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Discussione: essere o non essere

  1. #1
    Amore vince la morte
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    Citazione Originariamente Scritto da Genyo Visualizza Messaggio
    Giancarlo Vianello

    La scuola di Kyoto

    Questo patrimonio speculativo e di pensiero verrà successivamente raccolto dalla scuola di Kyoto che lo riproporrà, utilizzando gli strumenti linguistici della filosofia occidentale.

    Tale scuola, che si aggregò nella prima metà del novecento attorno alla figura carismatica di Nishida Kitaro (1870-1945), si caratterizza per aver adottato come elemento unificante l’adesione ad una prospettiva ontologica che, con diversi percorsi, assume il Nulla assoluto come elemento costitutivo del reale e di questo Nulla assoluto cerca di cogliere la connessione con la storia. Si tratta appunto del tentativo di elaborare una nozione propria del pensiero religioso orientale e buddhista, come quella di sunyata, con gli strumenti propri della filosofia e del pensiero dialettico, non tanto in vista di una qualche divulgazione in direzione dell’Occidente, quanto per risolvere il conflitto tra le proprie origini culturali e i paradigmi della modernità nella quale il Giappone si è trovato coinvolto. Il gruppo della scuola di Kyoto, al quale aderiscono esponenti di spicco delle varie tradizioni buddhiste giapponesi, rimane fedele a un medesimo indirizzo di pensiero che, attraverso quattro generazioni, giunge fino ai giorni nostri. L’itinerario della scuola d Kyoto inizia con Lo studio sul Bene ( Zen no Kenkyu, 1911 ), l’opera con cui Nishida elabora la nozione di esperienza pura (junsui keiken) che rappresenta l’intuizione contenente in nuce tutto il successivo pensiero della scuola. L’esperienza pura è quella esperienza conoscitiva che si attua nell’unità di coscienza ed evento, è il momento che precede la discriminazione tra soggetto e oggetto. Questa esperienza, che si realizza prima che il dato primario venga elaborato in quella che noi chiamiamo realtà fisica -e che è solo una nostra costruzione logica-, è per Nishida l’unica realtà da assumere e da utilizzare per chiarire il mondo dei fenomeni. Inoltre l’esperienza pura, operando nella mancanza di soggetto e nella mancanza di oggetto, permette di sperimentare la realtà del Nulla assoluto. Il Saggio sul Bene è un’opera che può sostenere una doppia lettura. Da un lato dà risposte in termini filosoficamente corretti alle problematiche del clima filosofico dell’epoca - vitalismo bergsoniano, empirismo radicale di James, fenomenologia- dall’altro esprime con un nuovo linguaggio le istanze della tradizione giapponese legata allo zen. Ma soprattutto apre la strada all’altra grande elaborazione teorica di Nishida: la nozione di Mu no Basho ( il luogo del nulla).

    Nel rapporto tra individuale e universale, l’individuo dotato di autocoscienza è visto come l’ultimo anello di una catena, l’ambito in cui si realizza l’universalità. Dire “il fiore è bello” significa che la bellezza si realizza nel fiore. L’universale diviene il medium tra le diverse individualità e l’universale per eccellenza, la vacuità, l’ambito che unisce e compenetra i singoli fenomeni individuali che vengono alla luce. Il Nulla assoluto è la dimensione in cui tutti gli enti si incontrano e si riflettono in una continua identità autocontradditoria. La nozione di Nulla assoluto sarà successivamente ripresa ed articolata dagli allievi e successori di Nishida: Tanabe Hajime, Nishitani Keiji, Ueda Shizuteru, Hisamatsu Shin’ichi e Abe Masao, tanto per citarne alcuni. Inevitabilmente, per una certa assonanza nei temi, entrerà in dialogo con la speculazione heideggeriana. Questa convergenza tra una certa filosofia tedesca ed un certo pensiero buddhista, che si sviluppa attraverso contatti, frequentazioni e una notevole produzione di testi, rappresenta un momento importantissimo per la costruzione di un pensiero planetario e una enorme opportunità di sviluppo sia per la filosofia sia, appunto, per il pensiero buddhista.

    Heidegger è il filosofo che in Occidente riprende a confrontarsi con coerenza con il problema del nulla. E’ un autore che si colloca alla fine del ciclo metafisico occidentale e che ne ripropone una lettura completa a partire dalla riassunzione della questione dell’essere e, di converso, di quella di nulla. Con la Seinfrage -l’interrogazione sul senso dell’essere- Heidegger ripercorre a ritroso l’itinerario filosofico occidentale fino alle sue origini, cercando di recuperare dall’oblio quel diverso atteggiamento nei confronti dell’essere che avrebbe potuto evitare il processo di reificazione. Si accorge -in maniera esplicita da Was ist Metaphisik? (1929) in poi- che essere e nulla si co-appartengono. Come dirà nella Lettera sull’Umanesimo (1947, p.110): “Il pensiero che pensa l’essere pensa il nulla, perché il nulla è l’essenza dell’essere.” Cerca cioè di pensare l’essere come qualcosa di radicalmente diverso dall’ente, cioè dall’essere reificato. L’essere sarà non-ente, l’opposto dell’ente, ossia ni-ente. La storia del pensiero occidentale da Parmenide a Nietzsche è storia dell’oblio dell’essere / nulla e lascia spazio al nulla angosciante e annichilente che porta alla morte di Dio, alla svalutazione dei valori, all’accettazione rassegnata della tecnica. Il Nichilismo è proprio questo: l’esito inquietante, ma necessario, della civiltà occidentale, che si verifica nel momento in cui si trasforma in planetaria. Nichilismo non significa che l’essere è niente, piuttosto, come afferma Heidegger, “nella dimenticanza dell’essere promuovere solo l’ente: questo è Nichilismo”. Da esso non si sfugge, come lo stesso Nietzsche aveva indicato, con il pessimismo -rifiuto del presente o della storia-, nè creando a getto continuo nuovi valori. Il Nichilismo va compiuto fino in fondo, affrontando cioè il problema del nulla. Per questo una teoria del nulla, anzi, molto di più, una tradizione consolidata del nulla, quale è quella offerta dal pensiero buddhista, può rivelarsi di estrema utilità nell’affrontare i problemi speculativi di quella tradizione di pensiero che prima era solo occidentale ed ora è diventata globale.
    Gentile Genyo;

