò una cosa grandissima. Gli uomini valgono per come si comportano nella comunità. Se si dimostra virtù, allora si può essere cittadini romani. Diversamente, romani o non romani, si può finire giù dalla Rupe Tarpea. E' una concezione a parer mio assolutamente tradizionale, perchè consente ad una comunità di sopravvivere naturalmente, aprendo alle gerarchie naturali dei capaci e bandendo ogni "cazzaro", sia esso biondo, bello, o figlio o nipote di qualcuno.
    La religione accecante, politica o teologica, dice: "Il peggiore dei nostri è sempre e comunque preferibile al migliore dei loro". Loro no: capirono quasi subito l'importanza dei plebei per il funzionamento politico della Repubblica e li integrarono politicamente.
    Ma tornando all'integrazione selettiva, io dico che occorre assorbire gli elementi migliori e rinforzare la nostra bolsa civiltà non con improbabili bambini biondi con gli occhi azzurri che pochi fanno...ma con gli elementi migliori di questa gente. E' una necessità, non c'è scampo.
    Ma sono civilmente contrario al sorgere di una "repubblica degli statuti", laddove per questo intendo uno Stato dove queste minoranze allogene mantengano e radichino la loro cultura originaria. In Italia si impara l'italiano, si partecipa alla vita nazionale, c'è spazio per il folklore di tutti, ma devono sempre e comunque prevalere, pur modificati, i nostri costumi e non i loro. Non è un'assimiliazione funzionale al modo di produzione capitalistico (ormai anche questo concetto è veramente vecchio...) o all'egualitarismo pauperistico del comunismo e del popolarismo. E' un autentico discorso di Nuova Cittadinanza.

  2. #72
    M. Murelli
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da cristiano72 Visualizza Messaggio
    Il modello culturale non assimilazionista è imho possibile quando si è in grado di gestire i flussi, e quando questi non sono tali da costituire un pericolo concreto per la stessa sopravvivenza etnica dell'ospitante.
    Abbiamo esempi, in Italia, come quello significativo della comunità Arbereshe (albanese) e quello più ridotto ma comunque suggestivo della microcomunità grecana, e di fronte a questo tipo di integrazioni in cui l'ospite riesce a mantenere la propria specificità e storia non posso che avere un atteggiamento di rispetto.
    Ma nel nostro caso parliamo di flussi di dimensioni spaventose: qui il punto non è la xenofobia, ma la consapevolezza che le dimensioni del fenomeno richiedono un'inversione di tendenza pena la sparizione dell'Europa come noi la conosciamo.
    Quindi, sono franco anch'io, non credo alla possibilità di "modello multiculturale" così come declinato da De Benoist e Nouvelle Droite, perchè tale modello è concepibile in situazione di normalità, ma non adatto a gestire una situazione di emergenza. Il multiculturalismo presuppone che la cultura e le etnie ospiti siano in condizioni numeriche tali da permettere all'ospitante di sopravvivere anch'egli con la sua cultura e comunità di riferimento, che deve ovviamente rimanere quella leader.
    Se i numeri sono tali rischiare di sovvertire questi rapporti di forza, saltano gli equilibri e si accendono le micce, le banlieux sono state un primo esempio, pochi giorni fa c'è stata una rivolta a Bruxelles in condizioni simili, altre inevitabilmente se ne accenderanno.

