C'era una volta un paese dove la gente, allo stremo delle forze, era indebitata fino alle prossime tre generazioni.
Tutte le mattine questi poveretti si alzavano per andare a lavorare, sapendo che la maggior parte del loro guadagno sarebbe finita in una banca per un mutuo su un buco d'appartamento pagato a 5.000 euro a metro quadro.
Visto che costoro appartenevano alla categoria dei fortunati possessori di appartamento, si pensò bene di tassarli con l'imposta sulla casa.
Ma siccome la tassa sulla casa che possedeva la banca (fino all'estinzione del mutuo) non era abbastanza, ecco che si pensò di aumentare gli estimi catastali per poter aumentare il prelievo.
Per fortuna avevano un'auto per andare a lavorare. Quindi, poichè erano così fortunati, dovevano pagare una tassa sull'auto senza la quale non avrebbero potuto lavorare e quindi pagare il mutuo alla banca e la tassa sulla casa.
Siccome il mutuo, la tassa sulla casa e quella sull'auto non erano ancora abbastanza, si pensò di mettere l'accise sul carburante. Così ogni volta che si andava a lavorare per pagare il mutuo, la tassa sulla casa e quella sull'auto, si pagava anche la tassa sul carburante.
Poi qualcuno pensò che se erano così fortunati da avere un'auto, allora avrebbero potuto pagare per il pezzo di strada nel quale si parcheggiava per andare a lavorare e pagare il mutuo, la tassa sulla casa, quella sull'auto e quella sul carburante.
Siccome faceva freddo, per non ammalarsi accesero il riscaldamento. E qualcuno pensò che era giusto far pagare anche una tassa sul riscaldamento.
Così la gente pagava per non ammalarsi e andava a lavorare per il mutuo, la tassa sulla casa, quella sulla macchina, quella sul carburante e quella sul riscaldamento.
Poi qualcuno pensò che in tasca, nonostante tutto, forse rimaneva ancora qualcosa. Allora pensò che sarebbe stato necessario far pagare una tassa su quello che si guadagnava, anche se buona parte del guadagno si perdeva nel cercare di guadagnarlo. Così si inventò l'irpef.
Poi, siccome la gente doveva mangiare e vestirsi per andare a lavorare e pagare tutto quanto, si pensò di mettere una tassa su tutto quello che si comprava e si mangiava. Un bel 20% di iva su tutto.
Poi, siccome non tutti morivano entro i 65 anni, nonostante la vita da schiavi, lo smog, i cibi transgenici, il tabacco e l'amianto, si pensò che era giusto, nel dubbio, prendere loro una ulteriore quota per la pensione. Meglio essere previdenti.
Poi si pensò che non era ancora abbastanza. Si scoprì che qualcuno aveva indebitato tutti (figli e pronipoti compresi) per una somma astronomica e si fecero le finanziarie ogni anno per prendere ancora qualche soldo dove possibile.
La cosa andò avanti per molto tempo. e vi risparmio le creatività messe in atto per prendere gli ultimi spiccioli ancora non tassati.
Fino a un giorno in cui, non ci furono i soldi per pagare il mutuo, la tassa sulla casa, quella sull'auto, sul carburante, sul riscaldamento, sulla corrente, sull'acqua, il parcheggio, l'irpef, l'iva, la pensione, il debito pubblico.
E la gente fece default.
Le banche, che non ebbero saldati i debiti fecero a loro volta default.
Lo stato, che non poteva pagare il debito, fece default.
Le regioni e i comuni, senza stipendio, si svuotarono in men che non si dica.
I dipendenti pubblici non poterono più essere pagati si licenziarono e si cercarono un lavoro.
I politici che tanto erano stati creativi, scapparono tutti alle bahamas.
Si licenziarono tutti i raccomandati dalla rai.
Si chiusero tutti gli enti utili e inutili.
Si mangiarono carote e cipolle per un pò, ma poi la gente tornò a sorridere. C'erano facce nuove in giro, niente più debiti e tanta voglia di ricominciare e di sentirsi un pò liberi.
E tutti vissero felici e contenti.




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