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  1. #1
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    Predefinito Servizio pubblico e dintorni

    Salve

    piombo nel vs. forum dopo una lettura zapping tra i post e messaggi di vario genere su questo come su altri forum (si chiamano così vero?). Leggo messaggi, ironici, seri, polemici, inutili, sbrodolanti parole e sintetici all'inverosimile... la dialettica non vi manca mai.

    Quindi Vi butto sulla tastiera del Vs. PC una provocazione: "cosa significa oggi servizio pubblico radio televisivo per un repubblicano d.o.c. ???"

    mi raccomando Sintesi !!!


  2. #2
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    o se l'argomento è troppo complesso ditelo....


  3. #3
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    Oggi cosa DOVREBBE essere un servizio pubblico radiotelevisivo?

    Uno strumento che promuova l'informazione e la crescita culturale del pubblico, anche attraverso l'intrattenimento.

  4. #4
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    Bene Jan viva la sintesi ma mi sembra un pò poco.
    Dunque per te l'isola dei famosi è servizio pubblico???? stando cosi le cose dovrei immaginare che i messaggi che quel tipo di trasmissioni diffondono hanno un valore civile ed educativo tanto da essere pagate dal canone.

    secondo me non ci siamo. quello che occorre è ripensare il ruolo del servizio pubblico, i suoi limiti e i suoi ambiti operativi.


  5. #5
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    Premesso che sono tra i sostenitori del motto che non bisogna buttare via l'acqua con il bambino, occorre constatare che questa Rai ha da tempo abdicato al suo ruolo di "servizio pubblico".
    Ciò non significa affatto che debba essere privatizzata (sarebbe come perdere ogni speranza) ma semplicemente che debba imporsi un codice etico e un obiettivo alto.

    E' banale rispondere alla tua domanda. Il servizio pubblico deve essere un servizio di qualità e autorevolezza in tema di informazione, cultura, approfondimento e, perché no, intrattenimento. Lo Stato, attraverso la televisione deve, oltre che offrire uno strumento di svago, anche formare e informare il cittadino.

    Due sono le condizioni affinché questo possa tornare ad essere il ruolo della Tv di Stato.

    1) Eliminare la pubblicità e vivere di solo canone. In poche parole estraniarsi dal mercato. La Rai non deve essere in competizione con le altre televisioni, non deve sentirne la necessità. Deve puntare unicamente sulla qualità. Non potrebbe avere nomi di grido? Non è detto. Se metti sul piatto il prestigio contro il denaro, non è scontato che vinca sempre quest'ultimo.

    2) Fare informazione seria. Che non significa bolletino acritico o, peggio, telegiornali di partito (più che il tg1 o il tg2, il vero scandalo, da sempre, è il tg3). Significa svuotare la dirigenza da qualunque lottizzazione partitocratica (facile a dirsi) e affidare la direzione dei telegiornali e dei programmi di approfondimento a giornalisti e opinionisti indipendenti, ma con delle idee riconosciute, di qualunque orientamento siano. Penso a gente come Mario Pirani, Enzo Biagi, Oscar Giannino, Sergio Romano, Eugenio Scalfari, Giuliano Ferrara etc. Sarebbero tg riconoscibili e non subdolamente di parte, ma soprattutto di comprovata autorevolezza. Come i quotidiani, d'altronde.


    P.S. Colgo l'occasione per fare un minimo di radiografia televisiva personale.
    Non sono un grande telespettatore, a dire il vero. Gli orari che faccio mi portano quasi sempre a guardare i programmi più interessanti, che sono generalmente dopo le 23. Film in tv non ne vedo da anni, perché odio le interruzioni comandate (pubblicità) o non volute (il bimbo che vuole giocare, la pentola sul fuoco, il telefono che squilla e via dicendo). E poi ormai trasmettono solo i fondi di magazzino: molto meglio cinema e dvd. I telefilm li detesto (sono fermo a Furia, Rin Tin Tin e Happy Days), mentre le fictions (per me erano gli "sceneggiati", ma oggi è più fico ingleseggiare) stimolano il riflesso condizionato dello zapping istantaneo. Dei telegiornali ascolto quasi solo i titoli.
    Le due frasi ricorrenti alle 21 e 30, quando mi affaccio in soggiorno, telecomando alla mano, sono: "Cos'è 'sta stronzata?" e poi "Stasera non fanno un cazzo". E me ne torno a fare altro (spesso qui sul forum). L'unica cosa che si salva, nel mio bagaglio televisivo, sono i reality show. Se fossero propinati a piccole dosi (uno due l'anno, magari solo i migliori) non mi dispiacerebbero. E non nascondo di guardare con interesse l'Isola dei Famosi (e talvolta il Grande Fratello). Trovo che accanto all'indiscutibile calamita morbosa, ci sia molta sociologia (spicciola, s'intende) lì dentro. E una certa quantità di pulsioni e sentimenti, da ridimensionare, come ovvio, nel contesto spettacolare. Infine, rimpiango il presentatore Pippo Baudo. Degli altri, non se ne salva uno che uno.

    Perdonate l'outing non richiesto.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da La-lettera22 Visualizza Messaggio
    Bene Jan viva la sintesi ma mi sembra un pò poco.
    Dunque per te l'isola dei famosi è servizio pubblico????
    No.

    Io adotterei un sistema simile a quello degli Stati Uniti.

