Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    la vittoria del riformismo

    La vittoria
    del vero riformismo

    Il voto socialista di queste consultazioni europee è stato il più importante e sensibile risultato politico - elettorale dopo i drammatici accadimenti del 1992.
    Esso si iscrive nel quadro di un vistoso calo di Forza Italia e di un non raggiungimento degli obiettivi politici che si proponeva l’Ulivo. Vi è stata, inoltre, una certa dispersione ed una confusione di indirizzi che potrebbe essere corretta soltanto, nel voto per il parlamento italiano, da una nuova legge elettorale, che spinga i simili ad aggregarsi.
    L’area laico - socialista, rappresentata da noi, dai radicali di Emma Bonino e Marco Pannella e da Giorgio La Malfa, può infatti arrivare a rappresentare, elettoralmente e politicamente, il vero ago della bilancia della politica italiana.
    Dopo queste elezioni, compito dei socialisti liberali e autonomisti è quello di sentirsi impegnati nella ricostruzione di tutta un’area politica premiata dalle urne. Il consenso elettorale, infatti, spinge le forze laiche e socialiste a muoversi verso una direzione di più accentuata autonomia. Ciò significa che non è più possibile aggregare il voto raccolto alle coalizioni attualmente in campo. Il sensibile risultato ottenuto risulta chiaro e incontrovertibile e si esprimerà, per i Socialisti uniti per l’Europa e per l’Italia, in una loro prima Costituente politica.
    Nostro obiettivo rimane dunque quello di una riunificazione dei socialisti, ed è per questo motivo che, nel corso della campagna elettorale, abbiamo fatto appello a tutti coloro che si considerano ancora tali e che intendono riprendere il cammino di una tradizione autenticamente rinnovata nel nome del riformismo autonomista di Bettino Craxi.
    Ma è anche giunta l’ora di riflettere e di discutere della necessità di dare prospettiva a tutta un’area, quella laica, minoritaria e segmentata. A molti osservatori era sfuggito che, in entrambe le consultazioni seguite alle politiche del 2001, tendeva a riaffacciarsi, in modo quanto meno significativo, un voto alla nostra formazione, trend che superava mere forme di testimonianza o di residualità. La domanda riformista trova risposta in una tormentata transizione italiana che finisce col riqualificare il voto di appartenenza: ciò non si traduce soltanto nella ricostruzione di una vecchia e gloriosa forza politica, bensì nella sensibilità di un corpo elettorale assai meno fidelizzato di un tempo e per il quale la richiesta di socialismo liberale risulta in credito con tentativi mal riusciti di imitarne le ragioni e di assorbirne le radici.
    Compito delle classi dirigenti delle formazioni politiche laiche e riformiste è perciò quello di non rinchiudersi in recinti orgogliosi, per provare a navigare in mare aperto, senza rompere i legami con il passato o con le scelte più recenti ma dando, altresì, rinnovata dote politica al ritorno di consenso elettorale. Ciò significa un progetto politico il cui respiro soffi più a lungo della durata di un viaggio a Strasburgo e che sia in grado di superare l’ambizione di partecipare ai suk di Piazza dei S. S. Apostoli o di Palazzo Grazioli, dove sembra sempre finire in gloria ogni sogno di autonomia e di pluralismo all’interno di coalizioni guidate dal dovere di agganciare vagoni al proprio treno purchessia.
    Prove e chiarimenti convincenti non possono che produrre un’idea e un progetto vitale per il riformismo socialista, laico e liberale italiano. E sarebbe imperdonabile se, nelle condizioni date, non esprimessimo questa comune volontà attraverso delle tappe che prevedano una sostanziale progettazione di un’area equidistante dai poli e libera da egemonie dirigiste o burocratiche. Prove e chiarimenti convincenti - si sottolinea - che non possono essere segnati dal determinismo semplicista di chi ripete all’infinito dove dovrebbero stare laici e socialisti senza pensare al passato, al presente, al futuro e, soprattutto, senza comprendere che l’Italia in cui viviamo è molto diversa da quella che abbiamo conosciuto e da quella che vorremmo. E’ anche per questo motivo che un cammino più concreto, penso vada intrapreso in ogni caso.
    L’esperienza di governo nazionale e locale è stata premiata assieme ad una rinata vocazione nazionale ed internazionale, riconosciuta fra le tante incompiutezze del presente. Sta a noi decidere e capire se si è trattato del voto del sentimento e di una memoria, che sovente gioca brutti scherzi, o se c’è qualcuno che ha voglia di parlare del proprio futuro proprio insieme a noi.

    on. Bobo Craxi

  2. #2
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    Il ruolo
    del Garofano

    Rispondo all’appello per una nuova casa laica con questo scritto che intende solo essere una prima riflessione, a voto avvenuto. La domanda che oggi mi pongo è la seguente: sarà interessato e sarà disponibile il rinato Partito Socialista (con il suo simbolo, la sua tradizione e i suoi contenuti riformatori) a diventare anche la casa delle culture politiche “dimenticate” (liberale, radicale, etc.), di fatto escluse dalla democrazia della cosiddetta seconda Repubblica?
    Un punto è fermo. Gianni De Michelis ce l’ha fatta e ha introdotto nel bipolarismo soffocante non un elemento di folclore, ma una tradizione politica orgogliosa e organizzata con cui, da domani, tutti dovranno fare i conti. L’andamento del voto amplifica ancora più il successo ottenuto (successo che non si misura in punti percentuali, ma nel fatto stesso che l’operazione è riuscita), perché si accompagna al calo di Forza Italia e al rafforzarsi (considerando a parte il caso Udc) delle componenti meno liberali e meno riformiste della coalizione (Lega e Alleanza Nazionale). Falliscono, inoltre, gli altri tentativi (cui pure avevamo guardato con rispetto e attenzione) di recuperare spazio per i liberali e i moderati (insuccesso della lista repubblicani-Sgarbi, insuccesso della lista Segni-Scognamiglio, etc.).

