Possiamo mettere qui le Leggi dinastiche di Casa Savoia.


Possiamo mettere qui le Leggi dinastiche di Casa Savoia.


Le Regie Patenti
in un documento a cura di Marino Bon Valsassina
Dalle Patenti del 7-13-20 settembre 1780 di Re Vittorio Amedeo III, il quale fu Re assoluto e quindi sottoscriveva l'atto nella pienezza del potere legislativo:
art. I: "Non sarà lecito a Principi del Sangue contrarre matrimonio, senza prima ottenere il permesso Nostro o dei reali nostri successori, e mancando alcuni di essi a questo indispensabile dovere, soggiacerà a quei provvedimenti, che da Noi o da reali successori si stimeranno adatti al caso".
art II: "Se nell'inadempimento di questa obbligazione si aggiungesse la qualità di matrimonio contratto con persona di condizione e stato inferiore, tanto i contraenti, che i discendenti da tale matrimonio, si intenderanno senz'altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi, come pure da ogni onorificenza e prerogativa della Famiglia".
art. III: "Quanto però il riflesso di qualche singolare circostanza determinasse Noi, od i reali nostri successori a lasciare che si contragga matrimonio disuguale, riserviamo in tale caso alla sovrana autorità di prescrivere per gli effetti di esso le condizioni, e cautele, che dovranno osservarsi".
(Ciò fece proprio il Re Vittorio Amedeo III nell'ottobre successivo con un Regio Biglietto relativo al matrimonio del Principe Tommaso Ilarione di Savoia Carignano, da lui autorizzato al matrimonio). Ancora dal Regio Editto del 17 luglio 1782, sempre di Vittorio Amedeo III:
art. X: “I maritaggi dei Principi della nostra Corona ed il bene dello Stato, non potranno perciò contrarsi senza la permissione Nostra, o dei Reali successori e mancando alcuni di essi Principi a questo indispensabile dovere, soggiacerà a quei provvedimenti, che all'occorrenza dei casi, sì da Noi, che dà Reali successori verranno ordinati, anche a tenore delle Patenti Nostre del 13 settembre 1780, con riserva pure di accompagnare le permissioni con le condizioni che si giudicheranno proprie e convenienti".
E' opportuno, altresi, richiamare l'opinione di alcuni giuristi italiani, che hanno trattato l'argomento durante il regime costituzionale.
Morelli (Il Re, 1899, pag. 257 e segg.) ricorda che in quasi tutte le costituzioni monarchiche, specialmente in Germania, il matrimonio principesco, perchè i figli possano succedere al Trono, debba essere uguale, sebbene in passato l'osservanza di tale principio non sia stata assoluta e generale. Afferma che la costituzione italiana (cioè lo Statuto) non ha imposto la nascita di matrimonio uguale come requisito per la successione al Trono, ma opina che "nella successione dell'ufficio regio, abbiano diritto di concorrere soltanto quelli che sono nati da un matrimonio rispondente alla coscienza sociale, all'onore e all'interesse dello Stato", e rammenta come talune costituzioni straniere impongano il consenso delle Camere legislative per il matrimonio dei Re e Principi, auspicando che altrettanto si stabilisca in Italia per i Re.
Secondo Miceli (Diritto costituzionale, 1913, pag. 486):" ...non si possono considerare come legittimi discendenti per la successione al Trono, se non i figli nati da matrimonio considerato legittimo secondo i principi del nostro diritto pubblico. Perchè a tali effetti il matrimonio sia legittimo occorre:
I) che sia stato fatto con l'assenso del Re conformemente alla disposizione dell'art. 69 del Codice Civile (oggi art. 92);
II) che non sia stato contratto con persona di condizione inferiore, cioè non appartenente alla categoria dei Principi di Famiglie regnanti (o ex-Regnanti).
Ciò in forza della Reale Patente del 13 settembre 1780 e del Reale Biglietto del 28 ottobre del medesimo anno. Queste disposizioni continuano ad essere in vigore, non essendo state abrogate da leggi o da decreti successivi. Si capisce che qui il diritto si informa al criterio di conservare alto il prestigio del Capo dello Stato". Crosa (La Monarchia nel diritto pubblico italiano, 1922, pag. 20): "La successione (si intende al Trono) non è retta dai principi comuni del diritto civile. Legalmente capace di tutti i diritti è la successione legittima proveniente da nozze riconosciute principesche", e in nota aggiunge che" ...l'art. 69 C.C. fa obbligo, per la validità dei matrimoni dei Principi, dell'autorizzazione del Re". Il Presutti (Diritto costituzionale, 1915, pag. 298) contesta che i matrimoni debbano essere conformi alla Patente citata, fondandosi però sull'ulteriore regolamento della materia da parte del Codice civile ( e non ad opera dello Statuto, ossia di una astratta dichiarazione del principio di uguaglianza, oltretutto assai meno radicalmente affermato che nella vigente costituzione). Ma, sempre per il Presutti, quali norme si devono applicare al Re, se lo Statuto regola la successione della Legge Salica, la quale si riferisce a matrimoni principeschi ed anche i plebisciti delle provincie napoletane e della Sicilia (21 ottobre 1860) ricordano la successione legittima di Re Vittorio Emanuele? In questo caso, Presutti ritiene "che valgano le disposizioni del 1780".
L'art. 92 del Codice Civile
Mette conto ricordare, infine, come anche l'art. 92 del vigente Codice Civile - ultima manifestazione di una volontà normativa di un Sovrano di Casa Savoia, poichè approvata con Regio Decreto 16 marzo 1942 - dispone al capoverso: "Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali, è richiesto l'assenso del Re Imperatore". (Ovviamente, assenso previo, sia perchè lo comporta l'istituto per sua natura, sia perchè sarebbe contrario ai principi istituzionali della Monarchia, i quali inequivocabilmente sottraggono al potere di chiunque, e sia pure del Re, la designazione del Capo dello Stato o influire sulla designazione stessa, alterando un ordine successorio già consolidatosi, a tenore della citata Regia Patente con la scelta matrimoniale in ipotesi men che regolare, compiuta da taluno dei chiamati alla successione. Può ricordarsi utilmente, a questo riguardo, che nel marzo 1873 - mi pare il 13 - fu richiesto l'assenso scritto dei Principi di Casa Genova, per il reintegro del primo Duca D'Aosta nell'ordine di successione al Trono, dal quale era uscito andando a regnare in Spagna e nel quale rientrava, condizionatamente ai predetti consensi, dopo avere colà abdicato).
Marino Bon Valsassina


