Risultati da 1 a 4 di 4

Discussione: Islam - che cos'è?

  1. #1
    L'ultimo Zar
    Ospite

    Predefinito Islam - che cos'è?

    ISLÂM - CHE COS'È?

    LO "SCONTRO DI CIVILTÀ"

    L’Occidente, nel progetto di espansione planetaria del suo dominio si trova tra i piedi l’Islâm, sia dal punto di vista ‘ideologico’ sia da quello geopolitico.

    In tutto questo, i popoli europei (ed alcuni loro esponenti politici), che sono i naturali vicini di casa dei popoli arabo-islamici, vengono allarmati, ricattati, abbindolati con questa favola dello “scontro di civiltà”, la cui presa è facilitata dall’aumentato afflusso d’immigrati di religione islamica, che pone inevitabilmente dei problemi (ma va osservato che i problemi li pone un’immigrazione eccessiva, e non una “immigrazione islamica”). Per di più, lo “scontro di civiltà” non descrive una situazione di fatto, oggettiva, ma solo uno stato di tensione indotto permanentemente finché farà comodo, poiché chiunque, recandosi in un paese arabo-islamico può constatare come i popoli che li abitano, in specie quelli vicino-orientali, siano tra le persone più aperte e cordiali del mondo, né è sostenibile che un qualsivoglia paese arabo-islamico intenda conquistarci o sottometterci. Sfido chiunque a provare con argomenti razionali che è il mondo arabo-islamico a voler sottomettere l’Occidente - nel quale, ripeto, l’Europa sta a far da comparsa – e non, come sta avvenendo, il contrario.


    ETIMOLOGIA

    Le parole arabe hanno quasi sempre una radice triconsonantica che nel caso del termine” Islâm” è s-l-m, le cui forme verbali veicolano i seguenti significati: essere sano, in buona salute, consegnare, consegnarsi, arrendersi. Tra queste forme verbali, quella da cui deriva il nome “Islâm” è una di quelle che esprime un atteggiamento attivo, per cui, ricorrendo ad una perifrasi, si potrebbe definire l’Islâm un “consegnarsi volontariamente al volere divino (espresso a chiare lettere nel Corano)”.


    DEFINIZIONE

    In estrema sintesi, è musulmano colui che riconosce l’Unità e l’Unicità di Dio (tawhîd) espresse nella shahâda, la testimonianza di fede che recita: “Non c’è divinità se non Iddio, e Muhammad è l’Inviato d’Iddio”. A questo punto, il credente (al-mu’min; Îmân = fede), colui che crede in Dio, nei Suoi Angeli, nei Suoi Libri, nei Suoi Inviati, nell’Ultimo Giorno (il “Giorno del Giudizio”), esprime il suo Islâm nella pratica dei cosiddetti cinque “pilastri dell’Islâm”, che sono, dopo la shahâda: la salât, la preghiera canonica rituale cinque volte al dì; la zakât, una vera e propria tassa esatta dallo Stato per conto della comunità secondo precise indicazioni a seconda dei beni e ridistribuita a beneficio di precise categorie di aventi diritto; sawm Ramadân, ovvero l’astinenza (piuttosto che “digiuno”) durante il mese di Ramadân (il 9° del calendario lunare islamico), dall’alba al tramonto di ogni giorno; il Hajj, il Pellegrinaggio alla Casa Santa (il “Centro del mondo”, il “santuario” di Mecca che contiene anche la Ka’ba con la Pietra Nera) in precisi giorni dell’anno, almeno una volta nella vita.


    IL JIHÂD E LA COMPONENTE GUERRESCA

    L’Islâm parte da una base realistica, e non descrive il mondo così come ci piacerebbe che fosse, con gli agnellini accarezzati da belve feroci, tipo l’iconografia di certe chiese statunitensi. La vita contempla anche il combattimento, la lotta, e chiunque lo sperimenta ogni giorno. La guerra fa parte della vita degli uomini e delle comunità. Ma l’importante è stabilire delle regole che assicurino il rispetto di alcune garanzie fondamentali e, soprattutto, contribuiscano a ristabilire al più presto le condizioni per una pace con giustizia e quindi duratura.

