
Originariamente Scritto da
Felsineo
Legnago (Vr)
Colpevoli di «aver gravemente leso l’immagine della Lega nord». È questa l’accusa che, in due distinte circostanze ma per motivi analoghi legati sempre al mondo della comunicazione, ha portato all’espulsione dal movimento padano di Giuliano Zulin e Giampietro Zani, entrambi leghisti della prima ora e militanti da anni nella sezione cittadina del Carroccio. E tutto per aver abusato, con analisi e rilievi poco graditi ai colonnelli del senatur, di una libertà d’espressione che, a quanto pare, non è ammessa dallo statuto e dal regolamento del partito. Almeno non al cospetto di migliaia di persone. Il primo, giornalista del quotidiano Libero originario di Canove, è stato cacciato per «aver minato l’unità ed aver messo a repentaglio l’esistenza della Lega con il suo comportamento». Vale a dire - anche se nel benservito firmato dal segretario regionale Giampaolo Gobbo non è precisato nulla al riguardo - gli articoli pubblicati sulla testata diretta da Vittorio Feltri nei quali Zulin ha raccontato le faide interne, la nascita del fronte indipendentista padano e lo scollamento sempre più marcato tra gli elettori e la testa del movimento. Con l’effetto di mettere in discussione, seppur indirettamente con le sue interviste, la gestione del partito a cui aderì ancora nel ’93. Al secondo, imprenditore di San Vito, è stata invece ritirata la tessera per aver danneggiato il Carroccio «con dichiarazioni denigratorie rese nel corso di dibattitti in onda su emittenti televisive locali»: così recita il decreto d’espulsione deliberato dal direttivo provinciale della Lega e trasmesso la scorsa settimana all’interessato. In questo caso ai piani alti del partito sono andati di traverso i salaci interventi con i quali, via telefono, Zani ha contestato, senza remore e a più riprese, su Telenuovo e Canale Italia la linea politica del partito, «il tradimento dei principi ispiratori, il progressivo assoggettamento a Berlusconi, la mancanza di un ricambio». Oltre «all’allenza con la Lega meridionale di Lombardo e al fallimento della devolution che imponeva un momento di riflessione e un’autocritica». Senza fare mai mistero di una delusione comune da qualche tempo a tanti militanti che, a differenza di lui, non l’hanno però manifestata pubblicamente. E che possono, pertanto, continuare a fregiarsi della tessera.
«Capita raramente di espellere un militante ma in questi casi non si poteva fare altrimenti in quanto hanno leso seriamente l’immagine della Lega - commenta Matteo Bragantini, segretario provinciale dei bossiani - Un conto è, infatti, produrre critiche ed osservazioni nei congressi e nelle altre sedi deputate; un altro è denigrare gratuitamente il partito in tv e sui giornali con metodi ed argomenti discutibili e spesso infondati». «La mia unica colpa - replica Zani - è quella di aver esternato un malumore sempre più diffuso nella base e di aver scardinato con fatti inoppugnabili le scelte compiute strada facendo da Bossi e dai suoi colonnelli. E così hanno pensato di cacciarmi. Ma io continuerò a battermi per fermare l’eutanasia del movimento senza tuttavia ricorrerre contro il provvedimento del direttivo». Cosa che farà invece Zulin, il quale è curioso di conoscere dai provibiri le motivazioni del suo allontanamento. «Ho semplicemente raccontato come stavano le cose ma evidentemente ho pestato i piedi dove non dovevo: aspetto ora una spiegazione anche perchè non ho nulla da rimproverarmi» confida il giornalista di Libero.