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Discussione: Il Sati

  1. #1
    Aspirante Kshatriya
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    Predefinito Il Sati

    Prendo pari pari da un topic in un altro forum extra-pol

    Sati
    Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


    Il Sati (sanscrito: सती - traslitterazione: Satī) è una pratica funeraria indiana, il cui nome deriva da una divinità Indù.


    Mitologia

    Cerimonia del rogo di una vedova Indù insieme al corpo del marito defunto, Pictorial History of China and India, 1851Si narra nei Purana che Sati fosse figlia di Daksha e sposa di Śiva contro la volontà del padre.

    Un giorno Daksha decise di offrire una cerimonia sacrificale (Yagna), alla quale furono invitati tutti gli dèi tranne Śiva stesso. Solo Sati ebbe il coraggio di recarsi presso Daksha a protestare, e quest’ultimo come risposta iniziò a ad insultare sia lei che il marito.

    Infine sconvolta e disonorata dalle parole del padre, Sati decise di commettere il suicidio gettandosi nel fuoco sacrificale.


    Pratica funeraria
    L’omonima pratica prevede che, una volta morto il marito, la vedova si immoli da viva sulla pira funeraria del marito.

    Si presuppone che l’atto sia volontario, anche se in passato la vedova era spesso forzata in tal senso. Se la coppia era inoltre priva di figli, la morte del marito avrebbe condannato la vedova ad una vita di stenti.


    Entità del fenomeno
    Secondo i resoconti della Compagnia Britannica delle Indie Orientali, tra il 1813 ed il 1828 si verificarono mediamente 600 casi di sati all’anno, ma l’entità del fenomeno diminuì costantemente nei decenni successivi. Dal 1947 ad oggi si sono verificati circa 40 casi.

    La pratica è attualmente vietata dalla legge: può essere arrestato sia chi la promuove che chi assiste passivamente all’evento.

  2. #2
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    ne parla pure Pio Filippani Ronconi.
    Ora, faccio notare tre cose:

    1)siamo nella fase finale del kali yuga
    2)40 casi l'anno su 1 miliardo di persone, se le paragonassimo ai suicidi in europa, specie in svezia, ci sarebbe da ridere
    3)era una pratica che nacque presso i clan rajput, se non erro, per evitare che le donne, morti i mariti in battaglia, cadessero nelle mani dei nemici, magari anche islamici, che le avrebbero trattate come si può immaginare...

    perciò è una pratica nata con un senso, poi degenerata come degenera ogni cosa nel kali yuga, e comunque di entità ridota: anche all'epoca dei 600 l'anno, era sempre meno, degli uccisi e dei torturati dell'inquisizione in europa all'epoca: bisogna contestualizzare, altrimenti si fanno le figure barbine di chi dice che i romani erano sanguinari assassini

  3. #3
    Vittima del kali yuga
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    ecco, dal the hindustan times:

    I T MAKES you wonder about your religion and culture when people kill themselves in the belief that they will attain spiritual reward by so doing. Here are some variations on ritual suicide: ¦ Hindu scripture does not sanction the self-immolation of widows but sati became a popular practice, as we all know. It takes its name from the early avatar of Parvati, Sati, who killed herself because her rich father insulted her mendicant husband, Shiva. The practice was outlawed by the British and remains so. ¦ Jauhar, equally famous, is the terrible rite of mass self-immolation by Rajput women whose men faced certain defeat in battle against invaders. The women dressed as brides and, to the chanting of prayers, jumped into a huge fire where they all burned to death rather than face dishonour when captured by invaders. After dispatching their womenfolk, the Rajputs donned saffron robes and tilaks and dashed out to be slaughtered, fighting. ¦ Hindu ascetics are known to have taken jalsamadhi or death by drowning in holy rivers like the Ganga, Sarayu, Kaveri and Tungabhadra. Shri Ram in scripture is a famous example, as is the former Shankaracharya of the Sringeri Math. Medha Patkar, in recent times, threatened to do so in the Narmada. ¦ Jain ritual suicide, explained as ‘holy death’ like sati, is a voluntary fast unto death called sallekhana vrata or santhara. The person concerned takes formal permission to die from an acharya and initially gives up solid food, subsisting on milk, buttermilk or fruit juice. The next stage involves drinking only warm water. In the final stage, even that is given up and the person waits to die, praying and meditating. Jains distinguish this as a ‘pure death’ from the suicide committed by unhappy or mentally disturbed people. ¦ A popular form of ritual suicide among Hindus was the death leap, called Kashi Karvat and Amarkantak Karvat. In the former, the person hanged himself in the territory of Varanasi while at Amarkantak, the source of the holy Narmada, the death leap was off a mountainside in the Vindhyas. Dying in these sacred sites was believed to upgrade a soul's chance of reaching heaven.

