Il dopo Prodi: Berlusconi confonde le carte.
Prodi è convinto di superare la crisi con l’aiuto dei poteri forti (sindacato, Confindustria, banche). Berlusconi ha ribadito ieri la sua preferenza per un governo di larghe intese: “Un'ipotesi di buon senso che resta sempre valida” perché, ha aggiunto, “è duro governare un Paese contro la maggioranza degli italiani, anche i loro eletti lo sentono”.
Ma Alleanza Nazionale non se la sente di puntare tutte le carte su questa ipotesi. Non solo perché non è convinta che Prodi debba cadere presto ma anche perché pensa che Berlusconi spinga tanto per la formula della grande intesa per bruciarla e andare ad elezioni anticipate.
Questi dubbi stanno dietro la recisa affermazione di D’Alema: “Capisco che chi fa opposizione deve fare il suo mestiere, ma noi non siamo in cerca di un nuovo governo. C’è un governo che sta governando. Stiamo affrontando difficili problemi, in particolare nel campo economico, che abbiamo ereditato. Una situazione molto brutta”.
Finché la sinistra continuerà ad attribuire l’attuale situazione ai “danni” provocati dal governo Berlusconi, ogni dialogo è impossibile. Ma la sinistra non ha mai fatto un mea culpa.
E tanto per confondere le idee degli avversari – meno male! – ieri da Isernia Berlusconi ha detto: “Io non entrerei in un governo di larghe intese. Sono una risorsa a disposizione ma non ho alcuna ambizione politica. Io sono solo a disposizione. E sono preoccupato per il Paese e per gli interessi degli italiani”. Non ha però escluso la partecipazione di altri esponenti di Forza Italia: “Certo, abbiamo degli uomini capaci da Tremonti fino ad altri e che potrebbero essere assolutamente utili in una compagine governativa di interesse nazionale”.




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