
Originariamente Scritto da
Der Wehrwolf
L’Italia verso l’inferno multirazzistico. A Roma un abitante su dieci è straniero. E dal conto mancano i sacerdoti
Con oltre 3 milioni di cittadini stranieri soggiornanti, l’Italia entra a far parte dei grandi paesi meta di immigrazione. In Europa solamente la Germania ne ospita quasi il doppio. Nel contesto nazionale spicca il caso di Roma, la provincia con 365 mila stranieri soggiornanti. Il Dossier Statistico Immigrazione della Caritas, oltre alle statistiche, anche alcune zone d’ombra del fenomeno: il processo di integrazione che prosegue a rilento con scarsi investimenti sociali, il fenomeno dell’irregolarità in aumento e la conflittualità tra le forze politiche che non permette un’azione legislativa proficua e condivisa.
Sul piano dell’integrazione emergono segnali confortanti dal mondo dell’economia: gli immigrati sono una componente importante dell’offerta lavorativa, del mondo dell’imprenditoria e, recenti studi, evidenziano il loro ruolo di consumatori: mercato automobilistico, assicurazioni, accessori elettronici e mercato immobiliare. Solo nella Capitale nel corso del 2005 gli stranieri hanno acquistato oltre 12 mila abitazioni. Continua e si sviluppa l’esperienza dei “consiglieri aggiunti” che l’Amministrazione è stata tra le prime ad adottare, mentre manca nel paese un’azione decisa a garantire la partecipazione al voto amministrativo. Altra problematica è quella delle presenze irregolari, difficilmente quantificabili ma che sicuramente si attestano a livelli alti, concentrate in modo particolare nelle grandi aree urbane. Per fronteggiare questa emergenza e lo sfruttamento che ne deriva, occorre contrastare duramente i trafficanti con misure di polizia, stabilire meccanismi di ingresso effettivi come le quote, e favorire gli accordi con i paesi di provenienza aiutandoli. Il terzo ed ultimo spunto di analisi riguarda l’atteggiamento delle forze politiche e la legislazione sull’immigrazione. Lo slogan dato al Dossier 2006 è “Al di là dell’alternanza” per affermare che il sistema politico bipolare non deve significare divisione e che la politica in materia di immigrazione non è come una nuova tela di Penelope che, fatta da uno schieramento politico, debba poi essere disfatta dal successivo. Sugli aspetti da condividere bisogna imparare ad essere concordi.
Guerino di Tora direttore della Caritas di Roma