
Originariamente Scritto da
pfjodor
Guenon non ha approfondito il pensiero di Parmenide..in quanto non è vero..ma si origina da un fraintendimento..che sarebbe considerare il Non Essere e il nulla ..la medesima cosa...
Cara Testa, senta, visto che di Parmenide abbiamo davvero quelle due robe che Simplicio ci ha tramandato, sarebbe cosi¨cortese da citarmi i passi esatti di Parmenide da dove lei estrae queste sue affermazioni, interessanti ma da verificare sul testo, anzi, sui frammenti di Parmenide stesso.
Il nulla..come dice la parola..non ha nessun tipo di esistenza nè di non esistenza..è cioè l'impossibile..mentre l'Essere e il Non Essere appartengono alla Possibilità Universale..
Essere e N-Essere appartengono alla Possibilita¨Universale?
Cosa intende? Che sono entrambi pensabili?
Il problema e l'errore di Parmenide è semplice..crede che il Non Essere sia un nulla..e non esistendo il nulla..trascina anche il Non Essere in questo destino..
Come sopra, da quale aforisma lei trae questa conclusione?
Il fatto è che il Non Essere è molto più che l'Essere..anzi..è l'Essere la prima qualificazione del Non Essere..essendo il Non Essere tutte le Possibilità che non hanno esistenza..e l'Essere tutte le Possibilità che hanno esistenza..
N-Essere e¨molto piu¨dell¨Essere, in che senso? Che significa questo?
Ma a me preme capire se pure il N Essere sia pensabile? Sembrerebbe di si da come lei si esprime.
Per capirci e per vedere cos'è il Non Essere..possiamo pensare a tutti i gesti che potrei fare ma che non faccio..bene..questi gesti appartengono al Non Essere..non esistono..ma nel medesimo tempo non sono un nulla..
Si, ma se sono pensabili esistono eccome, quindi ripeto, solo cio¨che e¨pensabile puo¨avere il nome di Essere, sempre secondo Parmenide ovviamente.
perchè dal nulla non nasce nulla..
allora cosa nasce dal nulla?
Si rende conto del tranello in cui si cade se si nega il fondamentale principio di Parmenide che dice a chiare lettere che il Non Essere NON E¨PENSABILE.
ma dal Non Essere nasce tutto..a causa di un mio atto creativo..equivalente all'Essere Metafisico chiamato Iswara..che crea dal Non Essere..tutto il mondo della manifestazione..donando appunto la Vita..a ciò che pur esistendo..e il termine è improprio..a chi vita non aveva..
Quindi lei pone una differenza tra il N-Essere e Nulla? Giusto? Ora mi dica in cosa consta questa differenza? O semplicemente afferma che il Nulla e¨un illusione, un errore semantico? Non ho capito?
Naturalmente l'Essere..a differenza di quello che dice Parmenide..non è infinito..in quanto il Non Essere si oppone all'Essere..e neanche il Non Essere è infinito..riservandosi questo nome solo a ciò che va oltre e che non è qualificato in quanto qualsiasi qualificazione lo limiterebbe..e
Quindi Essere sarebbe finito opponente a N-Essere altrettanto finito?
In parole povere..Parmenide vuol racchiudere la Metafisica solo nell'Essere..a causa di una sua impropria attribuzione di nulla..
Le devo richiedere la citazione precisa.
a ciò che essendo nel Non Essere..non ha vita come la conosciamo..
Quindi qui dimostra che il N-Essere per lei e¨pensabile eccome. Sbaglio?
ma nel medesimo tempo non è un nulla..ma è qualcosa che essendo noi nell'Esistenza..fatichiamo a capire..ma che invece è la realizzazione iniziatica di chi..oltre l'Essere..procede verso la LIberazione..da tutte le condizioni limitanti..di cui l'Essere è l'ultima assieme al Non Essere..prima del Nirvana..o l'identificazione in Brahman..nirguna..
Che casino di "chiarezza". Mi faccia capire meglio,
1- N-Essere e¨altrettanto pensabile.
2- N-Essere non e¨Nulla, in questo l¨errore di Parmenide (da verificare)
3- Essere e N-Essere sono opponenti (non separati, mi ricorda un poco Eraclito), ma entrambi finiti.