    Lei e¨ancora in linea, voglio dire interviene ancora qui su questo forum, se si la pregherei di farlo in quanto pure io a mio tempo mi ero occupato (poco se devo essere sincero, del pensiero di Heidegger e legami con Nishida, ero allievo di Pasqualotto), e vorrei porLe qualche quesito specifico.
    In primo luogo, Lei ha avuto modo di leggere l¨ultimo libro di Nishida, terminato qualche mese prima della sua morte, ovvero: "Logica del Luogo"?

    nella sperante attesa Le porgo i miei piu¨sinceri saluti

    pf

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da Genyo Visualizza Messaggio
    Anche se devo dire che il prof. Vianello, a mio modo di vedere, conosce bene Heidegger, un pò meno la Scuola di Kyoto.
    L'enfasi che pone sul "nulla assoluto" (zettai mu), si presta a fraintendimenti, l'uso buddhista di questo aspetto è eminentemente soteriologico, quindi il "nulla" o "vuoto" (sunyata), cui si riferisce, è l'assenza di natura propria, quindi l'assenza di "ente", quindi coproduzione condizionata, impermanenza, assenza di sé, questa è l'ontologia buddhista.

    Un'altro aspetto poco chiarito, e fondante per la speculazione di Nishida, è quello relativo al concetto di "identità assolutamente contradditoria", strettamente legato al concetto di tempo come inteso nella tradizione Zen di Dogen, cioè Kyoryaku, vale a dire i tre tempi (passato, presente, futuro) concentrati in questo attimo nikon o trans-presente, quindi è impossibile dirsi e dire in questo attimo, poichè esso è già altro eternamente.
    Avendo visto l'ultimo film di Kurosawa..mi sa tanto che queste relazioni tra Buddismo e Heidegger..nella scuola di Kioto..siano frutto di quel riavvicinamento operato per motivi bellici..più che culturali..e su certe assonanze linguistiche ..ma non concettuali..Per esempio..la straordinaria confusione che si fa tra Nulla..e Non Essere...oppure relazionare l'Essere al Nulla..come se un Niente..potesse entrare in relazione con qualche cosa..L'Esperienza Primaria...poi..si potrebbe chiamare Illuminazione..o Moksa...o Samadhi..che poi sarebbe l'avere trasceso la mente..e vedere le cose come sono..senza quei filtri..che costituiscono gli ostacoli da superare nel percorso iniziatico..
    Un riavvicinamento Oriente Occidente..in realtà c'è già stato..o c'è..e non dico in termini operativi ma concettuali...o filosofici..e..sarebbe la trascrizione del pensiero Advaita..che in ultima analisi è anche quello zen..nelle forme concettuali dell'Occidente..operato da Guenon..
    Allora il Nulla..si identifica con l'Infinito o Brahman nirguna..non qualificato..che si polarizza in Essere e Non Essere...e..la relazione c'è tra questi due..e non tra Essere e Nulla..poichè il Nulla non ha nessuna dignità metafisica ma è un'assoluta privazione..di Tutto...è cioè un assurdo..che non si può opporre a nulla..per manifesta inconsistenza..
    Essere..Non Essere..e Brahman..o Infinito..sono allora quei termini attraverso cui una metafisica speculativa è possibile..sia da un punto di vista logico..che è un riflesso dell'ontologico..sia da un punto di vista realizzativo..che poi sono la medesima cosa vista in due aspetti diversi..il mentale e il metamentale..o pratico..
    L'Essenza dell'Essere allora è il Brahman..nirguna..non qualificato..in quanto al di là di quella determinazione dell'Esistere che qualifica e determina appunto l'Essere..rendendolo limitato..come limitato è il Non Essere..luogo di quelle Possibilità che non hanno l'Essere e quindi limitato a sua volta..mentre solo il Brahman..oltre l'Essere e il Non Essere..non limitato da nulla..in quanto non qualificato ..o assenza di enti...o impermanente..come nel Buddismo..è la sola realtà assoluta..o infinita..
    Poste queste premesse..potremo analizzare tutto alla loro luce..e risolvere molti problemi metafisici in cui la filosofia occidentale si era incartata....Il tempo per esempio..è proprio della manifestazione e non dell'Essere..che essendo fuori dal tempo..nel raggiungerlo come al primo gradino dell'Illuminazione..ci proiettiamo nell'eternità fuori dal tempo..per questo il passato come il futuro appartengono al Non Essere..mentre il presente si riduce a un punto fuori dal tempo..cioè..il tempo come lo spazio sono possibilità..che si dispiegano nella manifestazione..illuminate dall'Essere..teologicamente Dio..ma che non appartengono all'eternità..o all'Essere..
    Ci sono dei libri di Guenon..come Lineamenti del calcolo infinitesimale..o Gli stati molteplici dell'Essere..che risolvono i problemi metafisici di duemila anni di filosofia occidentale..ma sono poco conosciuti..rispetto all'islamismo di Guenon..e le ripercussioni sociali della sua idea di Tradizione..più appetibili da politici di destra o exoteristi islamici che lo usano per puntellare la loro fede..concetto..quello di fede..che in lui non esiste..in quanto iniziato..dotato quindi di certezze ben verificate..
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  3. #3
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    ottimo messsaggio, specie la parte sull'uso 'bellico' di Guenon.
    Questo lineamenti di calcolo etc mi giunge nuovo: sai dirmi di più?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da testadiprazzo Visualizza Messaggio
    Avendo visto l'ultimo film di Kurosawa..mi sa tanto che queste relazioni tra Buddismo e Heidegger..nella scuola di Kioto..siano frutto di quel riavvicinamento operato per motivi bellici..più che culturali..e su certe assonanze linguistiche ..ma non concettuali..Per esempio..la straordinaria confusione che si fa tra Nulla..e Non Essere...oppure relazionare l'Essere al Nulla..come se un Niente..potesse entrare in relazione con qualche cosa..L'Esperienza Primaria...poi..si potrebbe chiamare Illuminazione..o Moksa...o Samadhi..che poi sarebbe l'avere trasceso la mente..e vedere le cose come sono..senza quei filtri..che costituiscono gli ostacoli da superare nel percorso iniziatico..
    Un riavvicinamento Oriente Occidente..in realtà c'è già stato..o c'è..e non dico in termini operativi ma concettuali...o filosofici..e..sarebbe la trascrizione del pensiero Advaita..che in ultima analisi è anche quello zen..nelle forme concettuali dell'Occidente..operato da Guenon..
    Allora il Nulla..si identifica con l'Infinito o Brahman nirguna..non qualificato..che si polarizza in Essere e Non Essere...e..la relazione c'è tra questi due..e non tra Essere e Nulla..poichè il Nulla non ha nessuna dignità metafisica ma è un'assoluta privazione..di Tutto...è cioè un assurdo..che non si può opporre a nulla..per manifesta inconsistenza..
    Essere..Non Essere..e Brahman..o Infinito..sono allora quei termini attraverso cui una metafisica speculativa è possibile..sia da un punto di vista logico..che è un riflesso dell'ontologico..sia da un punto di vista realizzativo..che poi sono la medesima cosa vista in due aspetti diversi..il mentale e il metamentale..o pratico..
    L'Essenza dell'Essere allora è il Brahman..nirguna..non qualificato..in quanto al di là di quella determinazione dell'Esistere che qualifica e determina appunto l'Essere..rendendolo limitato..come limitato è il Non Essere..luogo di quelle Possibilità che non hanno l'Essere e quindi limitato a sua volta..mentre solo il Brahman..oltre l'Essere e il Non Essere..non limitato da nulla..in quanto non qualificato ..o assenza di enti...o impermanente..come nel Buddismo..è la sola realtà assoluta..o infinita..
    Poste queste premesse..potremo analizzare tutto alla loro luce..e risolvere molti problemi metafisici in cui la filosofia occidentale si era incartata....Il tempo per esempio..è proprio della manifestazione e non dell'Essere..che essendo fuori dal tempo..nel raggiungerlo come al primo gradino dell'Illuminazione..ci proiettiamo nell'eternità fuori dal tempo..per questo il passato come il futuro appartengono al Non Essere..mentre il presente si riduce a un punto fuori dal tempo..cioè..il tempo come lo spazio sono possibilità..che si dispiegano nella manifestazione..illuminate dall'Essere..teologicamente Dio..ma che non appartengono all'eternità..o all'Essere..
    Ci sono dei libri di Guenon..come Lineamenti del calcolo infinitesimale..o Gli stati molteplici dell'Essere..che risolvono i problemi metafisici di duemila anni di filosofia occidentale..ma sono poco conosciuti..rispetto all'islamismo di Guenon..e le ripercussioni sociali della sua idea di Tradizione..più appetibili da politici di destra o exoteristi islamici che lo usano per puntellare la loro fede..concetto..quello di fede..che in lui non esiste..in quanto iniziato..dotato quindi di certezze ben verificate..
    Articolo piu¨che interessante.

