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Ucraina - 04.8.2006
Ucraina, ritorno al passato
La rivincita di Yanukovych, sconfitto dalla rivoluzione arancione, ora di nuovo a capo del governo
Fine dicembre 2004: il massiccio primo ministro ucraino, il filo-russo Viktor Yanukovych – successore designato dell’allora presidente Leonid Kuchma – vede i suoi sogni di potere crollare sotto la marea rivoluzionaria arancione che invade le strade e le piazze innevate di Kiev per contestare la sua vittoria alle elezioni presidenziali. Dopo un drammatico braccio di ferro tra il regime sostenuto da Mosca e l’opposizione sostenuta da Washington, Yanukovych è costretto a cedere il passo al leader arancione filo-occidentale Viktor Yuschenko e ad accontentarsi del ruolo di leader dell’opposizione.
Oggi, solo un anno e mezzo dopo, lo sconfitto di allora e i suoi sostenitori al Cremlino cantano vittoria gustandosi una clamorosa rivincita: Yanukovych torna a capo del governo.
Yuschenko ha scelto per non perdere il potere. Mercoledì notte, dopo giorni e giorni di febbrili ed estenuanti trattative e consultazioni tra i partiti delle due coalizioni, gli “arancioni” filo-occidentali (Nostra Ucraina di Yuschenko e Blocco Yulia Tymoshenko) e i “rosso-blu” filo-russi (Partito delle Regioni di Yanukovych, Socialisti di Moroz e Comunisti di Simonenko), il presidente ucraino ha conferito al suo avversario Yanukovych l’incarico di primo ministro per formare il nuovo governo (oggi il voto in parlamento).
Yushenko ha preferito una difficile e imbarazzante “coabitazione” istituzionale invece che sciogliere il parlamento eletto lo scorso 26 marzo – dominato dalla coalizione filo-russa – e indire nuove elezioni. Perché in questo caso, il Partito delle Regioni di Yanukovych non solo lo avrebbe sottoposto a impeachment, ma come dicono tutti i sondaggi sarebbe uscito trionfalmente da un nuovo voto, eliminando ogni possibilità di condivisione del potere con il partito di Yuschenko.
Il leader arancione, insomma, ha agito in base all’unico criterio che regola il gioco politico ucraino (e non solo): la conservazione del potere.
Ma formalmente c’è stato un accordo politico. Ufficialmente però, la decisione di Yuschenko è stata presa in base a un patto di unità nazionale, il cosiddetto “Universale” (nome ricorrente nella storia ucraina delle intese politiche), ideato per costringere il futuro governo Yanukovych a non discostarsi dalla politica filo-occidentale e liberista del governo arancione: in particolare il nuovo esecutivo dovrebbe impegnarsi a portare avanti il processo di adesione dell’Ucraina alla Nato, all’Ue e al Wto, proseguire sulla strada delle liberalizzazioni economiche e mantenere l’ucraino come unica lingua nazionale.
In realtà, pare che nel documento finale questi vincoli siano stati molto annacquati: l’ingresso nella Nato è condizionato a un referendum, come ha sempre chiesto Yanukovych, e alla lingua russa parlata nell’est del paese è riconosciuto uno status quasi parificato all’ucraino.
Non stupisce che l’ala radicale della coalizione arancione, il Blocco della “pasionaria” Yulia Tymoshenko, non abbia voluto firmare il patto e abbia annunciato il proprio passaggio all’opposizione, accusando Yushenko di tradimento della rivoluzione arancione per aver riportato al potere i protagonisti del vecchio regime. “Io e lui non abbiamo lo stesso sangue”, ha dichiarato infuriata la Tymoshenko.
Porà: “Yanukovich non rispetterà i patti”. Se nella Suprema Rada saranno i 129 parlamentari della Tymoshenko ad opporsi al nuovo governo di unità nazionale guidato da Yanukovych – del quale faranno parte anche esponenti arancioni del partito presidenziale –, fuori, per le strade di Kiev, saranno i giovani di Porà – il movimento più combattivo della rivoluzione del 2004, quello sponsorizzato dal miliardario statunitense George Soros – a dare battaglia contro questo ritorno al passato. “Combatteremo questo governo – ha dichiarato a PeaceReporter Sergiy Taran, direttore del dipartimento di analisi politica di Porà – perché siamo certi che chi ha truffato il popolo ucraino in passato continuerà a farlo in futuro, perché sappiamo che per Yanukovych il patto che ha firmato è carta straccia: a lui, come a tutti in questo paese, interessa soltanto il potere. Una volta a capo del governo, farà quello che vorrà, ignorando ogni impegno preso. Yuschenko può dire quel che vuole, ma oggi l’Ucraina sta facendo un deciso passo verso il passato”.
Enrico Piovesana


Il Partito delle regioni dovrebbe comprendere anche i socialdemocratici uniti e il forte Partito Comunista di Crimea.




certamente non yanukovic...


Il Blocco Yulia Timoschenko non e' affatto social-democratico...potrebbe essere interpretato come una destra liberista e nello stesso tempo populista...insomma una sorta di Forza Italia ucraina....