Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    Fieramente Leghista
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    Verona - Padania, la città di Flavio Tosi, la città antigiacobina della Pasque Veronesi
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    Predefinito A Verona clandestini & cessi sociali okkupano la sede Ater

    dall'arena:

    Ater, bloccata la vendita delle case

    Irruzione dei centri sociali e del coordinamento migranti nella sala in cui si effettuava
    La rabbia di Cordioli: «Siete entrati nell’edificio sbagliato. Dovevate andare a Palazzo Barbieri»

    È stata bloccata la vendita delle case di Ater, almeno per il momento. Ieri mattina i rappresentanti del coordinamento migranti, di La Chimica e di Action Casa, con al seguito le famiglie che hanno occupato gli appartamenti dell’azienda regionale, hanno fatto irruzione nella sala consiliare. Qui diversi cittadini stavano presentando le offerte per l’acquisto degli immobili messi all’asta, 31 appartamenti e sei garage. Un’irruzione pacifica quella dell’Iww (la sigla che sta per Invisible worker on the world, raggruppa le associazioni prima citate).
    «Via Monte Tesoro casa non in vendita», «Via Cellini casa non in vendita», «Le case pubbliche non si vendono», tutte frasi denuncia scritte su manifesti redatti per l’occasione. Ne è seguito anche un volantinaggio all’interno dello stabile, sotto gli occhi di quanti erano proprio lì per acquistare un bene. Una guerra tra poveri, l’hanno definita in molti. Uno scontro educato, ma pur sempre uno scontro, con da un lato chi nonostante un lavoro si ritrova a combattere con una burocrazia sempre più feroce che non gli permette di accedere ad una casa popolare e dall’altro chi invece con un lavoro tra le mani si ritrova a pagare 500 euro di affitto per cinquanta metri quadri dove vive con moglie e due figli.
    È il caso di Kolef Zordan, macedone, in Italia da diversi anni, che vive e lavora in un comune della provincia. Lui la casa la vuole acquistare a San Giovanni Lupatoto. Sulle prime, quando il folto gruppo irrompe nella sala, ascolta, ma è chiaramente stupito, anche irritato. Non capisce il perché «un nuovo cittadino come lui debba volere a tutti i costi una casa che non gli è stata assegnata». Lo infastidisce la frase pronunciata da una delle occupanti: «Siamo in Italia e non nel terzo mondo, anch’io ho diritto ad un tetto sopra la testa». Zordan sbotta è chiede ai presenti: «Cosa dovrei fare io? Lavoro e come me mia moglie. La casa io l’ho sudata».
    La spaccatura è chiaro c’è. Il vicedirettore di Ater, Gennaro Visciano, non può fare altro che sospendere l’incontro. Prova comunque a parlare con l’avvocato di strada Roberto Malesani, ma non se ne viene a capo, ognuno è fermo sulle proprie posizioni. Le frasi pronunciate da una parte e dall’altra sono ad effetto ma non portano a nulla. Così come non porta a nulla l’incontro fatto a porte chiuse con il nuovo direttore Giorgio Marchi e il presidente Niko Cordioli. L’Iww e Malesani ribadiscono le richieste già fatte altre volte: no allo sfratto per gli occupanti, blocco della vendita delle case pubbliche e destinazione di queste ad una graduatoria generalizzata dell’emergenza abitativa, riconoscimento dei progetti di autorecupero degli occupanti. Cordioli si limita a far intervenire la responsabile dell’ufficio preposto alle assegnazioni e a promettere un approfondimento con i legali per le pratiche di «sloggio».
    Già perché se per gli occupanti si tratta di «sfratto», visto che versano all’Ater un affitto di 50 euro, per i dirigenti si parla invece di «sloggio» e i 50 euro sono una «indennità di occupazione». Così come sempre per chi protesta l’Ater vuole fare solo cassa, per i dirigenti dell’azienda basta togliere una consonante e diventa casa. Parla a bassa voce Cordioli e non perde il controllo nemmeno quando Malesani gli ricorda che non ha risposto ad un fax dove gli veniva per l’appunto chiesto un incontro.
    «È il metodo che usate che non va bene», dice il presidente, «non deve passare il messaggio che chi occupa un appartamento gli viene per forza assegnato». Parole al vento le sue. Dagli uffici Ater viene comunicato che un altro alloggio in via Cellini 11 a San Giovanni Lupatoto pronto per l’asta del 24 ottobre è stato occupato. I vertici di Ater scuotono la testa. Non ci stanno, la legge parla chiaro: per accedere alle graduatorie bisogna essere in regola con il permesso di soggiorno, con il lavoro e tutto il resto.
    Said, uno dei capofamiglia che dalla disperazione ha preso casa in via Monte Tesoro, si limita ad ascoltare. Il confronto si sposta su come vengono spesi i finanziamenti regionali. «Dove sono finiti i cinquemila euro stanziati a giugno?». Cordioli e Marchi dichiarano di aver avanzato una trattativa privata per accelerare l’avvio dei lavori. Ancora una volta è la burocrazia a infischiarsene dell’emergenza casa e l’ideologia politica prende il sopravvento. «Chiedetelo ad Agec come vengono fatte le graduatorie», ribatte Cordioli, «se il Comune vuole davvero intervenire sul problema chiedetegli di non farci versare l’Ici. Avete fatto irruzione nell’edifico sbagliato», conclude.
    Si chiude tutto con una stretta di mano tra le parti e una sommaria promessa che vede in un rinvio lungo lo «sloggio-sfratto», degli occupanti.