    Consonanze con il pensiero di Parmenide lei le vede? Intendo, Guenon le ha approfondite? ERaclito per ora lo lascerei da parte che e¨meglio.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill Visualizza Messaggio
    ottimo messsaggio, specie la parte sull'uso 'bellico' di Guenon.
    Questo lineamenti di calcolo etc mi giunge nuovo: sai dirmi di più?
    Il nome esatto è I Principi del Calcolo Infinitesimale..e tra l'altro..la mia edizione è ciclostilata..senza editore e luogo di stampa..comprata anni fa in una libreria esoterica..ma adesso..ho visto che si può comprare anche in internet..anche se penso sia l'opera di Guenon meno letta..anche se forse è una delle più importanti..
    L'argomento..è sviscerare i motivi realizzativi..attraverso cui è possibile il passaggio al limite del calcolo infinitesimale..che poi sarebbe l'impossibilità di raggiungere un limite..per via analitica..Cioè...se da due voglio arrivare a tre..dimezzando sempre la distanza..non arrivo mai..
    E ciò creava il problema filosofico di come si potesse raggiungere un numero posto un'altro numero..visto che i numeri d'intervallo erano infiniti..
    Guenon dimostra che non di infinito si tratta..ma di indefinito..in quanto limitato dall'ordine di realtà che si comprende..per esempio i numeri dall'uno al due..ma non quello dal due al tre..e rivendica il termine Infinito..solo a ciò che non ha limiti..che poi sarebbe l'Infinito Metafisico..mentre chiama indefinito..tutti gli altri pseudo infiniti che si generano dal finito..come la serie indefinita dei numeri..limitata da ciò che numero non è..
    Quindi dice Guenon..l'analisi è indefinita..e..se si vuol raggiungere un risultato..in qualsiasi cosa e non solo nel calcolo infinitesimale..bisogna operare una sintesi..un passaggio al limite..operato in modo repentino..non graduale..
    E qui..si vede come il pensiero Metafisico..è specchio di quello Realizzativo..in quanto il passaggio alla Non Mente o Illuminazione..si opera attraverso un salto..un atto di radicale discontinuità con il passato..insomma..un passaggio al limite di natura interiore..come nel calcolo infinitesimale era di natura matematica..
    Comunque..il libro è memorabile..per la definizione di Infinito..e indefinito..realtà che il pensiero sia matematico e filosofico hanno sovente confuso.. generando problemi ..inesistenti se solo si fosse ben capito la loro differenza..
    L'Infinito è solo Metafisico..e si identifica con il Tutto Universale..uguale a Brahman..tutto ciò che esiste nella manifestazione invece è indefinito ..perchè si origina dal finito..ed è una sua estensione..come la serie dei numeri che si originano dall'unità..e sono indefiniti ..perche sommazione dell'unità a sa stessa in modo indefinito..la loro finitudine cioè non riguarda il raggiungere un numero che contenga tutti i numeri..che naturalmente non esiste..ma deriva dall'essere limitati da ciò che numero non è..
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  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Articolo piu¨che interessante.

    Consonanze con il pensiero di Parmenide lei le vede? Intendo, Guenon le ha approfondite? ERaclito per ora lo lascerei da parte che e¨meglio.



