Mostri per Norimberga
Maurizio Blondet
11/10/2006

GAZA - I vicini raccontano che i soldati israeliani stavano picchiando suo marito perchè non rispondeva alle loro domande.
La donna, 35 anni, s'è interposta; ha gridato che suo marito era sordo e non sentiva; ha cercato di fermarli.
Le hanno sparato.
Una, due, numerose volte.
Si chiamava Itemad Ismail Abu Mo'ammar.
Non è morta subito: si è dissanguata per cinque ore, perché i soldati israeliani si sono rifiutati di far venire un'ambulanza.
Solo cinque ore dopo hanno potuto portarla all'ospedale, dove i medici ne hanno constatato la morte.
La donna lascia cinque figli.
E' accaduto pochi giorni prima che cominciasse il Ramadan.
Una giornata normale a Gaza.
Hanno ammazzato anche il fratello del marito di Itemad, un contadino di 28 anni.
Sono cinque gli uccisi in quello stesso giorno: gli altri tre erano pastori, uno di 14 e uno di 15 anni. Negli ultimi sei mesi, a Gaza hanno ucciso così 75 persone, fra cui un bambino di otto mesi e parecchi di meno di tre anni.
E' normale, a Gaza.
Il giornalista americano Alison Weir ha telefonato al Washington Post per segnalare l'assassinio di Itemad; gli hanno risposto che era «impossibile» mandare a Gaza il loro corrispondente.
Weir ha scritto una mail; lo hanno richiamato per controllare la sua identità e farsi raccontare il fatto.
Weir aspetta ancora la pubblicazione.
Da due settimane. (1)



A Nablus è cominciata la raccolta delle olive; o piuttosto, non ha potuto cominciare.
Il glorioso esercito israeliano impedisce che i contadini e le loro famiglie vadano nei loro oliveti con la scorta solita: ossia con volontari, israeliani e stranieri, la cui presenza è necessaria per proteggere i raccoglitori di olive dagli insulti, tiri di pietra e di arma da fuoco dei coloni ebraici.
I religiosissimi coloni ebraici, che occupano abusivamente i terreni palestinesi.
Hanno detto ai soldati che la presenza dei volontari, israeliani di sinistra, li «irritava» e li «provocava». (2)

Il rabbino Arik Ascherman, dell'organizzazione «Rabbis for Human Rights», oganizza da anni gruppi di pacifisti israeliani, e fino all'anno scorso è riuscito a formare scorte di volontari che, in una trentina di villaggi, accompagnano i raccoglitori di olive per proteggerli dalle aggressioni dei pii coloni.
Un portavoce dell'eroico esercito aguzzino ha detto che il comando aveva richiesto, per quest'anno, che i gruppi di pacifisti «si coordinassero in anticipo».
Nel villaggio di Klil, dove l'armata giudaica ha impedito l'accesso ai coltivatori nei propri campi, l'incidente è stato spiegato così: i contadini hanno abbandonato la zona «di loro volontà», dopo che i soldati avevano chiesto di controllare i loro documenti; controllo necessario perché i raccoglitori di olive «non si erano coordinati in anticipo» col comando.
Va ricordato che la striscia di Gaza è bloccata da mesi, non entra né esce alcuna merce; entrano invece, a sparare ed angariare, gli eroici aguzzini di Tsahal.
Da giugno, Gaza è senza luce e senza acqua, da quando i magnanimi difensori di Israele hanno bombardato l'unica centrale elettrica esistente, come ritorsione per la cattura di un soldato.
L'Egitto sta ora cercando di fornire elettricità alla zona assediata.



L'abitudine a spregiare la vita umana, l'uso della feroca spietata, l'impunità negli assassini, e l'arrogante sicurezza della superiorità razziale hanno conseguenze anche all'interno di Israele.
Un misterioso e inspiegato episodio ha portato all'arresto di quattro medici nell'ospedale Kaplan di Rehovot e della clinica geriatrica Hartzfeld di Gedera: con l'accusa di aver compiuto «esperimenti illegali su esseri umani». (3)
Il vicedirettore del Kaplan-Hertzelf, dottor Shmuel Levi e la dottoressa Nadia Kagensky si sono visti prolungare l'arresto preventivo.
Gli altri due sospetti sono l'uno ai domiciliari e l'altro a piede libero.
Il giornale Haaretz non spiega la natura degli «esperimenti» compiuti dai piccoli Mengele di Giuda.
Dice solo che hanno compiuto «sperimentazioni illegali su migliaia di pazienti anziani per anni».
E già nel maggio 2005 le autorità avevano stilato un rapporto di accusa su quel che avveniva nei due ospedali.


Il vicedirettore dell'ospedale Kaplan, Shmuel Levi



Almeno dodici pazienti sono morti «durante gli esperimenti o poco dopo», e le loro morti non sono state segnalate al ministero della Sanità come prescritto dalla legge.
Un numero imprecisato di pazienti non ha dato il consenso alle sperimentazioni, e per lo più le cavie umane erano anziani con gravi affezioni mentali, dunque non in grado di dare un consenso
.
«Secondo il rapporto» che Haaretz ha potuto vedere, «alcune sperimentazioni non avevano nemmeno un senso medico o scientifico».
Nell'ospedale esiste un «comitato Helsinki» il cui compito sarebbe, fra l'altro, di controllare che non vengano compiute sui pazienti pratiche illegali o dannose; tale comitato è stato deplorato per aver taciuto sugli esperimenti.
Alcuni dei dottori implicati «hanno ricevuto promozioni professionali o universitarie sulla base delle sperimentazioni fatte», pubblicate «su riviste mediche nazionali e internazionali».
Non sappiamo di più; nemmeno se i pazienti-cavia fossero, magari, palestinesi, o solo vecchie «bocche inutili» ebraiche.



Qualcosa di spaventoso è avvenuto nei due ospedali.
O di normale, nel Quarto Reich Israele.
Nel silenzio dei media europei.
Nel silenzio di quelli americani.
Nel silenzio del Vaticano.

Maurizio Blondet




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Note
1) Alison Weir, «Just another mother murdered», Counterpunch, 6 ottobre 2006.
2) Amira Hass, «IDF aims to keep out 'escort' of palestiniana farmers during harvest», Haaretz, 10 ottobre 2006.
3) Ran Rnik, «Four top doctors arrested over illegal human experimentation», Haaretz, 10 ottobre 2006.



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