Afghani esultano per attentato militari
Nell'attentato contro il convoglio militare italiano a sud di Kabul, il caporalmaggiore Giorgio Langella non ha solo perso la vita, ma è anche stato schernito dalla popolazione. Dopo l'esplosione che ha capovolto il blindato sul quale viaggiava, scagliando il suo corpo esanime sull'asfalto a qualche metro di distanza, una folla di afghani è uscita dalle case con urla di gioia, e non ha fatto nulla per soccorrere i feriti.
Nella ricostruzione dell'episodio fatta dal "Corriere della Sera", alle 8 (5.30 in Italia) tre blindati leggeri Puma uscirono dalla base italiana di Camp Invicta con 18 soldati, sei per ogni mezzi. A poche centinaia di metri dalla destinazione, Chahar As Yab, un villaggio a 10 km a sud di Kabul, dove dovevano affiancare la polizia locale per un posto di blocco, l'ultimo mezzo salta per l'esplosione di una carica nascosta in un canale di scolo sottostante l'asfalto, fatta detonare a distanza.
Il mezzo si solleva e ricade violentemente sull'asfalto capottato: il corpo di Langella viene proiettato fuori dall'abitacolo. Il militare muore sul colpo e resta disteso supino sull'asfalto a braccia aperte. Poco distanti il caporalmaggiore Vincenzo Cardella, ferito e sanguinante, che poi morirà qualche tempo dopo in Italia per le ferite riportate, il maresciallo Francesco Cirmi. La gente accorre a frotte, comincia a urlare e ridere. Un uomo si impossessa degli occhiali di Langella e fa un piccolo macabro show per sollevare l'ilarità gnerale.
Poi quando la gente si accorge che tra i soldati c'è anche una donna, Pamela Rendina, napoletana, le urla di gioia di fronte ai capelli lunghi, al gluteo sinistro lacerato da una scheggia, alla donna che per il colpo ricevuto al capo non riesce a rialzarsi in piedi, si trasformano in insulti.
A fatica i commilitoni circondano la zona e tengono alla larga i civili. Pamela, al ritorno a casa, in Italia, dopo le cure in ospedale, è sconvolta. Ma non solo per aver visto la morte in faccia.
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