    Guenon non ha approfondito il pensiero di Parmenide..in quanto non è vero..ma si origina da un fraintendimento..che sarebbe considerare il Non Essere e il nulla ..la medesima cosa...
    Il nulla..come dice la parola..non ha nessun tipo di esistenza nè di non esistenza..è cioè l'impossibile..mentre l'Essere e il Non Essere appartengono alla Possibilità Universale..
    Il problema e l'errore di Parmenide è semplice..crede che il Non Essere sia un nulla..e non esistendo il nulla..trascina anche il Non Essere in questo destino..
    Il fatto è che il Non Essere è molto più che l'Essere..anzi..è l'Essere la prima qualificazione del Non Essere..essendo il Non Essere tutte le Possibilità che non hanno esistenza..e l'Essere tutte le Possibilità che hanno esistenza..
    Per capirci e per vedere cos'è il Non Essere..possiamo pensare a tutti i gesti che potrei fare ma che non faccio..bene..questi gesti appartengono al Non Essere..non esistono..ma nel medesimo tempo non sono un nulla..perchè dal nulla non nasce nulla..ma dal Non Essere nasce tutto..a causa di un mio atto creativo..equivalente all'Essere Metafisico chiamato Iswara..che crea dal Non Essere..tutto il mondo della manifestazione..donando appunto la Vita..a ciò che pur esistendo..e il termine è improprio..a chi vita non aveva..
    Secondo poi il principio Così in alto così in basso..il potere creativo dell'uomo di dare vita a ciò che non era..si pensi all'arte..è equivalente anche se in grado diverso a quello di Dio..o Essere o Iswara..che crea o porta alla vita il piano della manifestazione..secondo Legge e Ordine..non si dice ad un uomo di fare le cose con Consapevolezza?..o Coscienza..? Non significa forse che tutte le cose fatte con Consapevolezza..o Essere..presenti a noi stessi..sono ben fatte? appunto perchè sono più vicine al Piano Principiale o Metafisico...
    Naturalmente l'Essere..a differenza di quello che dice Parmenide..non è infinito..in quanto il Non Essere si oppone all'Essere..e neanche il Non Essere è infinito..riservandosi questo nome solo a ciò che va oltre e che non è qualificato in quanto qualsiasi qualificazione lo limiterebbe..e l'Infinito è appunto Brahman..o il Tao..o qualsiasi altra cosa che sia veramemente Infinita..non semplicemnete indefinita..come appunto l'Essere..
    In parole povere..Parmenide vuol racchiudere la Metafisica solo nell'Essere..a causa di una sua impropria attribuzione di nulla..a ciò che essendo nel Non Essere..non ha vita come la conosciamo..ma nel medesimo tempo non è un nulla..ma è qualcosa che essendo noi nell'Esistenza..fatichiamo a capire..ma che invece è la realizzazione iniziatica di chi..oltre l'Essere..procede verso la LIberazione..da tutte le condizioni limitanti..di cui l'Essere è l'ultima assieme al Non Essere..prima del Nirvana..o l'identificazione in Brahman..nirguna..
    Alle volte i problemi filosofici..si creano a causa di parole non ben semantizzate..come appunto nulla e Non Essere..
    Per Parmenide il divenire è illusione..esistendo solo l'Essere..ma è appunto quest'Essere..che non cambia...sempre uguale a se stesso..che non diviene..non rispetta la dialettica yin yang..dell'equibrio negli opposti..e forse è all'origine di quel fanatismo verso ciò che non essendo Infinito.. ..partendo dall'Essere arriva agli enti..connotando quella che poi è la caratteristica della civiltà occidentale..Considerare assoluto ciò che non lo è..e precipare in quel relativismo pratico e teorico.. caratteristica di chi fraintende la parte con il Tutto..
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  7. #7
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    Guenon non ha approfondito il pensiero di Parmenide..in quanto non è vero..ma si origina da un fraintendimento..che sarebbe considerare il Non Essere e il nulla ..la medesima cosa...

    Cara Testa, senta, visto che di Parmenide abbiamo davvero quelle due robe che Simplicio ci ha tramandato, sarebbe cosi¨cortese da citarmi i passi esatti di Parmenide da dove lei estrae queste sue affermazioni, interessanti ma da verificare sul testo, anzi, sui frammenti di Parmenide stesso.



    Il nulla..come dice la parola..non ha nessun tipo di esistenza nè di non esistenza..è cioè l'impossibile..mentre l'Essere e il Non Essere appartengono alla Possibilità Universale..

    Essere e N-Essere appartengono alla Possibilita¨Universale?
    Cosa intende? Che sono entrambi pensabili?


    Il problema e l'errore di Parmenide è semplice..crede che il Non Essere sia un nulla..e non esistendo il nulla..trascina anche il Non Essere in questo destino..

    Come sopra, da quale aforisma lei trae questa conclusione?

    Il fatto è che il Non Essere è molto più che l'Essere..anzi..è l'Essere la prima qualificazione del Non Essere..essendo il Non Essere tutte le Possibilità che non hanno esistenza..e l'Essere tutte le Possibilità che hanno esistenza..

    N-Essere e¨molto piu¨dell¨Essere, in che senso? Che significa questo?
    Ma a me preme capire se pure il N Essere sia pensabile? Sembrerebbe di si da come lei si esprime.


    Per capirci e per vedere cos'è il Non Essere..possiamo pensare a tutti i gesti che potrei fare ma che non faccio..bene..questi gesti appartengono al Non Essere..non esistono..ma nel medesimo tempo non sono un nulla..

    Si, ma se sono pensabili esistono eccome, quindi ripeto, solo cio¨che e¨pensabile puo¨avere il nome di Essere, sempre secondo Parmenide ovviamente.

    perchè dal nulla non nasce nulla..

    allora cosa nasce dal nulla?
    Si rende conto del tranello in cui si cade se si nega il fondamentale principio di Parmenide che dice a chiare lettere che il Non Essere NON E¨PENSABILE.

    ma dal Non Essere nasce tutto..a causa di un mio atto creativo..equivalente all'Essere Metafisico chiamato Iswara..che crea dal Non Essere..tutto il mondo della manifestazione..donando appunto la Vita..a ciò che pur esistendo..e il termine è improprio..a chi vita non aveva..

    Quindi lei pone una differenza tra il N-Essere e Nulla? Giusto? Ora mi dica in cosa consta questa differenza? O semplicemente afferma che il Nulla e¨un illusione, un errore semantico? Non ho capito?




    Naturalmente l'Essere..a differenza di quello che dice Parmenide..non è infinito..in quanto il Non Essere si oppone all'Essere..e neanche il Non Essere è infinito..riservandosi questo nome solo a ciò che va oltre e che non è qualificato in quanto qualsiasi qualificazione lo limiterebbe..e

    Quindi Essere sarebbe finito opponente a N-Essere altrettanto finito?


    In parole povere..Parmenide vuol racchiudere la Metafisica solo nell'Essere..a causa di una sua impropria attribuzione di nulla..

    Le devo richiedere la citazione precisa.

    a ciò che essendo nel Non Essere..non ha vita come la conosciamo..

    Quindi qui dimostra che il N-Essere per lei e¨pensabile eccome. Sbaglio?



    ma nel medesimo tempo non è un nulla..ma è qualcosa che essendo noi nell'Esistenza..fatichiamo a capire..ma che invece è la realizzazione iniziatica di chi..oltre l'Essere..procede verso la LIberazione..da tutte le condizioni limitanti..di cui l'Essere è l'ultima assieme al Non Essere..prima del Nirvana..o l'identificazione in Brahman..nirguna..

