Nessuno ha nulla da dire su una Finanziaria che TAGLIA I FONDI ALLA SCUOLA, che AUMENTA LE TASSE PER TUTTI, che TAGLIA I TRASFERIMENTI AGLI ENTI PUBBLICI e che non fa nulla per lo sviluppo??


Nessuno ha nulla da dire su una Finanziaria che TAGLIA I FONDI ALLA SCUOLA, che AUMENTA LE TASSE PER TUTTI, che TAGLIA I TRASFERIMENTI AGLI ENTI PUBBLICI e che non fa nulla per lo sviluppo??


Per qualche euro in più
Il grido di dolore del ministro Mussi rimarrà inascoltato
In attesa di conoscere la qualità degli interventi della Finanziaria * dando per certa la quantità della stessa, fissata ormai nell'ordine del 30 miliardi - l'atteggiamento dei membri della maggioranza e del governo appare quasi serafico. Essi sembrano convinti che le questioni sorte sull'equilibrio della manovra saranno facilmente risolte, che il programma dell'Unione si imporrà tranquillamente, che il ministro dell'Economia Padoa - Schioppa saprà coniugare giustizia sociale e rigore, e questo in maniera tale che, né le parti sociali, né l'Unione europea, si possano mai lamentare del risultato raggiunto.
Se poi qualche rivista internazionale prestigiosa, come l'"Economist", ad esempio, inizia a parlare di una possibile "crisi confidenziale" del nostro Paese con i mercati, c'è già chi, come l'onorevole D'Antoni, alla trasmissione "Omnibus", per esempio, parla di pregiudizio anti - italiano da parte della stampa britannica. Invidiamo sinceramente D'Antoni, che dorme sonni tranquilli, contando sulla lotta spietata dell'onorevole Visco all'evasione. Perché, se mai l'infaticabile Visco fallisse in questa sua pugna furibonda, ci sarebbe davvero da chiedersi su quali entrate potrà mai continuare a mantenersi il sistema del welfare che D'Antoni tanto ama difendere.
Per la verità vi è stata una sola voce tangibile del governo che ha lasciato trasparire un segno di inquietudine e preoccupazione. Ed è quella del ministro dell'Università e della Ricerca Fabio Mussi, giovedì scorso ad un convegno specifico della Confindustria sulla materia. I giornali se ne sono occupati nel lato più eclatante della vicenda: ossia un ministro che lamenta troppi soldi per la politica, quando gli studiosi sono alla fame. Leggendo tali parole verrebbe da pensare che il ministro Mussi, messo alle strette, si renda ben conto che gli stanziamenti previsti dal governo - pari allo 0,1 per cento del Pil per il settore di sua competenza - siano più o meno l'equivalente di una goccia d'acqua data ad un legionario nel deserto alla fine di una giornata di marcia.
Perché è chiaro anche ad uno sprovveduto che, se si vuole rilanciare la ripresa economica attraverso una ricostruzione del rapporto imprese - università - governo (cosa che noi riterremmo valida ed opportuna) occorrerebbe aumentare i finanziamenti pubblici e rafforzare quelli privati, oltre che ottimizzare quelli comunitari. C'è da dubitare che si possano ottenere i primi due obiettivi con il solo 0,1 per cento del Pil, tanto è vero che lo stesso Mussi, una volta sfogatosi, è rientrato presto nelle righe, per dire che comunque grazie alle meravigliose misure del Piano Bersani la cifra a disposizione del suo dicastero si impinguerebbe. Ora potremmo discutere di questo Piano Bersani che appare ogni volta messo lì apposta per risolvere i problemi, quando poi si scopre che invece li ha aggravati. Ma sorvoliamo, perché sappiamo per esperienza, e indipendentemente dalle fantasiose e seducenti trovate del ministro Bersani, che nulla impedisce al governo di vantare cifre a favore di questo o di quel provvedimento di intervento, come meglio crede e ritiene opportuno. Lo abbiamo visto, ahinoi, nella passata legislatura con il Piano di Lisbona. Il piano era perfetto, il problema semmai era la volontà da parte del governo di finanziarlo. Anche oggi il problema è di capire come procurarsi questi soldi, ossia se esistano davvero nella loro concreta possibilità di essere spesi o se siano solo iscritti in un bilancio ipotetico e privo di fondamenta. La nostra impressione è che, nelle attuali condizioni, siamo al libro dei sogni irrealizzabili, più che ad una agenda programmatica. E temiamo che il primo che se ne accorgerà, suo malgrado, sarà proprio il ministro Mussi.
E' vero che il governo agita la scure dell'aumento delle imposte e che dunque, a furia di agitarla, ad un certo punto dovrà pure menare un colpo. Non siamo gli unici però a dubitare che, nonostante intervenga sui redditi superiori ai 70.000 euro, possa riuscire a soddisfare le richieste giuste di Mussi, insieme a quelle di tutti gli altri dicasteri. E questo perché - lo diciamo all'onorevole D'Antoni - per quanto possa essere spietata la lotta all'evasione da parte del nuovo governo, i vecchi evasori sanno essere ancora più spietati. Tanto varrebbe iniziare a pensare una nuova strategia, invece di ventilare le solite promesse minacciose.
Roma, 26 settembre 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it
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... E questi sono i famigerati "fondi per la ricerca" promessi in campagna elettorale...![]()




