
Originariamente Scritto da
cristiano72
Il modello culturale non assimilazionista è imho possibile quando si è in grado di gestire i flussi, e quando questi non sono tali da costituire un pericolo concreto per la stessa sopravvivenza etnica dell'ospitante.
Abbiamo esempi, in Italia, come quello significativo della comunità Arbereshe (albanese) e quello più ridotto ma comunque suggestivo della microcomunità grecana, e di fronte a questo tipo di integrazioni in cui l'ospite riesce a mantenere la propria specificità e storia non posso che avere un atteggiamento di rispetto.
Ma nel nostro caso parliamo di flussi di dimensioni spaventose: qui il punto non è la xenofobia, ma la consapevolezza che le dimensioni del fenomeno richiedono un'inversione di tendenza pena la sparizione dell'Europa come noi la conosciamo.
Quindi, sono franco anch'io, non credo alla possibilità di "modello multiculturale" così come declinato da De Benoist e Nouvelle Droite, perchè tale modello è concepibile in situazione di normalità, ma non adatto a gestire una situazione di emergenza. Il multiculturalismo presuppone che la cultura e le etnie ospiti siano in condizioni numeriche tali da permettere all'ospitante di sopravvivere anch'egli con la sua cultura e comunità di riferimento, che deve ovviamente rimanere quella leader.
Se i numeri sono tali rischiare di sovvertire questi rapporti di forza, saltano gli equilibri e si accendono le micce, le banlieux sono state un primo esempio, pochi giorni fa c'è stata una rivolta a Bruxelles in condizioni simili, altre inevitabilmente se ne accenderanno.
Certo, rimane il punto cruciale della nostra inconsistenza politico-numerica, ma questo vale a prescinderre dal modello proposto.
E' ovvio, e in questo seguo il tuo ragionamento, che in epoca UE non si può pensare a una soluzione italiana ma solo a una posizione europea, e anche in questo siamo molto indietro in termini di contatti, strategie comuni, ecc.
Non ti tiro dunque cannonate, ma rilancio anche a te, ovviamente col rispetto che ti è dovuto, l'invito a riflettere su questa tematica.
Che ovviamente non è l'unica, ci mancherebbe, ma non credo possa essere considerata "non cruciale".
Invito anche i lettori del topic, come spunto di riflessione, alla lettura di "Brevi riflessioni sull’emigrazione/immigrazione", pubblicato su Alburno
http://www.alburno.it/numero26/pagina34/pagina34.htm