    Che casino di "chiarezza". Mi faccia capire meglio,
    1- N-Essere e¨altrettanto pensabile.
    2- N-Essere non e¨Nulla, in questo l¨errore di Parmenide (da verificare)
    3- Essere e N-Essere sono opponenti (non separati, mi ricorda un poco Eraclito), ma entrambi finiti.
    4- Essere - N-Essere sono il regno di finitezza, solo il Brahman e¨il regno dell¨Infinito
    5- solo andando oltre l¨Essere (ovvero oltre la finitezza), attraverso la realizzazione iniziatica e mediante un Maestro (a cui affidarsi come a una Madre...vero?), si entra nel regno dell¨Infinito, ovvero nel Brahman, dove avviene la liberazione.


    Per Parmenide il divenire è illusione..esistendo solo l'Essere..ma è appunto quest'Essere..che non cambia...sempre uguale a se stesso..che non diviene..non rispetta la dialettica yin yang..dell'equibrio negli opposti..e forse è all'origine di quel fanatismo verso ciò che non essendo Infinito.. ..partendo dall'Essere arriva agli enti..connotando quella che poi è la caratteristica della civiltà occidentale..

    Guardi che forse ho capito (lo dico senza alcuna polemica ne presunzione), ho capito da cosa nasce il "malinteso", che lei vede in Parmenide, ma io nella sua llettura. Ora, lei dice che N-Essere non e¨un Nulla, e cosi si entra in una infinito labirinto semantico senza fine e che porta un Pannikar e Severino a non capirsi affatto, essendo entrambi "sordi", chi piu¨chi meno, lo dico perche¨li conosco bene entrambi.
    Il problema vero sta altrove e Epicuro l¨ha "risolto" perfettamente, se avra¨voglia se lo leggera¨nelle sue lettere.
    Il problema non e¨ Nulla/N-Essere, ma e¨tutto in ESSERE-DIVENIRE, ovvero il problema FINITO-INFINITO, ovvero REALTA¨-ILLUSIONE, anche se qui sia Hegel sia Heidegger hanno pasticciato alla grande, chi per ignoranza chi per furbizia.


    Considerare assoluto ciò che non lo è..e precipare in quel relativismo pratico e teorico.. caratteristica di chi fraintende la parte con il Tutto..

    PARTE-TUTTO, ASSOLUTO-RELATIVO

    Caro Testa, forse lei non si rende conto, ma lo fa lei cio¨che imputa come malinteso a Parmenide. E¨lei che pone una differenza tra l¨Infinito (Brahman), e il Finito (che per lei si compone dall¨opposizione tra Essere e N-Essere, entrambi FINITI). Tutto qui il problema, semplice ma stratosferico nelle sue conseguenze. Ora, io non so che attributi ha il Brahman nella filosofia indiana, ma diciamo pure che e¨sia l¨Infinito (quindi Assoluto presumo), questo lo si puo¨anche fare, e¨una definizione logica che nasce da una credenza come tante altre (fino a prova contraria, ovvero quella personale, dottrina sulla reincarnazione e¨una pura CREDENZA, come quella della RESURREZIONE).
    Quello che invece non si dovrebbe fare, e¨vedere una differenza laddove essa in Natura non vi esista affatto, ovvero tra il piano della FINITEZZA e quello dell¨Infinito (che lei chiama Brahman). Questo in natura non e¨affatto cosi¨; e¨casomai nelle nostre menti imprigionate in una prigione ideale, ma di fatto inesistente (Platone era nel torto marcio con il suo discorso sul Corpo prigione dell¨Anima, questa purtroppo non e¨solo una credenza, e¨un fatto di natura).

    Insomma, lo vede in cosa si va incontro se si fanno due cose che Parmenide invita a evitare:

    a- Credere pensabile il Non-Essere
    b- definire Essere finito e opporlo a un N-Essere (come l¨h fatto Eraclito, il "confusionario")
    c- Concludere che tra il piano Finito e Infinito vi sia una differenza che noi, con le nostre forze, dobbiamo superare.

    Mi scusi, ma chi fa questo non si rende conto di crearsi un nuovo idolo, "la VOLONTA¨", e magari diventa "di POTENZA". E gia¨, se vi e¨davvero un tempo ciclico, se vi e¨davvero uno iato tra il FINITO e INFINITO allora solo tramite una Volonta¨di Ferro, una volonta di ascesi purissima e nobile, solo cosi saremo liberato (entreremo nel Nirvana).
    E¨una credenza, nient¨altro.
    Io preferisco un¨altra di credenza, quella che dice che siamo Liberi da sempre, eche non dobbiamo fare nient¨altre che "morire a noi stesi", ovvero diventare piccoli piccoli, umili come il "Figlio di Dio".

    Buona notte

  8. #8
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da pfjodor Visualizza Messaggio
    Guenon non ha approfondito il pensiero di Parmenide..in quanto non è vero..ma si origina da un fraintendimento..che sarebbe considerare il Non Essere e il nulla ..la medesima cosa...

    Cara Testa, senta, visto che di Parmenide abbiamo davvero quelle due robe che Simplicio ci ha tramandato, sarebbe cosi¨cortese da citarmi i passi esatti di Parmenide da dove lei estrae queste sue affermazioni, interessanti ma da verificare sul testo, anzi, sui frammenti di Parmenide stesso.



    Il nulla..come dice la parola..non ha nessun tipo di esistenza nè di non esistenza..è cioè l'impossibile..mentre l'Essere e il Non Essere appartengono alla Possibilità Universale..

    Essere e N-Essere appartengono alla Possibilita¨Universale?
    Cosa intende? Che sono entrambi pensabili?


    Il problema e l'errore di Parmenide è semplice..crede che il Non Essere sia un nulla..e non esistendo il nulla..trascina anche il Non Essere in questo destino..

    Come sopra, da quale aforisma lei trae questa conclusione?

    Il fatto è che il Non Essere è molto più che l'Essere..anzi..è l'Essere la prima qualificazione del Non Essere..essendo il Non Essere tutte le Possibilità che non hanno esistenza..e l'Essere tutte le Possibilità che hanno esistenza..

    N-Essere e¨molto piu¨dell¨Essere, in che senso? Che significa questo?
    Ma a me preme capire se pure il N Essere sia pensabile? Sembrerebbe di si da come lei si esprime.