    Certo, rimane il punto cruciale della nostra inconsistenza politico-numerica, ma questo vale a prescinderre dal modello proposto.
    E' ovvio, e in questo seguo il tuo ragionamento, che in epoca UE non si può pensare a una soluzione italiana ma solo a una posizione europea, e anche in questo siamo molto indietro in termini di contatti, strategie comuni, ecc.
    Non ti tiro dunque cannonate, ma rilancio anche a te, ovviamente col rispetto che ti è dovuto, l'invito a riflettere su questa tematica.
    Che ovviamente non è l'unica, ci mancherebbe, ma non credo possa essere considerata "non cruciale".
    Invito anche i lettori del topic, come spunto di riflessione, alla lettura di "Brevi riflessioni sull’emigrazione/immigrazione", pubblicato su Alburno
    http://www.alburno.it/numero26/pagina34/pagina34.htm
    Il punto è proprio quello. Cosa si dovrebbe fare e cosa si può fare. Non c'entra molto, lo so, ma ti vorrei portare un esempio che sicuramente chi si è trovato in una certa situazione può ben comprendere. Come alpinista mi è capitato di trovarmi in situazione drammatica, oltre il limite. In quella situazione ho pensato a cosa si doveva fare. Ma quel che si sarebbe dovuto fare non era possibile. Restava COSA si poteva fare. L'aver puntato sul COSA si poteva fare prevedeva qualcosa di tragico. È andata bene per fortuna, (e questa è altra storia), ma nel momento della decisione si è puntato su quel che si poteva fare. Anche in altre circostanze della mia vita a livello individuale è capitato di trovarmi in situazioni analoghe. Per esempio durante l'esperienza carceraria.
    Qui la faccenda è diversa, ma la sostanza non cambia. Ci si può concentrare su cosa si dovrebbe fare, da quale prospettiva e situazione ideale partire oppure concentrare su cosa realmente e da subito si può fare. Come far giocare "il meno peggio", tanto per cominciare. Il peggio è, tra le altre cose, che la massa immigrata oltre a tutte le altre cose che determina venga usata, indirizzata contro chi è ostile all'immigrazione.
    La questione è compromessa dal fatto che la gente è indifferente, inerte e non è aggregabile attorno ad un qualsiasi progetto di contenimento. Anzi, l'immigrazione conta su infiniti tipi di partigiani: la Chisa, l'alta finanza, la sinistra, i menefreghisti. E in effetti, se già non lo è, l'immigrazione può trasformarsi in invasione. Resto dell'idea che bisogna lavorare sulla prima ondata immigratoria che può diventare diga di contenimento. Se la prima ondata è massa di manovra ad esclusivo vantaggio della "sinistra", di chi se ne frega altamente dell'identità e della specificità, allora non c'è partita.
    Ovviamente nessuno sentirà da questo orecchio. Le cose andranno come stanno andando e dalla nostra parte si continuerà ad inveire, a fare qualche volantinaggio, nella migliore delle ipotesi ad organizzare cortei di protesta formati da 200 persone mobilitate da tutta Italia. Se poi vuoi che ti dica quel che mi piacerebbe, come vorrei che stessero le cose, ebbene, lo posso fare. Ma quella sarebbe fantasy.

  3. #73
    Forumista junior
    Data Registrazione
    15 Sep 2006
    Messaggi
    90
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Dico che quello fu un bel esempio come lo fu Terza Posizione.
    Terza posizione credo significasse "Né destra né sinistra, terza posizione" - ovviamente senza possibili riferimenti al centro... :-)

    Non so perché si debba ritornare indietro, ad un'epoca che anticipa non solo Terza Posizione, ma la prima guerra mondiale. Se mi è permesso dirlo su un forum che si intitola "Destra radicale", ho dei forti dubbi che la "destra" comunque qualificata possa rappresentare un'etichetta utile per identificarsi. Nel migliore dei casi è tatticamente sbagliata, se non per i fini delle esigenze mimetiche di sopravvivenza del dopoguerra, o del progetto di integrazione nella political correctness occidentale del passato recente; nel peggiore è ideologicamente ambigua, come del resto dimostra in certa misura anche il brano di Evola riportato.

    Di ciò mi pare che almeno inconsapevolmente ci rendiamo conto tutti, quando chiunque qui credo consideri più vicini "Rinascita", quotidiano che si definisce di "sinistra nazionale", o Eurasia, che non si considera affatto di destra, od autori certamente rivoluzionari rispetto non solo alla democrazia liberali ma anche all'Ancien Régime, rispetto ai teocon americani o il Likud. Ma già qualcuno negli anni settanta, pure immerso nell'evolismo sino alle narici, parlava di "cultura emiplegica"...