    La radice triconsonantica j-h-d veicola i significati di “sforzo”, “impegno”, “assiduità”, “applicazione con zelo”. La forma verbale jâhada significa “combattere qn.”, ma al-jihâd fî sabîl Allâh, è “il combattimento sulla Via di Dio”, un “sacro sforzo” per avvicinarsi a Lui. Qui l’Islâm distingue due tipi di jihâd: il “grande jihâd”, che è quello contro le proprie passioni, contro l’anima concupiscente dispersa nella molteplicità, ed un “piccolo jihâd”, quello da svolgere con le armi in difesa della comunità. Quest’ultimo, come è scritto nel Corano, non ha niente a che vedere con la guerra indiscriminata o “totale” moderna, dove le prime vittime sono le popolazioni civili proprio perché non esiste più la distinzione tra militari e non, essendoci un solo soggetto che svolge operazioni di “polizia internazionale” a caccia di ‘fuorilegge’ (e i popoli lo sono nella misura in cui sostengono i “dittatori”: per questo c’è l’embargo…), come nella migliore tradizione western. Tutto nel jihâd è sottoposto a regolamentazione: dal trattamento del prigioniero, alla spartizione del bottino eventualmente preso al nemico. Ma, ribadisco, il jihâd interiore deve prevalere su quello esteriore, anche mentre si svolge quest’ultimo, il che - s’intuisce – preserva il combattente dal commettere inutili efferatezze.

    Purtroppo - e qui è evidente un processo degenerativo influenzato dall’importazione di una prassi politica non islamica – molti movimenti islamisti (lo studioso, invece, è un “islamologo”) assolutizzano il concetto di “piccolo jihâd” e ne fanno il jihâd tout court: in ciò sono assimilabili ai gruppi rivoluzionari laici, con l’unica differenza che cercano una legittimazione di tipo religioso. Detto questo, non vuol dire che i vari Bin Laden s’inventino dei problemi dal nulla: è semmai il tipo di risposta che danno che andrebbe sostituita con altre più genuinamente islamiche, ma non certo far finta che tutto vada bene e limitarsi a conformistiche e rituali pubbliche condanne, comprese quelle di “musulmani moderati” talvolta davvero patetici nel loro goffo tentativo d’ingraziarsi i nemici dell’Islâm. Già che ci sono, “musulmano moderato” non significa niente, se non “musulmano funzionale”, poiché l’Islâm ricerca sempre la moderazione, la “via mediana”, rifuggendo le esagerazioni.


    AUTORITÀ E TRADIZIONE

    La corrente sunnita “ortodossa” è quella mediana sistematizzata da al-Ghazâlî definita della ahl as-sunna [l’insieme delle tradizioni profetiche] wa l-jamâ‘a (“la gente della sunna e della comunità”), con ciò stabilendo che l’autorità risiede nell’interpretazione comunitaria dei dati della Rivelazione con l’ausilio dei dotti versati nelle scienze religiose (coloro che compiono l’ijtihâd, dalla stessa radice j-h-d), e non in qualche personaggio carismatico magari dotato di chissà quali poteri… In questo modo, l’unità della comunità è salva, e si evita il frazionamento in mille sette, tanto più ingiustificate se si pensa che nell’Islâm si ripete sovente che fî l-ikhtilâf rahma (“nella differenza c’è una misericordia”).


    IL SUFISMO

    Il sufismo (at-tasawwuf), non è invece una “corrente” dell’Islâm, ma ne costituisce piuttosto l’essenza, il nocciolo, la via lungo la quale ci si può incamminare per raggiungere, grazie ad un’iniziazione, una dottrina e un metodo sotto la guida di un maestro (shaykh) di una tarîqa (lett. “via”, tradotto spesso con “confraternita”) ortodossa, un grado di conoscenza più intimo della Rivelazione della cui luce comunque il credente partecipa attenendosi alla pratica dei cinque pilastri summenzionati e all’osservanza della sunna del Profeta.

    Difatti, dev’essere chiaro che non è pensabile seguire il Sufismo e non essere musulmani, poiché il Sufismo è l’approfondimento della “testimonianza di fede” (“Non c’è divinità se non Iddio, e Muhammad è l’Inviato d’Iddio”), per estinguere il sé individuale ed identificarsi col Sé universale. In pratica il sufi per questo mondo è già morto, sebbene sia ancora in vita, non avendo altra preoccupazione che la contemplazione e la glorificazione di Dio, il cui nome (Allâh) ricorda incessantemente col dhikr (“menzione”). In una pubblicazione islamica integralista-modernista (i due punti di vista sono apparentemente antitetici) ho letto una volta che “il sufismo non è Islâm”: si deve invece affermare che il Sufismo ortodosso, quello cioè trasmesso attraverso catene iniziatiche ininterrotte che partono dal Profeta, e che conta ancora numerosi aderenti in tutto il mondo islamico alla ricerca di un sincero percorso di rigenerazione spirituale, è non solo genuinamente islamico, ma è il miglior antidoto contro qualsiasi forma d’estremismo.


