L'articolo di Samir Khalil devo dire che è piuttosto serio, in quanto argomenta con una buona conoscenza (a differenza dei molti) sulla moschea e la sua funzione nell'Islam, e con un linguaggio rispettoso. Non è da tutti, in questi tempi. Le conclusioni a cui giunge, però, sono piuttosto tendenziose.
Se difatti il problema rappresentato dalle moschee sarebbe quello di non esser semplici "luogo di culto" ma anche centro per discussioni sociali, politiche, di attualità. Premesso che la Costituzione della Repubblica Italiana, piaccia o non piaccia, garantisce il diritto alla libertà di espressione, e non vieta o restringe quindi le discussioni politiche ad alcun luogo (che si tratti di bar, università, uffici, ecc.), il cristiano egiziano evidentemente ignora - o fa finta di ignorare - che nella quasi totalità delle chiese presenti in Italia, di città o di paese, il sacerdote durante la cerimonia domenicale affronta temi politici o di attualità. E ignora anche che i "luoghi di culto" dei "fratelli maggiori" (ex deicidi) espongono OBBLIGATORIAMENTE le bandiere dell'entità criminale denominata Stato di Israele, o che in questi "luoghi di culto" frequentemente avvengono iniziative di tipo politico e sociale (legate sempre al tema dell'antisemitismo, dell'antisionismo e della difesa ad oltranza della folle strategia israeliana, senza se e senza ma), che hanno spesso ospitato non solo discorsi di autorità politiche, ma di veri e propri criminali di guerra, come Sharon.
E ignora anche il comandamento del suo libro sacro (cfr. Matteo 7/1-5)




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