Le aumenta solo, per una quota infima, a quelli tra 70.000 e 100.000 euro.
In pratica vengono aumentate di (4*30.000)/100 = 1.200 euro massimo per chi ne guadagna 99.999. Mediamente quindi siamo attorno ai 600 euro.
Però la riduzione dell'aliquota più bassa sposta ancora più in là questa soglia, il pareggio si ottiene attorno agli 83.000 euro e rotti.
Sostanzialmente, quindi, solo la fascia tra 83.000 e 100.000 paga di più, TUTTI GLI ALTRI PAGANO DI MENO.
SAI COME SI CALCOLANO LE TASSE, NO?
Cmq, basta dichiarare tutto, tanto non ha più senso stare in quella fascia.
Pensa che i gioiellieri che dichiarano 12.000 euro annui, avranno pure lo sconto sulle tasse, però contestualmente una bella verifica fiscale.
Secondo me hanno già capito dal 2005 che non gli conviene più, e quest'anno hanno dichiarato il giusto, vedremo i dati del prossimo anno.


Per quanto riguarda la ricerca, i soldi vanno spesi bene. Intanto aumentando gli stipendi dei ricercatori, che almeno siamo sicuri andranno a buon fine.
Poi vanno finanziati progetti mirati, è finito(spero) il tempo delle vacche grasse per i baroni.


Pecoraro: 'Non la voto se non contiene temi ambientali'
'Se non c'è un segnale chiaro di svolta - minaccia il ministro - non riesco a votarla. Bisogna investire sulla difesa del suolo, sui biocarburanti, sulle energie alternative'
FINANZIARIA / LA SFIDA Roma, 27 settem,bre 2006 - Se nella Finanziaria non c'e' un impegno in senso ambientale, "se non c'e' un segnale chiaro, io non riesco a votarla in Consiglio dei ministri". A ribadirlo e' il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio (nella foto), entrando a un convegno sul Protocollo di Kyoto promosso da Wwf e rappresentanza dell'Unione europea a Roma.
"Non abbiamo ancora avuto conferme sulle richieste che abbiamo fatto- spiega Pecoraro- se non ci sono innovazioni, non e' votabile". Non e' votabile per i Verdi una Finanziaria "che non abbia un'inversione di tendenza sui temi dell'ambiente e della difesa del suolo", aggiunge.
Le richieste avanzate dai Verdi "sono di un'evoluzione in chiave ambientale- spiega Pecoraro- bisogna investire sulla difesa del suolo, perche' l'economia non si rilancia solo con il cuneo fiscale, ma anche aprendo cantieri che possono evitarci di piangere i morti per frane mettendo in sicurezza l'Italia".
Inoltre, ricorda il titolare dell'Ambiente, e' necessario investire sui biocarburanti e sull'idrogeno per autotrazione, intervenendo quindi sulla mobilita', senza dimenticare parchi e bonifiche. C'e' poi il capitolo dell'efficienza energetica delle abitazioni: "Abbiamo chiesto misure- dice Pecoraro- e ogni tanto escono 'voci' su detrazioni legate all'installazione di pannelli solari, ma non abbiamo ancora nessuna conferma. Noi- stigmatizza Pecoraro- il governo, i ministri, raccogliamo pezzi di informazione: ci vuole piu' coordinamento nell'iniziativa".
Da Quotidiano.net
Inizia lo Spettacolo della Cacofonia al Governo...


SCUOLA: PIU’ ALUNNI PER OGNI INSEGNANTE
Innalzamento del numero di alunni per classe, così come del rapporto alunni-docenti. Riduzione del personale Ata e aumento del numero di alunni disabili per insegnante di sostegno. E' quanto prevede la bozza di Finanziaria che dedica tre articole al settore della scuola. Nel dettaglio si prevede che dal prossimo anno scolastico (il 2007/2008), il rapporto alunni/docente sia progressivamente incrementato fino a raggiungere il rapporto di 12 alunni per ogni docente entro l'anno scolastico 2012/2013, nella misura, rispettivamente, di 10,6 alunni per un docente nell'anno scolastico 2007/2008 e di 11 alunni per un docente nell'anno scolastico 2008/2009. Per i restanti anni scolastici, il rapporto è incrementato nella misura dello 0,25 per ogni anno. Per raggiungere tale rapporto, a partire dall'anno scolastico 2007/2008 è soppresso l'organico funzionale previsto, per la scuola dell'infanzia e per la scuola primaria. E' quindi innalzato il rapporto alunni/classe, previsto dalla vigente normativa. Viene previsto inoltre che i criteri generali in materia di formazione delle classi si applicano anche nel caso di istituti in cui siano presenti corsi relativi a piu' indirizzi.I parametri e le modalità per l'attuazione di quanto previsto saranno definiti con uno o più decreti del Ministero della Pubblica Istruzione, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze.
http://www.tgfin.mediaset.it/tgfin/a...lo329306.shtml
un passo nella giusta direzione, direi...


Il rapporto ha senso in alcune realtà. In altre o si accorpano le scuole oppure ci saranno insegnanti con 10 o meno alunni.
In prima superiore eravamo in 27, ricordo.


E questo lo decide il Governo? Alla faccia dell'autonomia scolastica?
Ma non diciamo stupidate! Il Governo ha deciso che per la scuola (in particolare per il corpo docenti) vanno TAGLIATI determinati fondi.
E le scuole si devono adeguare...