ABBA LIBERA
L'EAF, Ente Autonomo Flumendosa, che oggi vede nei suoi sessant'anni una grande festa, crea invece in noi utilizzatori dell'acqua un grande senso di tutto. Era stato istituito nel 1946 per provvedere solo alla costruzione delle opere per la razionale utilizzazione delle acque per irrigazione, uso potabile e produzione dell'elettricità. Ottenne dalla Regione Sarda la concessione di derivazione dell'acqua dai bacini del Medio Flumendosa, con l'impegno di trasferirla agli utilizzatori finali. Lo slogan iniziale "non una goccia d'acqua al mare se prima non abbia fecondato la terra" venne velocemente accantonato. Erano gli anni '50 ma, subito dopo, la diga principale risultò mal realizzata e per gli stessi tecnici dell'EAF "malvibrata e con perdite diffuse". Per quarant'anni funzionò semivuota e solo alla fine della grande crisi Ìdrica degli anni novanta riprovarono a ripararla, ma non a spese dell'impresa che la costruì, al contrario con una montagna di miliardi pubblici, se ne trovò facilmente un'altra. Senza perdersi d'animo progettavano altre opere che nulla avevano a che vedere con l'incarico istituzionale. Furono costruiti altri invasi: i più assurdi nel Simbirizzi e nel Cixerri, salato il primo e fognario il secondo, così l'acqua buona veniva sostituita con altra, comunque venduta anche se malsana, per gli esseri umani e per la terra. Nel 1988 la rivista "Qualità" classificava l'acqua di Cagliari come "la peggiore del mondo", Nel '96. quarant'anni passati, l'EAF rifletteva sul "grande lavoro effettuato" e cioè che era meglio ricominciare daccapo per ricostruire un vero acquedotto per la vasta area di Cagliari, ma come al solito con un vizio di fondo: si attrezzavano per produrre e vendere la corrente elettrica ricavata dall'energia della discesa dell'acqua, cosicché (l'acquedotto della città di Cagliari poteva funzionare solo con le pompe e comprando la corrente elettrica dall'ENEL. L'EAF aveva sottoscritto un programma originario che teneva conto dell'utilizzazione, per almeno I' 80%, nellì'agricoltura e nel potabile. In altre parole il servizio avrebbe dovuto avere costi bassissimi per gli utenti. Che fine abbiamo fatto?
Abbanoa S. p. a. nasce senza laghi e senza energia, non è perciò in grado di svolgere i compiti per
il sistema idrico integrato con vantaggio della comunità. L'attuate momento, vissuto in grande festa dall'EAF, vede protagonisti gli eredi dello sfascio. Abbanoa eredita i cocci e per funzionare ha bisogno dì soldi che l'EAF non da perché preferisce produrre e vendere l'energia dell'acqua. Subentrano così le banche che finanziano questa operazione dissennata, senza che la Regione Sardegna tuteli il bene pubblico e vitale per tutti come l'acqua. Al contrario, la Regione e anche i! sindaco di Cagliari e la Banca, danno il loro patrocinio alla festa dell'EAF! Si vestono anche di bontà, tirando dentro l'UNICEF, chiaramente per altri scopi, e i boscimani che da sempre sanno come gestire !a preziosità dell'acqua, ne più ne meno dei sardi, costruttori unici di POZZI SACRI. Noi questo EAF Sardegna non lo vogliamo.
Proponiamo:
• un colloquio con Soru perché riveda tutto il cammino che ha portato all'istituzione violenta di questo tipo di Autorità d'ambito e di questo soggetto gestore: Abbanoa.
• La nomina di una commissione d'inchiesta, umanistica oltre che tecnica.
• La restituzione di dignità gestionale ai Comuni della Sardegna in un programma di cooperazione con la Regione, dove i centri di potere non possano esercitare ricatti ai cittadini.
• La riapertura delle fonti pubbliche smettendo di accusare i cittadini di spreco.
• L'attenzione allo spreco d'acqua perenne, esercitato da sempre con le derivazioni
idroelettriche.
A tè che leggi ricordati che paghi, ripaghi, strapaghi i! bene vitale, l'acqua, per arricchire i signori della truffa.
iRS Trigu de s'indipendentzia
Casteddu 19/10/2006




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