Poiché gli attacchi mossici hanno così poca attinenza, sia nel tono che nel contenuto, con le dottrine tradizionali, risponderemo a questi individui nel modo che segue:
1) Se «contemplazione» significa superare l’individuale per l’universale, pensiamo che sia più conveniente a Danyeel preoccuparsi di comprendere, almeno teoricamente, questo punto essenziale prima di intraprendere qualsiasi studio di dottrine tradizionali, come l’Alchimia. Coprire invece con un falso e astuto vittimismo la propria insufficienza intellettuale è solo segno di superbia. Non abbiamo trovato infatti nello scritto a noi rivolto un solo elemento di interesse dottrinale o di qualche contenuto tradizionale se non una pletora di “consigli sull’umiltà” che con la pura teoria non hanno nulla a che fare. Non ci venga dunque a insegnare il Sig. Danyeel su come porci o non porci col “prossimo” quando a mancare nelle sue parole è un seppur minimo senso spirituale. Quanto alla sua preghiera finale per la nostra meta ascetica non diciamo altro se non che ognuno alla morte sarà mangiato dal dio al quale in vita ha sacrificato.
2) Per quanto riguarda la scurrilità di Eliodoro non intendiamo minimamente perdere il nostro tempo, se non far notare che riguardo alla citazione che già in due occasioni usa, vale a dire «è meglio tacere su ciò di cui non si sa nulla», noi non possiamo che esserne completamente d’accordo ma tale saggezza ci sembra davvero lontana per chi scrive: «…il fetore di 4 vermiciattoli…» o peggio «all’ignorantone pseudo-sattwa…cosa è questo Spirito Universale? Questa era la domanda giusta, fessacchiotto.». Ecco qui un buon esempio di «intelletto, cuore puro e Vero approfondimento»!
La grettezza dell’espressione “feed-back interno” da noi messa in risalto è ben lungi poi dal rappresentare solo un’infelice scelta lessicale, solo una nostra «superficialità scimmiotesca e da tarzanello di terza categoria [che] poteva correre dietro solo alla grammatica e non al senso» ma una dimostrazione dell’«ignoranza di quanto concerne l’ordine spirituale e l’indeterminazione con la quale tali personaggi affrontano questo “qualcosa”», così come il vocabolario limitato di un indigeno è segno della sua povertà interiore e della sua inadeguatezza in rapporto alla manifestazione.
Chiediamo invece a Eliodoro di citare con precisione quali dei nostri scritti presentino “fascinazioni sataniche”, perché avremo subito modo di cancellarle o correggerle…
Le varie repliche hanno messo in risalto l’inconsistenza di certe forme di pseudo-Tradizione. Quanto scritto perciò basta per chiudere qui da parte nostra tale polemica.




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