Tratto da www.corriere.it
Premier forte, riformisti deboli Prodi non cede, è la sua maggioranza ad essere incrinata. Ruolo forte della sinistra massimalista e partito democratico in difficoltà
Non è vero che Romano Prodi sia debole. Incrinata è semmai la sua maggioranza, lui è forte, anzi fortissimo. L'asse che regge il suo secondo governo imperniato sulla direttrice Palazzo Chigi-Via XX Settembre- Sinistra radicale si è arricchito sabato scorso di un nuovo e potente alleato: la piazza. Lo testimonia la telefonata che, subito dopo la fine del corteo capitolino, il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, ha fatto al premier e che Maria Teresa Meli ha raccontato sul Corriere di ieri. «Caro Romano quelle che sfilavano sono le guardie del corpo del tuo governo. È dagli altri che ti devi guardare».
Poco è importato che qualche minuto prima tra i manifestanti anti-precarietà campeggiassero striscioni contro il ministro del Lavoro Cesare Damiano che, pur facendo parte dello stesso governo e pur essendo esponente di punta del maggiore partito della coalizione, evidentemente non gode dello stesso diritto alle body guard anzi è diventato, suo malgrado, il bersaglio privilegiato dell'ultrasinistra. L'episodio è solo l'ultima dimostrazione di come l'asse tra Prodi e la sinistra massimalista stia funzionando.
Non è un caso che l'idea di tassare per spendere abbia rappresentato il leit motiv di questa Finanziaria: corrisponde alla perfezione alla cultura politica di quella parte della coalizione di centrosinistra che vuole far piangere i ricchi e destinare quote di spesa pubblica a finanziare la redistribuzione del reddito. Ma c'è di più. Strada facendo il successo politico del governo Prodi segnala un cambiamento profondo della sinistra classista.
Per anni siamo stati abituati a concepire ciò che si muoveva oltre i Ds come una componente movimentista e passionale del gauchismo italiano, uno spazio politico che in ultima analisi avrebbe aiutato il core business della coalizione a non perdere il contatto con il proprio retroterra sociale e per certi versi con la cultura delle origini. Oggi l'immagine della sinistra radicale italiana è diversa, c'è più Machiavelli che Rosa Luxemburg, spicca la densità e la professionalità del suo ceto dirigente, c'è una fredda abilità politica capace di sfruttare le contraddizioni della coalizione e le debolezze degli alleati.
Come conseguenza diretta sono i riformisti ad apparire romantici e privi di bussola politica. Sono loro a gettare il cuore oltre l'ostacolo, a impegnarsi in battaglie di testimonianza e a inseguire ipotesi che si rivelano via via velleitarie. L'unica operazione che riesce loro è di rifugiarsi nei valori, di sostenere (al chiuso) le sacrosante ragioni del merito e del rischio ma in politica restano terribilmente afasici. Non c'è stato un punto della Finanziaria che possa comprovarne la capacità di incidere e il destino che si para loro davanti è quello di dover soffrire per due mesi in Parlamento votando in silenzio norme che non condividono affatto. Al contrario i massimalisti riescono a fare il bello e cattivo tempo, a condizionare il programma o, alle brutte, a minacciare il disimpegno e la caduta del governo.
Settimane e settimane di protagonismo, il combinato disposto tra predominio dentro i Palazzi e capacità di stare in piazza, assicurano loro consensi crescenti tanto che sommando le varie formazioni alla sinistra dei Ds e aggiungendo loro un pezzo della Quercia — largamente simpatetico con le loro tesi — si arriva attorno al 15% mentre il grande Partito Democratico, nuovo sol dell'avvenir, attesissima traduzione italiana del clintonismo e del blairismo, se dovesse nascere, come oggi pare, sulla base di una mera fusione tra Ds e Margherita arriverebbe poco più in là, nei pressi di quota 28%. E ventotto è un punto di partenza ma il traguardo resta lontano.
Dario Di Vico
Articolo condivisibile in toto. Si sarebbe pure potuto intitolare i riformisti pusillanimi. Ormai la sinistra massimalista e radicale ha la golden share nel centrosinistra. Bisognerebbe che i riformisti e i "democratici" si leggessero un poco i quello che dice Hillary Clinton a proposito di classe media e tassazione, per avere una visione riformista che non siano solo sterile chiacchiericcio. Fino a quando i destini della sinistra massimilista e quella rachiticamente riformista non si separeranno definitivamente, continueremo ad avere questo scassato bipolarismo, incapace di risolvere i problemi del paese e ostaggio di forze antistoriche e populiste.