    Per capirci e per vedere cos'è il Non Essere..possiamo pensare a tutti i gesti che potrei fare ma che non faccio..bene..questi gesti appartengono al Non Essere..non esistono..ma nel medesimo tempo non sono un nulla..

    Si, ma se sono pensabili esistono eccome, quindi ripeto, solo cio¨che e¨pensabile puo¨avere il nome di Essere, sempre secondo Parmenide ovviamente.

    perchè dal nulla non nasce nulla..

    allora cosa nasce dal nulla?
    Si rende conto del tranello in cui si cade se si nega il fondamentale principio di Parmenide che dice a chiare lettere che il Non Essere NON E¨PENSABILE.

    ma dal Non Essere nasce tutto..a causa di un mio atto creativo..equivalente all'Essere Metafisico chiamato Iswara..che crea dal Non Essere..tutto il mondo della manifestazione..donando appunto la Vita..a ciò che pur esistendo..e il termine è improprio..a chi vita non aveva..

    Quindi lei pone una differenza tra il N-Essere e Nulla? Giusto? Ora mi dica in cosa consta questa differenza? O semplicemente afferma che il Nulla e¨un illusione, un errore semantico? Non ho capito?




    Naturalmente l'Essere..a differenza di quello che dice Parmenide..non è infinito..in quanto il Non Essere si oppone all'Essere..e neanche il Non Essere è infinito..riservandosi questo nome solo a ciò che va oltre e che non è qualificato in quanto qualsiasi qualificazione lo limiterebbe..e

    Quindi Essere sarebbe finito opponente a N-Essere altrettanto finito?


    In parole povere..Parmenide vuol racchiudere la Metafisica solo nell'Essere..a causa di una sua impropria attribuzione di nulla..

    Le devo richiedere la citazione precisa.

    a ciò che essendo nel Non Essere..non ha vita come la conosciamo..

    Quindi qui dimostra che il N-Essere per lei e¨pensabile eccome. Sbaglio?



    ma nel medesimo tempo non è un nulla..ma è qualcosa che essendo noi nell'Esistenza..fatichiamo a capire..ma che invece è la realizzazione iniziatica di chi..oltre l'Essere..procede verso la LIberazione..da tutte le condizioni limitanti..di cui l'Essere è l'ultima assieme al Non Essere..prima del Nirvana..o l'identificazione in Brahman..nirguna..

    Che casino di "chiarezza". Mi faccia capire meglio,
    1- N-Essere e¨altrettanto pensabile.
    2- N-Essere non e¨Nulla, in questo l¨errore di Parmenide (da verificare)
    3- Essere e N-Essere sono opponenti (non separati, mi ricorda un poco Eraclito), ma entrambi finiti.
    4- Essere - N-Essere sono il regno di finitezza, solo il Brahman e¨il regno dell¨Infinito
    5- solo andando oltre l¨Essere (ovvero oltre la finitezza), attraverso la realizzazione iniziatica e mediante un Maestro (a cui affidarsi come a una Madre...vero?), si entra nel regno dell¨Infinito, ovvero nel Brahman, dove avviene la liberazione.


    Per Parmenide il divenire è illusione..esistendo solo l'Essere..ma è appunto quest'Essere..che non cambia...sempre uguale a se stesso..che non diviene..non rispetta la dialettica yin yang..dell'equibrio negli opposti..e forse è all'origine di quel fanatismo verso ciò che non essendo Infinito.. ..partendo dall'Essere arriva agli enti..connotando quella che poi è la caratteristica della civiltà occidentale..

    Guardi che forse ho capito (lo dico senza alcuna polemica ne presunzione), ho capito da cosa nasce il "malinteso", che lei vede in Parmenide, ma io nella sua llettura. Ora, lei dice che N-Essere non e¨un Nulla, e cosi si entra in una infinito labirinto semantico senza fine e che porta un Pannikar e Severino a non capirsi affatto, essendo entrambi "sordi", chi piu¨chi meno, lo dico perche¨li conosco bene entrambi.
    Il problema vero sta altrove e Epicuro l¨ha "risolto" perfettamente, se avra¨voglia se lo leggera¨nelle sue lettere.
    Il problema non e¨ Nulla/N-Essere, ma e¨tutto in ESSERE-DIVENIRE, ovvero il problema FINITO-INFINITO, ovvero REALTA¨-ILLUSIONE, anche se qui sia Hegel sia Heidegger hanno pasticciato alla grande, chi per ignoranza chi per furbizia.


    Considerare assoluto ciò che non lo è..e precipare in quel relativismo pratico e teorico.. caratteristica di chi fraintende la parte con il Tutto..

    PARTE-TUTTO, ASSOLUTO-RELATIVO

    Caro Testa, forse lei non si rende conto, ma lo fa lei cio¨che imputa come malinteso a Parmenide. E¨lei che pone una differenza tra l¨Infinito (Brahman), e il Finito (che per lei si compone dall¨opposizione tra Essere e N-Essere, entrambi FINITI). Tutto qui il problema, semplice ma stratosferico nelle sue conseguenze. Ora, io non so che attributi ha il Brahman nella filosofia indiana, ma diciamo pure che e¨sia l¨Infinito (quindi Assoluto presumo), questo lo si puo¨anche fare, e¨una definizione logica che nasce da una credenza come tante altre (fino a prova contraria, ovvero quella personale, dottrina sulla reincarnazione e¨una pura CREDENZA, come quella della RESURREZIONE).
    Quello che invece non si dovrebbe fare, e¨vedere una differenza laddove essa in Natura non vi esista affatto, ovvero tra il piano della FINITEZZA e quello dell¨Infinito (che lei chiama Brahman). Questo in natura non e¨affatto cosi¨; e¨casomai nelle nostre menti imprigionate in una prigione ideale, ma di fatto inesistente (Platone era nel torto marcio con il suo discorso sul Corpo prigione dell¨Anima, questa purtroppo non e¨solo una credenza, e¨un fatto di natura).

    Insomma, lo vede in cosa si va incontro se si fanno due cose che Parmenide invita a evitare:

    a- Credere pensabile il Non-Essere
    b- definire Essere finito e opporlo a un N-Essere (come l¨h fatto Eraclito, il "confusionario")
    c- Concludere che tra il piano Finito e Infinito vi sia una differenza che noi, con le nostre forze, dobbiamo superare.

