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  1. #1
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    Predefinito День рождения Путина!



    7 октября 2006 года Владимиру Владимировичу Путину исполняется 54 года. Это действительно важный и значимый праздник для каждого гражданина РФ. Именно в этот день у нас появляется прекрасная возможность поздравить Президента не только как талантливого политика, но и как прекрасного человека. И мы, клуб Фанатов В.В. Путина, по случаю этого события, организовываем «большое чаепитие». Приложив все возможные усилия, мы постараемся создать действительно праздничную и теплую атмосферу. Каждый прохожий сможет приобщиться к нашему мероприятию и будет угощён специальным праздничным тортом. С уверенностью можно сказать, что многие из присоединившихся захотят лично поздравить Президента, поэтому, мы приготовили специальные поздравительные открытки, на которых любой сможет оставить свои пожелания и поздравления, а затем положить в специальный ящик, а мы, в свою очередь, позаботимся, чтобы каждая такая открытка дошла до Владимира Владимировича Путина. Также будут организованы конкурсы на лучшее поздравление Президента и на знание его биографии, по итогам которых победителям будут вручены памятные призы. Время начала: 16.00 (разрезка праздничного торта). Место проведения: Чистопрудный бульвар, у памятника А.С. Грибоедову.

  2. #2
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    С днём рождения

  3. #3
    RibelleSano
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    E' l'alcool che ho ingerito stasera?

  4. #4
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  5. #5
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  6. #6
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  7. #7
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    Predefinito Buon Compleanno, Presidente!


  8. #8
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    L'Impero insorgente


    • da La Stampa del 10 ottobre 2006, pag. 1


    di Enzo Bettiza

    Certamente è difficile credere che un uomo algido e accorto come Vladimir Putin abbia deciso di festeggiare il suo compleanno sbarazzandosi di una giornalista scomoda in un modo così rozzo e così sbrigativo. Ma non meno difficile è chiudere completamente gli occhi davanti alle scritte inalberate, dopo il delitto, da qualche migliaio di dimostranti nel centro di Mosca: quegli slogan accusatori, a torto o a ragione, indicano nei polizieschi cortigiani del Cremlino gli «assassini della libertà di parola» e i protettori della cosca cecena di Ramzan Kadyrov bollato come «lo Stalin dei nostri giorni» nell’ultimo scritto della Politkovskaja.

    Il clima di questi insondabili misteri moscoviti sembra evocare i primi Anni Trenta quando probabilmente il vero Stalin, cercando un pretesto per avviare l’ondata terroristica contro la vecchia guardia leninista, tramò l’assassinio di Sergej Kirov. Il ras bolscevico di Leningrado venne freddato a rivoltellate da un giovane squilibrato che poi, assieme ad altri membri del Komsomol, fu ucciso a sua volta. Oggi, c’è chi presume che l’assassino di Anna Politkovskaja sia stato già eliminato e c’è, anche, chi suggerisce che il mandante sarebbe addirittura l’oligarca Mikhail Khodorkovskij incarcerato per volontà di Putin: l’ex magnate petrolifero, noto per le sue idee liberali, avrebbe architettato l’omicidio per gettare l’ombra del sospetto sul Cremlino e promuovere così una «rivoluzione arancione» a Mosca. Non siamo molto lontani, come si vede, in questa Russia di Putin amministrata da tanti ex agenti del Kgb, dall’atmosfera di complotti e d’intrighi a scatola cinese che riportano alla memoria altre epoche sventurate della storia russa.

    Cos’è successo insomma nella caotica società russa dopo la democrazia imperfetta, ma pur sempre vivibile, dell’era Eltsin? Com’è stato possibile che, a quindici anni dalla fine dell’Urss, la Federazione russa sia a poco a poco degenerata dalla mezza democrazia eltsiniana nell’autoritaria democratura putiniana? Il germe della degenerazione, che ha qualcosa di profondo e quasi ineluttabile, si annida forse nell’animo e nella mente del presidente Putin, il quale, come scriveva la Politkovskaja, «non ha saputo estirpare il colonnello del Kgb che vive in lui»?

