Fino a sei mesi fa, a rallegrare i vertici internazionali con le sue gaffes e le sue battute pecorecce, provvedeva Bellachioma.
Poi perse le elezioni e salutò tutti.
«Ma torno presto», minacciò.
In attesa che l'Unione lo resusciti e restituisca come nuovo ai colleghi statisti, questi l'hanno rimpiazzato con una nuova macchietta: Vladimir Putin, che fra l'altro è uno dei suoi migliori amici.
(«Lui mi chiama Silvio, io lo chiamo Volodia», flautò Bellachioma con un gatto soriano in testa, nel leggendario tete-à-tete nella dacia)
Nessuno, fino a pochi giorni fa, aveva mai sospettato che dietro la mutria vagamente inquietante dell'ex spione del Kgb si celasse un buontempone da osteria, o da fureria.
Evidentemente, Volodia, finchè era in circolazione l'amico Silvio, non voleva oscurarne la stella: nell'avanspettacolo la spalla non deve mai urtare il capocomico.
Ma ora che Silvio s'è preso un anno sabbatico, l'amico Vladimir ha acquisito via via coraggio, recitando gli stessi copioni che avevano reso celebre il maestro di Arcore.
Ha cominciato con una leggiadra battutina sul presidente israeliano accusato di aver violentato una decina di donne:
«Eh eh, noi lo invidiamo tutti per questo, fategli le congratulazioni…».
Gelo in sala.
Strano, dev'essersi detto Volodia: quando questa la diceva Silvio, ridevano tutti.
Proprio l'altro giorno, a Vicenza, quando Bossi ha urlato «Noi ce l'abbiamo duro, per questo sono venute tante donne», hanno sorriso tutti di gusto.
Le vestali delle «quote rosa» non han trovato nulla da ridire, né i puristi del politically correct col ditino alzato.
Ma le barzellette, soprattutto quando sono così eleganti, bisogna saperle raccontare.
Silvio e Umberto sono dei professionisti.
(«Noi di Forza Italia le donne dei giudici le insidiamo eccome: siamo tombeurs de femmes!», dichiarò simpaticamente il Cavaliere, e tutti giù a ridere)
L'amico Putin, invece, deve ancora farne di strada.
Così il pover'uomo, attaccato sui diritti umani in Russia, s'è buttato sul classico, cioè sui luoghi comuni: spagnoli corrotti, italiani mafiosi etc.
(avrebbe potuto proseguire coi tedeschi kapò e mangiapatate, gli olandesi puttanieri e drogati, i belgi - Bossi dixit - «tutti pedofili»…)
Altre polemiche a non finire.
A nostro avviso, totalmente infondate.
Riflettiamo.
Con quali prove si accusa Putin dell'assassinio della giornalista scomoda Anna Politkovskaja?
Le cose sono andate più semplicemente: un giorno, fra i cactus di Villa la Certosa, Silvio gli raccontò di aver fatto eliminare dalla Rai un comico e due giornalisti scomodi.
Lui sparse subito la voce in giro a Mosca: qualcuno deve averlo preso troppo sul serio.
E con quale faccia si continua a molestarlo per la repressione in Cecenia?
Tre anni fa, a Roma, Volodia e Silvio stavano dando il consueto spettacolo, quando un giornalista
(ovviamente straniero)
disturbò Ric & Gian con la Cecenia.
Putin stava per rispondere, ma Bellachioma gli rubò il microfono e si propose come il suo Taormina personale:
«Chiedo scusa a Putin, ma ora intervengo io come suo avvocato difensore, e per questo gli invierò una parcella di un euro.
La verità è che ci sono realtà che vengono distorte dalla stampa.
E anche per quanto riguarda la Cecenia.
Lo so per certo perché mi sono informato con fonti italiane che conoscono bene la Russia: in Cecenia c'è un'attività terroristica con molti attentati, senza una risposta corrispondente da parte della Federazione russa, che anzi ha organizzato un referendum democratico. Non diffondiamo leggende, guardiamo ai fatti».
Poi aggiunse che Putin è un «sincero democratico».
Volodia, che in Cecenia ha fatto sparire un milione di persone, temette che Silvio l'avesse sparata un po' grossa.
Ma poi vide che nessuno obiettava, così si convinse anche lui di essere democratico.
Tre anni dopo, qualche leader mondiale si rifà vivo con la solfa della Cecenia, e non c'è neppure l'amico Silvio a difenderlo.
Deve fare tutto da solo, e allora gli viene in mente una cosa che da noi non dicono più nemmeno i comunisti: in Italia c'è la mafia.
Chissà che gli è saltato in mente.
Forse Silvio gli ha mostrato una foto di Vittorio Mangano.
O gli ha presentato Marcello Dell'Utri.
E lui s'è fatto delle strane idee.
(M.T.)




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