....l'Economia italiana
Roma. Nicola Tognana è un imprenditore del Nord-Est di sesta generazione. Per qualche mese a cavallo tra il 2003 e il 2004 fu il contendente di Luca di Montezemolo nella corsa alla presidenza degli industriali italiani. Tognana, considerato il prosecutore della linea di Antonio D’amato della cui squadra aveva fatto parte, imprenditore medio, calato in una dimensione industriale esposta ai venti della concorrenza globale, fu sconfitto, e dal maggio del 2004 non si è più occupato di Confindustria.
E’ tornato a seguire a tempo pieno le sue imprese. E da lì osserva la contrapposizione in atto tra il governo e il sistema imprenditoriale italiano, una dialettica segnata da una certa ottusità da parte dell’esecutivo, che dà quasi la sensazione di non accorgersi che intorno a sé, in una larga parte dell’opinione pubblica e del ceto che produce sta crescendo un sentimento di fastidio e sfiducia innescato dal procedere goffo e incerto della legge finanziaria.
“Mi sembra impossibile che nessuno si renda conto di questa sfiducia, eppure succede. Credo semplicemente che nel governo ci sia la forte determinazione di procedere a tutti i costi sulla sua strada. Che vi sia il rischio di un isolamento è talmente chiaro che persino il presidente della Repubblica ha suggerito al presidente del Consiglio di non arroccarsi. La reazione degli imprenditori è di disagio. Colpisce che non vi siano tagli alla spesa. Standard & Poor’s dice che il rientro del deficit è tutto sul lato delle entrate. Non so quale sarà la reazione politica degli imprenditori, se protesteranno, se scenderanno in piazza; so però che c’è già una reazione negativa nei comportamenti. Il clima di incertezza determina un rallentamento negli investimenti, perché non è chiaro in che direzione stiamo andando, se saremo un paese che compete sul fisco, oppure un paese che carica chi produce di costi per finanziare spese non produttive”.
Tognana si avvicina a un punto delicato: il rapporto tra tasse e spesa pubblica è stato il terreno di una piccola scaramuccia tra Tommaso Padoa-Schioppa e Silvio Berlusconi il quale ha contestato al ministro dell’Economia l’idea che l’evasione fiscale possa essere considerata un furto. Per Berlusconi gli imprenditori la considerano una forma di autodifesa. Dice Tognana:
“Proviamo a partire dal cuneo fiscale e contributivo. In Italia è molto alto, circa il 38 per cento, la media europea è intorno al 20 per cento. Tutti gli imprenditori indipendentemente dalla taglia o dall’orientamento politico ritengono che se il differenziale è sopra i 15 punti, c’è un problema. E che lo stesso problema c’è nella probabile crescita delle tasse locali per compensare il taglio dei trasferimenti centrali agli enti locali. E ancora, lo stesso problema c’è se osservo che gli ottimi risultati dell’Enel di quest’anno sono costruiti su tariffe applicate alle imprese del 30 per cento superiori alla media europea. Allora, noi imprenditori dobbiamo chiedere una pressione fiscale sostenibile, altrimenti rischiamo che lo scambio di battute tra Padoa-Schioppa e Berlusconi possa segnare un netto discrimine, con la società divisa in due, chi si difende e chi non capisce che cosa significhi difendersi”.
Lei da che parte si mette?
“Naturalmente nell’ottica di chi paga le tasse è ragionevole pensare che l’evasione sia un furto perché chi paga vorrebbe che tutti pagassero. D’altra parte, è vero che se le imprese non avessero avuto la valvola di sfogo dell’evasione avrebbero avuto dei problemi. L’evasione è stata un po’ come la svalutazione della lira”.
Esiste una classe dirigente economica che combatte per darsi una soggettività politica che vada al di là della rivendicazione corporativa e che abbia un’idea complessiva del paese?
“Se questa classe dirigente esiste, non si vede, o almeno il suo progetto non passa sui mezzi d’informazione. Al tempo della presidenza D’Amato, Confindustria provò a presentare un piano organico che usciva dallo schema corporativo che chiamammo Piano per la competitività. Non so se questo tipo di sensibilità esista ancora. Ma un disegno organico non lo vedo neppure nella classe dirigente politica. Se il ministro dell’Economia in una riunione con i vertici dell’associazione degli industriali propone uno scambio tra Tfr e cuneo (se non mi date il Tfr mi riprendo il cuneo) vuol dire che concepisce il cuneo come una specie di regalo alle imprese, e non come un fattore di politica economica”.
(mar.fer.)
su il Foglio del 21 10
saluti




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