….prima riformare il suo governo
Il commissario europeo Joaquin Almunia ha spiegato a Romano Prodi che le finanziarie tremontiane venivano approvate da Bruxelles soprattutto perché erano accompagnate da riforme strutturali, come quella del mercato del lavoro e quella delle pensioni; lo stesso sta scritto nei report delle agenzie di rating.
Così il premier si è deciso ad annunciare che il protocollo steso con i sindacati per togliere le pensioni dalla Finanziaria in realtà significa che quella riforma si farà entro i prossimi mesi. Vedremo che fine farà questa promessa.
Intanto Rifondazione e comunisti hanno già detto che non se ne farà nulla, perché il programma dell’Unione vale di più delle pressioni di Almunia, e nel programma, secondo la faconda senatrice Manuela Palermi, che guida i senatori del Pdci, “c’è scritto a chiare lettere che le pensioni stanno bene così”.
Torna in evidenza la difficoltà di realizzare riforme anche indispensabili (basta leggere i dati dell’Istat sulla longevità degli italiani) con una maggioranza nella quale sono determinanti e crescenti i settori “conservatori e rivoluzionari”, secondo la celebre definizione di Enrico Berlinguer dell’antiriformismo dei comunisti.
E’ forse anche per questo che è stata messa in campo una riforma elettorale, da sostenere pure per via referendaria, che conferisce il premio di maggioranza non alla coalizione ma alla lista che ottiene più consensi. La minaccia è diretta ai partiti minori, ma è un’arma a doppio taglio: questi non si lasceranno strappare facilmente il potere di interdizione.
saluti




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