Usa, debutto con polemiche per il film sul Cristo nero. I realizzatori spiegano così la scelta: "Volevamo dare un'immagine positiva dei leader di colore"
"Dopo il Gesù hippie di Jesus Christ Superstar, il Gesù che sogna di
fare l'amore con Maddalena dell'Ultima tentazione di Cristo, il Gesù
mistico e splatter della Passione firmata Mel Gibson, arriva il Gesù
nero di Color of the Cross. Film diretto e interpretato da Jean-Claude
La Marre (già visto in Brothers in arms), al debutto - oggi - nelle
sale americane. E che ha fatto molto discutere, già durante la
lavorazione, per la sua rilettura in chiave antirazzista del
personaggio.
La pellicola si ispira al fatto che, come i filologi hanno sempre
sostenuto, in realtà il figlio di Maria - nato e cresciuto nella
Palestina di duemila anni fa - fosse di colore decisamente più scuro,
rispetto all'iconografia ufficiale. Ma da questa constatazione sulla
carnagione più olivastra a un Gesù decisamente afroamericano, ce ne
passa. E infatti, sull'homepage del sito ufficiale del film, gli autori
ritengono di dover dare una spiegazione: "Ritraendo il personaggio come
un ebreo nero - si legge - il film potrebbe risultare controverso, ad
alcuni. Ma l'opera vuole essere l'occasione per fornire un'immagine
positiva a un leader nero. Per toccare i cuori e le menti della
comunità nera. E anche delle comunità cristiane sparse per il mondo,
qualsiasi sia la loro etnia".
Queste le spiegazioni. Quanto alla trama, il film - in maniera analoga
alla Passione di Cristo - si concentra sulle ultime 48 ore della vita
di Gesù: la condanna, il martirio, gli ultimi contatti con le persone
che gli erano state sempre vicine. Ma ci sono anche elementi di
originalità, che lo distaccano molto da Gibson. Perché la tesi di fondo
di Color of the Cross è che la decisione di mandarlo a morte fu presa
per motivi decisamente razziali. "Credi che stanno facendo tutto questo
perché Lui è nero?", si chiede retoricamente Maria, di fronte al
calvario del figlio. Una domanda che contiene già in sé la risposta.
Il tutto in una storia che si apre sulle immagini dell'Ultima cena, e
si chiude con le ultime parole pronunciate sulla Croce. Nel mezzo, si
intrecciano le vicende dei diversi personaggi: Gesù e i suoi discepoli;
i Romani occupanti della Giudea; i vertici religiosi ebraici del tempo;
la vita familiare di Giuseppe e Maria.
E dopo tanti dibattiti sulla questione del Cristo di colore, ora il
film - rigorosamente low budget - debutta in (poche) sale, e solo in
alcune città, distribuito dalla 20th Century Fox. Prima di una più
capillare uscita in homevideo. Dunque, almeno per adesso, un avvio
abbastanza in sordina, alla faccia del gran parlare intorno al black
Jesus.
Al pubblico, dunque, il responso. A fronte di recensioni non certo
tenere. Ad esempio Variety, una della Bibbie del settore, lo ha
definito "tedioso": nella maggior parte del film vediamo il nostro eroe
impegnato in continui colloqui col Padre. Il che, cinematograficamente
parlando, non è proprio il massimo della vivacità. Ma, aggiunge il
critico del magazine, anche il resto della pellicola "non ha molto da
offrire, sia dal punto di vista drammatico, che da quello
dell'ispirazione". Parole che certo non invogliano lo spettatore a
pagare il biglietto."




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