    Anche se la politica non se ne è ancora accorta, destra e sinistra sono entrate in crisi nella prima metà del XX secolo e sono definitivamente defunte con il finire di questo. Con esse è finita una distribuzione ideologica che vedeva le famiglie politiche classificabili secondo una contiguità lineare che andava dall'estrema sinistra alla sinistra al centrosinistra al centrodestra alla destra alla destra radicale, per cui le idee erano tanto più simili quanto era più vicino l'interlocutore su questa linea immaginaria.

    Quando il 100% delle questioni interessanti vedono posizioni trasversali rispetto a questo schieramento o contiguità di tutt'altra natura, a che pro continuare ad utilizzare queste categorie ed ad essere gravati di un'eredità ben più compromessa e discutibile di quella delle rivoluzioni nazionali?

  4. #74
    Forumista junior
    Data Registrazione
    15 Sep 2006
    Messaggi
    90
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Il punto è proprio quello. Cosa si dovrebbe fare e cosa si può fare.
    Se andiamo alle questioni ultime, la questione non è in effetti l'"immigrazione" di per sé, ma gli effetti entropici della globalizzazione.

    Migrazioni (per lo più non di individui, ma di popoli interi, che si preoccupavano di difendere per quanto possibile la propria identità nei posti che occupavano rispetto all'inevitabile meticciato) ce ne sono sempre state. Qualche volta veniva sterminato chi già c'era, altre volte veniva assorbito chi arrivava.

    La questione è:
    a) se in questo meccanismo siamo *noi* destinati a fare la fine dei pellerossa o degli aborigeni australiani, prospettiva indubbiamente spiacevole, ma soprattutto, cosa in un certo senso più grave
    b) se oggi non stia succedendo qualcosa di radicalmente diverso dal consueto meccanismo per cui razze, popoli, culture, lingue e civiltà nascono, fioriscono, decadono e muoiono, perché "così va il mondo".

    Il "radicalmente diverso" sta nel venir meno dei presupposti "naturali" non solo perché si possano mantenere razze e popoli diversi, ma perché ne possano nascere di nuovi, presupposti che consistono in deriva, selezione orientata ed un certo grado di segregazione di gruppo (e la cosa vale del tutto indifferentemente per i tratti biologici quanto per quelli unicamente culturali, come le lingue).

    Una volta che i presupposti "naturali" vengono meno, perché la tecnologia dei trasporti è qui e quella delle comunicazioni anche, e non sono destinate ad andarsene quando pure il sistema di potere mondialista fosse rovesciato domani, l'unica alternativa, in attesa di eventuali espansioni interplanetarie, è che il mantenimento (o lo sviluppo) delle identità, delle sovranità e delle differenze sul pianeta sia reso possibile da una scelta politica e volontarista.

    Che ciò sia "possibile" non vi è dubbio (basti pensare ad un noto paese medio-orientale che ha resuscitato una lingua morta da 2500 anni e ne ha ripristinato l'utilizzo corrente...), resta da vedere se e chi vorrà pagare i prezzi necessari. Di sicuro, in giro per il mondo, qualcuno che non ha voglia di estinguersi nel melting pot generalizzato ed indistinto della fine della storia c'è ancora...

    Altri non vedono l'ora di giungere invece al momento in cui ogni varianza razziale all'interno della specie sarà stata abolita a favore di un unico genotipo medio, viaggiare in un altro continente sarà diventato interessante quanto pendolare da un quartiere dormitorio ad un quartiere affari all'interno della stessa metropoli, parleremo tutti la stessa lingua, praticheremo mille confessioni senza importanza distribuite uniformemente sul pianeta, e saremo definiti unicamente dal nostro reddito. E per questo, come noto, sono disposti ad uccidere.