    Per decidere cosa fare si deve partire da una constatazione ancora più vera dopo il voto. I due poli si differenziano chiaramente su una sola fondamentale questione: la politica estera e la solidarietà all’America. Per il resto sono assolutamente uguali sulle altre due questioni centrali della politica: la mancanza di una progettualità complessa in materia di politica economica e sociale e l’assoluta assenza di qualsiasi attenzione ai problemi della laicità dello Stato e dei diritti di libertà. Non è il caso di ricordare, ancora una volta, che nessuna voce si è levata, da destra così come da sinistra, contro le recenti nefandezze legislative in materia di ricerca scientifica, di procreazione assistita, di droga, etc.

    Il rinato Partito Socialista è il luogo naturale dove recuperare tematiche proprie delle culture “dimenticate”; una politica economica che passi dalle attuali rozze semplificazioni alle proposte complesse e costruttive ed una politica per lo Stato laico che costringa le coalizioni a fare i conti con quella parte di società che non accetta di tornare indietro in materia di diritti di libertà. Costruire nel Partito Socialista e con il Partito Socialista una componente di più aperta rappresentanza politica è un progetto affascinante.

    Per cominciare a procedere è necessario che, da un lato, i socialisti, smaltito il giusto entusiasmo per la rinascita del simbolo del socialismo riformatore, si interroghino su quanto spazio possa essere lasciato per il recupero delle culture politiche “dimenticate” e che, dall’altro lato, il mondo liberale e il mondo radicale facciano i conti con l’impossibilità, allo stato attuale delle cose, di ricostituirsi autonomamente e si rendano quindi disponibili a forme organizzate di partecipazione ad un nuovo progetto politico. Gianni De Michelis e i socialisti riformisti hanno piantato un chiodo in un muro che sembrava impenetrabile. Tocca a loro non riempirlo solo di garofani e tocca a noi essere disponibili a partecipare ad una composizione più vasta.

    attilio bastianini
    vice segretario partito liberale

  3. #3
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    Appello per l'area
    liberalsocialista

    L’analisi dei risultati indica senza possibilità di equivoco che se si vuole evitare di consegnare il paese all’instabilità ed all’estremismo bisogna dare vita ad una grande area liberal-socialista, in grado di diventare il fattore decisivo per la stabilità del governo e per la sua la capacità di incidere ed operare concretamente. Si tratta di mettere insieme sotto forma federativa forze che, pur provenendo da tradizioni diverse, sono ormai tutte accomunate dalla convinzione che libertà individuale, diritti civili e giustizia sociale costituiscono il patrimonio indivisibile delle democrazie occidentali. E bisogna farlo nella consapevolezza che, nella evidente crisi di un sistema bipolare imperfetto ed incompiuto, non c’è tempo da perdere nell’attuazione di un progetto del genere.

    La flessione di un centrodestra troppo sbilanciato sulle proprie ali estreme rischia di regalare la vittoria elettorale alle prossime politiche ad un centrosinistra totalmente schiacciato sui gruppi antagonisti portatori di un massimalismo antistorico e privo di qualsiasi giustificazione ideale. Si tratta di avviare immediatamente un processo che faccia le sue prove generali alle elezioni regionali del prossimo anno, per diventare poi completamente operativo alle politiche dell’anno successivo. Con l’obbiettivo non di mettere insieme pezzi sbrecciati di vecchie formazioni politiche, ma di dare vita ad una aggregazione sostanzialmente nuova. Sia nelle forme che nei contenuti. In grado di diventare il solo ed unico ago della bilancia della politica italiana.

    Fantapolitica? Eccesso di presunzione e di ambizione per un ambiente caratterizzato da sempre da individualismo esasperato ed egoismi personali e di bandiera? Tutto può essere. Ma se i liberali, i socialisti, i radicali e gli altri laici non sono in grado di liberarsi dalle catene dei vizi storici, che almeno la condanna giunga al termine di un confronto aperto, senza reticenze, in cui ognuno abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità. Per questo “L’opinione delle libertà” lancia un appello alla discussione senza pregiudiziali di sorta. Non bisogna lasciarsi paralizzare dalla paura di avere coraggio. Anche di correggere i vizi del passato per contribuire ad assicurare al Paese un futuro migliore.


    Arturo Diaconale
    Direttore Responsabile de "L'opinione delle Libertà

  4. #4
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    visto queste tue stupende idee ke ne dici di darci una mano quyi con il MR visto che l'obbiettivo che eprsegue è la "casa laica"

  5. #5
    x il Socialismo Mondiale
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    L'esperienza ha ampiamente dimostrato che il riformismo non porta da nessuna parte, nel senso che non permette di risolvere i gravi problemi che affliggono l'umanità (la fame, la povertà, le guerre, la distruzione dell'ambiente naturale, ecc.).



    --
    OBIETTIVO: la realizzazione di un sistema sociale basato sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti per la produzione e la distribuzione delle ricchezze da parte e nell'interesse dell'intera società mondiale. Il Movimento Socialista Mondiale (http://www.worldsocialism.org) sostiene solamente l'immediata sostituzione del capitale e dei salari/stipendi con la produzione universale per l'uso; esso è organizzato in partiti fratelli in Africa, Australia, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA e altrove (http://worldsocialism.blog.excite.it)
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

 

 

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