Il parere dell'UMI: certezza del dirittoLa pretesa alla successione dinastica sabauda, sollevata alla morte del Re Umberto II, è divenuta ormai una vexata quaestio, della quale si è scritto e si scrive hinc et inde, a proposito e a sproposito, soprattutto perchè in questa nostra Italia cui Roma lasciò il millenario monumento del suo diritto, ciò che più manca è il rispetto e di conseguenza la certezza del diritto stesso. Se rispetto e certezza vi fossero, basterebbero le leggi che hanno regolato - e regolano - lo status dei Principi di Casa Savoia (leggi che la Monarchia costituzionale trasferì nel Codice Civile) per definire irrevocabilmente la condizione del principe Vittorio Emanuele: questi, per le Regie Patenti del 1780 di Vittorio Amedeo III, rimaste valide fino all'ultimo Re sabaudo, e per il Codice Civile del Regno d'Italia, non può pretendere alla successione, vietandolo il suo matrimonio con la signorina Marina Ricolfi, cittadina svizzera, anche e soprattutto per il mancato assenso del Sovrano, Capo della Dinastia. A ciò si aggiungano altre condizioni soggettive ed oggettive, che inabilitano Vittorio Emanuele alla successione dinastica (pretesa e tentativo di destituire il Padre, sufficiente da sola a togliere ogni diritto ereditario ad un Principe; i fatti dell'isola Cavallo; l'appartenenza alla P2). I monarchici dell'UMI hanno lungamente esitato, prima di pronunciarsi, non perchè diritto e storia, passato e presente lasciassero qualche dubbio, ma perchè nel figlio rispettavano il Padre, ed anche per evitare la scissione, avvenuta poi ugualmente.
Di Matteo de Nardelli
Contro l’UMI, gli scissionisti vittoriani - pochi, ma rumorosi - hanno scagliato insulti e calunnie. L'UMI, pur danneggiata moralmente e materialmente (materialmente per la mancata esecuzione del testamento del Sovrano defunto), ha preferito tacere dignitosamente, ritenendo ogni polemica inutile e di cattivo gusto. Ora, però, il silenzio non può continuare; come il MMI ha scelto il legittimismo personale, l'UMI si rivolge all'Istituto monarchico per se stesso, confermando, ben inteso, i diritti di Casa Savoia, ma rappresentati da un successore legittimo che non può essere Vittorio Emanuele, né il figlio Emanuele Filiberto, nato da un matrimonio non valido per la Dinastia. Non vi è dunque rimedio ad una condizione di fatto e di diritto contraria alle leggi dinastiche e civili, tutte ostative per Vittorio Emanuele. A nulla valgono le dichiarazioni, le smentite, gli atteggiamenti assurdi e carnevaleschi, per cui si inventano re e regine e principini ereditari, ornati di Collari della SS. Annunziata, che sono, tra l'altro, nonostante la diversa disposizione testamentaria del Re Umberto Il, materialmente in possesso di Vittorio Emanuele.
Perchè non si è preso esempio dall'esilio dignitoso di Re Umberto II e dal comportamento serio e scrupoloso di Otto d'Asburgo, del Conte di Parigi, degli stessi Borboni di Napoli dopo Gaeta? O di Edoardo VIII d'Inghilterra che abdicò, volendo sposare una divorziata?
Nelle aritocrazie - e i Re e i Principi Reali sono i primi inter pares e i capi della nobiltà - vigono, per tradizione millenaria, severe regole di stile e di dignità, che il principe di Napoli e la sua consorte hanno disprezzate. Non bastavano forse i politici repubblicani a farci vergognare di essere cittadini italiani? Perchè questo nostro grande Paese, crogiolo di civiltà e di culture, deve subire imbrogli e farse di ogni specie e colore?
I monarchici dell'UMI non sono dei vani sentimentali o dei nostalgici piagnucolosi: essi sono convinti che l'Istituto monarchico dia maggiore garanzia di continuità politica e di coesione nazionale di quanto non possa dare uno sgangherato regime repubblicano, fondato sulle contrattazioni e sulle lottizzazioni dei partiti. Ma una monarchia costituzionale è uno strumento delicatissimo, che richiede il più alto sentire morale in chi lo esercita ed in chi lo sostiene. Guai se, per sostenere una causa, qualunque essa sia, si ricorre a metodi moralmente e legalmente discutibili e si pretende di imporre tesi costituzionalmente invalide. Con le falsificazioni, con la prepotenza e l'arroganza si ottiene l'effetto contrario a quello sperato: tant'è vero che, per causa di gravi errori e di colpe imperdonabili, l'unità dei monarchici dell'UMI, durata un quarantennio, si è spaccata dopo la morte di Colui che impersonava, anche nell'esilio, l'idea stessa dell'Istituto monarchico, con alto senso morale e regale dignità.
Si potrebbe dire la medesima cosa di Vittorio Emanuele, anche indipendentemente dall'irregolare status dinastico del principe?


DURA LEX, SED LEX
Uno degli innumerevoli aspetti positivi dell'Istituto Monarchico è l'automatismo della successione, che ci sottrae da inutili lotte intestine per l'assegnazione del ruolo di Re al personaggio più gradito ad una fazione politica, ad una lobby, etc... (come invece accade per la "democratica" elezione del presidente della repubblica, che tanto vorrebbe apparire super partes). La Consulta dei Senatori del Regno, l'organo che rappresenta appieno la Monarchia in Italia in questa parentesi repubblicana, per evitare che sorgessero inutili polemiche e per far rispettare le secolari tradizioni della Famiglia Reale, ha esplicitamente chiarito che S.A.R. il Principe Amedeo di Savoia è il legittimo continuatore della tradizione sabauda. L'Unione Monarchica Italiana non poteva che approvare in pieno questo importantissimo gesto, che ha una volta per tutte fugato ogni dubbio. La Consulta non si sarebbe mai permessa di designare alcuno ad un così importante ruolo, ma ha semplicemente chiarito pubblicamente quello che le "leggi" di Casa Savoia impongono, ed è del tutto inutile sindacare e appigliarsi a cavilli di vario genere per aggirare le severe disposizioni che hanno permesso alla millenaria Famiglia di avere un ruolo primario nella storia. Noi, veri monarchici, non possiamo che essere felicissimi per il fatto che, in un momento di vacanza del Regno, come quello che ci hanno imposto di subire da più di mezzo secolo, il nostro punto di riferimento sia un grande Uomo come il Duca d'Aosta (per non parlare del figlio Aimone, vanto per l'Italia a livello mondiale!). Per il carattere che non ama la mondanità e che li fa dedicare alla cultura e al lavoro, questi illustrissimi personaggi non sono forse conosciuti dalle masse al pari di altri contemporanei che portano il Loro stesso cognome e che balzano agli albori della cronaca per gesti non propriamenti nobili, ma la stima che si sono guadagnati e che godono da parte dell'intera società italiana senza distinzione di idee politiche o di altro, sono un ottimo biglietto da visita per tutti noi monarchici. Riguardo a chi è dedito ad altro genere di attività (che ben poco hanno a che fare con la cultura e la classe!), non possiamo che esprimere il nostro rammarico per le troppe scelte sbagliate che sono state commesse e che temiamo continuino... ma da buoni cristiani contempliamo il perdono, e, qualora qualcuno deponesse i vasetti di sottaceti e si rendesse finalmente conto del significato del proprio nome, non potremo che essere lieti di avere altri Savoia dediti alla causa monarchica! Non vogliamo fare la guerra a nessuno, dobbiamo semplicemente preservare l'Istituto nel quale crediamo.


Perche' alcuni monarchici non leggono le leggi dinastiche prima di pronunciarsi?Se uno legge si rende conto che VE non ha diritti dinastici...


Per chi rompe le palle dicendo che le Regie Patenti sono state abolite dall'entrata in vigore dello Statuto Albertino del 1848, aggiungo che, se ciò fosse vero, adesso non esisterebbero più nemmeno i Carabinieri, istituiti proprio per mezzo di Regie Patenti nel 1814.


qui parliamo delle leggi Dinastiche di Casa Savoia...
non me ne voglia Barbaccia, ho annullato il post dedicato a Federico II che anch'io ritengo un grande sovrano e un grande amante dell'Italia: era anche imperatore di Germania oltre che Re di Sicilia ma preferi' sempre vivere nell'Italia meridionale, puo' creare una nuova discussione dedicata agli Hohenstaufen, aggungero' la foto di Castel del Monte ad Andria


Grazie Roberto... Purtroppo c'è gente che posta la prima cosa che gli passa per la mente, senza pensare che qui ci sono delle regole tematiche da rispettare...

