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Discussione: Bosnia Oggi

  1. #151
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    La notte dei cristalli di Sarajevo
    30.09.2008 Da Sarajevo, scrive Cecilia Ferrara

    È stata una caccia alle streghe, o meglio una caccia al “diverso”. Il primo festival queer di Sarajevo è finito prima ancora di iniziare, con 15 persone ferite e minacciate da bande di hooligans e di wahabiti. E Iggy Pop sospende la data del concerto di Sarajevo
    È finito con 15 persone ferite, attaccate in varie parti della città ed altre minacciate, il primo Queer Sarajevo Festival (QSF), organizzato dall’associazione “Q” che si sarebbe dovuto svolgere tra il 24 e il 29 settembre. L’evento era considerato ad alto rischio, a causa dei durissimi attacchi arrivati dai media e da rappresentanti politici e religiosi e delle numerose minacce di morte che hanno colpito i rappresentanti dell’associazione e i sostenitori del festival. La notte dell’apertura, persone che avevano partecipato al Festival sono state inseguite da gruppi di hooligans e di estremisti islamici e picchiate, otto di queste sono finite all’ospedale, il più grave un cittadino danese, ospite del QSF, finito con alcune costole rotte e tenuto sotto protezione nei giorni successivi.

    Il giorno dopo quella che è stata chiamata da alcuni media “la notte dei cristalli di Sarajevo”, l’associazione “Q” aveva annunciato la continuazione del festival, ma a porte chiuse. “Continueremo il festival fino a fine 2008 – avevano detto le organizzatrici Svetlana Djurković e Boba Dekić – Da oggi in poi ogni giorno ci sarà qualche evento queer. Persone così primitive come quelle che hanno portato avanti gli attacchi del 24 settembre non possono vincere”. Gli eventi sarebbero stati riprogrammati e la comunità gay e gay friendly di Sarajevo avvertita via sms.

    Purtroppo gli sms sono arrivati, ma per annunciare che non ci sarebbe più stato niente. Il venerdì e il sabato le minacce si sono moltiplicate e aggravate: un video su You Tube, poi oscurato, con una musica islamica di sottofondo, mostrava la figura stilizzata del poster del Queer Festival a cui veniva tagliata la testa le parole minacciavano Svetlana Djurković, presidente di "Q".

    Decise fino a domenica scorsa ad andarsene dalla Bosnia Erzegovina per la propria sicurezza, Boba Dekić e Svetlana Djurković hanno deciso di reagire e di fare lobbing contro questo clima di paura diretto per ora solo verso gli attivisti gay, ma che domani potrebbe colpire chiunque. La mancanza di sicurezza che si respira nella capitale bosniaca e lo scarso rispetto dei diritti umani ha impressionato perfino gli organizzatori del concerto di Iggy Pop, fissato per il primo ottobre, che oggi hanno annunciato la cancellazione della data anche a causa di quello che è successo al QSF.

    “Per me il 24 settembre diventerà una data che ha cambiato la mia percezione di Sarajevo – dice Valentina che vive da molti anni a Sarajevo – Adesso questa città mi fa molta più paura, mi sento un bersaglio perché sono stata all’inaugurazione e perché potrei sembrare tranquillamente queer. Questa finta pace rende molto più pericoloso vivere per chi è fuori da quello che per gli sciovinisti di questo paese viene considerata la “norma”. Questo giorno per me è anche la scoperta di una Sarajevo piena di omertà che si gira dall’altra parte quando fatti così gravi avvengono”.

    Ma cosa è successo il 24 settembre?

    Il 24 settembre era il giorno dell’inaugurazione del primo Queer Sarajevo Festival, evento culturale della comunità LGBIT della Bosnia Erzegovina, arrivato dopo settimane di tensioni, attacchi e minacce, acuite dal fatto che il Festival si svolgeva durante il Ramadan. Amnesty International, preoccupata delle minacce che si sono susseguite, aveva fatto un appello alle autorità della Bosnia Erzegovina affinché si potesse svolgere il festival nella sicurezza di tutti.

    Il giorno dell’apertura sono apparsi ovunque in città manifesti deliranti in cui si parlava dell’omosessualità come perversione, comportamento contro natura, di una malattia che porta le persone ad un livello inferiore a quello degli animali. Alle cinque dello stesso giorno sono stati chiamati attraverso internet “gli uomini di buona volontà” a manifestare contro il Queer Festival nella centrale piazza Alja Izetbegović. All’appuntamento erano molti più i giornalisti di manifestanti, gli unici che si sono presentati erano hooligans e wahabiti.

    L’apertura si è tenuta all’Accademia delle Belle Arti alle otto di sera. Tra i 2 e i 300 i partecipanti alla serata. All’interno della grande sala, dove era esposta la mostra “Na strani” con ritratti delle venti persone della BiH che hanno scelto di fare coming out, si respirava aria di vittoria e di sollievo insieme. Ma è durato poco.

    Fuori i tifosi hanno iniziato subito a fare delle “passeggiate” di fronte all’Accademia e poi si sono posizionati dall’altra parte della Miljiačka, il fiume di Sarajevo, urlando insulti e minacce. Invece di fronte all’entrata sono arrivati degli estremisti islamici, i cosiddetti wahabiti, e altri provocatori che cercavano di entrare urlando e insultando. “La polizia non ha fatto entrare i wahabiti, ma per il resto non si è comportata in maniera professionale”, dice Irfan Redzović l’autore della mostra fotografica. È stata evidente in effetti la riluttanza e la difficoltà della polizia a fare interposizione con chi stava uscendo dalla mostra tanto che alcune persone, fra le quali chi scrive, sono state attaccate con calci e pugni con precisione e violenza ben pianificate.

    Nelle strade laterali invece sono state seguite le persone che si allontanavano e le hanno attaccate a distanza di sicurezza dalla polizia, altre sono state inseguite in macchina fino alla periferia della città. Il regista Predrag Kojović e il giornalista Emir Imamović sono stati presi poco lontano dall’apertura e picchiati da alcuni wahabiti. Haris Ćupina, ragazzo di Mostar che aveva posato per la mostra con la bandiera queer avvolta intorno al corpo, è stato preso assieme ad alcuni amici a Hrasno ed è finito con il naso rotto all’ospedale.