    Enrico Galoppini


    Enrico Galoppini insegna Storia dei Paesi islamici all'Università di Torino, ed è autore di "Il Fascismo e l'Islam" (Parma 2001). Scrive per varie testate, fra cui Limes, Eurasia, Levante, Meridione/Oltremare, Italicum, La Porta d'Oriente, Estovest, ed è uno dei fondatori del sito Aljazira.it.

  2. #2
    L'ultimo Zar
    Ospite

    Predefinito L'Occidente "cristianista" e la guerra all'Islam

    Maurizio Blondet
    18/11/2005


    Rabbi Yechiel Eckstein, uomo-chiave nella costruzione di un ponte tra ebrei e comunita' cristiane


    Nell'ottobre 2003, un grande incontro all'Hotel King David di Gerusalemme tra evangelici americani, cristiani rinati, pentecostali, revivalismi e super-falchi israeliani.
    Dirigeva la riunione Richard Perle, allora capo del Council for Defense Policy, l'organo di consulenza privata interno al Pentagono con cui i neocon dirigevano gli USA alla guerra contro l'Iraq, nell'interesse supremo di Israele.
    L'incontro celebrava «l'avvento della Gerusalemme celeste che seguirà all'annientamento dell'Islam».
    Toni apocalittici, intensamente (pseudo) religiosi.
    Non è una novità l'appoggio che le «chiese» americane e i loro telepredicatori danno ad Israele, nella convinzione di accelerare così il secondo avvento di Gesù, la ricostruzione del «tempio» ebraico e la fine del mondo, quando i buoni americani saranno rapiti in cielo e tutti gli altri cattivi resteranno sulla terra a subire la «tribolazione».

    Questa visione fanta-religiosa è stata abilmente sfruttata dalla nota lobby per mobilitare i fedeli evangelici americani (almeno 70 milioni) concretamente a favore di Israele.
    Il rabbi Yechiel Eckstein si è vantato da solo di aver raccolto, dai protestanti messianici, 100 milioni di dollari in sette anni.
    Fiumi di denaro che vanno a pagare gli insediamenti illegali dei fanatici ebraici in Palestina, ma non solo.
    Non è nemmeno ignoto che la propaganda «evangelica» USA, pagata dai «fedeli» e sostenuta da migliaia di «pastori missionari»; penetra l'America Latina con lo scopo preciso di cancellare il cattolicesimo tradizionale, ma anche in Giappone, in Africa, in India e Cina.
    Con ricchi finanziamenti della Rockefeller Foundation e di altre entità del genere.
    Ciò che è nuovo - lo rivela il Réseau Voltaire (1) - è che queste potenti organizzazioni «cristiane» stanno cercando di penetrare il mondo arabo, con l'oculata direzione (e i soldi) della CIA.
    Come?
    Facendo leva sulle antiche comunità cristiane del medio oriente, cattoliche o autocefale.

    In Libano, i «missionari evangelici» (della CIA) percorrono il Paese ogni estate, secondo un itinerario suggerito dall'ambasciata USA.
    Gruppi di giovani organizzano concerti e incontri come pretesto per contattare giovani maroniti (la Chiesa cattolica libanese) da convertire all'evangelismo americano: offrono visti facili per gli USA, borse di studio e altri vantaggi; il clima che fomentano è fortemente anti-musulmano.
    In Iraq, i «missionari» sono arrivati sugli automezzi dell'US Army, e si sono messi subito a lavorare coi cristiani iracheni.
    Per allontanarli dalla loro fede tradizionale offrono, come al solito, visti per gli USA, posti di lavoro, aiuti per i figli.
    Le Chiese irachene (quelle vere) denunciano che questi pseudo-missionari «non solo causano la dispersione dei fedeli, ma mirano a creare un clima di conflitto [con i musulmani] che prima non esisteva».
    Durante le funzioni, i preti iracheni avvisano i loro fedeli che quelli «sono agenti americani che distruggono l'Iraq col loro denaro».

