Scusami Lucrezia ma i miei post li leggi? Ti ho postato proprio qui l'esempio della struttura della democrazia diretta zapatista. Almeno leggilo altrimenti non finiamo più.
Ti riposto qui brevemente la struttura degli organi principali:
Gli Zapatisti, l’anarchia e la “democrazia diretta”
Letteralmente la democrazia diretta (al contrario del consenso, che a volte è confuso con la democrazia diretta) è un metodo per prendere decisioni dal basso che usa il voto come mezzo per arrivare alla decisione. La democrazia diretta su piccola scala può essere semplice, come un gruppo di persone che votano per alzata di mano o votano su delle schede per arrivare a una decisione. Le decisioni su larga scala nella democrazia diretta di solito sono prese sotto forma di “consigli” dei delegati diretti: il compito dei delegati è di rappresentare al consiglio la volontà del loro gruppo. Questi delegati sono revocabili, e possono in genere essere revocati per qualsiasi motivo che il gruppo di cui i delegati sono portavoce ritenga sufficiente.
In democrazia diretta il risultato di voto che determina chi “vince” o “perde” è tipicamente a maggioranza (soprattutto quando si tratta di piccola scala). Ma per modificare le procedure di voo possono essere usati altri metodi, come forme di rappresentanza proporzionale o usare il voto per ottenere la maggioranza e poi utilizzare il consenso per incorporare i dissensi nella decisione finale. Nella democrazia diretta, chiunque può chiedere di votare su un determinato argomento e chiunque può chiedere la convocazione di un’assemblea, tuttavia un gruppo o un consiglio possono decidere e approvare delle linee guida per chiamare al voto e convocare le assemblee. L’articolo che segue descrive come gli Zapatisti hanno utilizzato la democrazia diretta.
Dal 1994 il movimento Zapatista ha costruito un sistema di democrazia diretta. Hanno formato una rete organizzativa e decisionale che coinvolge centinaia di migliaia di persone. Ci sono 32 municipalità dei ribelli, ognuna che comprende dalle 50 alle 100 comunità. Più di 500.000 persone partecipano a questa rete decisionale. Ci sono cinque gruppi linguistici e ciò, aggiunto all’alta montagna, alla giungla e alle strade dissestate, rende difficile ogni forma di organizzazione libertaria. Eppure gli Zapatisti sembrano esserci riusciti.
Assemblee di villaggio
Le aree che gli Zapatisti organizzano apertamente sono rurali e estremamente povere. Tipiche sono le piccole comunità che vanno da una dozzina a oltre 100 famiglie, costrette a vivere lavorando la terra senza l’ausilio dei moderni macchinari agricoli. Molti uomini devono lavorare fuori dal villaggio, nelle città vicine o addirittura negli Usa. Nei villaggi le uniche presenze politiche sono quelle della Chiesa cattolica, nella variante locale della “teologia della liberazione”, e dello stesso EZLN.
Diez de Abril è una nuova comunità nata nei territori espropriati nel 1995. Ne fanno parte le stesse persone che lavoravano quella terra prima della ribellione. Si ono riuniti in assemblea prima di prendere possesso della terra, hanno deciso come dividersi la terra e hanno sceltodi chiamare la nuova comunità “Diez de Abril” in riferimento al giorno (il 10 aprile 1919) in cui Zapata venne assassinato.
La consueta assemblea settimanale avviene dopo o durante la messa domenicale. E’ aperta a tutti e chiunque abbia più di 12 anni ha diritto di parola e di voto, anche se le votazioni sono molto rare. Questi incontri possono andare avanti per ore e in genere risolvono le questioni pratiche che riguardano il lavoro nella comunità o la spesa dei fondi comuni. Ci possono essere lunghissime discussioni per decidere se comprare un trattore o un camion. Se necessario si tengono altre assemblee durante la settimana. L’assemblea elegge dei delegati chiamati “responsibles” per coordinare il lavoro in particolari settori. Questi delegati sono a termine (da uno a due anni) e sono soggetti a revoca nel corso del mandato se si ritiene che non sguano il principio del “dirigere obbedendo” (lo slogan Zapatista che riguarda il mandato che hanno ricevuto).
Ci sono anche dei collettivi che adempiono a particolari compiti nell’ambito della comunità. Sonoistituiti dall’assemblea, alla quale rispondono, ma sono autonomi. Tra i collettivi di Diez ce ne sono per il caffè, il bestiame, l’orticoltura, il pane, la sartoria e il pollame. Una parte della produzione di ogni collettivo va ai suoi membri, il sovrappiù va a un fondo comune centrale controllato dall’assemblea.
CCRI
Il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno è l’organismo che di fatto comanda l’esercito. Questo organismo(o meglio questi organismi, dato che ci sono anche dei CCRI regionali) è composto dai delegati delle comunità. Di per sé non è una struttura militare.
A livello regionale può prendere decisioni che riguardano le comunità locali. Per esempio quando una comunità nella regione di Morella voleva occupare la terra poco dopo la ribellione “il locale” CCRI ordinò ai contadini di aspettare, in attesa di una definizione del problema della terra su scala regionale dopo il dialogo del 1994.
In sé questo non è necessariamente un problema, se il CCRI è un organismo genuinamente per delegati. In molte situazioni rivoluzionarie è ragionevole bloccare settori di militanti se delle azioni premature potrebbero portare alla soppressione del movimento. In quel caso forse si può non essere d’accordo con la decisione presa, ma il problema è come e da chi è stata presa. Dalle popolazioni locali o da qualche incomprensibile organismo che agisce in loro nome?
Un mese dopo l’insurrezione, il giornale liberale messicano “La Jornada”, che si occupa ampliamente degli Zapatisti, ha intervistato alcuni membri del CCRI. Uno di nome Isacc ha spiegato le responsabilità del CCRI:
“ se la gente dice che un compagno membro del CCRI non sta facendo niente, che noi non rispettiamo il popolo o non facciamo quel che il popolo dice, allora significa che vuole sostituici…In questo senso, se qualche membro del CCRI non fa il suo lavoro, se non rispetta il popolo, beh compagni, qello non è il suo posto. E allora ci scuserà, ma dobbiamo mettere un altro al suo posto”.
A luta continua





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