    In tutta la città la sensazione era quella di un assedio. Denis non era andato al QSF, ma era in un caffè del centro:“Quando siamo usciti abbiamo visto questi due gruppi di tifosi, ragazzi giovani con le felpe con i cappucci, che confabulavano. Appena ci hanno visto si sono zittiti, io d’istinto ho preso la mano della mia ragazza e allora li ho sentiti dire ‘ah ok non sono gay’”. Un ragazzo italiano è stato seguito e minacciato da alcuni wahabiti alcune ore dopo gli eventi principali, in pieno centro.

    Il giorno dopo sono state numerose le reazioni da parte della società civile e di alcuni partiti.
    Srđan Dizdarević, presidente dell’Helsinki Committee in BiH, ha parlato di retorica fascista che ha accompagnato gli eventi di violenza del 24 settembre. Dino Mustafić direttore del Mess, il principale festival di teatro di Sarajevo, ha lanciato un appello ai cittadini ad alzare la propria voce contro chi ha attaccato la libertà di espressione. Tra i partiti si sono schierati con posizioni forti in difesa dei diritti umani, il partito Liberal Democratico (LDS) e il partito di Danis Tanović Naša Stranka (“il nostro partito”), più sfumata la posizione dei social democratici (SDP). Anche le organizzazioni internazionali e le ambasciate hanno emesso comunicati stampa di condanna e di preoccupazione. Rimane invece assordante il silenzio di due dei maggiori partiti di ispirazione musulmana come l’SDA di Sulejman Tihić e il “Partito per la BiH” di Haris Silajdžić che non si sono voluti impegnare a pochi giorni dall’importante tornata elettorale delle amministrative del prossimo 5 ottobre.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  2. #152
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    UE-BOSNIA: OK MINISTRI DIFESA PER RITIRO SOLDATI EUROPEI

    (ANSA) - DEAUVILLE (FRANCIA) I ministri della Difesa della Ue hanno condiviso l'ipotesi di ritirare i soldati dalla Bosnia-Erzegovina, senza tuttavia definire ne' il calendario, ne' i dettagli dell'operazione. Lo riferiscono fonti della presidenza francese della Ue, in margine al consiglio dei ministri della Difesa a Deauville (Francia).

    ''C'e' un consenso piu' che ampio a stimare che la missione militare possa dichiararsi conclusa'', hanno riferito le fonti. ''Ora si tratta di trovare il nuovo contorno della missione: la trasformazione in missione civile e' un'opzione, come lo e' la forza di reazione rapida'', hanno aggiunto.

    Il calendario del ritiro e i dettagli dell'operazione saranno discussi nella riunione congiunta tra ministri esteri e della difesa, prevista il 10 novembre a Bruxelles. (ANSA).
    01/10/2008 156

    Commento: meglio tardi che mai.

  3. #153
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    Sempre più Dodik
    06.10.2008 Da Sarajevo, scrive Andrea Rossini

    Milorad Dodik In un voto amministrativo fortemente connotato su base politico-nazionale vincono Milorad Dodik e l'SDA di Sulejman Tihić. Tra i croato bosniaci affermazione dell'HDZ-BiH. Buono il risultato dei socialdemocratici di Lagumdžija, un sindaco per il premio Oscar Tanović
    Secondo i risultati preliminari resi noti nella notte a Sarajevo dalla Commissione Elettorale Centrale (CIK), i vincitori delle elezioni amministrative tenutesi ieri in Bosnia Erzegovina sarebbero l'Unione dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD), di Milorad Dodik, e il Partito dell'Azione Democratica (SDA) di Sulejman Tihić.

    Il presidente della CIK, Suad Arnautović, ha dichiarato in conferenza stampa che l'SNSD avrebbe ottenuto 32 sindaci, l'SDA 28, il Partito Democratico Serbo (SDS) e l'Unione Democratica Croata 16, il Partito Socialdemocratico (SDP BiH) 10, il Partito per la Bosnia Erzegovina (Stranka Za BiH) 4. Secondo altre proiezioni, tuttavia, l'affermazione di SNSD e SDA sarebbe ancora più consistente con rispettivamente 35 e 34 sindaci già confermati.

    Per quanto riguarda il dato della partecipazione al voto, le cifre fornite dalla Commissione Elettorale confermano la disaffezione dei cittadini bosniaci nei confronti delle urne. Secondo la CIK si sono infatti recati a votare solo il 55% degli aventi diritto, vale a dire 1.634.523 votanti su circa tre milioni di iscritti.

    Dopo una campagna elettorale giocata su grandi temi politico-nazionali, e non sulle questioni che saranno di competenza di sindaci e consigli comunali nei prossimi 4 anni, il voto di ieri sembrerebbe dunque confermare l'ulteriore consolidamento tra l'elettorato serbo bosniaco della SNSD a scapito dell'SDS. In campo bosgnacco invece arretra il partito del presidente Haris Silajdzić a scapito di una netta affermazione dell'SDA.

    Secondo il segretario esecutivo dell'SNSD, Rajko Vasić, l'Unione dei Socialdemocratici Indipendenti ottiene la carica di sindaco a Banja Luka (confermato Dragoljub Davidović) e, tra gli altri, nei comuni di Krupa na Una, Novi Grad, Kozarska Dubica, Prnjavor, Mrkonjić Grad, Kneževo, Šamca, Donji Žabari, Zvornik, Sokoca, Trnovo, Han Pijesak, Višegrad, Bileća, Kalinovik, Trebinje e Čajniča.

    Elezioni 2008, campagna elettorale a Doboj (foto A. Rossini) Secondo il comitato elettorale del Partito Democratico Serbo (SDS), il partito avrebbe invece la maggioranza – tra gli altri comuni - a Doboj (Obren Petrović, ma il candidato dell'SNSD Zdravko Milićević non ha ancora riconosciuto la vittoria dell'avversario), Bijeljina (Mićo Mićić), Istočna Ilidža, Pale, Ugljevik, Gacko.

    Per quanto riguarda l'SDA, il presidente del partito Sulejman Tihić, ha dichiarato che “questo è il miglior risultato dal 2004” e che “l'SDA è tornato ad essere il partito più forte in Bosnia Erzegovina”. Sindaci dell'SDA governeranno Zenica (Husejin Smajlović), Vogošća (Asim Sarajlić) e la circoscrizione elettorale di Stari Grad a Sarajevo (Ibrahim Hadžibajrić).

    Secondo alcune agenzie il Partito di Azione Democratica potrebbe vincere anche in altri comuni per i quali non ci sono ancora proiezioni definitive, compresi Goražde – che è in lizza con lo Stranka Za BiH - e Srebrenica, aggiudicandosi così fino a 38 sindaci.

    Il presidente del comitato elettorale del partito, Amir Zukić, ha dichiarato che "l'SDA vince queste elezioni e già in questo momento [a spoglio non ancora concluso, ndr] ci aggiudichiamo la vittoria in un numero maggiore di comuni rispetto a 4 anni fa". Tra gli altri, secondo Zukić, l'SDA vince anche a Gornj Vakuf, Doboj Jug e Doboj istok e Gradačac.

    Lo Stranka Za BiH (Partito per la Bosnia Erzegovina) dal canto suo, secondo il vice presidente del partito Safet Halilović, vince invece sicuramente a Trnovo, Kladanj e Goražde.

    Nei comuni in cui i croato bosniaci sono la maggioranza, secondo il presidente dell'Unione Democratica Croata (HDZ BiH) Dragan Čović, vincono i candidati di questo partito, compresi Čapljina e Tomislavgrad, dove l'HDZ BiH finora non aveva un proprio sindaco. Secondo Čović anche il nuovo sindaco di Mostar sarà dell'HDZ BiH.

    Božo Ljubić, presidente dell'HDZ 1990 (la formazione nata da una scissione interna all'Unione Democratica Croata della Bosnia Erzegovina), ha riconosciuto l'egemonia dell'HDZ BiH ricordando come il proprio partito si presentava per la prima volta alle amministrative.

    Il Partito Socialdemocratico (SDP BIH) ha ottenuto un buon risultato a Sarajevo, vincendo a Novi Grad con Damir Hadžić e confermando il proprio candidato (Dževad Bećirević) nella circoscrizione centrale. Il presidente del partito, Zlatko Lagumdžija, ha dichiarato che “se la politica in questo Paese avesse una morale, la carica di sindaco di Sarajevo dovrebbe andare all'SDP”. I socialdemocratici vincono anche a Tuzla (Jasmin Imamović), Bihać, Gračanica, Živinice, Kakanj e Vareš nella Federazione BiH e a Vukosavlja in Republika Srpska. Secondo Lagumdžija, i candidati dell'SDP hanno ottenuto da due a tre volte più voti rispetto alle amministrative del 2004.

    Naša Stranka, il partito del premio Oscar Danis Tanović, ha ottenuto un sindaco a Bosanski Petrovac, nel Cantone Una-Sana. Il partito aveva sollevato molte aspettative tra gli elettori che rifiutano le logiche di contrapposizione nazionale, ma aveva affrontato la campagna elettorale con mezzi modesti (circa 20.000 euro spesi per l'intera campagna secondo quando dichiarato da Tanović al settimanale Dani). Peđa Kojović, rappresentante del comitato esecutivo del partito, ha tuttavia affermato che, secondo i dati in proprio possesso, candidati di Naša Stranka entreranno nei consigli comunali di circa la metà delle 48 circoscrizioni elettorali in cui il partito presentava propri candidati.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

    Commento: ormai e' un dato di fatto che in Bih si voti su base etnica. Un Serbo potra' votare Dodik o un altro partito appartenente alla propria etnia, ma mai e poi mai votera' votera' per Siladzic e per la sua banda. E questo vale anche per le altre etnia. Spero che si arrivi presto alla dissoluzione della Bosnia.

  4. #154
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    BOSNIA: AMMINISTRATIVE, VITTORIA NAZIONALISTI
    (ANSA) - SARAJEVO, 6 OTT - Secondo i primi risultati parziali del voto per le amministrative di ieri in Bosnia, che hanno fatto registrare un'affluenza alle urne del 55 per cento, il panorama politico del Paese non ha subito particolari variazioni: la maggioranza dei seggi dei consigli comunali e dei sindaci, nei 142 comuni del Paese, sono andati ai partiti nazionalisti, serbi, croati e musulmani. Lo spoglio delle schede e l'elaborazione dei dati da parte della Commissione elettorale centrale e' ancora in corso, ma e' gia' evidente un vero trionfo dell'Unione dei socialdemocratici indipendenti (Snsd) del premier della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia), Milorad Dodik, che avra' 41 sindaci, 26 in piu' rispetto alle elezioni del 2004. L'Snsd riconferma cosi' la vittoria alle politiche di due anni fa quando nella Rs ha conquistato una grossa fetta dell'elettorato del Partito democratico serbo (Sds), al governo durante e dopo la guerra (1992-95). Dopo lo scrutinio di ieri, l'Sds e' riuscito a mantenere la maggioranza in due centri importanti, Bijeljina e Doboj, ma, secondo i dati parziali annunciati dalla Commissione elettorale, il numero dei sindaci espressi sara' ridotto da 31 a 15. Nelle zone a maggioranza musulmana si annuncia la vittoria del Partito d'azione democratica (Sda), che secondo il suo leder Sulejman Tihic avra' 38 sindaci - finora certi 36, il che rappresenta un avanzamento rispetto alle amministrative del 2004 quando ha vinto in 32 comuni. Il maggiore partito musulmano sembra aver riconquistato quella parte dell'elettorato che alle precedenti elezioni, sia amministrative che politiche, ha preferito dare il proprio voto al Partito per la Bosnia Erzegovina (SBiH) dell'esponente musulmano della presidenza tripartita bosniaca, Haris Silajdzic. Mentre l'SBiH sembra aver perso parecchi consensi, il Partito socialdemocratico (Sdp, multietnico), la maggior formazione all'opposizione, e' soddisfatto dei risultati di questa tornata elettorale: avra' 9 sindaci, tra cui riconfermati a larga maggioranza quelli di centri importanti come Tuzla, Bihac e due comuni di Sarajevo, Centar e Novi Grad. Secondo i risultati parziali, la Comunita' democratica croata (Hdz) ha invece vinto in 16 comuni, nelle zone a maggioranza croata, ed ha anche avuto la meglio su 'Hdz 1990', il partito nato per scissione della tradizionale formazione politica nazionalista croata e che ha conquistato solo 3 comuni. L'unica vera sorpresa e' avvenuta a Mostar dove, oltre alla prevista vittoria dell'Hdz e dell'Sda, si e' registrato un non indifferente aumento dei consensi al Partito popolare Lavoro per il benessere (NS Radom za boljitak, multietnico). Non si hanno ancora, invece, i risultati di Srebrenica, che fa parte della Rs e dove, per ora, e' in testa l'Snsd, ma devono ancora essere contati i voti di coloro che hanno votato a distanza, poiche', secondo una modifica della legge elettorale approvata nel maggio scorso, i cittadini di Srebrenica di prima della guerra (1992-95), sopravvissuti alla strage compiuta dai serbi che massacrarono oltre 8.000 musulmani nell'estate del 1995, hanno potuto votare per il consiglio comunale della loro citta' indipendentemente dal luogo in cui vivono adesso. (ANSA)
    06/10/2008 185

