Leggendo articoli e commenti sulla finanziaria viene da pensare che l'intervista orientativa sulle intenzioni della futura maggioranza sia stata quella fatta a Bersani da Repubblica diverse settimane prima delle elezioni.
L'attuale ministro diceva infatti che l'intenzione della maggioranza prodiana sarebbe stata quella di dirottare le risorse del paese per favorire la concentrazione di grandi aziende capaci di stare nel mercato italiano e in quello continentale.
Siccome sulla realizzazione di certe intenzioni si può spesso giudicare solo ex post mi limiterei a rimarcare il fatto che almeno due decisioni presenti nell'impianto della finanziaria ricalcano lo schema Bersani: il trasferimento del tfr all'Inps e la revisione, in senso progressivo, delle aliquote irpef.
Nel primo caso favorisce chi è in grado di sfruttare il cuneo fiscale trattando da grande con le grandi banche (che hanno un'occasione d'affari con le imprese causa mancanza del tfr) nel secondo chi ha una dimensione tale da bypassare su grandi numeri, e legalmente, il sistema fiscale nazionale.
Del resto il "nanismo delle imprese" è uno dei punti che stanno negli indirizzi sistemici del centrosinistra: le reti delle piccole e medie imprese sono le più colpito dalla globalizzazione, si tratta quindi di superare il "piccolo e' bello" dell'impresa degli anni '80.
Secondo alcuni commentatori la finanziaria di Padoa-Schioppa rende meno appetibile dall'estero il sistema italiano: un motivo in più, nel caso, per far si che crescano delle concentrazioni italiane di imprese perchè nella globalizzazione vince il sistema nazionale che esporta.
Tenendo conto delle reazioni di Montezemolo, che comunque ha una base di piccole e medie industrie di cui tener conto, se si legge la relazione di Pininfarina Jr. all'assemblea dei giovani industriali non si puo' non notare come imputato sia proprio quel "laissez-faire" che dovrebbe essere la stella polare delle imprese: i giovani industriali rimproverano allo stato proprio la condizione di solitario "laissez-faire" in cui sono stati lasciati.
Del resto la maggioranza reale di governo è organica ad un impianto politico, istituzionale ed ideologico ed ad una tipico del liberismo europeo degli anni '90: primato della moneta sulla società, bassa inflazione e precarizzazione del lavoro, capitali e rendite favoriti rispetto ai salari, mercato continentale unico per l'allargamento delle grandi imprese e spazio europeo appetibile per gli investimenti azionari globali. L'impresa piccola e media qui viene lasciata, volente o nolente, in un "laissez-faire" di cui ne farebbe volentieri a meno.
Questo scenario di adeguamento dell'Italia ai parametri tecno-liberisti europei sembra però meno comprensibile alla luce del fatto che la maggioranza di governo esprime almeno un terzo di componente politica che si richiama esplicitamente all'esperienza di Seattle.
In questo senso possiamo dire che tutte le indicazioni e le speranze provenienti da quella stagione sono state puntualmente disattese.
Qualche professionista della polemica può estrapolare, come fa Liberazione ormai imbattibile quotidiano di fantascienza, alcuni elementi della finanziaria per indicare improbabili inversioni di marcia del governo.
La sostanza è una sola: questa finanziaria, benedetta dal Financial Times, è pienamente compatibile con Maastricht, i dettati del FMI e della Banca Mondiale di Wolfowitz.
Anzi è stata prepararata di concerto con l'aumento di 25 centesimi di punto sui tassi di interesse in area euro proprio come si deve fare nell'area tecno-liberista europea.
Ma come è potuto avvenire che la rappresentanza istituzionale, spesso pervicacemente cercata, del movimento uscito da Seattle sia servita sostanzialmente per fornire le quote di consenso necessarie all'ennesimo governo liberista ?
Oppure per mantenere una presenza Nato in una guerra sporca in un paese asiatico ?
Come è potuto accadere che una battuta, fondata tra l'altro, del tipo "questo governo
fa gli sgravi fiscali a chi va in palestra e mette i ticket sul
pronto soccorso" sia venuta dalla bocca di un ex governo del centrodestra e non da un rappresentante dei sindacati ?
Come è possibile che nei giorni della finanziaria entrino in sciopero il sistema dei trasporti locali e quello delle comunicazioni, due snodi strategici nella società odierna, mentre tutte le sinistre stanno sostanzialmente a guardare ? Va bene che in Francia il fronte popolare cadde sugli scioperi ma che non ci sia una sponda politica di sinistra nei conflitti
in settori strategici ha dell'incredibile.
Ci sono due risposte sbagliate a queste domande: quella che attribuisce a immaginari movimenti la soluzione di tutti i mali del millennio e quella che paventa "riduzioni del danno" e mediazioni in attesa di tempi migliori.
Entrambe fanno parte
di quella mentalità da minimun left che non tiene conto che la forma movimento viene da 25 anni di sconfitte epocali su scala continentale, e che viene riproposta perchè i movimenti sociali sono senza codice di memoria, e che la mediazione politica e istituzionale avvengono su un terreno sempre piu' simile ad una riserva indiana.
E se non c'è una traumatica, e salutare, rottura con questi meccanismi consolidati di riproduzione della sinistra di "movimento" e istituzionale esempi come quello ungherese sono dietro l'angolo: una rivolta di piazza, agitata dalle destre e dalle tifoserie da stadio, con il governo di centrosinistra arroccato nel palazzo e nelle sue compatibilità sovranazionali.
Fantapolitica ? Altri cinque anni di Padoa-Schioppa, definito d a Bertinotti "borghese onesto", e ne riparliamo.
L'ultima esperienza di governo di centrosinistra, in nome dell'euro, ha generato per reazione cinque anni di regno privato di un Tycoon televisivo.
Il futuro potrebbe essere persino più velenosamente creativo. E non sarà una Perugia-Assisi che ci salverà.
mcs
--AVANTI >


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