    Fatto è che vediamo una capitale stretta fra bande mafiose e un potere centralizzatore e censorio, un mosaico federativo impoverito con 89 governatorati sdemocratizzati e passati nel 2004 sotto il controllo autocratico del Cremlino, una Cecenia distrutta in balìa di una cosca locale filorussa, una ex «Comunità di Stati indipendenti» completamente dissestata. Basta un’occhiata a tre importanti repubbliche ex sovietiche: la Bielorussia stalinista sostenuta con elargizioni petrolifere da Mosca, l’Ucraina non più «arancione» ricattata da Mosca, la Georgia liberale e occidentalizzante nuovamente aggredita da Mosca, se non con le armi, come ai tempi del primissimo Stalin, con un embargo violento che non promette nulla di buono.

    La crisi latente tra la Russia neoimperialista di Putin e la Georgia di Mikhail Saakashvili è ormai esplosa con virulenza estrema alla luce del giorno. Ed è, sia pure in termini per ora politici, logistici ed economici, di portata non meno grave della crisi endemica che nella stessa area caucasica continua a corrodere la Cecenia. Vale la pena di leggere in merito, nelle pagine odierne de La Stampa, l’intervista concessa dal presidente Saakashvili alla nostra Francesca Sforza. Egli definisce «razzismo di Stato» il blocco durissimo che Mosca sta imponendo a Tbilisi, colpevole di aspirare ad un’«integrazione euroatlantica». Evidentemente Putin scorge in questo il pericolo di un ennesimo insediamento Nato alle porte di casa, mentre il leader georgiano vede nell’embargo soltanto un sopruso a cui, dice, «le democrazie occidentali non possono assistere passivamente». La Russia di fatto ha sigillato tutti gli accessi aerei, marittimi e terrestri con la Georgia, e bloccato perfino il servizio postale e i trasferimenti di valuta tra i due Paesi: non s’era ancora mai visto, in tempo di pace, un simile assedio totale da parte di una superpotenza nei confronti di una piccola nazione limitrofa. Come se non bastasse, la Russia contemporaneamente sta soffiando sul fuoco dell’Abcasia e dell’Ossetia meridionale, due repubblichette autonome storicamente legate alla Georgia, minacciando o di assorbirle o aiutarle nella conquista dell’indipendenza completa. La diplomazia del Cremlino ha già fatto sapere che, se l’Occidente concederà nel 2007 al Kosovo l’indipendenza dalla Serbia, la Russia darà una mano ai separatisti pronunciandosi ufficialmente per il distacco dalla Georgia delle due minirepubbliche caucasiche. Qui cova la brace di un possibile quanto pericoloso incendio regionale. «Basta e poi basta», dicono con l’energia di guerrieri indomiti i georgiani: «Noi non vogliamo più essere trattati come un cortile di seconda mano da una sorta di impero risorgente».

    Un ex consigliere di Eltsin, Georgij Saratov, ha dal canto suo ammonito: «E’ in corso la cecenizzazione della Russia». Voleva forse sottintendere che, aggravandosi la situazione, Mosca potrebbe imporre una «cura cecena» anche alla vicina Georgia?

  9. #9
    SimonSS
    Ospite

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    cariddeo, 6 come sgarbi.....



    .....hai rotto il c@zzo con le tue cagate in lingua straniera...........

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da SimonSS Visualizza Messaggio
    cariddeo, 6 come sgarbi.....



    .....hai rotto il c@zzo con le tue cagate in lingua straniera...........

    Intanto l'articolo di Bettiza è in italiano, in secondo luogo era un modo simpatico per celebrare il compleanno di una figura che, sempre più, si staglia nella geopolitica internazionale.



    Raffaele

 

 
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