    Vi ricordate "ll sistema per uccidere i popoli"? Ecco, forse sarà peggio.

  5. #75
    Forumista junior
    Data Registrazione
    15 Sep 2006
    Messaggi
    90
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Veterano Visualizza Messaggio
    Ma noi possiamo chiamare il Fascismo Paperino e il neofascismo Pluto. Tra gli anni '60 e gli anni '80 (poi, sul piano della prassi è andata via via spegnendosi) c'è stata una cosa che è stata definita e che si autodefiniva "Destra Radicale".

    Quanto a Terza Posizione è evidente che è altra cosa. Per quanto si è tirata dietro non poco del bagaglio ideale, mitico e persino simbolico della "destra Radicale". Perché, per esempio, il richiamo alla tradizione mica è venuto meno in TP. Cosa che vale anche per Jeune Europe.

    1) Assolutamente vero. Ma le parole poi hanno la tendenza a diventare le cose. Tu puoi far finta di venerare San Giorgio pensando nel tuo cuore che in realtà stai tributando un culto a Thor, ma dopo un po' finisci per venerare San Giorgio davvero. E poi come ti definiscono gli avversari, o peggio alcuni interessati "amici", non è né casuale né normalmente nel tuo interesse. La logica delle cose implica che essere di "destra radicale" significa essere un po' meno lontani dalla "destra" che dagli altri, che è a sua volta è un po' più vicina al "centro" che alla "sinistra". Dove hanno condotto questi ragionamenti lo sappiamo.

    2) No, ma il richiamo alla tradizione non è mai venuto meno neanche nellla Terza Internazionale, nel duplice senso di un "filo rosso" ininterrotto che conduceva al movimento lungo i secoli, e di una mitica "età dell'oro" (in questo caso, il supposto "comunismo primitivo"). Se si considera che spesso purtroppo si trattava di tradizioni altrettanto universaliste - che poco avevano a che fare con l'idea di identità e differenza - ciò non mi sembra un criterio discriminante, se non eventualmente in negativo.

  6. #76
    Forumista junior
    Data Registrazione
    15 Sep 2006
    Messaggi
    90
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Veterano Visualizza Messaggio
    Ma noi possiamo chiamare il Fascismo Paperino e il neofascismo Pluto. Tra gli anni '60 e gli anni '80 (poi, sul piano della prassi è andata via via spegnendosi) c'è stata una cosa che è stata definita e che si autodefiniva "Destra Radicale".

    Quanto a Terza Posizione è evidente che è altra cosa. Per quanto si è tirata dietro non poco del bagaglio ideale, mitico e persino simbolico della "destra Radicale". Perché, per esempio, il richiamo alla tradizione mica è venuto meno in TP. Cosa che vale anche per Jeune Europe.

    1) Assolutamente vero. Ma le parole poi hanno la tendenza a diventare le cose. Tu puoi far finta di venerare San Giorgio pensando nel tuo cuore che in realtà stai tributando un culto a Thor, ma dopo un po' finisci per venerare San Giorgio davvero. E poi come ti definiscono gli avversari, o peggio alcuni interessati "amici", non è né casuale né normalmente nel tuo interesse. La logica delle cose implica che essere di "destra radicale" significa essere un po' meno lontani dalla "destra" che dagli altri, che è a sua volta è un po' più vicina al "centro" che alla "sinistra". Dove hanno condotto questi ragionamenti lo sappiamo.

    2) No, ma il "richiamo alla tradizione" non è mai venuto meno neanche nellla Terza Internazionale, nel duplice senso di un "filo rosso" ininterrotto che conduceva al movimento lungo i secoli, e di una mitica "età dell'oro" (in questo caso, il supposto "comunismo primitivo"). Se si considera che spesso purtroppo si trattava di tradizioni altrettanto universaliste - che poco avevano a che fare con l'idea di identità e differenza - ciò mi sembra semmai un elemento che tali organizzazioni avevano perfettamente in comune non solo con la "destra radicale" ma anche con la sinistra. In ogni modo, tenuto conto che in effetti la confluenza da ambienti diversi credo sia stta minima, credo che andasse apprezzato più che altro lo sforzo di uscire appunto dal retaggio "di destra" in cui la loro pressoché esclusiva provenienza le voleva rinchiuse - che poi ci siano davvero riuscite, sviluppando una cultura genuinamente nuova (o recuperando se si preferisce la trasversalità perduta nel dopoguerra), beh, questa è un'altra questione...