  2. #2
    Fieramente Leghista
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    «Illegalità pericolosa»
    Fratta Pasini: «Così si strumentalizza la disperazione»


    «Non è con l’illegalità che si risolvono i problemi. Azioni dimostrative come queste, oltre a creare illusioni nelle persone più bisognose, non hanno nulla a che vedere con il dialogo e la democrazia». Il parlamentare di Forza Italia, Pieralfonso Fratta Pasini, condanna senza esitazioni l’occupazione della sede Ater da parte dei militanti dell’Iww e di alcune famiglie di immigrati. «Questo fatto», mette in guardia, «è un campanello d’allarme per la nostra città e le autorità preposte devono vigilare affinché non ci siano degenerazioni violente. Ma i primi a rimetterci sono le persone che affidano le loro speranze a personaggi che dovrebbero conoscere bene le leggi e dare buoni consigli, spiegando l’iter più appropriato per ottenere un alloggio pubblico. Invece si strumentalizza la disperazione della gente, incentivando una cultura dell’illegalità. L’Ater, come tutti gli enti pubblici», conclude il deputato veronese, «ha un regolamento che va rispettato».
    L’occupazione di alloggi e l’irruzione nella sede di Ater hanno dato il via ad una serie di reazioni nel centro destra di ferma condanna al «non rispetto delle regole» e di pieno «appoggio e solidarietà» al presidente Niko Cordioli. «Perché i centri sociali non hanno occupato Palazzo Barbieri?», si chiede l’assessore regionale Massimo Giorgetti, di Alleanza nazionale. «Il Comune ha in mano seimila alloggi», afferma Giorgetti, «e la presenza di Ater è solo di facciata per la città. Il nostro lavoro di graduatorie si svolge per lo più nei riguardi della provincia. Quanti hanno occupato la sede dell’azienda regionale hanno sbagliato indirizzo. E quanto sta avvenendo con le occupazioni di alloggi è illegittimo. Lasciare gli appartamenti a quanti li hanno occupati senza titolo è legittimare la legge della giungla. Noi siamo civili e le leggi sappiamo dove cambiarle: in Parlamento, che è un’istituzione democratica». L’assessore regionale punta il dito contro Rifondazione comunista e ricorda: «Per i casi sociali è sempre il Comune di centrosinistra a doversene occupare». E sottolinea: «L’integrazione, quella vera si basa sul rispetto delle regole vigenti».
    Per il capogruppo di Forza Italia, Vito Giacino, «quanto sta avvenendo è la prova che, nonostante il Consiglio di amministrazione di Agec abbia fatto scendere da cinque a tre anni la residenza per poter accedere ad un alloggio, siamo davanti ad una guerra politica. La prossima settimana», aggiunge il capogruppo di Forza Italia, «in Comune si discuterà se dare forma o meno alla Consulta dei migranti. Ebbene se questo organo politico dovrà ospitare tra le sue fila la rappresentanza di associazioni che coltivano l’odio ed enfatizzano situazioni sociali gravi mi chiedo se sarà il caso di istituirla». Per Giacino, infine, «se si vuole risolvere l’emergenza casa destra e sinistra devono fare squadra, ma sempre nel rispetto delle leggi».
