....uccido il neomusulmano. Dov'è la logica?
Se la politica seguisse percorsi prevedibili, il regime di Pyongyang avrebbe le ore contate e Kim Jong Il sarebbe già a bordo di un Antonov allo scopo di salvare la pelle.
Destinazione, un qualche esilio mongolo: aria buona, cavallucci, caprette, signorine corte e simpatiche. Perché? Perché la Cina ha incaricato il consigliere di stato Tang Jiaxuan di consegnare al Caro leader un messaggio che profuma di ultimatum.
Il Regno di Mezzo è paziente, ma è anche decisionista, e potrebbe innervosirsi da un momento all’altro, castigando un alleato ricattatore, arrogante, ingrato e guastafeste.
Altro che sanzioni. Per i fasciocomunisti di Pechino non sarebbe troppo difficile convincere l’esercito nordcoreano a cacciare il dittatore in carica, magari per sostituirlo con un altro despota meno testardo e disobbediente. Il trapasso, naturalmente, sarebbe accompagnato dalle apposite (e attive) manifestazioni d’esultanza della famelica popolazione.
Questo scenario (mutatis mutandis!) avrebbe un precedente romeno.
Nell’ultimo congresso del suo partito (novembre 1989), Nicolae Ceausescu osò sfidare l’Unione sovietica di Gorbaciov, rivendicando (non senza ragioni) la restituzione alla Romania dei territori della Bessarabia, assegnati a Mosca dall’infame patto Molotov – Ribbentrop.
Io c’ero, e vidi una delegazione sovietica abbandonare l’aula. Un mese dopo, il Conducator di Bucarest era morto, per sentenza inappellabile di un rapido processo clandestino.
La Cina, insomma, potrebbe detronizzare il Caro leader per riaffermare la propria influenza su Pyongyang, mantenendo divise le due Coree.
Gli Stati Uniti, nel frattempo, non si rassegnano a far da spettatori: Condoleezza Rice salta da Seul a Tokyo a Pechino e a Mosca. Nella sua agenda c’è la minaccia nucleare nordcoreana, ma non si può escludere che ci sia dell’altro. La Casa Bianca deve tener conto delle aspirazioni di Seul e delle sue eventuali frustrazioni. Quindi è possibile, anche se improbabile, che la Superpotenza si accordi con la Cina per promuovere un ribaltone a Pyongyang. Ma, in questo caso, la posta in palio sarebbe un processo di riunificazione a favore dei sudisti. Ciò comporterebbe, nel migliore dei casi, una trattativa strategica con Pechino, dove le ipotesi di scambio sarebbero piuttosto ampie.
Un Machiavelli del futuro non escluderebbe alcun baratto, se il guadagno fosse reciproco e garantito. Chiudere un occhio, sarebbe la parola d’ordine. E le merci non mancherebbero: diritti civili, forniture, armamenti, confini remoti, svalutazioni monetarie, isole… Fantapolitica?
Come no. Siamo accerchiati dalle fantapolitiche, dalle fantafinanziarie, dalle polemiche sui fantafoulard. Il culmine dell’assurdo, però, si raggiunge con il sequestro del fotografo Gabriele Torsello, cristiano convertito all’islam. Per liberarlo, i sedicenti talebani che lo imprigionano pretendevano che venisse restituito al boia il loro concittadino Abdul Rahman, condannato a morte in Afghanistan perché aveva scelto il cattolicesimo, e accolto/nascosto in Italia come profugo. Insomma: gli estremisti/islamisti volevano ammazzare il (neo) cristiano Rahman. Altrimenti avrebbero ucciso il (neo) musulmano Torsello. Pazzesco, no?
Poi i delinquenti hanno cambiato idea: adesso esigono il ritiro dei nostri militari dall’Afghanistan. Questa vicenda non è affatto trasparente, forse i banditi avanzano pretese inaccettabili solo per ottenere un riscatto più cospicuo.
Però rimane in evidenza il quadro politico/religioso/fondamentalista che prescrive il patibolo per l’apostata. Il barone Nazir Ahmed, parlamentare britannico di fede islamica, ha espresso “orrore e preoccupazione per il rapimento del confratello italiano”. Ma, a parte questo lord e pochi altri notabili, dove stanno, che cosa fanno i maomettani normali, per difendere il loro onore e la loro dignità?
Quanti cortei islamici hanno dimostrato la loro ripugnanza per una legge tanto stolta e crudele? Chi osa prendere per il collo gli assassini che profanano il nome del Dio con le loro spietatezze bestiali? Dialogo, dialogo, ripetono tutti, dal Papa in giù.
Ma sarebbe ora che le comunità musulmane e tutti i singoli credenti si assumessero qualche serio impegno, isolando e condannando i criminali, in pubblico e con la massima severità.
Altrimenti, che razza di dialogo è possibile, con gli assassini, con i complici e con gli indifferenti?
Giuliano Zincone su il Foglio del 21 ottobre
saluti




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