  7. #77
    Registered User
    Data Registrazione
    03 Jun 2003
    Messaggi
    4,157
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Conosco bene ed apprezzo il taglio con il quale Maurizio reclama la definizione di Destra Radicale.
    Per quanto mi concerne ho già avuto modo di scrivere (Le api e i fiori) che le definizioni non te le dai, te le danno.
    Quella di Destra Radicale (a differenza dal tristissimo Estrema Destra) ce la siamo guadagnata col sangue, il sudore e le tragedie. Tuttavia a me sta stretta, anzi strettissima. Perché se è vero che certe mie (e mi piacerebbe poter dire nostre) concezioni esistenziali e culturali sono di origine aristocratica è pur vero che certe pulsioni storiche e politiche trovano profonde radici nella sinistra, da cui provengono Mussolini e Doriot tanto per fare qualche nome.
    Ed è altrettanto vero che i nemici della Grande Rivoluzione del secolo XX, ovunque, sono stati più a destra (interna ed esterna) che a sinistra. Com’è vero che le avanguardie nazionalsocialiste ed europeiste siano quasi tutte di origine socialista.
    Ha ragione Maurizio quando sostiene che definirci fascisti è una forzatura storica ed un peccato di presunzione. Tuttavia se debbo scegliere tra le imperfezioni di etichetta prediligo ancora quella mitica, alla quale debbo però uniformarmi ogni giorno, che mi va larga, piuttosto di quella di marca evoliana che mi sta più stretta.
    Certo bisogna vedere se ragioniamo da un punto di vista di definizione “in divenire” (ovvero che tiene conto delle potenzialità espresse ed inespresse) o da un punto di vista statico, di posizionamento.
    Nel primo caso più di un osservatore ha tracciato il neologismo di “pop fascista” riferendosi all’ultima ondata di taglio popolare e alla ripresa dell’offensiva sociale e comunicazionale. Forse è più corretta (anche se meno esaltante) questa definizione per noi oggi di quanto lo sia quella mitica di fascisti.
    Il pop fascista è però solo un’ipotesi. Dicevo l’altra sera a Mellone, Di Domenico e Mastrantonio che il pop fascista è una corda tesa tra l’avanguardia e la tribù urbana. Speriamo che divenga davvero avanguardia e che non precipiti nel tribalismo postneofascista o nella ghettizzazione automatica dei centri sociali.
    Detto questo devo però aggiungere che nel sentimento della vita e probabilmente nella Weltanshauung sono tanto affine a Maurizio e spesso lontanissimo da persone che preferiscono definirsi come me.
    Ragion per cui concludo osservando che le definizioni (che de-finiscono, quindi delimitano, limitano e separano) a mio avviso hanno un valore assai relativo. Nella vita di tutti i giorni, nelle cose importanti e nella politica sono altre le cose che contano. E questa è una delle tante lezioni che ci ha impartito il fascismo.

