Vecchio Abruzzo
di Harm Wulf
Posta elettronica: harmwulf2003@libero.it



Mi trovavo nel mezzo del mese d’agosto sulla costa abruzzese. A parte qualche rara oasi di tranquillità, gran parte del litorale di quella regione è stato devastato tra gli anni ’60 ed ’80 da una speculazione edilizia orribile e scriteriata. I paesi si uniscono ormai tra loro per la metastasi degli abitati (palazzoni, alberghi e seconde case) sempre più oscenamente assediati dal traffico. Eppure l’Abruzzo era una regione bellissima nella mia infanzia. Lo ricordo distintamente. Le case erano in mattoni e basse. Gli abitanti del luogo affittavano a poco le loro case. L’acqua del mare era pulita: c’erano le stelle ed i cavallucci marini per i bambini e i pescatori vendevano il loro pesce ai turisti. La gente era povera ma onesta e dignitosa. In pochi decenni tutto è stato distrutto: territorio, mare, aria. Il popolo ha seguito il corso delle cose e si è sottomesso allo spirito del tempo: osservo le persone che potrebbero benissimo essere, se non fosse per la cadenza del dialetto, alienati metropolitani. Stessi vestiti, telefonini, tatuaggi, linguaggio anglicizzato. A ferragosto la situazione peggiora: una folla d’ignobili cialtroni urlanti si riversa sulle spiagge per la crapula rituale. Se Augusto potesse assistere allo spettacolo sopprimerebbe sicuramente la festività da lui istituita. Insomma per farla breve invece di subire l’assedio decidiamo in gruppo di fuggire verso l’interno “via dalla pazza folla”. L’autostrada Pescara-Roma è deserta fino all'uscita prevista Bussi sul Tirino. In perfetta solitudine percorriamo la strada verso Ofena e, prima di raggiungere questo paese un cartello su un bivio c’indica la direzione per Calascio. La strada vuota si fa ripida, la montagna brulla. Dopo pochi chilometri ecco Calascio con la sua magnifica rocca tornata ad essere famosa col film “Lady Hawke” del 1984 con Michelle Pfeiffer. Abbiamo sempre bisogno di uno straniero per ricordarci di possedere quello che già abbiamo. Rocca Calascio era il punto più alto della Baronia di Carapelle. La torre centrale d’avvistamento (m.1460), il nucleo più antico di tutta la struttura, risale al XII secolo. Intorno ad essa si sviluppò il borgo che raggiunse la sua massima espansione nella seconda metà del XIV. I quatto torrioni circolari ad angolo furono aggiunti nell’opera di ricostruzione di Antonio Piccolomini nipote del Papa Pio II, genero del Re Ferdinando d’Aragona e Conte di Celano successivamente ai disastrosi terremoti del 1349 e del 1451. Nel 1594 su supplica di padre Mario da Calascio dotto francescano fu eretta la chiesa di Santa Maria delle Grazie ed il convento, complesso ricco d’opere d’arte di raffinata fattura e di preziosi libri, incunaboli e cinquecentine. Per proteggerli da ladri di libri padre Mario ottenne dal Papa un breve di scomunica che sprofondava tra le fiamme dell’inferno i colpevoli. Un successivo terremoto nel 1703 spopolò il paese e la rocca che fu definitivamente abbandonato dagli abitanti nel 1957. Il borgo di Rocca Calcio torna a rivivere da pochi anni con l’apertura del rifugio della rocca e del ristorante (www.rifugiodellarocca.it Rifugio della Rocca Loc. Rocca Calascio - 67020 Calascio AQ tel. 338.8059430 ottimo ed onesto: assaggiare formaggi, salumi e il flan al cioccolato! Tutto rigorosamente casalingo) per merito di una numerosa e pionieristica famiglia romana. Si ristrutturano case e mura e l’abitato torna a vivere. Il lato della rocca verso Castel del Monte viene completamente piantumato ed oggi è un magnifico bosco di pini. Molti fuggiaschi dalla metropoli scelgono di vivere lì. I figli vanno a scuola con la corriera a l’Aquila. A pochissimi chilometri da Calascio visitiamo uno dei borghi più belli d’Italia, Santo Stefano di Sessanio. Le origini del paese risalgono al periodo della “romanizzazione” del territorio, dopo la guerra sociale (91-89 A.C.) il cui nome deriverebbe da “Sextantia” cioè dall’essere sei miglia distante dall’insediamento romano di Pesatro. L’incastellamento del borgo è del periodo normanno (1150-1168) con la ripresa della transumanza e la necessità di controllare i percorsi provenienti dal mare per via delle eventuali invasioni saracene. La torre viene edificata nel 1290 dai conti Berardi di Celano che mantengono il possesso fino al 1442 per cederlo ad Alfonso I d’Aragona. Successivamente al dominio aragonese diviene proprietà dei Piccolomini, nobili senesi e conti di Celano, che la cedono nel 1579 a Francesco dè Medici, Gran duca di Toscana. I Medici mantengono il possesso fino al 1743. Il dominio mediceo e determinante per l’economia del borgo che vive un periodo di ricchezza e prosperità. La sua architettura s’impreziosisce di palazzi in stile fiorentino, grazie al commercio della lana “carfagna”, particolarmente pregiata e dal colore bruno scuro, usata per confezionare abiti ecclesiastici e militari, esportata anche nelle Fiandre. Mentre visitiamo il bellissimo borgo ornato di fiori e bandiere ci allieta la musica popolare suonata da ragazze ed anziani. La gente spontaneamente si unisce in piccoli gruppi e canta vecchie melodie. La mia attenzione è catturata dall’esposizione dei lavori di un artista locale (1): su un vecchio legno un tedesco baffuto spruzza insetticida su parassiti stelle e strisce e si chiede: “Chi ci libererà dai liberatori?” Vecchio Abruzzo forte e gentile forse non tutto è perduto.



(1) Pittore d’arte Fausto Di Bernardo
Via Stoviglieri n.72
65022 Bussi sul Tirino PE
Cell. 328 3684891
Esposizione di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila)