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Il trasloco dei campi nomadi fuori città e il divieto di prostituirsi in strada proposti dal sindaco Veltroni nell´ambito del "patto della legalità" che Roma presto firmerà con il Viminale spaccano la maggioranza e suscitano il plauso dell´opposizione, provocando un´inversione dei ruoli che all´inizio spiazza persino i Ds.
A far arrabbiare la sinistra radicale ed esultare An che ne rivendica la primogenitura è soprattutto la delocalizzazione degli insediamenti rom: da trasferire tutti, secondo il Campidoglio, in 5-6 maxi-aree attrezzate fuori dal Raccordo. La conferma è arrivata ieri dal prefetto Serra: «Ne abbiamo discusso a lungo, il sindaco Veltroni ed io, perché Roma difficilmente può contenere un numero così elevato di nomadi. Si è pensato quindi di creare dei poli dove collocarli, attrezzati con casette e prefabbricati, ma bisogna reperire le finanze». «Becera propaganda» ha subito tuonato Rifondazione. «Manca soltanto il divieto a sedersi sul sagrato delle chiese e poi è lo stesso decalogo che ha adottato anni fa a Treviso il sindaco più razzista d´Europa, il leghista Gentilini», dice il segretario romano Massimiliano Smeriglio. E se la capogruppo capitolina del Prc, Adriana Spera, evoca «il ventennio» e denuncia l´attuazione di una «politica repressiva verso i rom invece che progetti per favorire l´integrazione sociale», i comunisti italiani chiedono che «la discussione venga portata in consiglio comunale», invita il capogruppo Fabio Nobile. «In una capitale che cerca di fare dell´accoglienza e dell´inclusione i capisaldi del suo vivere civile, la questione dei campi rom non si risolve con forme di deportazioni di massa».
Opposta la reazione del centrodestra. «Finalmente Veltroni si sveglia dal suo torpore buonista e dopo averlo negato per anni scopre che a Roma c´è un´emergenza sicurezza», accusa il presidente della federazione cittadina di An, Gianni Alemanno. «Era ora», gli fa eco il capogruppo Marco Marsilio: «Veltroni si converte alla "dottrina An" e chiede al ministro Amato ciò che da anni noi chiediamo a lui di fare». Forza Italia si accoda: «Registriamo con soddisfazione che l´amministrazione ha deciso di prendere provvedimenti seri a garanzia della legalità», dice Fabio De Lillo. «Finalmente emerge che il rispetto delle leggi non è un´idea razzista ma un pilastro sociale, che non deve separare ma unire le forze politiche». Ma i Ds non ci stanno. E bacchettano sia Rifondazione sia An. «Legalità non è una parola becera. Al contrario è uno strumento che le istituzioni hanno per difendere i cittadini, in particolare i più deboli», ragiona il consigliere regionale Enzo Foschi. «Ecco perché da uomo di sinistra la ritengo un valore che mi appartiene, trovando insensato un dibattito ideologico». Sulla stessa linea Luisa Laurelli, presidente della Commissione regionale Sicurezza: «Il patto per la legalità va bene perché più legalità significa più diritti per i cittadini». Una garanzia in quanto «senza il rispetto delle regole anche la forza della solidarietà viene meno», taglia corto il capogruppo capitolino dell´Ulivo Pino Battaglia




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