    Mi scusi, ma chi fa questo non si rende conto di crearsi un nuovo idolo, "la VOLONTA¨", e magari diventa "di POTENZA". E gia¨, se vi e¨davvero un tempo ciclico, se vi e¨davvero uno iato tra il FINITO e INFINITO allora solo tramite una Volonta¨di Ferro, una volonta di ascesi purissima e nobile, solo cosi saremo liberato (entreremo nel Nirvana).
    E¨una credenza, nient¨altro.
    Io preferisco un¨altra di credenza, quella che dice che siamo Liberi da sempre, eche non dobbiamo fare nient¨altre che "morire a noi stesi", ovvero diventare piccoli piccoli, umili come il "Figlio di Dio".

    Buona notte
    Senta..a me della volontà di potenza o di altre sciocchezze di natura occidentale non mi importa nulla..in quanto la Metafisica quella vera ..è al di fuori di certe cadute nello psichismo più incosciente..ma visto che siamo a parlare..e che lei di metafisica conosce solo quello che l'Occidente ha trasmesso..cercherò di chiarire meglio alcuni concetti..pochi...per non mettere troppa carne al fuoco...
    Di Parmenide mi importa poco..in quanto non ci si ricava nulla di sensato tranne qualche frasetta ad effetto..come il suo principio di non contradizione l'Essere è il non essere non è....che vorrebbe dimostrare l'equivalenza di Essere e nulla..sbagliando perchè il nulla non è pensabile mentre il non Essere si..e nel pensarlo..diventa essere al livello che gli è proprio..cioè mentale..Quindi il non Essere è pensabile..eccome..anzi..l'Essere è il Non Essere pensato..e reso quindi esistente..ma andiamo con ordine..che altrimenti si ingenera confusione..e partiamo dal concetto di Infinito Metafisico...che se non si capisce questo..non capiremo nient'altro..e per un po' fermiaci qui..che altrimenti è inutile andare avanti..
    L'infinito non è una credenza..come la reicarnazione o la Resurrezione..ma è un'evidenza..un'evidenza logica..in quanto Infinito è ciò che non ha limiti..di nessun tipo..quindi..non ha qualificazioni..perchè le qualificazioni lo limiterebbero..rendendolo in un modo invece che in un altro..poi logicamente il pensare l'Infinito finito..è una semplice assurdità..bisognerebbe allora dire che l'Infinito non esiste..che esiste solo il finito..ma dire che esiste solo il finito significherebbe limitare la Possibilità Universale..sarebbe come dire che Dio è finito..insomma l'Infinito è una necessità logica ..in quanto ammettendo il finito come radice di Tutto..non saremmo neanche liberi di considerare indefiniti i vari infiniti determinati..come per esempio la serie dei numeri naturali..Quindi..l'Infinito è..e quest'Infinito viene chiamato Brahman..
    Poi quest'Infinito non è la somma di Essere e Non Essere..in quanto l'Infinito non può avere parti..in quanto dire parte dell'Infinito è un'altra assurdità..in quanto l'Infinito non entra in relazione con nulla..che altrimenti avrebbe quantità..Il Brahman è oltre l'Essere e il Non Essere..che sono sue produzioni..come il sogno è la produzione del sognatore..
    MI dica se ha qualche problema a comprendere quest'Infinito e se lo considera un atto di fede..invece che una necessità logica riflesso poi di quella ontologica..
    Vedo che ha capito poco o nulla di quello che avevo prima scritto..e che vuol contestare senza avere compreso il mio pensiero..vedendo addirittura opposizioni tra Brahman e Cristo..eppure mi sembrava di essere stato chiaro...anche se mi rendo conto che certe cose non sono capibili di primo acchito a chi mastica filosofia occidentale..
    Poi..per finire..il Non Essere..è tutto il pensabile..ancora non pensato..perchè non posso trarre i miei pensieri dal nulla..perchè dal nulla non si trae nulla..è solo una parola..di significato nullo..mentre il Non Essere..è molto più che l'Essere..in quanto è tutto il vivibile anche se non viene vissuto..o il pensabile anche se non viene pensato..
    Non posso in un post..esporre tutta la metafisica Guenoniana..o Advaita..e se ha qualche domanda..ben precisa ..la ponga..almeno dopo aver capito quello che voglio dire..e se riuscirà a trovare qualche critica fondata..a questa filosofia..le sarò ben grato..in quanto per ora..non ho incontrato nessuno che sua stato capace di farlo..naturalmente prima di criticare bisogna capire..e spero che abbia la voglia di farlo..in quanto la Metafisica Tradizionale o Realizzativa..non è tanto facile contestarla sul piano logico..poi..se non si vuole darle un valore ontologico..liberissimi..ma allora tutta la realtà slegata dalla logica del pensiero..sarebbe completamente inintelligibile..tale da compromettere anche la nostra esistenza su questo piano di realtà..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  9. #9
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    Visto il nuovo giorno...

    Cara Testa, senta, visto che di Parmenide abbiamo davvero quelle due robe che Simplicio ci ha tramandato, sarebbe cosi¨cortese da citarmi i passi esatti di Parmenide da dove lei estrae queste sue affermazioni, interessanti ma da verificare sul testo, anzi, sui frammenti di Parmenide stesso.


    Dal non essere non ti permetterò né

    di dirlo né di pensarlo. Infatti non si può né dire né pensare

    ciò che non è.



    (Parmenide, I presocratici. Testimonianze e frammenti, a cura di G. Giannantoni, Roma-Bari, Laterza, 1990, p. 276)


    Mi sembra ovvio che Parmenide identifica Non Essere con nulla...


    Essere e N-Essere appartengono alla Possibilita¨Universale?
    Cosa intende? Che sono entrambi pensabili?
    L'Essere è il pensato..il Non Essere..il pensabile non ancora pensato..


    Il problema e l'errore di Parmenide è semplice..crede che il Non Essere sia un nulla..e non esistendo il nulla..trascina anche il Non Essere in questo destino..

    Come sopra, da quale aforisma lei trae questa conclusione?
    Dall'aforisma di sopra..





    N-Essere e¨molto piu¨dell¨Essere, in che senso? Che significa questo?
    Ma a me preme capire se pure il N Essere sia pensabile? Sembrerebbe di si da come lei si esprime.
    In Non Essere è più dell'Essere..in quanto le cose pensabili sono di più che le cose pensate..come dire che i gesti che faccio..sono minori dei gesti che potrei fare..anche se oltre un certo punto siamo oltre il numero o la quantità..


