La settimana scorsa Hamza Fini si era guadagnato la nomina a concorrere al "Premio della Mezzaluna", istituito dalla Islamic Antidefamation League, per chi si distingue a favore dell'Islam.
Hamza Fini aveva definito oltraggioso verso l'Islam il film "Il mercante di pietre", dove fra l'altro è riportato, testuale, una predica fatta nel 2003 dall'Imam della Moschea di Roma.
(La Islamic Antidefamation League è l'omologo della Yewis Antidefamation League, e da le pagelle politiche ai politici da appoggiare o da contrastare)
Oggi Hamza Fini con una lettera in prima pagina sul Corriere della Sera raccomanda di "non fare" una legge che limiti l'uso del velo islamico (legge che esiste già in Francia, in Turchia (da cinquanta anni), e sotto forme diverse in Marocco, Algeria e Tunisia)
Una legge che vietasse l'uso del velo nei luoghi pubblici mostrerebbe alle donne, e soprattutto alle bambine nelle scuole, che le leggi dello Stato sovrastano le imposizioni delle famiglie e delle Moschee. Mostrerebbe che lo "Stato" ha la forza di renderle "libere e uguali".
Hamza Fini si guadagna così nuovi accrediti politici verso i suoi nuovi amici stranieri, dalla parte delle Moschee e contro lo Stato.
Speriamo che gli italiani, almeno quelli che ricordano il concetto fascista del "Nulla è sopra dello Stato, Nulla è contro lo Stato, Nulla è fuori dello Stato", tengano conto di questa nuova abiura di Hamza Fini.
(Che roba ragazzi, meno male che Mazzini, Garibaldi e Mussolini sono morti!)




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