  8. #78
    M. Murelli
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Conosco bene ed apprezzo il taglio con il quale Maurizio reclama la definizione di Destra Radicale.
    Per quanto mi concerne ho già avuto modo di scrivere (Le api e i fiori) che le definizioni non te le dai, te le danno.
    Quella di Destra Radicale (a differenza dal tristissimo Estrema Destra) ce la siamo guadagnata col sangue, il sudore e le tragedie. Tuttavia a me sta stretta, anzi strettissima. Perché se è vero che certe mie (e mi piacerebbe poter dire nostre) concezioni esistenziali e culturali sono di origine aristocratica è pur vero che certe pulsioni storiche e politiche trovano profonde radici nella sinistra, da cui provengono Mussolini e Doriot tanto per fare qualche nome.
    Ed è altrettanto vero che i nemici della Grande Rivoluzione del secolo XX, ovunque, sono stati più a destra (interna ed esterna) che a sinistra. Com’è vero che le avanguardie nazionalsocialiste ed europeiste siano quasi tutte di origine socialista.
    Ha ragione Maurizio quando sostiene che definirci fascisti è una forzatura storica ed un peccato di presunzione. Tuttavia se debbo scegliere tra le imperfezioni di etichetta prediligo ancora quella mitica, alla quale debbo però uniformarmi ogni giorno, che mi va larga, piuttosto di quella di marca evoliana che mi sta più stretta.
    Certo bisogna vedere se ragioniamo da un punto di vista di definizione “in divenire” (ovvero che tiene conto delle potenzialità espresse ed inespresse) o da un punto di vista statico, di posizionamento.
    Nel primo caso più di un osservatore ha tracciato il neologismo di “pop fascista” riferendosi all’ultima ondata di taglio popolare e alla ripresa dell’offensiva sociale e comunicazionale. Forse è più corretta (anche se meno esaltante) questa definizione per noi oggi di quanto lo sia quella mitica di fascisti.
    Il pop fascista è però solo un’ipotesi. Dicevo l’altra sera a Mellone, Di Domenico e Mastrantonio che il pop fascista è una corda tesa tra l’avanguardia e la tribù urbana. Speriamo che divenga davvero avanguardia e che non precipiti nel tribalismo postneofascista o nella ghettizzazione automatica dei centri sociali.
    Detto questo devo però aggiungere che nel sentimento della vita e probabilmente nella Weltanshauung sono tanto affine a Maurizio e spesso lontanissimo da persone che preferiscono definirsi come me.
    Ragion per cui concludo osservando che le definizioni (che de-finiscono, quindi delimitano, limitano e separano) a mio avviso hanno un valore assai relativo. Nella vita di tutti i giorni, nelle cose importanti e nella politica sono altre le cose che contano. E questa è una delle tante lezioni che ci ha impartito il fascismo.
    Non posso pensare che tu sia stato tanto buono con me da leggerti tutti i post arrivati qui dentro, tutte le mie risposte e le specificazioni sparpagliate anche in altre discussioni sul concetto di "Destra Radicale". Eppure da quel che dici qui devi avermi ascoltato a sufficienza tanto da andare vicinissimo ad una parte delle mie esigenze. Non mi stancherò mai di dire che per Destra Radicale s'intende "destra con radici" e che quel "destra", buona la lezione di Evola, non indica il piano politico-sociale ma il dominio dei valori e delle Idee. L'elaborato politico di chi si è originato nella "Destra Radicale", cioè di chi ha mosso dalla concezione METAPOLITICA (ciò che sta sopra la politica, oltre e viene prima) non è mai stato assente per quel che attiene l'esigenza sociale. So benissimo che estrapolando Evola si possono trarre alcune conclusioni. Ma come già detto Evola è UN maestro, imprescindibile nei fondamentali, ma superabile sui piani dell'elaborato politico. Anche perché Evola non è nei tempi nostri, nell'attuale. Come potrebbe, per esempio, avere oggi considerazione per le forze armate (in senso prussiano o romano) o nella nobiltà? Del resto con "Cavalcare la tigre" era già andato oltre. Se Evola (che non voleva esser chiamato Maestro) è UN maestro, ciò significa che ce ne sono altri. Io tra gli altri ce ne metto uno troppo presto dimenticato: Clemente Graziani. Che a tutti i livelli ha lasciato anche una lezione di vita difficilmente eguagliabile. E lui, anche nelle ultime lettere, si è definito di "Destra Radicale".
    Vogliamo superare la definizione di "Destra Radicale"? Ho già detto che non aspetto altro. Purché ciò non avvenga per opportunismo, viltà, e rinnegamento. Andare oltre. Forse non ho dato prova di essere disponibile con l'azzardo "nazionalcomunista"?
    Io spero che i giovani oggi impegnati per il mutamento del sociale, per l'ideazione di un nuovo modello di sviluppo sappiano dare nuove ed esaltanti definizioni. Perché, caro Gabriele, bisogna pur tener conto del fatto che in questo mondo l'anima ha bisogno di un corpo (forma) e la forma ha sempre nome. E il nome (come la storia del nome arcano di Roma insegna) ha sempre molta, ma molta importanza. Se poi i profani gli danno un senso par loro, questa è cosa che non ci deve riguardare e lasciare imperturbati.