  5. #155
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    I commenti su Osservatorio Balcani sulle amministrative in Bih.


    Autore: skroz Data e ora: 09.10.2008 11:00
    per Renato
    però l'Islam della Bosnia è così blando che parlare di "stato musulmano" mi sembra sempre un esagerazione. I Wahab sono pochini pochini e lal loro crescita è a zero.

    Autore: renato Data e ora: 08.10.2008 102
    conferme
    queste elezioni non fanno che confermare la mia tesi e il mio auspicio: sfaldiamo al piu' presto questa repubblica delle banane e creiamo pure il primo stato musulmano in Europa....la Jugoslavia non c'e' piu' e non c'e' motivo di mantenerne le caratteristiche in BiH! Facciamolo al piu' presto cosi' come il riconoscimento del KS (secondo il piano Ahtissari) senza la parte nord che deve rimanere alla Serbia...questa e' la tesi che ho sempre portato avanti in tutti i miei post su OB e che credo sia la piu' pragmatica e realistica...

    Autore: Enzo Data e ora: 07.10.2008 133
    Per Beppe
    Beppe, hai fondamentalmente ragione, ma quando mi imbatto nel nazionalismo croato, mi vengono i brividi nel pensare quante e quali tragedie ha provocato nei Balcani.

    Autore: beppe Data e ora: 07.10.2008 110
    elezioni
    Enzo, un sistema istituzionale costruito sulla legittimazione dell'appartenenza etnica rende quasi automatica la vittoria dei partiti etnici. Vale in campo serbo, croato e bosgnacco. Chi conosce la Bih poi, sa che gran parte del poco lavoro c'è è clientela di questi partiti, e dei 14 livelli di governo in cui gli stessi prosperano. Loro prosperano, non i cittadini bosniaci. I croati due anni fa hanno eletto un socialdemocratico alla presidenza federale, (anche perchè l'Hdz si era scissa) quindi si sono comportati "meglio" non trovi?

    Autore: Enzo Data e ora: 07.10.2008 09:08
    Sciovinismo croato
    "Nei comuni in cui i croato bosniaci sono la maggioranza, secondo il presidente dell'Unione Democratica Croata (HDZ BiH) Dragan Čović, vincono i candidati di questo partito, compresi Čapljina e Tomislavgrad, dove l'HDZ BiH finora non aveva un proprio sindaco". Il lupo perde il pelo ma non il vizio. L'indistruttibile sciovinismo croato non perde occasione per far sentire la sua lugubre presenza.

  6. #156
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    Question

    BOSNIA: GOVERNO RS CHIEDE ESPULSIONE AMBASCIATORE OLANDESE

    (ANSA) - SARAJEVO Il governo della Republika Srpska (Rs, entita' a maggioranza serba di Bosnia) chiedera' al ministero degli Esteri e alla presidenza bosniaca che all'ambasciatore d'Olanda in Bosnia, Karel Vosskuehler, venga ''negata l'ospitalita''' per aver paragonato il premier della Rs, Milorad Dodik, al presidente bielorusso Aleksander Lukashenko.

    Vosskuehler gia' ora non e' piu' il benvenuto nella Rs, si dice in un comunicato del governo di Banja Luka, citato dai media, perche' nelle sue recenti dichiarazioni alla stampa ''l'ambasciatore olandese ha oltrepassato i limiti non solo di un comportamento diplomatico accettabile, ma anche quelli della buona educazione''. Il governo serbo bosniaco accusa il diplomatico anche di ingerenza negli affari interni e di ''promuovere l'opzione politica dei musulmani bosniaci''.

    In un'intervista pubblicata ieri dal quotidiano di Sarajevo Dnevni avaz, Vosskuehler ha detto che la comunita' internazionale in Bosnia dovra' mantenere anche in futuro il potere di infliggere sanzioni a determinate persone, riferendosi agli attuali poteri dell'Alto rappresentante che puo' imporre leggi e destituire funzionari pubblici. Il diplomatico olandese ha poi aggiunto: ''finora ho paragonato Dodik a Lukashenko, ma ora a Lukashenko devo delle scuse. E' stato punito, non poteva andare a sciare o a vedere il suo medico in Austria, ed ha imparato la lezione, e' migliorato e ora puo' viaggiare''.

    Dodik e' al potere nella Rs da quando il suo partito Snsd (Unione dei socialdemocratici indipendenti), ha vinto a larga maggioranza le elezioni politiche del 2006, vittoria riconfermata alle amministrative del 5 ottobre scorso. Da oltre due anni la scena politica bosniaca e' dominata dalla contrapposizione tra il leader musulmano Haris Silajdzic, che invita all'abolizione delle entita' in cui il Paese e' stato diviso dall'accordo di pace di Dayton, (la Rs e la Federazione Bh, a maggioranza croato-musulmana), e Dodik, che vuole salvaguardare l'autonomia della Rs e il proprio potere, arrivando anche a minacciare la secessione. (ANSA)
    16/10/2008 16:05

    Commento: e gli olandesi quando impareranno la lezione e creeranno una societa' meno islamizzata. Gli omicidi politici degli ultimi anni non hanno insegnato niente ?

  7. #157
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    Prova di forza
    16.10.2008

    Le violenze al Queer Festival di Sarajevo e il fenomeno wahabita in Bosnia Erzegovina. Il tempo della religione e il tempo dello Stato, intervista con la sociologa Nada Ler-Sofronić
    Di: Cecilia Ferrara e Valentina Pellizzer

    Sono due settimane ormai che si è svolta la prima e unica serata del Queer Sarajevo Festival, ma ancora gli organizzatori vivono sotto scorta e nascosti. L'evento era il primo di questo genere (arte cultura e dibattiti sui temi LGBT) in Bosnia Erzegovina, ed aveva suscitato forti polemiche per la contemporaneità con il Ramadan, mese sacro dei musulmani, attirandosi sia polemiche pubbliche che minacce anonime molto serie. La sera d'apertura, il festival è stato attaccato da gruppi di hooligans e di wahabiti che hanno braccato i partecipanti nelle strade adiacenti al luogo in cui si svolgeva la mostra, li hanno inseguiti anche in zone lontane della città, tirati fuori dai taxi e picchiati. Quindici persone sono state fisicamente attaccate e altre minacciate quella notte. Il festival è stato chiuso al pubblico e sospeso perché la polizia non poteva garantire la sicurezza.

    La Bosnia Erzegovina, come gli altri paesi della regione, non è certo gay friendly considerato che da appena una decina d'anni l'omosessualità ha cessato di essere reato. In Bosnia esiste un'unica associazione per la promozione dei diritti dei gay, l'Associazione Q, promotrice del QSF, che organizza una volta al mese una festa gay alla quale si può accedere se invitati via sms e mostrando la carta d'identità. E certo tutti si aspettavano contestazioni, avendo anche in mente la gay parade del 2001 a Belgrado dove i partecipanti furono attaccati da centinaia di hooligans, ma anche le gay parade di Zagabria che si tengono ogni anno solo blindate da cordoni di polizia.

    Quella che forse non era attesa è stata la prova di forza dei wahabiti. Un gruppo di uomini, una cinquantina, con il tipico aspetto dei radicali islamici, sono riusciti ad arrivare dove gli hooligan non erano arrivati: di fronte all'entrata dell'Accademia delle Belle Arti, dove si teneva la serata di apertura. Davanti ad una polizia molto inerte hanno insultato e gridato contro i partecipanti al Queer Festival, hanno provato ad entrare e alla fine, sempre sotto gli occhi della polizia, hanno attaccato fisicamente delle ragazze appena uscite dall'Accademia.

    Il giorno dopo uno dei settimanali di Sarajevo è uscito con la foto degli uomini barbuti che spingevano per entrare al QSF ed il titolo “Taliban Sarajevo?”.

    Nada Ler-Sofronić, sociologa e direttrice del centro “Donna e società” di Sarajevo, da tempo studia il fenomeno del wahabismo in Bosnia Erzegovina, portato dai combattenti stranieri di paesi musulmani che hanno combattuto al fianco o integrati nell'esercito di Alija Izetbegović nella guerra degli anni '90. La teoria della sociologa sarajevese è che il fondamentalismo islamico altro non sia che una forma di fascismo che in Bosnia Erzegovina sta pericolosamente avanzando. “Magari non si vede in centro – dice la Sofronić – dove con tutte le ragazze in minigonna è impossibile pensare ad una Sarajevo integralista, ma in periferia il cambiamento è molto più visibile”.

    Cosa è cambiato con gli eventi del Queer Festival?

    Nada Ler-Sofronić Il Queer Festival è entrato suo malgrado nella lunga storia delle relazioni tra le forze retrograde e i valori civili di una società fortemente in tensione come quella bosniaca. Qui non si tratta di atti di gruppi di estremisti, hooligans tifosi di qualche squadra di calcio, ne' di isolati, esotici e impazziti wahabi. In questo caso non ci troviamo a trattare con un problema che riguarda la fede, ma siamo di fronte alla forza di un fenomeno sociopolitico. Qui stiamo parlando di totalitarismo. Questo è un movimento sempre più di massa con un progetto molto chiaro: quello di formare uno stato teocratico che non prende in considerazione i valori laici e tende ad annientare tutti gli elementi dello stato liberale. Ancor meno si tratta di un movimento spirituale o religioso, come viene considerato il wahabismo. In realtà è uno strumento per raggiungere degli obiettivi politici.

    Perché è stato attaccato proprio il Queer Festival?

    Questo movimento vuole in maniera violenta escludere e chiudere tutti quegli sguardi verso la società e verso il mondo diversi da quelli di una comunità unica, che deve avere un solo tipo di visione. Per questo è necessario portare avanti il primato di un'unica e di una “vera” fede, mentre tutti gli altri gruppi minoritari vengono denunciati come responsabili della crisi in atto. Quando parliamo della popolazione queer è facile trovare un generale consenso, tutti li odiano. I discorsi che abbiamo sentito prima degli attacchi fascisti utilizzavano tutti gli stereotipi e i pregiudizi per chiamare al linciaggio. Le autorità hanno taciuto e anche il cittadino medio non ha sentito particolare fastidio riguardo ai contenuti dei manifesti antigay con cui è stata tappezzata Sarajevo. Questa estrema omofobia è emersa nella forma di un terrore nudo, organizzato e brutale. Quello che è stato utilizzato è un tipico sistema fascista di violenza perpetrato verso chi è più debole, verso coloro che sono sospetti e quelli che ne difendono i diritti. E considerate le pistole e i coltelli che sono apparsi durante quella notte, non è detto che non fossero pronti ad uccidere.

    Come si sono comportate le autorità civili e quelle religiose?

    Le istituzioni statali hanno rappresentato un terreno fertile per quest'azione violenta, offrendo una resistenza minima o nulla. Le autorità religiose hanno assecondato [questa iniziativa] attraverso dichiarazioni sul male che queste persone [i queer, ndr] rappresentano per la società e per la fede. Esiste inoltre una tendenza alla de-secolarizzazione, per cui sembra normale che una manifestazione si debba adeguare ad un calendario religioso. Questa tendenza ha dato forza a chi attaccava.

    Come si sono comportate invece la comunità internazionale, le forze democratiche e la cosiddetta sinistra?

    La presenza delle forze internazionali in Bosnia Erzegovina è già drasticamente diminuita. Gli spazi per non essere d'accordo sono praticamente invisibili e molto fragili. La politica della sinistra social democratica è, dal canto suo, intrisa di populismo e di opportunismo. La sinistra non ha alcuna strategia ne' a livello globale, ne' a livello locale, e quello che è ancora peggio non ha una base sociale, non ha una massa critica che si opponga alla delaicizzazione del mondo e alla sua fascistizzazione. Il mondo progressista e' completamente scomparso.

    Esiste pero' una società civile e un movimento di cittadini che resiste...

    Io faccio parte di questo movimento, ne conosco le forze e le debolezze. Siamo stati giorni e giorni per le strade a protestare contro la violenza, l'inerzia del governo e la corruzione. Questa è una cosa buona perché il mondo ha visto il volto civico di Sarajevo. Non è successo niente di spettacolare, ma l'energia utopistica di questo movimento stava iniziando a farsi sentire. Penso che la violenza sugli attivisti e le persone che erano intorno al Queer Festival, che rimarrà nella memoria come la notte dei cristalli di Sarajevo, sia stato effettivamente un messaggio allo Stato e alla gente: così succederà a tutti quelli che penseranno in futuro di uscire per le strade e di ribellarsi.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  8. #158
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    Pozdrav svima. Ja sam Hrvat iz srednje Bosne i dobro sam osjetio na svojoj koži balijski teror. Moja obitelj je najstrašnije stradala od tih bolesnika i samo zahvaljujući pripadnicima vojske Republike Srpske, moji roditelji i mlađi brat su spašeni.
    Moj otac je inače ratovao u zajedničkim akcijama VRS i Bobanove frakcije HVO-a protiv muslimana.
    Zato bih volio da se mi kršćani ujedinimo u borbi i da razbijemo tu Titovu izmišljenu tvorevinu zvanu BIH.
    Ja sam za neovisnost Republike Srpske i za neovisnost Herceg-Bosne, a također i za povratak prognanih Srba u Hrvatsku i stabiliziranje odnosa Srbije i Hrvatske. Žao mi je što je bilo nekih gadova sa naše strane koji su skupa sa muslimanima napadali svoju kršćansku pravoslavnu braću, ali vjerujem da su oni manjina.

    Dal forum di krajinaforce ha scritto il forumista prijatelj krajine:
    un saluto a tutti. Io sono un Croato della Bosnia centrale e ho provato sulla mia pelle il terrore Islamico. La mia famiglia e' finita male a causa di quei malati e solo grazie ai soldati della Rs i miei genitori e mio fratello minore si sono salvati. Mio padre ha combattuto nel Hvo contro i Musulmani. Per questo desidererei un 'unione di Cristiani per spaccare quella fortezza artificiale creata da Tito chiamata Bih. Io sono per l'indipendenza della Srpska e della Herceg-Bosna e per il ritorno dei profughi Serbi, con conseguente rinconciliazione tra i nostri due popoli. Mi dispiace che dei miei connazionali si siano comportati malamente verso di voi e si sono schieriti con i Musulmani. Credo che essi erano una minoranza.

    Commento: mi fa piacere che ci siano dei Croati di Bosnia con le idee chiare. Quindi io sono per la rinconciliazione tra Serbi e Croati e apprezzo coloro che portano avanti la sinegia tra i due popoli. Logicamente sono molto distante da coloro che stanno con i Bosniacchi e Albanesi. Per avere dei Balcani stabili bisogna contenere sia gli uni che gli altri e soprattutto i primi, visto che i secondi hanno purtroppo gia' raggiunto la maggioranza dei loro obiettivi (aihme') ed hanno un rapporto di forza superiore ai primi. Quindi per una questione di "realpolitic" bisogna salvare il salvabile e staccare dalla Bih e dal Kosovo quei territori che sono fuori dal controllo dei succitati. Insomma bisogna tenersi stretto quello che si e' riusciti ad ottenere, a costo di grandi sacrifici e per fare cio' non c'e' bisogno di nuove guerre, ma semplicemente di molta determinazione diplomatica.

  9. #159
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    20.10.2008,08:00 - La protezione di Abu Hamza
    La Corte Costituzionale ha respinto la richiesta di appello contro l’espulsione di Imad Al Husein, imponendo così la libertà vigilata per l'imputato per motivi di sicurezza nazionale. Imad Al Husein, conosciuto anche con il suo nome da combattente Abu Hamza al-Suri (nella foto), è giunto in Bosnia durante la guerra in Bosnia come mercenario mujaheedin al fianco dei fratelli bosniaci-musulmani e contro il popolo serbo. Ora Abu Hamza si trova presso il Centro per Emigranti di Sarajevo e continua a vivere la sua vita quotidiana, nell’attesa che la Corte Europea per i Diritti umani decida se deve essere deportato o meno.


    La Corte Costituzionale ha respinto la richiesta di appello contro l’espulsione di Imad Al Husein, presentata lo scorso 6 ottobre presso l’Ufficio per gli stranieri. La sentenza infatti nega la richiesta di scarcerazione e impone la libertà vigilata per Al Husein per motivi di sicurezza nazionale, anche se si dovrà attendere il pronunciamento della Corte di Strasburgo. Imad Al Husein, conosciuto anche con il suo nome da combattente Abu Hamza al-Suri, è di origine siriana, ed è giunto in Bosnia durante la guerra in Bosnia come mercenario mujaheedin al fianco dei fratelli bosniaci-musulmani per combattere una guerra santa. In Bosnia si sposa con una donna bosniaca, con cui ha dei figli e si stabilisce a Zenica, dove si sono stabiliti altri musulmano combattenti, divenendo così ufficialmente cittadini bosniaci. Solo recentemente lo scandalo della concessione della cittadinanza bosniaca ai mujaheedin è giunto all’attenzione dell’opinione pubblica, scoprendo spesso molteplici irregolarità procedurali. Data l’esistenza in capo a molti di essi dei mandati di cattura internazionali, si è deciso di negare la cittadinanza e di procedere con l’espulsione. Tra i mujaheedin espulsi figura, infatti, anche Abu Hamza per il quale sono state organizzate addirittura delle proteste per evitarne la cacciata dallo Stato bosniaco.

    Nonostante tutti conoscano bene i crimini compiuti da Abu Hamza, sono anni ormai che si rinvia ogni tipo di procedimento contro lui, né è stato intrapreso alcun processo per crimini di guerra. Ora Abu Hamza si trova presso il Centro per Emigranti di Sarajevo e continua a vivere la sua vita quotidiana, nell’attesa che la Corte Europea per i Diritti umani decida se debba essere deportato o meno. La Corte di Strasburgo al momento ha già anticipato al Governo bosniaco che non deciderà per la deportazione di Abu Hamza prima che di esaminare la sua richiesta di appello. Spiega inoltre che, al momento, non esistono le condizioni per trattenere Abu Hamza presso il Centro degli emigranti, né che possa fuggire visto che la situazione familiare lo obbliga a rimanere in Bosnia. La Corte però non considera la possibilità che Abu Hamza, come altri mujaheedin abbiano lasciato un’identica famiglia nello Yemen, in Siria, in Afghanistan, Arabia Saudita e altri paesi islamici, decidendo poi di sposarsi con donne bosniache per ottenere la cittadinanza e rimanere in Bosnia.

    A sostegno del mujaheedin sono subito accorse organizzazioni internazionali come Amnesty International, il Comitato di Helsinki per i Diritti Umani della Bosnia Erzegovina e Human Rights Watch, le quali hanno addirittura chiesto che sia fatta "giustizia" per Abu Hamza, affermando che qualora si decida per la sua deportazione potrebbe subire delle vere e proprie torture, ragion per cui deve rimanere presso il Centro degli Emigranti a Sarajevo fino a prossima decisione. "Il Governo della Bosnia Erzegovina deve attenersi al rispetto delle leggi sui diritti umani, e tutti i suoi provvedimenti devono rispettare le regole che la BiH ha accettato come Stato", ha dichiarato il responsabile di Amnesty International, per Europa e Asia, Michel Duckworf.
    Identica posizione è quella di Human Right Watch, "joint-venture" di George Soros e dello State Departement US., organizzazione divenuta nota per i suoi dossier falsi , volti a sostenere la propaganda americana dell’amministrazione Clinton, che chiedeva un intervento armato per la frantumazione della Jugoslavia. Così, il profeta della Human Rights Watch della BiH Srdan Dizdarevic afferma che "l'episodio del gruppo dei sei algerini è il vero esempio di cosa può succedere quando la Comunità internazionale manda come messaggio alla BiH contro ogni tentativo di violazione dei diritti umani, superando il potere della legge nel nome della sicurezza nazionale, e la Bosnia non dovrà ripetere lo stesso errore", afferma Dizdarevic, con parole che risuonano più come un ricatto, piuttosto che una arringa di difesa dei diritti umani. Ricordiamo però che nel 2001, gli Stati Uniti hanno deportato sei cittadini algerini nel carcere di Guantanamo, per poi liberarli dopo poco, ma lasciando che la propaganda facesse il suo decorso.

    Facendosi scudo della politica dei "diritti umani", questo tipo di organizzazioni sono divenute il "cavallo di Troia" del sistema colonialistico degli Stati Uniti, in quanto, portando avanti crociate "umanitarie" contro i governi locali, accusati di essere dei "regimi totalitari", che torturano la gente. La stessa organizzazione, utilizzando sempre la filosofia dei due pesi per due misure, ha cambiato in questi anni la sua posizione molteplici volte, in funzione di quella che chiamano "cornice culturale". Ponendo il peso della "giustizia" sulla testa della "dittatura" di turno, entra nella politica interna e compie essa stessa dei crimini contro i diritti umani, senza alcun rispetto per la diversità e l’etnie di ogni Stato. A sostegno di tale tesi vi è il dato di fatto che tra i dipendenti di queste organizzazioni non vi sono mai dei dipendenti locali che combattono per il proprio Paese ma sempre personale estero, scelto secondo i rigidi criteri dei padroni che devono servire. Human Rights Watch e il Comitato di Helsinki sono, tra l’altro, la medesima organizzazione considerando che quest’ultima è il Dipartimento Europeo di Human Right Watch fondato nel 1978. Tra i membri vi sono ex ambasciatori, diplomatici e tutta l’élite che fa parte dei poteri invisibili, come, ad esempio, Warren Zimmermann, ex ambasciatore americano nella Jugoslavia, noto per la sua politica anti-serba e sempre vicina ai musulmani di Bosnia.
    A questo punto, si spiega perché sono stati risvegliati i fantasmi del passato, e perchè tali Organizzazioni abbiano scelto di difendere un personaggio come Imad Al Husein, che ha servito come mercenario l'esercito della Bosnia Erzegovina e ancora oggi continua a fomentario odio. La Comunità Internazionale certo non vuole far sapere come i mujaheedin sono arrivati in Bosnia, perché con la verità di Abu Hamza potrebbero cadere tutti i miti della "democrazia americana" e del "regime sanguinoso di serbi macellai". Per questo motivo, si sono spinti al punto da negare alla Bosnia la possibilità di processare i suoi crimini, concedendo tuttavia il diritto di contestare la decisione della Corte Costituzionale della Bosnia che cerca di difendere la sicurezza nazionale. Ci chiediamo, però, come può permettere l’Unione Europea o le Nazioni Unite che uno Stato come la Bosnia Erzegovina raggiunga l’integrazione "occidentale", senza avere la possibilità di creare una giustizia interna e di chiudere i conti con il passato. Evidentemente vi sono forze che non vogliono tutto questo, e preferiscono avere ancora una volta uno Stato balcanico tormentato da perenni conflitti interni, per poterlo controllare meglio. Abu Hamza è infatti l’emblema di una guerra sanguinaria che gli stessi cittadini di Sarajevo cercano di dimenticare, e continua a dominare la scena pubblica solo perché serve gli interessi di certe lobbies. Il classico "utile idiota" di turno, una pedina - ora come allora - dei poteri forti, che viene ancora usata per il sabotaggio di uno Stato. Gli stessi poteri che oggi combattono il terrorismo, hanno scelto di proteggere un mercenario per continuare ad alimentare la loro propaganda.

    Biljana Vukicevic
    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

  10. #160
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    21.10.2008,08:00 - Chiesta l’espulsione per l’ambasciatore olandese
    Il Governo della RS afferma che "l'ambasciatore olandese è persona non gradita nella Republika Srpska". Il comunicato trasmesso presso la Presidenza della Bosnia Erzegovina, motiva la decisione sulla base del fatto che "l'ambasciatore ha continuato ad intromettersi in questioni di politica interna dello Stato che lo ospita per un lavoro che si è impegnato a portare avanti, ma si è dimostrato solo un cieco tifoso della politica bosniaca".


    L’ambasciatore olandese in Banja Luka, Karel Foskuler, dovrà essere espulso dalla BiH perché "persona non gradita". È questa la richiesta presentata dal Governo della Republika Srpska presso la Presidenza della Bosnia Erzegovina, motivando tale decisione sulla base del fatto che "l'ambasciatore ha continuato ad intromettersi in questioni di politica interna dello Stato che lo ospita per un lavoro che si è impegnato a portare avanti, ma si è dimostrato solo un cieco tifoso della politica bosniaca". Il comunicato precisa che "Foskuler nella sua ultima dichiarazione rilasciata per la stampa bosniaca ha oltrepassato ogni limite non solo di un lecito comportamento diplomatico, bensì dell'educazione". Foskuler ha infatti dichiarato per il quotidiano Dnevni avaz di Sarajevo che "il Premier Milorad Dodik è una persona peggiore del Presidente della Bielorussia Viktor Lukasenko, perché nel frattempo gli sono state tolte le sanzioni e il divieto di entrare nel territorio dell'Unione Europea", infatti "Lukaschenko è stato punito vietandogli di recarsi in Austria e ora ha imparato la lezione", "ora è migliorato e potrà viaggiare", afferma l’ambasciatore. Lascia così intendere che lo stesso si aspetta dalla comunità internazionale, affinchè prenda gli stessi provvedimenti nei confronti di Dodik affinchè diventi in futuro più razionale.

    Di risposta il Governo della RS afferma che "l'ambasciatore olandese è persona non grata nella Republika Srpska", anticipando che contro tale comportamento si ricorrerà non solo alla Presidenza Bosniaca, ma allo stesso Governo olandese chiedendo se il diplomatico agisca in funzione della linea politica dell’Olanda o della parte bosniaca-musulmana. Una domanda che potrebbe essere anche retorica, se si considera che mafia bosniaca e olandese per anni hanno concluso vantaggiosi affari nel traffico di droga e di armi, soprattutto negli anni dello scoppio della guerra e degli eventi di Srebrenica. Un periodo di cui hanno memoria soprattutto i soldati olandesi delle nazioni unite, che oggi decidono di testimonianza al fianco di Radovan Karadzic, per denunciare i reati e le omissioni di cui i generali olandesi si sono resi responsabili.
    Forse per questo ha sfogato la sua rabbia accusando a viso aperto la Republika Srpska e il suo Governo, dimenticando ogni formalismo diplomatico. D’altronde sono anni che i Balcani subiscono le "lezioni politiche" degli ambasciatori e degli Alti Rappresentanti della Comunità Internazionale, nella convinzione che i politici locali siano in qualche modo inferiori, e non siano in grado di ragionare da soli. Questi Paesi sono superaffollati di diplomatici che non sono stati mai diplomatici, ma personaggi assetati dalla megalomania, dalla necessità di avere bodyguard e un grande appartamento al centro di Sarajevo, dove costruire la propria corte dove invitare tutti i propri sudditi. Oltrepassare determinati limiti, parlando a ruota libera senza alcun freno, fa parte di un modo di essere insito nella stessa funzione che ricoprono, che gli conferisce spesso più importanza di quella che hanno. Non si tratta di limiti diplomatici oppure culturali, ma semplicemente di limiti mentali e umani. Paragonare due politici, di cui un Presidente e un Premier, a degli adolescenti che devono imparare una lezione, trascende ogni discussione diplomatica e diventa una gag da fumetto.

    Mentre Dodik ha cercato di evitare, stavolta con grande diplomazia, ogni commento su di una dichiarazione del genere, i politici di Sarajevo sono accorsi a proteggere Haris Silajdzic e Zeljko Komsic, che si sono opposti alla richiesta del Governo della RS affermando che "le entità non hanno il potere per fare tali richieste alla Presidenza", aggiungendo che "non solo le entità non hanno il diritto di dichiarare persone non grate il personale diplomatico, ma non potrebbero neanche chiedere alla Presidenza di agire in tal senso". Essendo, in questo caso, necessaria la votazione all’unanimità dei membri della Presidenza, Foskuler molto probabilmente non sarà espulso, in quanto il Presidente serbo Nebojsa Radmanovic sarà isolato come sempre accade sulle questioni che riguardano da vicino la Srpska. Resterà così nella Republika Srpska per impartire lezioni di democrazia e di civiltà, proprio come quando che deciso di destinare i fondi della clinica di Banja Luka all’organizzazione del "gay prade" , perché più importante per i processi di democratizzazione. È ovvio che per i diplomatici europei, una sfilata scenica e provocatoria fa molto più democrazia rispetto alla realizzazione di vere opere a favore della popolazione. Se è questa la lezione che l’Olanda vuole imporre ai Serbi di Bosnia, l’ambasciatore Foskuler farebbe meglio a lasciare questo lavoro, per dedicarsi ad altro.

    Biljana Vukicevic
    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

    Commento: con il cognome che si ritrova costui, si capisce perche' e' cosi' interessato ad organizzare il gay pride. Comunque a Banja Luka non c'e' trippa per i gatti.

 

 
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