    Such acts reinforce the notion put forward by the sage Bhrigu in the Bhrikurvalli of the Taittiriyo Upanishad, a notion he discovered after profound tapas (after being sent by Lord Varuna to go figure, when he asked the triad of existential questions: Where does life come from?

    What sustains it? Where does it go back into?) The answer he comes up with is: Manaso hy eva khalvimani bhutani jayante/manasa jatani jivanti/manah prayanti abhisamvisanti. ‘Life comes from the mind, is sustained by the mind and goes back into the mind.' Earlier, I understood these lines to mean, ‘It’s all in our attitude — positive or negative.’ But when I hear of ritual suicide, I can’t help thinking of another angle: disability.

    Ask the mother of a handicapped child and she will tell you what a miracle it is to be born sound in limb, in full possession of all your faculties. This precious gift of human birth surely deserves that we should appreciate it by nourishing our bodies well, letting them grow to their full potential and do likewise for the mind? Does it not seem a betrayal of our covenant with life to starve and torture our body, home to our immortal soul during its earthly span? We are taught to consider the body as a mere change of clothes for the soul, but in order to not be bound by it to our mental detriment. But surely, there is also a responsibility towards the gift of life, to live well and keep well?

    I guess this difference in perception is because ideas on religion came from ascetic men, whereas women — and many wonderful men — are, instead, nurturers of life. Doesn’t the Mrutyunjaya Japam seem a more truthful expression of life and death, instead? At the stark end of this disconnect is the concept of ritual suicide. But surely Divinity is not so pinch-hearted as to think well of souls that claim redemption because they reduced themselves to look like Holocaust victims? Indeed, is it not ironic that those who covet virtue by starving themselves to skeletal proportions look exactly like those on whom great evil was done?

  4. #4
    Antiokos
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    Per chi volesse guardarci (io no) proprio ora (20.40 circa) Giuliano Ferrara (alias... lasciamo perdere...) sta affrontando su 8 e 1/2 il tema della Sati e delle Vedove Indiane... è proprio un'ottuso filo-neo-con, un ex comunista ora becero filo-americano/occidentale appartenente a quella feccia degli ateo-cristiani (stile Oriana Fallaci, RIP) che parla di queste cose per screditare le culture altre... si sta a guardare il rito della Sati (la pagliuzza in una cultura altra) e non si guardano le travi (sempre per usare immagini bibliche... ) nella nostra cultura, poi come già detto da altri, il rito della Sati è fuorilegge da, se non ricpordo male (forse si) dal 1903! e i pochissimi casi (in percentuale alla popolazione indiana, 40 annui, credo, su più di 1 miliardo di persone!) che ancora accadono sono risibili (non certo giustificazione per farci una trasmissione missionaria alle 8 di sera...), solita propaganda occidental-galilea (portata avanti poi da un ateo ex-comunista panzuto...).

    E' come se in India facessero una trasmissione sul palio di Siena dove ogni anno muoiono, o rischiano di morire decine di cavalli... o su qualche altra festa o rito, o pratica tradizionale italiana, che ne so il tiro delle arance in non mi ricordo che festa, dove ci sono stati e si rischia il trauma cranico... capisco che per la mentalità occidentale e anche personalmente la Sati faccia particolarmente sensazione, ma per gli Dèi non raccontiamocela, non è un problema impellente, di importanza internazionale... 40 casi l'anno su 1 miliardo e passa, muoino più coglioni di ritorno dalle discoteche, e i morti di overdose? e i suicidi nella nostra sana e giusta società? e i morti della guerra preventiva quelli sono etici per il mondo occidental-galileo?

    Mi fermo mi sto inc...

  5. #5
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    ma tu guardi giuliano ferrara?
    io da tempo ho abolito pure la tv e i giornali (tranne l'hindustan times online) figurati, non ci penso nemmeno a guardare gli ex lotta continua che farneticano di libertà, democrazia, superiorità occidentale etc

  6. #6
    Antiokos
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    ma tu guardi giuliano ferrara?
    Citazione Originariamente Scritto da Antiokos Visualizza Messaggio
    Per chi volesse guardarci (io no)
    NO! ( ) ho fatto zapping e l'ho visto, ho guardato il titolo del tema della trasmissione e ho cambiato in preda al delirio...

    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    io da tempo ho abolito pure la tv e i giornali
    Io cerco di guardarli il meno possibile.

    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    non ci penso nemmeno a guardare gli ex lotta continua che farneticano di libertà, democrazia, superiorità occidentale etc
    Due dita in gola è meglio che guardarli...

  7. #7
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    ah ok, si concordo.
    Però passano pure per intellettuali e spiriti liberi e critici

  8. #8
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    E che ti frega?

  9. #9
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    nulla, ma un pò mi dispiace vedere a che punto è ridotto il paese che vide uno dei più importanti imperi del mondo

 

 

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