    Di leggi e di condotta morale parla anche Massimo Galli Righi, presidente del Consiglio provinciale: «Nel mondo politico e nella società civile si può non essere d’accordo e confrontarsi. Ma la piattaforma comune deve essere il rispetto della legalità. Quando non c’è questo rispetto viene meno il confronto civile». Secondo il presidente del Consiglio provinciale, infine, «l’occupazione dell’azienda cè un gesto violento, al di là forse delle intenzioni».
    «Rammarico» per l’accaduto lo esprime anche il gruppo consigliare di Alleanza nazionale in Provincia. «Riteniamo questo atteggiamento», si legge nel comunicato, «indegno e irresponsabile da parte di "persone" che, da un lato chiedono a gran voce l’integrazione e dall’altro, sospinti ed educati ad arte da una compagine politica della sinistra, non intendono rispettare le leggi e le regole delle istituzioni». I consiglieri provinciali di An, infine, invitano i promotori della protesta a rivolgersi al sindaco Zanotto, che «non ha fatto nulla, in collaborazione con l’Ater a favore delle famiglie in difficoltà» e al presidente del Consiglio Prodi «che nella finanziaria taglierà del 30 per cento gli stanziamenti per le famiglie».
    Anche dall’estrema destra arriva una condanna "senza se e senza ma" dell’irruzione nella sede dell’Ater. Yari Chiavenato di Forza Nuova, parla di «insensata iniziativa carnevalesca», e avverte: «Non accetteremo inerti che a Verona si crei una situazione di insicurezza, dovuta alle incapacità governative delle amministrazioni locali e statali e all’immigrazione selvaggia che affligge il nostro territorio». Protesta anche la federazione provinciale del Movimento sociale-Fiamma tricolore. «Perché tale azione», si legge in un comunicato del movimento di estrema destra, «non è stata fatta nella sede Agec, proprietaria di numerosi immobili inutilizzati?». La Fiamma tricolore ripropone la sua formula per risolvere il problema abitativo: «Mutuo sociale, ma solo per la famiglie di cittadinanza italiana».
    Infine, l’eurodeputato della Lega Mario Borghezio e il responsabile federale di Padania Cristiana, Matteo Castagna, in una nota, affermano: «Tra i partecipanti all’asta vi erano anche immigrati regolari, i cui sdiritti sono stati palesemente violati, dal momento che l’occupazione ha impedito l’inizio delle procedure di vendita degli alloggi». Borghezio e Castagna, poi, invitano la questura a procedere all’ «identificazione ed espulsione immediata dei clandestini eventualmente presenti fra i manifestanti» e propongono provocatoriamente, alla Curia veronese, «di farsi carico delle situazioni delle persone in difficoltà», mettendo loro a disposizione immobili «chiusi o in disuso come ad esempio il Seminario».

  3. #3
    kalashnikov47
    Ospite

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    ormai non mi meraviglio di niente. In questo paese è tutto alla rovescia.

 

 

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