4- Essere - N-Essere sono il regno di finitezza, solo il Brahman e¨il regno dell¨Infinito
5- solo andando oltre l¨Essere (ovvero oltre la finitezza), attraverso la realizzazione iniziatica e mediante un Maestro (a cui affidarsi come a una Madre...vero?), si entra nel regno dell¨Infinito, ovvero nel Brahman, dove avviene la liberazione.
Per Parmenide il divenire è illusione..esistendo solo l'Essere..ma è appunto quest'Essere..che non cambia...sempre uguale a se stesso..che non diviene..non rispetta la dialettica yin yang..dell'equibrio negli opposti..e forse è all'origine di quel fanatismo verso ciò che non essendo Infinito.. ..partendo dall'Essere arriva agli enti..connotando quella che poi è la caratteristica della civiltà occidentale..
Guardi che forse ho capito (lo dico senza alcuna polemica ne presunzione), ho capito da cosa nasce il "malinteso", che lei vede in Parmenide, ma io nella sua llettura. Ora, lei dice che N-Essere non e¨un Nulla, e cosi si entra in una infinito labirinto semantico senza fine e che porta un Pannikar e Severino a non capirsi affatto, essendo entrambi "sordi", chi piu¨chi meno, lo dico perche¨li conosco bene entrambi.
Il problema vero sta altrove e Epicuro l¨ha "risolto" perfettamente, se avra¨voglia se lo leggera¨nelle sue lettere.
Il problema non e¨ Nulla/N-Essere, ma e¨tutto in ESSERE-DIVENIRE, ovvero il problema FINITO-INFINITO, ovvero REALTA¨-ILLUSIONE, anche se qui sia Hegel sia Heidegger hanno pasticciato alla grande, chi per ignoranza chi per furbizia.
Considerare assoluto ciò che non lo è..e precipare in quel relativismo pratico e teorico.. caratteristica di chi fraintende la parte con il Tutto..
PARTE-TUTTO, ASSOLUTO-RELATIVO
Caro Testa, forse lei non si rende conto, ma lo fa lei cio¨che imputa come malinteso a Parmenide. E¨lei che pone una differenza tra l¨Infinito (Brahman), e il Finito (che per lei si compone dall¨opposizione tra Essere e N-Essere, entrambi FINITI). Tutto qui il problema, semplice ma stratosferico nelle sue conseguenze. Ora, io non so che attributi ha il Brahman nella filosofia indiana, ma diciamo pure che e¨sia l¨Infinito (quindi Assoluto presumo), questo lo si puo¨anche fare, e¨una definizione logica che nasce da una credenza come tante altre (fino a prova contraria, ovvero quella personale, dottrina sulla reincarnazione e¨una pura CREDENZA, come quella della RESURREZIONE).
Quello che invece non si dovrebbe fare, e¨vedere una differenza laddove essa in Natura non vi esista affatto, ovvero tra il piano della FINITEZZA e quello dell¨Infinito (che lei chiama Brahman). Questo in natura non e¨affatto cosi¨; e¨casomai nelle nostre menti imprigionate in una prigione ideale, ma di fatto inesistente (Platone era nel torto marcio con il suo discorso sul Corpo prigione dell¨Anima, questa purtroppo non e¨solo una credenza, e¨un fatto di natura).
Insomma, lo vede in cosa si va incontro se si fanno due cose che Parmenide invita a evitare:
a- Credere pensabile il Non-Essere
b- definire Essere finito e opporlo a un N-Essere (come l¨h fatto Eraclito, il "confusionario")
c- Concludere che tra il piano Finito e Infinito vi sia una differenza che noi, con le nostre forze, dobbiamo superare.
Mi scusi, ma chi fa questo non si rende conto di crearsi un nuovo idolo, "la VOLONTA¨", e magari diventa "di POTENZA". E gia¨, se vi e¨davvero un tempo ciclico, se vi e¨davvero uno iato tra il FINITO e INFINITO allora solo tramite una Volonta¨di Ferro, una volonta di ascesi purissima e nobile, solo cosi saremo liberato (entreremo nel Nirvana).
E¨una credenza, nient¨altro.
Io preferisco un¨altra di credenza, quella che dice che siamo Liberi da sempre, eche non dobbiamo fare nient¨altre che "morire a noi stesi", ovvero diventare piccoli piccoli, umili come il "Figlio di Dio".
Buona notte