    Abolirei il canone e stabilirei che i contribuenti possono destinare una quota fissa delle imposte al finanziamento della radiotelevisione statale.

  7. #7
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    ciao gente !

    devo dire che la proposta di Jan non è male.

    Caro Paolo, evitando discorsi cattedratici (che come vedo sono tua abitudine ) per cortesia dimmi (in sintesi) quale è il messaggio civile che la Rai di Stato ci trasmette con i reality show dall'isoletta delle vacanze ? Paolo dimmelo tu perchè mica ho capito!

    Posto che vi sia un messaggio mi chiedo se sia legitttimo inserirlo in un concetto allargato di servizio pubblico (ma molto allargato) o se invece il messaggio vada relegato tra quelli propri di una tv-spazzatura buona solo per gli sponsor e più attenta allo share che alla formazione culturale dei cittadini. In questo caso, immagino venga da pensare : "io la Rai come la vorrei visto che pago il canone?"


  8. #8
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    Personalmente sono dell'opinione che la RAI dovrebbe essere pubblica e rendere i suoi tre canali in chiaro dei canali tematici, ad esempio uno di sola informazione, uno di intrattenimento ed uno regionale. Sentivo una volta in televisione un giornalista tedesco dire che la televisione pubblica del suo paese funziona molto bene proprio perchè i suoi canali (che non sono solo tre, ma se non erro setto od otto) sono organizzati proprio in questa maniera.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da La-lettera22 Visualizza Messaggio


    ciao gente !

    devo dire che la proposta di Jan non è male.

    Caro Paolo, evitando discorsi cattedratici (che come vedo sono tua abitudine ) per cortesia dimmi (in sintesi) quale è il messaggio civile che la Rai di Stato ci trasmette con i reality show dall'isoletta delle vacanze ? Paolo dimmelo tu perchè mica ho capito!

    Posto che vi sia un messaggio mi chiedo se sia legitttimo inserirlo in un concetto allargato di servizio pubblico (ma molto allargato) o se invece il messaggio vada relegato tra quelli propri di una tv-spazzatura buona solo per gli sponsor e più attenta allo share che alla formazione culturale dei cittadini. In questo caso, immagino venga da pensare : "io la Rai come la vorrei visto che pago il canone?"

    Se posso intromettermi, credo che anche una televisione pubblica (cosa diversa da una televisione statale) possa trasmettere un reality show.
    Il punto è il come (una televisione pubblica dovrebbe attenersi a parametri di qualità più stringenti rispetto ad una televisione privata, sebbene non vada dimenticato che una televisione privata è comunque intestataria di una concessione, e quindi di un bene pubblico) e il quanto.

    Una televisione statale che rincorra le televisioni private a caccia del pubblico, propinando quiz diseducativi (come quelli che permettono di vincere mensilità o annualità di stipendio indovinando, che so, quanti fagioli ci sono in un barattolo) o telefilm strappalacrime e solo, o quasi solo, quelli, non ha ragione di essere.

  10. #10
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    La proposta di canali tematici mi sembra interessante, ma la rai già li ha! dunque se pur interessante non credo sia la via giusta. (Rai News - informazione; Rai Educational - cultura; Rai Sport, Rai Ragazzi etc etc.)

    Molti dei canali tematici di Rai vennero creati sull'onda emotiva della TV tematica sul finire degli anni 90 e, di fatto, furono la risposta italiana al dilagare di Tele+ (ricordate?) infatti erano (e sono) solo via satellite e in alcuni casi ritrasmessi solo la notte prevalentemente da rai 3 (peccato! )

    In realtà i canali tematici rai sono molti di più ma trasmessi nell'ambito delle piattaforme a pagamento ora di Sky (Rai Gamberorosso, Rai Cinema e così via).

    Quello che è interessante è sapere se e come queste società esterne acquistano prodotti dal magazzino di mamma rai e se tali opportunità sono riservate a pari condizioni anche ad altri soggetti.

    Visto che i contenuti del magazzino rai sono prodotti dericvati dal canone appartengono alla collettività e il loro accesso dovrebbe essere libero e non a pagamento o riservato (quasi esclusivamente) a società collegate alla rai che lo sfruttano commercialmente senza di fatto portare miglioramenti ai penosi palinsesti di rai 1,2 e 3. Ma questo è un altro tema ....

    La tematicità oggi è una specializzazione richiesta dal pubblico della tv generalista (spesso annoiato dalla scarsità del prodotto offerto in chiaro (free) che dunque predilige con poca spesa i contenuti sui canali pay che sono di maggiore o particolare interesse, piuttosto che doversi sorbire continue interruzioni pubblicitarie in prodotti che pur di essere genealisti finiscono con il privileggiare questo aspetto a discapito della qualità.

    La Rai potrebbe specializzarsi in canali tematici .... ma a chi far condurre il treno migliore e a chi lasciare i canali più di nicchia??? bel tema vero???

    Penso che la rai dinque non possa essere suddivisa in canali tematici (i quali sarebbero ognuno monotematico e quindi a target esclusivo con conseguenti problematiche) ma debba parlare, e deve parlare, a tutti contestualmente, in una ottica multiculturale che sia di stimolo al dialogo. ... Penso quindi al paragone con l'essere laici e fautori di un dialogo aperto a tutti (target generalista ) come strumento di confronto democratico contro i nuovi e vecchi fondamentalismi che trasformano le ideologie in fedi e le fedi in ideologie.


 

 
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