  9. #79
    Registered User
    Data Registrazione
    03 Jun 2003
    Messaggi
    4,157
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da M. Murelli Visualizza Messaggio
    Perché, caro Gabriele, bisogna pur tener conto del fatto che in questo mondo l'anima ha bisogno di un corpo (forma) e la forma ha sempre nome. E il nome (come la storia del nome arcano di Roma insegna) ha sempre molta, ma molta importanza. Se poi i profani gli danno un senso par loro, questa è cosa che non ci deve riguardare e lasciare imperturbati.
    Ja

  10. #80
    Forumista junior
    Data Registrazione
    15 Sep 2006
    Messaggi
    90
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Veterano Visualizza Messaggio
    C'è un filo "rosso" (o nero se si preferisce) che lega certe esperienze dal 1946 agli anni '90. Le varie organizzazioni hanno avuto un patrimonio culturale comune diversamente elaborato. Diverse anche le strategie e le tattiche. Ma quel patrimonio comune è stato l'elaborato della "destra radicale". Questa è storia documentabile. Poi, se si vuole discutere su cosa sarebbe stato meglio e su cose è meglio per l'oggi e per il domani è altro affare.
    La mia tesi, poco autorevole, per carità, è che per quanto ne so il "filo" centrato su una ripresa romantica e fantasiosa nel Novecento di una "destra" antimoderna che nel frattempo aveva fatto il favore di scomparire del tutto, così da poter essere reinterpretata a piacere, non è mai stato altro che una componente, ed in fondo una moda, divenuta particolarmente adatta al periodo successivo alla sconfitta militare e poi a quello della guerra fredda. Ed anche in quel periodo non ha di sicuro mai esaurito la complessità di quel mondo che viceversa pretendeva essere una sua espressione storica come tante, anzi, magari spuria.

    La vera differenza tra Evola e Spirito - più o meno della stessa età, più o meno ugualmente in odore di eresia durante il regime, più o meno entrambi rimasti soli nel panorama del dopoguerra italiano - è che gli orientamenti del primo, per "radicali" che fossero, si prestavano più direttamente ad un discorso d'area che in un modo o nell'altro contenesse anche la strategia appunto di "destra" del MSI, il secondo per lungo tempo no. Questo probabilmente giustifica la sovraesposizione del primo rispetto al secondo, ed anche i retaggi "emiplegici" che effettivamente si sono tirati dietro persino ambienti che alla dialettica "destra" e "sinistra" avrebbero voluto sfuggire.

 

 
Pagina 8 di 13 PrimaPrima ... 789 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Orgoglio
    Di sarrebal nel forum Juventus FC
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 16-05-06, 23:10
  2. Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 21-10-02, 11:40
  3. Orgoglio Padano, Orgoglio Cristiano!
    Di Der Wehrwolf nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 20-10-02, 14:27
  4. Orgoglio Padano, Orgoglio Cristiano
    Di lombardialibera nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 19-10-02, 00:25
  5. sabato a milano. piazza duomo. orgoglio padano orgoglio cristiano
    Di ilariamaria nel forum Etnonazionalismo
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 16-10-02, 16:53

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito