L’«induismo» non è né una religione né una filosofia. Attribuire alle dottrine orientali tali qualifiche significa non aver compreso il loro proprio significato. Riportiamo qui alcuni brani tratti dall’opera di René Guénon “Introduzione generale allo studio delle dottrine indù”, alla quale rimandiamo per una lettura completa, utile a chiarire confusioni purtroppo ancora presenti da più parti.
«Quanto all’India, si è in presenza di una tradizione che è puramente metafisica nella sua essenza, alla quale si aggiunge, come tanti annessi e prolungamenti, applicazioni diverse, sia in certi rami secondari della dottrina stessa, come quella ad esempio che si ricollega alla cosmologia, sia nell’ordine sociale, che è peraltro strettamente determinato dalla corrispondenza analogica che si stabilisce tra le rispettive forme dell’esistenza cosmica e dell’esistenza umana. Appare qui molto più chiaramente che nella tradizione islamica, soprattutto perché mancano il punto di vista religioso e i suoi impliciti elementi extraintellettuali, la totale subordinazione dei differenti ordini particolari alla metafisica, vale a dire al dominio dei principi universali.» (pag.65)
«In effetti, il suo [riferito a “metafisica”] significato più naturale, anche etimologicamente, è quello secondo cui designa ciò che è «al di là della fisica», intendendo per «fisica», come sempre facevano gli antichi, l’insieme di tutte le scienze della natura, considerato in una maniera del tutto generale, e non semplicemente una di queste scienze in particolare, secondo l’accezione ristretta che è propria dei moderni…Diremo ora che la metafisica, così intesa, è essenzialmente la conoscenza dell’universale, o, se si vuole, dei principi di ordine universale, che del resto sono gli unici a cui convenga propriamente il nome di principi;…» (pagg.78-79)
«Diremo allora che la religione comporta essenzialmente l’unione di tre elementi di ordine diverso: un dogma, una morale, un culto; dovunque venga a mancare uno qualunque di questi elementi non avremo più a che fare con una religione nel senso proprio della parola. Aggiungeremo subito che il primo elemento costituisce la parte intellettuale della religione, il secondo ne costituisce la parte sociale, ed il terzo, che è l’elemento rituale, partecipa al tempo stesso dell’una e dell’altra; ma ciò esige qualche spiegazione. Il nome di dogma si applica propriamente una dottrina religiosa; senza indagare oltre, per il momento, sulle caratteristiche specifiche di una tale dottrina, possiamo dire che, benché evidentemente intellettuale in quel che ha di più profondo, essa non è tuttavia di ordine puramente intellettuale; e d’altronde se lo fosse, sarebbe metafisica e non più religiosa. È dunque necessario che la dottrina, perché assuma la forma particolare che conviene al suo punto di vista, subisca l’influenza di elementi extraintellettuali, che sono per lo più di ordine sentimentale; la stessa parola «credenze», che serve comunemente a designare le concezioni religiose, sottolinea bene questo carattere, poiché infatti è una constatazione psicologica elementare che la credenza, intesa nella sua accezione più precisa e in quanto opposta alla certezza che è tutta intellettuale, è un fenomeno dove la sentimentalità ha una parte essenziale, una specie di inclinazione o simpatia per un’idea, ciò che d’altronde presuppone necessariamente che l’idea stessa sia concepita con una sfumatura sentimentale più o meno pronunciata.» (pag.74)
«Si può ora capire perché prima dicevamo che il termine religione è difficile da applicare rigorosamente al di fuori dell’insieme costituito da ebraismo, cristianesimo e islamismo, ciò che conferma la provenienza specificamente ebraica della concezione che attualmente questa parola esprime.» «...quanto alla dottrina, essa [l’India] è puramente intellettuale, cioè metafisica, e non porta tracce neppure di quella forma sentimentale che sarebbe necessaria per conferirle il carattere di un dogma religioso, e senza la quale è d’altronde inconcepibile il collegamento di una morale a un principio dottrinale.» (pagg. 75-76)
«Se consideriamo la filosofia moderna nel suo insieme possiamo dire, in linea generale, che il suo punto di vista non presenta alcuna differenza davvero essenziale rispetto a quello della scienza: è sempre un punto di vista razionale, o almeno che si vuole tale, e ogni conoscenza che si mantiene nell’àmbito della ragione, la si definisca filosofica o meno, è una conoscenza di ordine propriamente scientifico; se mira ad essere qualcos’altro, essa perde di conseguenza ogni valore sia pure relativo, attribuendosi una portata che non può legittimamente avere: è quel che noi chiameremo pseudo-metafisica.» «L’essere non è veramente il più universale di tutti i principi, cosa che invece sarebbe necessaria perché la metafisica si riducesse all’ontologia, e questo perché, pur essendo la più primordiale di tutte le determinazioni possibili, nondimeno esso resta una determinazione, e ogni determinazione è una limitazione, alla quale il punto di vista metafisico non può arrestarsi.» (pag.99 e pag.110)
«…poiché il centro unico di tutte le dottrine dell’Oriente è la metafisica, al punto che nulla si può comprendere di esse se prima non si sia acquisita, su ciò che è la metafisica, una nozione che ci permetta almeno di evitare ogni possibile confusione.» (pag.109)




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