    Si, ma se sono pensabili esistono eccome, quindi ripeto, solo cio¨che e¨pensabile puo¨avere il nome di Essere, sempre secondo Parmenide ovviamente.
    Il pensabile non esiste..non ha l'Essere..pur tuttavia..anche se la parola è erronea..esite al suo livello..come Possibilità..
    Il linguaggio..ha dei limiti in quanto si sviluppa al nostro grado di esistenza...che ha l'Essere..ma non potrebbe usarsi il termine Essere..per qualcosa che è solo possibile..perchè rimanendo nella possibilità..non avendo cioè l'esistenza..possiamo dire che appartiene al Non Essere..


    Quindi lei pone una differenza tra il N-Essere e Nulla? Giusto? Ora mi dica in cosa consta questa differenza? O semplicemente afferma che il Nulla e¨un illusione, un errore semantico? Non ho capito?
    Il nulla è semplicemente il nulla..come dice la parola..cioè..niente ..e come tale non è neanche pensabile..perchè altrimenti diventerebbe qualcosa..ovviamente parlo del nulla metafisico..non il nulla relazionato ad un qualcosa che ne constato la mancanza..
    Il Non Essere invece sono le possibilità manifestabili e non manifestabili..per esempio io che cammino sul soffitto..è una possibilità non manifestabile se non a livello mentale..


    Le devo richiedere la citazione precisa.
    Le citazioni se le può vedere da solo..in quanto qui io non voglio fare un saggio su Parmenide..ma esprimere qualcosa sulla Metafisica Tradizionale..o Realizzativa..



    Guardi che forse ho capito (lo dico senza alcuna polemica ne presunzione), ho capito da cosa nasce il "malinteso", che lei vede in Parmenide, ma io nella sua llettura. Ora, lei dice che N-Essere non e¨un Nulla, e cosi si entra in una infinito labirinto semantico senza fine e che porta un Pannikar e Severino a non capirsi affatto, essendo entrambi "sordi", chi piu¨chi meno, lo dico perche¨li conosco bene entrambi.
    Il problema vero sta altrove e Epicuro l¨ha "risolto" perfettamente, se avra¨voglia se lo leggera¨nelle sue lettere.
    Il problema non e¨ Nulla/N-Essere, ma e¨tutto in ESSERE-DIVENIRE, ovvero il problema FINITO-INFINITO, ovvero REALTA¨-ILLUSIONE, anche se qui sia Hegel sia Heidegger hanno pasticciato alla grande, chi per ignoranza chi per furbizia.
    Qui non ci sta nessun problema..tanto meno Essere Non Essere..il quanto il Brahman..identificandosi con l'Infinito e quindi con la Possibilità Universale..realizza Tutto..al livello che gli è proprio..pur rimanendo infinito..in quanto non ne è toccato..L'analogia è con lo stato di sogno e del sognatore..che proietta un mondo pur rimanendo lui lo stesso..
    Il Brahman..per realizzare le sue infinitite possibilità..sogna....
    in parole povere nell'Infinito ci sta tutto..ma dal momento che l'Infinito non può entrare nella manifestazione perchè ne verrebbe limitato o spezzettato..ecco che la manifestazione in confronto a Brahman è illusione
    ..e superare l'illusione e fondersi in Brahman ..cioè ritrovare se stessi..è compito della ricerca interiore..


    PARTE-TUTTO, ASSOLUTO-RELATIVO

    Caro Testa, forse lei non si rende conto, ma lo fa lei cio¨che imputa come malinteso a Parmenide. E¨lei che pone una differenza tra l¨Infinito (Brahman), e il Finito (che per lei si compone dall¨opposizione tra Essere e N-Essere, entrambi FINITI). Tutto qui il problema, semplice ma stratosferico nelle sue conseguenze. Ora, io non so che attributi ha il Brahman nella filosofia indiana, ma diciamo pure che e¨sia l¨Infinito (quindi Assoluto presumo), questo lo si puo¨anche fare, e¨una definizione logica che nasce da una credenza come tante altre (fino a prova contraria, ovvero quella personale, dottrina sulla reincarnazione e¨una pura CREDENZA, come quella della RESURREZIONE).
    Quello che invece non si dovrebbe fare, e¨vedere una differenza laddove essa in Natura non vi esista affatto, ovvero tra il piano della FINITEZZA e quello dell¨Infinito (che lei chiama Brahman). Questo in natura non e¨affatto cosi¨; e¨casomai nelle nostre menti imprigionate in una prigione ideale, ma di fatto inesistente (Platone era nel torto marcio con il suo discorso sul Corpo prigione dell¨Anima, questa purtroppo non e¨solo una credenza, e¨un fatto di natura).

    Insomma, lo vede in cosa si va incontro se si fanno due cose che Parmenide invita a evitare:

    a- Credere pensabile il Non-Essere
    b- definire Essere finito e opporlo a un N-Essere (come l¨h fatto Eraclito, il "confusionario")
    c- Concludere che tra il piano Finito e Infinito vi sia una differenza che noi, con le nostre forze, dobbiamo superare.

    Mi scusi, ma chi fa questo non si rende conto di crearsi un nuovo idolo, "la VOLONTA¨", e magari diventa "di POTENZA". E gia¨, se vi e¨davvero un tempo ciclico, se vi e¨davvero uno iato tra il FINITO e INFINITO allora solo tramite una Volonta¨di Ferro, una volonta di ascesi purissima e nobile, solo cosi saremo liberato (entreremo nel Nirvana).
    E¨una credenza, nient¨altro.
    Io preferisco un¨altra di credenza, quella che dice che siamo Liberi da sempre, eche non dobbiamo fare nient¨altre che "morire a noi stesi", ovvero diventare piccoli piccoli, umili come il "Figlio di Dio".
    Qui c'è un groviglio di considerazioni frutto di un'incomprensione profonda..
    la differenza tra finito Infinito..tra Brahman e la manifestazione è solo illusoria..in quanto l'Infinito non può logicamente ancor prima che ontologicamente dividersi in parti..in quanto l'Infinito non ha parti nè quantità o qualità....ma solo possibilità che realizza a suo modo..intendendo per Possibilità come aspetto passivo..mentre Infinito nell'aspetto attivo..
    Tengo poi a ridire..che il finito è solo illusorio..quindi non può entare in contrapposizione con l'Infinito..come mi si accusa..
    Ricapitolando..tra finito e Infinito non vi è nessuna differenza se non nella nostra comprensione..o giudizio erroneo..e la ricerca o sadhana..significa rimuovere questi errori che ci impediscono di vedere ciò che è..
    e per farlo..dobbiamo rimuovere quella volontà di potenza....che ci spinge verso l'illusione o manifestazione..e questo significa morire a se stessi..alle proprie illusioni e rinascere nella luce di Brahman..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
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  10. #10
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