    In Palestina, i «missionari» protestanti infiltrano i cristiani per incitarli ad abbandonare la loro terra.
    Ma lo sforzo più audace è quello che mira alla conversione dei musulmani.
    In Algeria, gli evangelici cercano di cristianizzare i berberi e le kabile, come ha scritto il giornale Al Watan (2), «attraverso un proselitismo organizzato, che mira ai più sfavoriti della società». Facendosi passare per operatori umanitari, i militanti cristianisti offrono 2 mila dinari (20 euro) per una conversione, cure mediche, facilitazioni per visti di emigrazione in Europa: lo spazio di Schengen accoglie a braccia aperte coloro che possono comprovare di essere «cristiani perseguitati».
    A Costantina, studenti liceali si sono sentiti proporre la conversione al Vangelo dei telepredicatori in cambio di borse di studio.
    Anche in Algeria l'ambasciata USA è attivamente coinvolta nella campagna di conversioni.
    In Marocco una quantità di organizzazioni evangeliche operano sotto la copertura di equipes mediche, operatori umanitari, tecnici e insegnanti.
    La più grossa è l'Atrab World Ministries, che pare abbia 800 «missionari» sul campo.


    L'azione di questi gruppi è rafforzata da molte radio e TV finanziate dagli USA e in particolare dalla CIA: radio El Mahabba (che trasmette sul canale audio di Eutelsat 24 ore su 24), Arab Vision, CNA-Channel North Africa, Life-TV, Miracle Channel, Al Hurra…
    La missione cristianista s'è anche inserita nel programma per l'alfabetizzazione informatica (Global Internet Policy Iniziative) del Dipartimento di Stato USA.
    Questa «evangelizzazione» è ritagliata ideologicamente sul tema dello «scontro di civiltà»; bisogna «cancellare l'Islam» anticristiano e anti-ebraico per accelerare la «fine dei tempi».
    L'effetto, di cui il Vaticano dovrebbe preoccuparsi, è che la reazione musulmana sta crescendo di ferocia: alcuni di questi «missionari» sono stati uccisi; ma l'ira islamica, che distingue male fra veri e falsi cristiani, si sta volgendo anche contro le antiche Chiese cattoliche locali.
    Così, Antonio Socci può scrivere l'ennesimo articolo sui «cattolici perseguitati».

    Maurizio Blondet

    Note
    1)
    Charles St. Prot, «Les Eglises évangéliques et le jeu des Etats-Unis dans le monde arabe», Rèseau Voltaire, 14 novembre 2005. St. Prot è il direttore dell'Observatoire d'études géopolitiques.
    2) Al Watan, 26 e 27 luglio 2004.


    Copyright © - EFFEDIEFFE - all rights reserved.

  3. #3
    alfredoibba
    Ospite

    Predefinito

    Grazie Ultimo Zar.

  4. #4
    Registered User
    Data Registrazione
    24 Aug 2003
    Messaggi
    119
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il testo di Galoppini è ben fatto.
    Molto giusta anche l'osservazione sull'assurdità del termine "Islam moderato": o si è musulmani o non lo si è; dunque sono i fondamentalisti ideologizzati e modernisti a non essere tout court veramente musulmani.
    Purtroppo a volte accettiamo l'"etichetta" per essere almeno distinti dagli estremisti. In tal caso, la "moderazione" si riferisce al rispetto delle altre religioni, della legge dello Stato e della sacralità della vita, non certo alla fede religiosa o all'aspirazione spirituale, che può essere solo integrale e "radicale".
    In questo senso (con l'auspicio di non essere frainteso), come dicevano i Padri dei primi secoli, "Il Regno di Dio è dei violenti".

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 49
    Ultimo Messaggio: 09-05-12, 11:13
  2. L'Islam 'democratico' contro l'islam combattente
    Di _Riccardo_ nel forum Comunismo e Comunità
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 13-01-10, 19:29
  3. islam si islam no questo è il problema
    Di rockenrolle nel forum Destra Radicale
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 02-09-07, 22:12
  4. islam: stasera in tv e riguarderà anche l'islam italiano
    Di Superpietro nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 25
    Ultimo Messaggio: 14-05-07, 19:30

Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito