Riguardo alla questione di tuvixeddu posto un'articolo apparso su www.sardinews.it di settembre, in cui si fa il punto della situazione...
Per gli interessati all'argomento, cerchiamo di non perdere di vista gli sviluppi della vicenda, postando magari su questo thread eventuali notizie....
Fra Tuvixeddu e Tuvumannu
tombe puniche e carte bollate
di Olimpia Loddo
Sentiamo la Regione, la Sovrintendenza, gli imprenditori e gli ambientalisti
È sufficiente un decreto per far saltare un investimento di due milioni di euro? Non lo è, secondo Giancarlo Campana responsabile della comunicazione di Cualbu s.r.l “Noi siamo sicuri del fatto nostro, abbiamo tutti i diritti di procedere con i lavori. Non c’è un grosso margine di trattativa”.
Il decreto n. 2323 del 9 agosto e pubblicato il 18 agosto nel Buras, firmato dall’assessore Elisabetta Pilia, vieta a Cagliari, nelle zone di Tuvixeddu e Tuvumannu, qualunque edificazione. L’area coinvolta è vastissima, da viale S.Avendrace a Piazza d’Armi per poi passare attraverso viale Merello e quasi tutta via Is Maglias .
Il decreto ha causato parecchi fastidi. Via Is Maglias è infatti il centro di un imponente progetto di riqualificazione ambientale diretto dalla Coimpresa Spa che ha tra i principali soci la Cualbu srl. Il progetto Coimpresa era parte integrante di un accordo di programma con il Comune e la Regione. I patti erano chiari: 22 ettari, già soggetti a vincolo e quindi non edificabili, che erano di proprietà della società sono stati donati al Comune, ma in cambio intorno al parco si sarebbe potuto costruire. Si parla di 350 appartamenti e ville; una casa dello Studente con 450 posti che sarà acquistata dall’Ersu per 20 milioni di euro, un ristorante con sala convegni da 550 posti.
Sui 22 ettari ceduti gratuitamente il Comune sta giá realizzando il parco piú grande di Cagliari. L’ingresso sarà gratuito nella zona verde, si pagherà invece per visitare la necropoli punico-romana.
La gestione sarà assegnata tramite una gara d’appalto internazionale. I lavori non sono stati fermati dal decreto, che non ostacola attività di scavo e restauro. Il parco aprirà al pubblico il prossimo anno. Il Comune dirige i lavori, i progetti sono stati però realizzati da Coimpresa. Un vecchio capannone industriale, tra viale sant’ Avendrace e via Falsarego sará ristrutturato per farne un museo. Le recinzioni sono terminate, cosí come è stato quasi completato il centro servizi e il terrazzamento dell’ex cava vicino alle case popolari di via Codroipo. Intanto la ditta Ecosabina, vincitrice di una gara d’appalto, sta realizzando lavori di scavo su 700 tombe. La somma spesa sinora per il parco ammonta a poco piú della metá di quanto stanziato, circa quattro milioni di euro. È previsto un ampliamento del parco di circa due ettari, tramite il piano integrato territoriale (Pit). Il progetto è finanziato dall’Ue. Se andasse in porto il Pit potrebbe consentire il recupero di altre zone dimenticate sia dai privati che dall’amministrazione pubblica. Verrebbe risanata anche la zona di viale Sant’Avendrace vicino alla antica villa Mulas, dove il 13 agosto le sterpaglie mai tagliate hanno facilitato il diffondersi di un incendio. Le fiamme hanno messo a rischio la vita di tre persone, che hanno trasformato le rovine del posto in un rifugio, in attesa di ottenere un alloggio popolare.
Il decreto del 9 agosto è stato preceduto a maggio da un altro provvedimento provvisorio che aveva bloccato un progetto di edificazione già avviato e legittimo tra i numeri civici 33 e 55 di Viale Sant’Avendrace. Durante i lavori di scavo erano state scoperte due nuove tombe. “In realtá non era a rischio la tutela dei reperti, che rientravano nella zona vincolata - dice Donatella Salvi della sovrintendenza archeologica - ma la visibilitá delle tombe dalla strada poteva essere compromessa”. La Regione acquisirà il lotto e realizzerà un nuovo ingresso al parco.
Se l’accordo di programma cadesse le conseguenze sui bilanci degli enti pubblici coinvolti potrebbero essere pesanti. La cessione gratuita dei 22 ettari verrebbe annullata. Il Comune sarebbe costretto a espropriare i terreni su cui ha giá avviato i lavori per il parco e a pagare un ingente indennizzo a Coimpresa. Inoltre la società, che ha già investito grosse somme, sicuramente chiederebbe alla Regione il risarcimento.
In realtà nel decreto la Regione invita al dialogo gli altri protagonisti dell’accordo. Nulla è stato ancora deciso. L’ideale sarebbe decidere insieme. ”Il decreto dell’assessore Pilia è un passo importante. Ha preso atto del fatto che Tuvixeddu non puó vedere il suo destino vincolato alle speculazioni edilizie - afferma Stefano Deliperi portavoce dell’associazione ambientalista ‘Amici della Terra’- “Non si può però chiedere all’imprenditore di rinunciare del tutto agli investimenti già effettuati. Ridurre e concentrare l’edificazione esclusivamente su via Is Maglias potrebbe essere la soluzione migliore”
La Regione cerca di acquistare maggior controllo sulla sorte di un territorio di enorme interesse naturalistico e culturale, da troppo tempo controllato dai privati. Il colle di Tuvixeddu custodisce la piú importante area archeologica sepolcrale punico-romana del Mediterraneo, si contano 1100 tombe, che sono state utilizzate in tempi recenti per gli scopi piú vari e degradanti, una delle tombe piú belle era il deposito di un macellaio. Nell’ottocento l’area sepolcrale era stata trasformata in una baraccopoli. Il fenomeno aveva assunto proporzioni tali che l’amministrazione aveva invitato esplicitamente i privati a costruire davanti alle tombe per nascondere alla vista dei passanti quei monumenti trasformati in squallidi rifugi. Negli anni ’70 Tuvixeddu e Tuvumannu sono stati trasformati in cava, migliaia di reperti sono andati persi. Oggi il territorio di Tuvixeddu è tutelato con vincolo paesaggistico e di conservazione integrale.
Ma la Regione vuole tutelare anche il territorio circostante la zona vincolata. Gli imprenditori hanno però i loro diritti. Gli avvocati di Cualbu sono già al lavoro.